Connect with us

Crescere

Perché scrivere può farti ottenere un lavoro migliore e fare carriera (ma in modo diverso da quanto si dice in giro)

Scrivere ogni giorno ti mette davanti a te stesso in cerca di diventare una versione migliore di te stesso.

Pubblicato

il

Sono le 6 del mattino e sono qui alla mia scrivania. Una tazza di caffè (una tazzina non basta), una sigaretta ancora da accendere (ma un giorno smetto), le mani proiettate verso la tastiera del pc. Uno sguardo al foglio bianco, uno al mare, uno a me stesso. Sono qui per scrivere.

Ancora una volta.

Sono ormai tre anni che è il mio appuntamento quotidiano, quelli bravi direbbero la mia morning routine. Uno dei pochi esempi di disciplina della mia vita. Ferrea. Da tre anni avrò saltato una ventina di appuntamenti.

Mi trovo qui anche a Natale e il primo dell’anno o quando c’è così caldo che anche il pc vorrebbe essere lasciato in pace.

Ciò che viene fuori finisce on line: su questo blog, su riviste on line, da altre parti. O rimane su una cartella che non guarderà nessuno, “bozze Davi”.

Ma non è questo il punto: ogni giorno sono qui, scrivo.

Ho iniziato per il motivo sbagliato

Quando ho iniziato a scrivere l’ho fatto per il motivo sbagliato. Uscivo da uno dei momenti più complicati di sempre. E avevo bisogno di soldi. Di vendere. E in giro, nel web, si diceva che scrivere poteva portare soldi.

Al grido di content marketing ho iniziato a scrivere per farmi vedere, conoscere e comprare.

La verità? Ha funzionato pochissimo.

Ho passato mesi scrivendo cose noiose scritte per persone tutto sommato noiose, persone che poi non leggevano mai ciò che avevo da dire.

Ho iniziato con la grinta di chi vuole ottenere qualcosa, ha bisogno di ottenere qualcosa, e mi sono ritrovato con l’incazzatura di chi qualcosa non l’ha ottenuta seppur altri dicevano avrebbe funzionato.

Mi sono fermato. Poi ho ripreso.

Ho iniziato a scrivere per come faccio adesso. Di quel che mi passa per la testa, di sfide, le mie e le tue, di progressi e insuccessi. Di vita.

Ha funzionato? Si ma diversamente da come si possa pensare.

Negli ultimi anni ho acquisito centinaia di clienti, sbloccato opportunità come bonus dei videogames degli anni ’90, incontrato e parlato con persone che parevano giocare a un livello diverso e superiore.

Chi vede la storia da fuori potrebbe dire che scrivere allora porta davvero clienti e soldi ma è il giudizio di chi non ne sa niente, legge la storia solo in teoria e sconosce la pratica.

La verità è che a funzionare è stato più scrivere per me che per gli altri. Più l’arte di comprarsi, scegliersi, ogni giorno, che quella di vendersi come fossimo al supermercato.

Scrivere per ritrovarsi

Perché scrivere ogni giorno ti mette davanti a te stesso in cerca di diventare una versione migliore di te stesso.

Ogni giorno sei il tizio che non vuole fare gli errori del giorno prima e vuole fare qualcosa di più. Il tizio che ricorda, perché sono lì su un foglio, i suoi obiettivi, i suoi valori, dove sta andando.

Scrivere funziona perché ti obbliga a diventare una persona migliore, non perché aiuta gli altri a pensare che tu sia migliore.

Occhio alla differenza.

Per chi frequenta con regolarità il mondo digitale ed avrà sentito parlare di inbound marketing o personal branding, è una differenza fondamentale.

Viene sempre detto che scrivere (o postare qualcosa, o fare un video, insomma creare e diffondere contenuti) ti faccia trovare ma è un messaggio sbagliato.

Parte dal presupposto che tu vada già bene così ma non è vero. Siamo tutti destinati a migliorare, provarci. Sfidarci e crescere ogni giorno. Se non lo facciamo cos’altro siamo impegnati a fare?

Quale altro potrebbe essere il gioco?

E quale potrebbe essere lo scopo?

Ecco, scopo, parola per me preziosa che ha molto a che fare con la scrittura. Scrivere è innanzitutto cercare il tuo scopo.

Te lo chiede il foglio bianco.

Non esiste il blocco dello scrittore, non in questo caso. Esiste il blocco della vita.

Quando non ti escono le parole non è un problema tecnico, la pratica c’entra pochissimo. È più probabile che tu sia semplicemente confuso.

Non sai dove stai andando e dove andare, non cosa scrivere.

