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Cosa ho capito della vita giocando a Tetris (oltre vent’anni dopo)

Tetris è un popolarissimo gioco ideato nel 1984 che parla di vita (però se devo essere io a spiegartelo o sei davvero troppo giovane o c’è un problema)

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Che ci si creda o no, Tetris insegna della vita più di mille guide e molto più di tanti consigli ricevuti gratuitamente e che non ti serviranno a niente.

Ci pensavo l’altro giorno quando per sbaglio ho visto giocarci mio figlio (7 anni) sul mio smartphone. E quando chiaramente ci ho voluto giocare anche io.

Che gioco pazzesco che è Tetris, che gioco pazzesco che è la vita. E quante cose hanno in comune.

1) La vita è risolvere problemi e potrebbe piacerti

Quando inizi a giocare a Tetris iniziano i problemi. Scendono pezzi di varie forme e tutto pare essere pensato per farti sbagliare e perdere. Succede anche nella vita e come nella vita la cosa assurda, e bellissima, è che potrebbe persino piacerti. Solo che se non ci giochi e guardi tutto da fuori ti sembra una cosa folle. Ok, in parte lo è.

2) Non ottieni sempre ciò che vuoi

Ci sono 7 forme che cadono nel gioco, il mio preferito è il cubo perché quasi sempre è quello che ci vuole. Altre volte ti servirebbe un bastone per impilarlo in un angolo vuoto che si è creato. Però non cade sempre quello che vuoi, che ti aspetti o ti servirebbe. Come nella vita, il segreto è fare ciò che puoi con ciò che hai. O come si dice “Se la vita ti offre limoni fai una limonata”.

3) Non sei stupido o un fallito

Giocando a vent’anni o più di distanza mi sono sentito un perfetto imbranato. Per fortuna ricordavo due cose: anche le prime volte che giocavo ero un imbranato, in seguito diventai piuttosto bravo. Perché come in tutte le cose si tratta di pratica e non è quasi mai una questione personale. Non sei stupido, o scarso o un fallito. C’è solo da avere pazienza e giocare. Tutti quelli bravi che conosco hanno fatto così.

4) Il tempo è prezioso, il tempismo di più

In molti giochi si tratta di fare le cose in un tempo minore. Anche in Tetris ma soprattutto si tratta di farle al tempo giusto. Come nella vita è questione di prendere la scelta giusta al momento giusto. Puoi anche aspettare se è l’unica cosa da fare, puoi anche perdere tempo se serve e puoi anche sbagliare un colpo. L’importante è essere pronti quando è il momento giusto.

5) La speranza aiuta

Ci sono momenti dove guardi lo schermo e non vedi via d’uscita. I pezzi precipitano veloci e sono sempre quelli che non ti servirebbero e non sai dove mettere. Pare sia tutto finito, sembra che hai perso. In questi casi l’unica cosa da fare è avere fede, sperare. Spesso succede qualcosa di meraviglioso e te la cavi alla grande.

6) Fare qualcosa è meglio che non fare nulla

La fede aiuta ma non basta. Quando ti trovi in una situazione complicata, e succede spessissimo, devi fare qualcosa. Improvvisare o anche fare la cazzata più grande di sempre. Perché nel Tetris come nella vita la cosa peggiore è non fare nulla.

7) Incastrare i pezzi è lo scopo

Mentre giocavo mio figlio mi ha chiesto se l’obiettivo fosse fare una pila più alta. No, non è questo l’obiettivo. Lo scopo è incastrare i pezzi. Come nella vita dove non conta avere di più ma cercare di unire i puntini, o almeno provarci.

8) Complicato non significa peggiore

Quando superi un livello, la difficoltà aumenta. I pezzi scendono ancora più veloci. Questo mi ricorda che complicato non significa peggiore e che se la difficoltà aumenta potrebbe essere semplicemente che tu stia giocando a un livello superiore. E sinceramente giocare sempre a ciò che sai fare o senza insidie alla fine stanca…

9) Ignora la musica, impara a giocare con la musica

Quando ti avvicini alla parte superiore, quando hai sbagliato qualcosa, la musica diventa tachicardica. Sembra che i pezzi stiano andando sempre più veloce. In realtà non è vero: è un’illusione. È la pressione. Ed è ciò che bisogna imparare a ignorare e controllare.

