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Cosa racconta la gente di te? Potrebbe non piacerti.

Cosa racconta la gente di te? Potrebbe non piacerti.

Ivano Porpora

Qualche giorno fa ho aperto la nuova fase della mia scuola di scrittura. Ho dovuto affrontare una profonda ristrutturazione del mio modo di lavorare, a partire dal nome della stessa – da Scuola di scrittura Ivano Porpora a Penelope Story Lab – e dal modo che ho di lavorarci e coordinarla.

Il primo commento che ho sentito risuonare nella mia testa è stata la domanda che ogni insegnante di scrittura creativa si sente proporre, o legge nei profili dei suoi allievi: Perché mai una persona si dovrebbe iscrivere a un corso di quel tipo? E, meglio ancora: che utilità ha una scuola se non sei già talentuoso?

Non affronterò qui la questione dei talenti, non è il momento. Ma diciamo che dobbiamo dividere la risposta in due parti: se siete dei professionisti, da una parte; se vi interessa quella che chiameremo la scrittura creativa, dall’altra.

Parliamo oggi ai professionisti. Per voi, la scrittura dovrebbe essere obbligatoria. Dovreste studiarla insieme alle caratteristiche tecniche del prodotto che vendete; dovreste conoscere la materia talmente a fondo da poterla trattare come potete trattare la vostra passione. E per vostra passione, per intenderci, non parlo di ciò che dite piacervi: parlo della partita della vostra squadra del cuore in parità 2-2 a tre minuti dalla fine. Guardate la vostra posizione sul divano mentre l’ala si dirige verso la bandierina del calcio d’angolo. Quella per me è la passione; quello per me è il rapporto con le storie.

(Se non vi piace l’esempio del calcio, immaginate una cena in un locale insieme a una persona che ogni trenta secondi vi fa pensare: “Mio Dio, ecco cosa vuol dire capirsi al volo”. Ci siamo capiti?).

Quello, dicevo, dovrebbe essere il vostro rapporto con le storie; e quindi la capacità che dovreste avere di giocarci, di articolarle, di crearle come materia malleabile. Perché mai?, mi chiederete voi. E la risposta è: perché viviamo di storie. Viviamo della presentazione di ciò che facciamo al mondo. Riccardo Falcinelli dice che il talento è nominale e procedurale: il talento nominale consiste nella capacità di fare ciò che fate, quello procedurale nel presentare ciò che fate. Quello che chiamate talento consiste spesso solo nel nominale, in ciò che fate; ma è solo unito all’altro, alla sua presentazione, che decreta il vostro successo.
Uno chef deve saper cucinare e impiattare. Un pittore deve saper dipingere e esporre. Un musicista deve saper suonare e presentarsi in pubblico. Questo consiglierei a uno scrittore e a un professionista: impara l’arte di raccontare storie intorno al mondo che stai costruendo. Impara cosa significa immergersi nel profondo mondo archetipico, ed emergere con strutture simboliche che riescono non solo a spiegare cosa fai e come lo fai, ma a collegarlo con chi sei – che crea fiducia -, con il luogo in cui sei innestato – che crea riconoscibilità –, con quali valori hai – che crea reputazione.

Fiducia, riconoscibilità e reputazione: non credi siano esattamente ciò di cui ogni attività ha bisogno?

La scrittura professionale viene sempre confusa con il lavoro del copywriter. In realtà, nelle scuole di scrittura (se serie) non insegnamo a scrivere, ma a raccontare storie, e – ancora prima – educhiamo all’arte di connettersi al mondo narrativo. Ne avete mille esempi nei vostri ricordi: il venditore di pentole che al mercato urla alle signore di avvicinarsi, quello del pesce che sfida a trovarne di più fresco, fino a Elon Musk che sulla propria immagine e sulle proprie capacità ha costruito un’impero con un valore personale stimato a oggi, uhm, 28.8 miliardi di dollari.

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Poi, se vi va, la prossima volta parliamo di chi vuole iscriversi a un corso di scrittura perché ama scrivere. Ma in Rounders, un film che amo molto, Mike McDermott (interpretato da Matt Damon) esordisce dicendo: Se non riesci a individuare il pollo nella prima mezz’ora di gioco, allora il pollo sei tu.

Riformulandolo per noi, se non riesci a raccontare una storia, c’è una storia che si sta raccontando su di te indipendentemente da te.

Potrebbe non piacerti.

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