E quel foglio ti obbliga ad alcune decisioni:

  • Ammetterlo
  • Cercare di capire e trovare una strada
  • Seguire una strada
  • Fermarsi (un altro giorno nel quale non sai cosa scrivere) e ragionare se la strada era quella giusta o vada ancora bene
  • Trovarne una nuova
  • Seguire la strada

Un giochino che non finisce mai e va bene così. La vita è cercare significato più che trovarlo.

Il Roi della Scrittura

La cosa che vorrei aver capito prima è che scrivere ha un roi di tipo particolare, poco lineare e anche poco inquadrabile per come siamo abituati a pensare.

È come chiedere “Qual è il Roi di tuo figlio? O di tua madre? O di essere una brava persona, provare ad essere una brava persona?”

Se penso ai miei due figli vedo un sacco di spese e sacrifici. Però posso giurare che mi abbiano fatto guadagnare un sacco di soldi che non avrei guadagnato diversamente.

Perché? Perché negli occhi di tuo figlio vedi il desiderio, l’obbligo, di essere una persona migliore.

Come vuoi quantificare un Roi di questo tipo?

Tutto ciò che vuoi raggiungere passa dalla crescita, non dalle tattiche

Quasi ogni giorno mi scrivono persone chiedendomi consigli su come iniziare a scrivere o lamentandosi per la mancanza di risultati: “Non mi legge nessuno!”, “Non mi chiama nessuno!”.

Spiazzati dal silenzio, sommersi dalle aspettative di raccogliere visualizzazioni e consensi.

Questo lungo pezzo serve come risposta: non riguarda gli altri, riguarda innanzitutto te.

Tutto ciò che si può immaginare, desiderare, del quale si ha bisogno (un lavoro, clienti, carriera) passa dal miglioramento di noi e non da quanto ci facciamo vedere in giro o da quanto ci facciamo vedere interessanti.

So che sembra una bestemmia in questo mondo digitale ma è quello in cui credo e che ho sperimentato. E quello che penso puoi sperimentare anche tu iniziando a scrivere.

Come diventare una persona migliore con la scrittura

Ci sono ampi studi che dimostrano l’impatto della scrittura sulle nostre vite, qui alcuni vantaggi che posso dire di aver sperimentato in prima persona.

Unire i puntini

Torniamo al foglio bianco e al blocco dello scrittore… può essere che non sai bene cosa vuoi?

Per trovare qualcosa devi sapere innanzitutto cosa. Vale per trovare un lavoro così come per trovare clienti o partire con un progetto imprenditoriale.

Superare il foglio bianco significa iniziare a comprendersi. E tutto si avvicina. Non nel senso che all’improvviso accade ma sarai comunque più vicino.

Mi piace parlare spesso di “unire i puntini”, cercare di trovare un senso al momento e ciò che stiamo facendo per uno nuovo, futuro e più buono.

Fare carriera

Penso che fare carriera significhi fare un salto di qualità e che un salto di qualità sia fattibile solo se c’è crescita e se questa crescita è lungo una strada sostenibile, dove sarai ancora stimolato ad andare avanti e crescere.

E come si può crescere se non fermandosi a riflettere, sperimentando, pensando. E leggendo.

Perché la prima regola è che per scrivere devi essere un lettore avido e attento.

O, ancora più importante, devi essere pronto ad addentrarti anche fuori da quello che pare sia il tuo territorio. La scrittura, scrivere, così come la vita, è innanzitutto contaminazione.

Relazioni

Trovare lavoro, clienti, fare carriera, riguardano sempre le relazioni. E scrivere è innanzitutto una crescita in questa direzione.

Quando ho iniziato a scrivere ero una persona rancorosa che ce l’aveva con il mondo e con quanto non mi era stato dato. Oggi mi piace pensare di esserlo un po’ meno.

Perché un foglio bianco ti mette davanti ai tuoi limiti e ti chiede di guardare un po’ più in là. Sapere che devi crescere significa anche che forse non lo devi avere ma lo potrai avere.

Un ottimismo razionale per il quale inizi ad accettare i tuoi limiti e abbandonarli allo stesso tempo, trattare gli altri senza mettere in mezzo le tue frustrazioni e il peso delle tue sfide. In altre parole: non è davvero sempre colpa degli altri!

Il potere principale dello scrivere è ascoltare la rabbia e dargli nuova forma, trasformarla in qualcosa di positivo anziché scaraventarla sul primo che passa.