10) Una cosa sola

Come disse Curly, in “Scappo dalla città”, il segreto è questo! (nella scena del film mostrava un dito).

“Una cosa. Soltanto una cosa. Tu tienila stretta e tutto il resto può anche andare a puttane.”

Se giochi a Tetris lo capisci benissimo. Non puoi giocare e guardare le notifiche o pensare al tizio che andava a scuola con te e adesso pare girargli tutto bene. Non puoi guardare le notifiche. Non puoi essere multitasking o “multiscopo”. O giochi e basta o perdi in un secondo.

Sarò anche fanatico ma penso sia il segreto della vita, proprio come diceva Curly.

11) C’è sempre qualcuno che dice di essere più bravo quando tocca a te

Mentre giocavo si è avvicinata mia moglie e poi un mio amico. Entrambi avevano splendide teorie su come avrei dovuto ruotare i pezzi per farli incastrare. Che cosa splendida e buffa è il Tetris, e la vita: “ci saranno sempre degli eschimesi pronti a dettare le norme su come devono comportarsi gli abitanti del Congo durante la calura”.

12) La vittoria è qualcosa di diverso da ciò che si può pensare

Alla fine c’è questo, ciò che conta di più: come si vince?

Questa domanda non mi è venuta spontaneamente, me l’ha chiesto mio figlio e mi sono dovuto documentare.

La domanda “è possibile giocare per sempre?” è stato incontrata per la prima volta in una tesi di John Brzustowski nel 1992. La conclusione raggiunta è stata che il gioco è statisticamente destinato alla fine.

Come la vita d’altronde.

La morale è che quando perdi devi essere soddisfatto perché hai giocato. Quando giochi te la devi godere.

Anche quando i pezzi sono quelli sbagliati, anche con la musichetta alta che ti fa battere più forte il cuore. Anche quando gli altri ti dicono cosa dovevi fare e ti fanno capire che sono più bravi di te.

Godersela.

E poi, tutto il resto può anche andare a puttane. Come dice Curly, come insegna Tetris.

Scrittore semplice | Co-Founder Purple&People | Papà di Nicolò, Giorgia, Quattro (Schnauzer) e Pixel in crisi (libro) Aiuto le persone a trovare-raccontare-vivere il proprio scopo. Qualcuno parlerebbe di Personal Branding ma preferisco dire “Posizionamento personale”. (Perché non riguarda affatto solo il tuo lavoro e perché l’obiettivo è vivere pienamente e non essere scelti da uno scaffale.)

Crescere

Prenditi cura del tuo futuro e il passato si adeguerà

L’importanza di porsi un obiettivo: noi siamo le nostre memorie e, senza queste, non siamo nulla. L’unico problema è che quello che decidiamo di ricordare dipende da quello che, di volta in volta, decidiamo di diventare.

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Il futuro che desideri determina quello che fai nel presente, quello che fai nel presente dà un senso al passato che hai vissuto.

Se in futuro tu volessi vivere a Berlino, oggi studierai tedesco. Se oggi studi tedesco, il tempo che hai passato a studiare il latino al liceo non è stato completamente sprecato. Se, invece, in futuro tu volessi andare a vivere a Shanghai, oggi studierai Cinese. Se oggi studi cinese, il tempo che hai passato a fare un lavoro che non ti piaceva è stato utile a farti guadagnare i soldi per realizzare il tuo sogno.

È così che funziona il nostro cervello. Nulla è per sempre. Quando studiavi latino ti sembrava di perdere il tuo tempo. Oggi che hai deciso che in futuro vivrai a Berlino e quindi studi il tedesco, aver preso confidenza con declinazioni e coniugazioni ti avvantaggia. Prima studiare latino “è” una perdita di tempo, poi studiare latino “è” un investimento per il tuo futuro. La realtà cambia, pur rimanendo sempre se stessa.

