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"Salviamo Salvini": un'iniziativa culturale "Salviamo Salvini": un'iniziativa culturale

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“Salviamo Salvini”: quando i libri sono la migliore risposta

Ogni dittatura della storia se l’è presa prima o poi con i mezzi di diffusione del sapere per eccellenza: i libri. Questo perché da sempre le battaglie si combattano anche con la cultura. In questa intervista realizzata dall’attivista dei diritti umani Iacopo Melio scopriamo un’iniziativa “bellica” che si sta tenendo proprio oggi in Italia.

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Viviamo in un periodo storico particolarmente carico di intolleranza per il nostro Paese, soprattutto verso ciò che appare “diverso” da noi o da quello che la società ritiene essere la “norma”. Diverso e norma, già di per sé ambigui come termini, tirano fuori dalle persone il massimo dell’astio quando si tocca il tema dell’immigrazione. In mezzo a tanto odio, però, c’è chi ha scelto di usare il dialogo per rimettere al centro l’importanza della cultura, unico vero strumento di inclusione per combattere la povertà morale di chi alza muri.

“Salviamo Salvini” è l’iniziativa dal basso che intende manifestare dissenso verso le attuali politiche nazionali in tema di migrazione e diritto d’asilo. L’obiettivo è quello di inviare al Ministro degli Interni quanti più libri possibili, selezionati da una lista ben precisa costituita da dieci titoli a tema. Un libro, attraverso questa sorta di campagna, diventa così un vero e proprio appello, un gesto simbolico, un’azione concreta di tolleranza e apertura oggi più che mai necessaria.

Quelli selezionati all’interno della lista sono libri diventati ormai messaggeri di solidarietà, di accoglienza, integrazione, rispetto dei diritti e di quel senso di umanità che non dovremmo mai perdere. Per questo ho deciso di intervistare Alessandra, una delle ideatrici di questa forma “di ribellione gentile”, per citare Saverio Tommasi.

Purpletude: Ciao Alessandra! Quando, a chi e come è nata l’idea di realizzare questo progetto?

Alessandra: “L’idea iniziale è stata mia. Da molto tempo sono iscritta ad Amnesty International e, nel tempo, ho firmato centinaia di appelli, credendo sempre fortemente nel potere di un piccolo gesto che, moltiplicato innumerevoli volte, produce effetti potenti. Firmare un appello mi dà la possibilità di fare qualcosa, di non sentirmi totalmente impotente di fronte a un problema. Ho pensato che fosse necessario dimostrare al Ministro Salvini che ci sono italiani e italiane che non condividono le sue idee e la sua politica e che non si sentono rappresentati da lui. Ho pensato anche, però, che una lettera, cartacea o virtuale, questa volta non sarebbe stata abbastanza efficace. Desideravo che l’appello a un governo più umano fosse visibile, che fosse qualcosa che occupa uno spazio e che non è facile ignorare. L’idea dei libi viene da qui. I libri selezionati contengono le verità che Salvini nega, propongono un’umanità alla quale non viene riconosciuto valore. I libri sono oggetti, pesano, si vedono, è molto più difficile nasconderli di quanto si possa fare con un foglio di carta o una firma online. Ho condiviso l’idea con un gruppo di amiche che sapevo sensibili alle stesse tematiche che mi appassionano. Insieme abbiamo creato la pagina Facebook e insieme, adesso, stiamo progettando un lancio vero e proprio dell’ iniziativa.”

P: Cosa pensi della situazione italiana riguardo all’immigrazione e all’accoglienza?