Il potere principale dello scrivere è ascoltare la rabbia e dargli nuova forma, trasformarla in qualcosa di positivo anziché scaraventarla sul primo che passa.Click To Tweet

Ti ricorda la cosa più importante

Ogni giorno quel foglio bianco mi ricorda una cosa che per anni avevo sottovalutato: è sempre un giorno nuovo. Non importa che tu abbia scritto cazzate il giorno prima, che non sia riuscito ad andare oltre due righe per tutta la settimana. Quel foglio bianco è uguale a quando hai fatto bene.

Quel foglio bianco non ti chiede conto di ciò che hai fatto di sbagliato o di ciò che non sei riuscito a fare. Quel foglio bianco ti chiede di parlare di cosa stai cercando di fare.

Quel foglio bianco non ti chiede conto di ciò che hai fatto di sbagliato o di ciò che non sei riuscito a fare. Quel foglio bianco ti chiede di parlare di cosa stai cercando di fare.Click To Tweet

Tornando dunque al titolo di questo pezzo: credi che una persona che si faccia domande, provi a crescere ogni giorno, trasformi la rabbia e le frustrazioni in qualcosa di positivo anziché scaraventarla sul primo che passa, abbia o no più possibilità di trovare un lavoro o fare carriera?

 

Tra un anno ti auguro di aver iniziato oggi.

p.s. Se hai bisogno di un incoraggiamento, un consiglio o vuoi raccontarmi la tua esperienza, scrivimi su LinkedIn

Scrittore semplice | Co-Founder Purple&People | Papà di Nicolò, Giorgia, Quattro (Schnauzer) e Pixel in crisi (libro) Aiuto le persone a trovare-raccontare-vivere il proprio scopo. Qualcuno parlerebbe di Personal Branding ma preferisco dire “Posizionamento personale”. (Perché non riguarda affatto solo il tuo lavoro e perché l’obiettivo è vivere pienamente e non essere scelti da uno scaffale.)

Crescere

Non dire alle persone come ti guadagni da vivere

Le persone non interagiscono con i titoli e con le competenze. Le persone interagiscono con le persone.

Pubblicato

il

È successo più o meno 15 anni fa.
Ho detto che vendevo ottime sim aziendali.
Lui ha detto: “Interessante. Dicono sia un business in crescita.”
E non ha aggiunto altro.

Qualche anno dopo, ho detto che facevo siti web a buon prezzo.
“Anche questo è interessante. Sei un ragazzo in gamba e ti dai da fare”. Anche questa volta non è successo niente.
Poi ho lasciato perdere i contenitori e sono passato ai contenuti.
“Adesso scrivo cose che le persone vogliono sentire. Anche per aziende come la tua.”
E non è successo niente.

Allora insegna

Poi un giorno ho pensato di aver capito.
Un giorno tutti si sono svegliati dicendo che bisognava educare. Insegnare. Spiegare come fare.
E tutti hanno iniziato a farlo. Anche se avevano wikipedia da una parte e poca esperienza dall’altra.
Tutti sono saliti sul carrozzone.
L’ho fatto anche io.

Ho iniziato a scrivere come scrivere.
Ho iniziato a dire cosa dire.
Ho iniziato a dire cosa funzionasse nel web e in questo mondo digitale.
E solo allora ho capito. Non avevo la minima idea di come funzionasse.

È stato un momento terribile.
Sei lì che ti accorgi che vendi una cosa che avresti bisogno di comprare.

E non ti resta che fare due cose:
a) Continuare a mentire. Ma non puoi farlo a lungo se sei un pizzico sano di mente.
b) Ammetterlo.

E ho iniziato a parlare di quanto avessi paura. Di quanto fossi confuso.

Ho iniziato a dire cosa avevo voglia di fare. E che mi sarei messo in cammino anche se pieno di dubbi.
Mi sono guardato intorno e c’erano i miei bambini a tenermi compagnia. Mia mamma e qualche amico a leggermi per non farmi sentire molto solo.
E anche questo è stato terribile.

Ho scritto anche su questo. Potrei riempire un libro di tentativi e fallimenti. E di paure. Di paura di non arrivare mai.

Poi è successo

Un giorno mi ha scritto un tizio e mi ha detto “capisco come ti senti.”
Eravamo in due. E questo mi ha fatto sentire bene.

Ho raccontato anche questo. Di quanto sia bello sentire che qualcuno ti sente e sa come ti senti.
E mi ha scritto un altro tizio.
“È successo anche a me.” Mi ha detto. Anche se il contesto era completamente diverso.

Ho scritto anche di questo.
Di come a volte la tua storia non è soltanto tua. È una storia che ci si passa di mano, scambiandosi a volte anche il significato.

E poi ho iniziato a parlare di significato.
Di sfide e paure.