Tutto quello che è stato si adegua costantemente a quello che vogliamo che sia. Le connessioni tra le cellule cerebrali si creano e si distruggono, si potenziano e si indeboliscono. Costantemente e sempre. La relazione tra le singole memorie e quindi il valore relativo di ogni memoria cambia a ritmo continuo, di attimo in attimo, di ora in ora, di giorno in giorno.
Il valore assoluto delle memorie acquisite è raramente rilevante.

Alla luce di tutto ciò, l’unica cosa che conta realmente è l’obiettivo che desideri raggiungere. La meta verso la quale dirigi il timone della tua nave. Se cambi la meta, cambi anche la direzione del tuo timone; se cambi la direzione del timone, cambi anche la direzione da cui provieni.

Tutto il tempo che passi nel tentativo di dare un senso al tuo passato è tempo sprecato. L’unica cosa che dovresti fare realmente è prenderti cura del tuo obiettivo. Il passato si adeguerà. Ugualmente il tempo che passi a definire cosa sarebbe meglio fare adesso è anch’esso tempo sprecato. Il presente non è mai né buono né cattivo, né giusto né sbagliato. È solo funzionale o disfunzionale rispetto al futuro che desideri. L’unica cosa che dovresti fare è prenderti cura del tuo futuro.

La domanda che dovresti farti non è “Chi sei?”, ma “Chi vorrai essere?”.

Tuttavia, a questo punto qualcuno potrebbe domandare: “Se la cosa più importante è domandarsi quale sia il nostro obiettivo (il futuro), perché questo determinerà cosa è utile che noi facciamo (il presente) e darà valore a quello che abbiamo fatto (il passato), è al tempo stesso sufficiente per garantire che il futuro desiderato si realizzi?”.

Naturalmente la risposta è… no! Desiderare non basta, perché un certo futuro sarà il nostro futuro solo se un certo presente sarà il nostro presente e al tempo stesso il nostro presente è il nostro presente, solo se un certo passato è stato il nostro passato.

Il futuro determina il presente e il presente il passato. Ma al tempo stesso il presente determina il futuro e il passato determina il presente. Quindi il passato determina il futuro. Se ho studiato norvegese in passato, parlo norvegese nel presente e desidererò vivere in Norvegia in futuro.

Quindi il passato determina il futuro, tanto quanto il futuro determina il passato. Entrambe le affermazioni sono vere.

E quindi cosa dovrebbe fare una persona quando si sveglia al mattino? Impegnarsi a essere quello che vuole diventare o accettare di essere quello che è stato? Non si può che essere se stessi e al tempo stesso si è quello che si vuole diventare. Un gioco costante tra ieri e domani, domani e ieri.

Le moderne neuroscienze ci suggeriscono che questi due processi avvengono in noi costantemente. Ci comportiamo come abbiamo imparato a comportarci e al tempo stesso ci comportiamo come vogliamo imparare a comportarci. Perché nelle nostra mente è inscritto tutto quello che abbiamo fatto per come vogliamo di giorno in giorno ricordarlo.

Noi siamo le nostre memorie e, senza queste, non siamo nulla.

L’unico problema è che quello che decidiamo di ricordare

dipende da quello che di volta in volta decidiamo di diventare.

 

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Stereotipi di genere: ne soffrono anche gli uomini

Anche gli uomini sono vittime di stereotipi che li costringono in modelli prestabiliti, sulla base di uno standard maschile molto rigido. Alcuni di questi sono talmente radicati da sembrare semplicemente… naturali.

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Anche gli uomini sono vittime di stereotipi che li costringono in modelli che non sono solo vecchi, ma falsi.
Come sempre, non per tutti, non in tutti i contesti ma, signori uomini: pensateci un attimo e ditemi se non siete stati vittime, almeno una volta, di uno o più di questi pregiudizi.

Impara presto a nascondere le emozioni

Un vero uomo non piange; almeno non in pubblico.
Non puoi piangere né per dolore, né per gioia, né per rabbia. Non puoi e basta.
E se da bambino, dopo i cinque anni, non hai ancora imparato a controllare queste emozioni, allora ti insegnano a farlo spiegandoti che è “da femmina”.