A: “Penso che l’immigrazione e l’accoglienza siano sempre state considerate come problemi da affrontare con paura. Non sono mai state viste come fenomeni da capire, da gestire, risorse possibili. Credo che all’Italia manchi la coerenza nell’applicazione dei valori costituzionali e che, per incoscienza o calcolata indifferenza, parecchi Governi abbiano tralasciato di promulgare leggi giuste e dovute, come quella sul diritto d’asilo. Con il termine immigrazione, infatti, si intendono categorie molto diverse tra loro, come appunto quella dei richiedenti asilo, che hanno diritto a considerazioni e strategie differenti. Credo che i governi, e questo più di tutti i precedenti, abbiano vigliaccamente rinunciato a progettare l’accoglienza. Hanno scelto vie molto più facili: la detenzione nei Centri di Accoglienza, la cecità di fronte allo sfruttamento e, infine, l’allontanamento in Libia, perché sia più facile fingere di non sapere. Questo governo, ha, in più, la responsabilità di avere deliberatamente fomentato la paura del diverso e il timore dell’invasione allo scopo di moltiplicare il consenso. Una scelta le cui conseguenze disastrose saranno evidenti nel prossimo futuro.”

P: Credi che l’attuale politica abbiamo incentivato il razzismo?

A: “Credo di sì. Sono convinta che le scelte del governo abbiano avuto sia concrete e drammatiche conseguenze sulla vita di molte persone, sia una ricaduta in termini di diseducazione di cui ci renderemo pienamente conto solo più avanti, guardando le generazioni future. Il linguaggio usato per identificare gli immigrati, la negazione di qualsiasi forma di compassione, lo sprezzo nei confronti di alcune categorie, l’uso di un linguaggio volgare, hanno, a mio parere, una terribile forza di educazione negativa. L’efficacia di questa educazione “al contrario” è tale che in breve tempo si è estesa non solo al mondo dell’immigrazione, ma è diventata la modalità di approccio ad ogni forma di diversità, ha inquinato la capacità di un vero dialogo tra le persone, ha negato bisogni di tolleranza e integrazione, ha sbeffeggiato l’empatia chiamandola buonismo.”

P: Perché hai scelto proprio i libri come mezzo e come forma di protesta?

A: “Abbiamo scelto i libri fondamentalmente perché li amiamo. Sono vivi, emozionano, ci fanno scoprire tanti tipi di verità, ci portano in viaggio, insegnano, stupiscono. Abbiamo deciso, in un certo senso, di “sacrificare” i libri per uno scopo importante. Ai dieci della lista è stato affidato il compito di mostrare la realtà e di ricordare che esiste un’istintiva capacità di essere umani e di distinguere senza incertezza tra il bene e il male. Infine, come detto sopra, i libri si vedono e occupano spazio.”

P:  Qual è al momento la risposta delle persone al progetto?

A: “Abbiamo notizie di persone pronte a spedire il libro che hanno scelto. Nella realtà, però, non c’è stata ancora una vera e propria partenza. In questi giorni stiamo preparando l’evento che segnerà l’inizio della prima ondata di spedizione, dal 25 aprile al 1° maggio. Non appena la comunicazione sarà pronta, cominceremo la diffusione.”

P:  Che importanza dai alla cultura per la lotta al razzismo?

A: “Un’importanza fondamentale. Penso alla cultura legata all’educazione, ad un’esperienza scolastica di valore. Avere una cultura significa essere desiderosi di conoscere il mondo e la storia. Significa apprezzare le risposte multiple piuttosto che quelle univoche, ricercando la propria verità, in maniera libera, diffidando di verità precostituite. Fa parte della formazione culturale essere educati al dibattito e al confronto con le idee altrui. Avere una cultura, a mio parere, significa essere capaci di decidere in piena libertà quale via scegliere, avendo la consapevolezza che tante sono le vie possibili. Vorrei aggiungere, però, infine, che già oggi è necessario puntare più in alto e che non è sufficiente un’educazione culturale. Diventa imprescindibile, per la costruzione del mondo futuro, progettare un’educazione con una prospettiva interculturale, che sia davvero adeguata ai tempi e alle possibilità di conoscenza e di scambio.”

P:  Di tutti i dieci libri nella lista, qual è il tuo preferito e perché?