Ancora una volta. Ma in modo diverso.
Senza la pretesa di insegnare niente. Senza dare tante risposte ma facendo domande.
Ho messo da parte anche la pretesa che qualcuno rispondesse. Ho iniziato a parlare come se fossi da solo; anche perché a volte è vero.

Un tizio un giorno mi ha chiamato al telefono

“Mi piace ciò che dici. Avrei un lavoro per te”.
C’era da scrivere una guida su una località turistica.
C’era da fare una breve ricerca e infilare un paio di parole una dopo l’altra.
“Ti do 30 euro”.

Ho accettato.
E ho scritto anche di questo. L’ho detto in giro.
Ho detto che un tizio mi aveva chiamato e offerto un lavoro. Solo perché mi aveva visto simpatico. O forse perché gli facevo pena. Che importa.

Potrei continuare all’infinito

Ogni volta che è successo qualcosa intorno a me, o dentro di me, l’ho raccontato in giro.
Ho smesso di dire come mi guadagno da vivere.
Ho iniziato a dire dove stessi andando e come mi sentivo ogni volta.

Faccio ancora così.
A volte succede che qualcuno intraveda una destinazione comune o si senta vicino e vuole parlare con me. E poi qualcosa succede.

È più intrattenimento che educazione

Ho 34 anni, due figli, due cani. Ho scritto migliaia di articoli sul web e un libro. E quello che ho capito è che le persone non parlano con i titoli e con le competenze. Non interagiscono con quello che fai per guadagnarti da vivere. Le persone interagiscono con le persone.

Le persone non interagiscono con i titoli e con le competenze. Non interagiscono con quello che fai. Le persone interagiscono con le persone. Click To Tweet

Tornando al discorso di prima, riguardo a insegnare e contenuti utili, si tratta più di intrattenimento che di altro. È più arte che scienza. Più vita che strategia.

Le persone fanno affari con i loro amici. E con quelli che potrebbero diventare loro amici.
Di norma, ci si affida a qualcuno che sembra buono. O bello. O sensibile. Gli studiosi lo chiamano Halo Effect ma io preferisco dire che sia normale.

Ho un commercialista. Ho un avvocato. Un editor. Un insegnante di inglese.
Non so se siano i più bravi del settore o i più convenienti. Li ho chiamati, e poi assunti, perché mi piaceva il loro modo di dire le cose, fare le cose, pensare le cose.

La maggior parte di loro non hanno scritto guide definitive e non hanno un sito web da urlo. Mi sembravano brave persone e ad oggi sono convinto che sia davvero così.

Poi chiaramente risolvono anche i problemi. Ma questo è venuto dopo.
Altrimenti sarebbe tutto diverso.

Le informazioni non ci mancano, ne abbiamo in abbondanza.
Potremmo andare su Google e cercare sempre ciò di cui abbiamo bisogno. Ed è anche vero che a volte lo facciamo ma, quasi sempre, non per le cose che contano davvero.
Forse se scoppi una gomma e ti serve un gommista in quel momento e in quel luogo. Ma non per un dentista. Non per chi deve operare tuo figlio. Non per chi deve aiutarti con la tua impresa o curarti la schiena.

Per questo genere di cose, ci affidiamo alle emozioni e alle sensazioni. O ai consigli di altre persone.
Ma le persone alle quali chiediamo consiglio sono di norma persone con le quali abbiamo una storia in comune. Persone che un giorno ci sono sembrate vicine, con le quali condividevamo una qualche destinazione, e ci siamo avvicinati ancora di più.
Nessuno chiede al primo che passa di consigliare una baby sitter alla quale affidare i bambini.
Nessuno si fida di chi non conosce e di chi non gli piace.

Ho scritto anche di questo. Tante volte.

E un giorno mi ha scritto un tizio.
Una lunga mail dove si diceva d’accordo e che anche lui avrebbe voluto dire queste cose e scriverle nel web. Solo che non era capace.
E io gli ho detto “perfetto. Ti aiuto io. Sono un ghostwriter” (succedeva tanti anni fa).

Che poi è quasi tutto quello che ho capito di questo mondo digitale.

Non dire alle persone come ti guadagni da vivere.

Prima viene molto altro.
Viene capire chi sei, cosa vuoi, dove stai andando.
Prima viene fare capire alle persone chi (e non cosa) sei, cosa vuoi, dove stai andando.

Oriah l’ha detto meglio.

“Non mi interessa che cosa fai per guadagnarti da vivere. Voglio sapere che cosa desideri ardentemente e se osi sognare di soddisfare l’anelito del tuo cuore. Non mi interessa la tua età. Voglio sapere se rischierai di passare per pazzo nel nome dell’amore, per i tuoi sogni, per l’avventura di essere vivo.”