Se abbracci un uomo, devi appena sfiorarlo o toccarlo come un gladiatore che misuri la massa muscolare dell’avversario.
Movimenti rigidi e possenti pacche sulle spalle, perché nessuno pensi che tu sia omosessuale; caratteristica grave tanto quanto l’essere femmina; per alcuni, peggiore.

Impara a vincere

Devi essere il primo, sempre. La competizione è nel tuo DNA.
Fai squadra, purché tu ne sia il capitano.
Se non ci riesci, fai squadra e conquista il capitano. Vice è sempre meglio di niente.
Se proprio non hai la stoffa, fai squadra e nasconditi dietro le spalle dei maschi “alfa”.
Si dice che, in un medesimo contesto, gli uomini fanno squadra e le donne si fanno la guerra.
Spesso è vero, ma raramente le squadre maschili sono tra pari: le gerarchie e i ruoli sono rigidamente definiti; e chi non si adegua, è fuori.

Lavora e… basta

Se sei un uomo, puoi tranquillamente restare in ufficio fino a tarda sera. Tanto non hai nient’altro da fare.
Cioè: non hai affetti, interessi, desideri che non siano ascrivibili al tuo lavoro.
Come se fuori da quello spazio ci fosse il vuoto cosmico.

Se una donna non lavora e si occupa di casa e famiglia è una casalinga; per un uomo non c’è una parola che lo possa definire.
Perché, semplicemente, non è concepibile.

Il padre all’inizio non serve

L’inizio è l’inizio della vita, o l’ingresso nella famiglia adottiva di un figlio o di una figlia; cui il padre non può assistere e partecipare.
In Italia, attualmente, un uomo ha diritto a cinque giorni consecutivi di congedo per paternità nell’anno della nascita o dell’ingresso in famiglia. E poi un giorno all’anno.
Tanto c’è la madre: il padre non serve.

Dal punto di vista pratico può, in parte, essere vero (ma se la madre non allatta, il castello crolla); ma dal punto di vista relazionale?
In quale momento il padre diventa importante?
Secondo questa logica, mai. I congedi non aumentano al crescere della prole.

Come fa un padre a costruire il rapporto con suo figlio o sua figlia se non può dedicare tempo di qualità?
E se decidi di sospendere per un periodo il lavoro per dedicarti ai tuoi figli, perdi anche il titolo di papà, e diventi un “mammo”.

Devi essere maschio

Quindi, anzitutto, ti devono piacere le donne; altrimenti smetti di essere un uomo e diventi, per dirlo alla napoletana, un femminiello.
E poi devi essere fisicamente forte e con una buona manualità.
Meglio il calcio che la danza; meglio un libro di guerra che di poesie; meglio la passione per i motori che per i tessuti d’arredo.

Se ti piace cucinare, fai in modo di diventare uno chef, oppure tienitelo per te.
Se non sei un pescatore, dimentica il ricamo e i lavori a maglia.
E se proprio non puoi fare a meno di essere omosessuale, cerca almeno di essere discreto.

Sii l’eroe

Devi trasferire forza, protezione, guida.
Non puoi mostrare paura o titubanza.
Se non riesci a farne a meno, affidati ad un altro uomo: non puoi farti proteggere o guidare da una donna.

Fatemelo dire: un inferno, pari al nostro, per tutti quegli uomini che vogliono sentirsi liberi di esprimere le proprie sensibilità; che coltivano molteplici interessi; che vogliono tempo e presenza per gli affetti.

Ne conosco molti; la maggior parte dei quali hanno optato per professioni liberali, proprio per non cadere in certi circoli viziosi.
Conosco padri che sono velocisti da guinness nel cambio dei pannolini.
Conosco uomini che hanno sacrificato la propria carriera per favorire quella della partner.
Conosco uomini talmente forti da piangere serenamente in pubblico e sciogliersi in abbracci dolcissimi con i propri amici.

Facciamo che siano loro i modelli per i nostri bambini.

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