A: “Vorrei segnalarne due, anzi tre. Il primo è “Nel mare ci sono i coccodrilli – storia vera di Enejatollah Akbari” perché a questo libro è legato il ricordo di un’attività teatrale realizzata a scuola (sono un’insegnante).
Gli altri due sono i libri del dottor Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa. Ho incontrato il dottor Bartolo e non posso dimenticare il suo viso e le sue parole. La verità descritta nei suoi libri è intrisa di un nobile e innato senso di umanità, tale da rendere questo medico un gigante.”

Volete partecipare a “Salviamo Salvini”?

Scegliete uno o più dei seguenti libri:

1. LACRIME DI SALE – Pietro Bartolo e Lidia Tilotta – Mondadori
2. LE STELLE DI LAMPEDUSA – Pietro Bartolo – Mondadori
3. NAUFRAGHI SENZA VOLTO – Cristina Cattaneo – Raffaello Cortina
4. I DIRITTI ANNEGATI – i morti senza nome nel Mediterraneo – Marilisa D’amico e Cristina Cattaneo – Franco Angeli
5. LA FRONTIERA – Alessandro Leogrande – Feltrinelli
6. 5 COSE CHE TUTTI DOVREMMO SAPERE SULL’IMMIGRAZIONE E 1 DA FARE- Stefano Allievi – Laterza
7. IL MARE DI MEZZO – Gabriele Del Grande – Infinito
8. NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI storia vera di Enejatollah Akbari – Fabio Geda – Baldini & Castoldi
9. LA RIVA INVISIBILE DEL MARE – Salvatore Di Maggio – San Paolo
10. IO KHALED VENDO UOMINI E SONO INNOCENTE – Francesca Mannocchi – Einaudi

Mettete il libro o i libri in una busta senza aggiungere nessun tipo di messaggio, e spedite il tutto a:

Ministro Matteo Salvini
Ministero degli Interni
Piazza del Viminale 1
00184 Roma

Se poi volete, potete prima scattarvi una foto con il libro e pubblicarla sui social network per alimentare un pacifico passaparola a colpi di cultura!

Ho 27 anni, vivo in provincia di Firenze e provo a raccontare le storie degli altri. Studio scienze politiche, lavoro come giornalista freelance (Fanpage.it) e ogni tanto scrivo libri (Mondadori). Attivista e presidente della Onlus #Vorreiprendereiltreno. Parlo di Diritti, Libertà e Uguaglianza. Sorrido alla vita e mi innamoro tutti i giorni.

Crescere

Prenditi cura del tuo futuro e il passato si adeguerà

L’importanza di porsi un obiettivo: noi siamo le nostre memorie e, senza queste, non siamo nulla. L’unico problema è che quello che decidiamo di ricordare dipende da quello che, di volta in volta, decidiamo di diventare.

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Il futuro che desideri determina quello che fai nel presente, quello che fai nel presente dà un senso al passato che hai vissuto.

Se in futuro tu volessi vivere a Berlino, oggi studierai tedesco. Se oggi studi tedesco, il tempo che hai passato a studiare il latino al liceo non è stato completamente sprecato. Se, invece, in futuro tu volessi andare a vivere a Shanghai, oggi studierai Cinese. Se oggi studi cinese, il tempo che hai passato a fare un lavoro che non ti piaceva è stato utile a farti guadagnare i soldi per realizzare il tuo sogno.

È così che funziona il nostro cervello. Nulla è per sempre. Quando studiavi latino ti sembrava di perdere il tuo tempo. Oggi che hai deciso che in futuro vivrai a Berlino e quindi studi il tedesco, aver preso confidenza con declinazioni e coniugazioni ti avvantaggia. Prima studiare latino “è” una perdita di tempo, poi studiare latino “è” un investimento per il tuo futuro. La realtà cambia, pur rimanendo sempre se stessa.