Continua a leggere

Crescere

Il motore della vita e l’arte di saper uccidere

Uccidiamo un’idea vecchia per farne nascere una nuova. Abbandoniamo una casa vecchia per abitarne una nuova. Lasciamo un lavoro per avviare una nuova vita. Siamo costantemente in movimento.

Pubblicato

il

Una quercia ha mollato la presa! È raro, ma può accadere. Eravamo in molti abituati a pensare che quella quercia sarebbe stata per sempre aggrappata al terreno. Nessuno sa perché abbia mollato. Eppure è lì, distesa sul terreno che lei stessa ha ombreggiato per anni.

Del resto questo è il motore della vita.

Viviamo per morire e moriamo per vivere

Accettare che le due lame della cesoia si possano incontrare e un ramo si stacchi per sempre dal tronco. Accettare che le radici mollino la presa e un albero abbandoni per sempre la terra. Accettare che un addio sia per sempre. È questo il momento in cui l’essere umano prende pieno possesso delle sue libertà, quando riconosce il funzionamento del motore.

Accade che le cose finiscano o che una persona se ne vada. Può accadere, è previsto nelle regole della vita. E comportarsi come se non potesse o non dovesse accadere non semplifica la vita, ma la complica.

È un fatto che in natura la morte sia ciò che alimenta la vita e la vita sia ciò che da inizio alla morte. Si muore vivendo e si vive morendo.

Parlare di vita che viene meno, invece che di morte, è quasi sciupare tutto.
La morte, la fine, esiste e non è semplicemente un venir meno della vita. È un fatto a sé. Accade. È un fatto che può essere anche realizzato volontariamente. Anzi, ogni essere umano dovrebbe averlo realizzato almeno una volta nella vita e dovrebbe saperlo realizzare al bisogno. Saper che si è in grado di trafiggere, per decidere se è utile trafiggere.

Uccidiamo un’idea vecchia per farne nascere una nuova. Abbandoniamo una casa vecchia per abitarne una nuova. Lasciamo un lavoro per avviare una nuova vita.

L’uccisione delle idee

Scriviamo dieci titoli per poi buttarli via e lasciare spazio all’undicesimo, che forse sarà quello buono, sarà quello per cui avremo voglia di sbatterci un po’.

Eh si, perché è pura illusione che la scelta di un titolo da sviluppare, di una strada da percorrere, di una persona con cui stare sia basata sul calcolo razionale, sia un fatto corticale. Quello che sta dietro ad una scelta è sempre pura passione, è limbico. Per passione si uccide e per passione si fa nascere.

Un modo semplice per sperimentarlo è l’uccisione delle idee.

Ho fatto questo gioco pochi mesi fa con un’amica, una grande amica. Volevamo trovare un titolo per una cosa importante, una cosa che ci stava a cuore. Volevamo dare un titolo uno stato d’animo comune. Una passione comune. E alla fine quel titolo lo abbiamo trovato. Abbiamo solo dovuto buttare via abbastanza idee vecchie per farne venire fuori una nuova. È stato bellissimo uccidere idee! Ci siamo si divertiti, vero amica?

Se non lo avete mai fatto, vi consiglio di farlo almeno una volta. Prendete un foglio e scrivete la vostra migliore idea. Mi raccomando, che sia un idea quantomeno ottima. Poi prendete un pugnale (un coltello con la punta) e pugnalate questa idea. Un fendente, due fendenti, tre fendenti fino a che l’idea giaccia esangue. Scatenate su di lei la vostra ira funesta! Come fece Achille. E adesso un’altra volta… un’altra ottima idea e… dai coraggio… pugnalatela! Del resto è solo una buona idea. Nulla più!

Ci affezioniamo alle idee. Poi, le cose succedono, i momenti finiscono, le persone se ne vanno e noi non possiamo che prenderne atto. E un’idea buona non è più buona. Un buon momento non è più un buon momento.

Motori e libertà

Accettare il motore della vita è l’ultima libertà che ci rimane. E così, nell’attesa di contemplare ciò che volerà via con la prossima folata di vento, sapendo che un giorno voleremo via anche noi, potremmo anche concederci di fare un passo avanti: affrontare una piccola paura, realizzare un desiderio, allentare una tensione. Magari cominciando proprio dall’uccisione di un’idea. Così, per vedere quali altre idee si nascondono dietro di lei.

È la libertà di poter sempre fare un passo indietro o uccidere un’idea, che ci fa toccare con mano la libertà di poter sempre fare un passo avanti o creare un’idea nuova.

Continua a leggere

Trending

Condividi
Tweet
Condividi
Condividi
Tweet
Condividi