Tutto quello che è stato si adegua costantemente a quello che vogliamo che sia. Le connessioni tra le cellule cerebrali si creano e si distruggono, si potenziano e si indeboliscono. Costantemente e sempre. La relazione tra le singole memorie e quindi il valore relativo di ogni memoria cambia a ritmo continuo, di attimo in attimo, di ora in ora, di giorno in giorno.
Il valore assoluto delle memorie acquisite è raramente rilevante.

Alla luce di tutto ciò, l’unica cosa che conta realmente è l’obiettivo che desideri raggiungere. La meta verso la quale dirigi il timone della tua nave. Se cambi la meta, cambi anche la direzione del tuo timone; se cambi la direzione del timone, cambi anche la direzione da cui provieni.

Tutto il tempo che passi nel tentativo di dare un senso al tuo passato è tempo sprecato. L’unica cosa che dovresti fare realmente è prenderti cura del tuo obiettivo. Il passato si adeguerà. Ugualmente il tempo che passi a definire cosa sarebbe meglio fare adesso è anch’esso tempo sprecato. Il presente non è mai né buono né cattivo, né giusto né sbagliato. È solo funzionale o disfunzionale rispetto al futuro che desideri. L’unica cosa che dovresti fare è prenderti cura del tuo futuro.

La domanda che dovresti farti non è “Chi sei?”, ma “Chi vorrai essere?”.

Tuttavia, a questo punto qualcuno potrebbe domandare: “Se la cosa più importante è domandarsi quale sia il nostro obiettivo (il futuro), perché questo determinerà cosa è utile che noi facciamo (il presente) e darà valore a quello che abbiamo fatto (il passato), è al tempo stesso sufficiente per garantire che il futuro desiderato si realizzi?”.

Naturalmente la risposta è… no! Desiderare non basta, perché un certo futuro sarà il nostro futuro solo se un certo presente sarà il nostro presente e al tempo stesso il nostro presente è il nostro presente, solo se un certo passato è stato il nostro passato.

Il futuro determina il presente e il presente il passato. Ma al tempo stesso il presente determina il futuro e il passato determina il presente. Quindi il passato determina il futuro. Se ho studiato norvegese in passato, parlo norvegese nel presente e desidererò vivere in Norvegia in futuro.

Quindi il passato determina il futuro, tanto quanto il futuro determina il passato. Entrambe le affermazioni sono vere.

E quindi cosa dovrebbe fare una persona quando si sveglia al mattino? Impegnarsi a essere quello che vuole diventare o accettare di essere quello che è stato? Non si può che essere se stessi e al tempo stesso si è quello che si vuole diventare. Un gioco costante tra ieri e domani, domani e ieri.

Le moderne neuroscienze ci suggeriscono che questi due processi avvengono in noi costantemente. Ci comportiamo come abbiamo imparato a comportarci e al tempo stesso ci comportiamo come vogliamo imparare a comportarci. Perché nelle nostra mente è inscritto tutto quello che abbiamo fatto per come vogliamo di giorno in giorno ricordarlo.

Noi siamo le nostre memorie e, senza queste, non siamo nulla.

L’unico problema è che quello che decidiamo di ricordare

dipende da quello che di volta in volta decidiamo di diventare.

 

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Stereotipi di genere: ne soffrono anche gli uomini

Anche gli uomini sono vittime di stereotipi che li costringono in modelli prestabiliti, sulla base di uno standard maschile molto rigido. Alcuni di questi sono talmente radicati da sembrare semplicemente… naturali.

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Anche gli uomini sono vittime di stereotipi che li costringono in modelli che non sono solo vecchi, ma falsi.
Come sempre, non per tutti, non in tutti i contesti ma, signori uomini: pensateci un attimo e ditemi se non siete stati vittime, almeno una volta, di uno o più di questi pregiudizi.

Impara presto a nascondere le emozioni

Un vero uomo non piange; almeno non in pubblico.
Non puoi piangere né per dolore, né per gioia, né per rabbia. Non puoi e basta.
E se da bambino, dopo i cinque anni, non hai ancora imparato a controllare queste emozioni, allora ti insegnano a farlo spiegandoti che è “da femmina”.

Se abbracci un uomo, devi appena sfiorarlo o toccarlo come un gladiatore che misuri la massa muscolare dell’avversario.
Movimenti rigidi e possenti pacche sulle spalle, perché nessuno pensi che tu sia omosessuale; caratteristica grave tanto quanto l’essere femmina; per alcuni, peggiore.

Impara a vincere

Devi essere il primo, sempre. La competizione è nel tuo DNA.
Fai squadra, purché tu ne sia il capitano.
Se non ci riesci, fai squadra e conquista il capitano. Vice è sempre meglio di niente.
Se proprio non hai la stoffa, fai squadra e nasconditi dietro le spalle dei maschi “alfa”.
Si dice che, in un medesimo contesto, gli uomini fanno squadra e le donne si fanno la guerra.
Spesso è vero, ma raramente le squadre maschili sono tra pari: le gerarchie e i ruoli sono rigidamente definiti; e chi non si adegua, è fuori.

Lavora e… basta

Se sei un uomo, puoi tranquillamente restare in ufficio fino a tarda sera. Tanto non hai nient’altro da fare.
Cioè: non hai affetti, interessi, desideri che non siano ascrivibili al tuo lavoro.
Come se fuori da quello spazio ci fosse il vuoto cosmico.

Se una donna non lavora e si occupa di casa e famiglia è una casalinga; per un uomo non c’è una parola che lo possa definire.
Perché, semplicemente, non è concepibile.

Il padre all’inizio non serve

L’inizio è l’inizio della vita, o l’ingresso nella famiglia adottiva di un figlio o di una figlia; cui il padre non può assistere e partecipare.
In Italia, attualmente, un uomo ha diritto a cinque giorni consecutivi di congedo per paternità nell’anno della nascita o dell’ingresso in famiglia. E poi un giorno all’anno.
Tanto c’è la madre: il padre non serve.

Dal punto di vista pratico può, in parte, essere vero (ma se la madre non allatta, il castello crolla); ma dal punto di vista relazionale?
In quale momento il padre diventa importante?
Secondo questa logica, mai. I congedi non aumentano al crescere della prole.

Come fa un padre a costruire il rapporto con suo figlio o sua figlia se non può dedicare tempo di qualità?
E se decidi di sospendere per un periodo il lavoro per dedicarti ai tuoi figli, perdi anche il titolo di papà, e diventi un “mammo”.

Devi essere maschio

Quindi, anzitutto, ti devono piacere le donne; altrimenti smetti di essere un uomo e diventi, per dirlo alla napoletana, un femminiello.
E poi devi essere fisicamente forte e con una buona manualità.
Meglio il calcio che la danza; meglio un libro di guerra che di poesie; meglio la passione per i motori che per i tessuti d’arredo.

Se ti piace cucinare, fai in modo di diventare uno chef, oppure tienitelo per te.
Se non sei un pescatore, dimentica il ricamo e i lavori a maglia.
E se proprio non puoi fare a meno di essere omosessuale, cerca almeno di essere discreto.

Sii l’eroe

Devi trasferire forza, protezione, guida.
Non puoi mostrare paura o titubanza.
Se non riesci a farne a meno, affidati ad un altro uomo: non puoi farti proteggere o guidare da una donna.

Fatemelo dire: un inferno, pari al nostro, per tutti quegli uomini che vogliono sentirsi liberi di esprimere le proprie sensibilità; che coltivano molteplici interessi; che vogliono tempo e presenza per gli affetti.

Ne conosco molti; la maggior parte dei quali hanno optato per professioni liberali, proprio per non cadere in certi circoli viziosi.
Conosco padri che sono velocisti da guinness nel cambio dei pannolini.
Conosco uomini che hanno sacrificato la propria carriera per favorire quella della partner.
Conosco uomini talmente forti da piangere serenamente in pubblico e sciogliersi in abbracci dolcissimi con i propri amici.

Facciamo che siano loro i modelli per i nostri bambini.

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