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Il virus che cancella la leadership femminile (spoiler: non ha la corona)

Il virus che cancella la leadership femminile (spoiler: non ha la corona)

Valentina Maran
leadership femminile cancellata

Lo stato di emergenza da coronavirus sta sottolineando ancor di più un fatto tristemente noto a noi femministe: la cancellazione delle donne dalla narrazione del momento storico. In particolare, la leadership femminile in questi casi non solo non viene calcolata, ma nemmeno viene presa in considerazione, col dramma che ne consegue: la cancellazione dei diritti delle donne e di tutte le fasce più deboli.

In fase di emergenza chissà perché tutto viene riproposto al maschile e visto che già i luoghi di comando sono occupati da uomini, tutti i tavoli di consultazione vengono occupati solo da altrettante figure maschili.

Si assiste a una totale incapacità di considerare le voci femminili come professionali se non addirittura più dotate.

Gli uomini scelgono altri uomini

Mi domando quanto siano evoluti e culturalmente aperti gli “uomini al comando” che non riescono a interfacciarsi con professioniste di medesimo grado, dando per scontato che non ci siano, che non esistano e che non valga la pena interpellarle.

Mi pare di essere tornata ai tempi delle elementari, quando si facevano le squadre per giocare e, immancabilmente, i maschi sceglievano i maschi e le femmine venivano lasciate per ultime come riserve di non si sa bene cosa. È una sorta di autoalimentazione del branco che prevede solo conferme da parte di individui del medesimo sesso.

Quello maschile è un copione che si ripete in molti ambiti, ma purtroppo per noi questo stato di calamità non farà che cancellare diritti per il semplice fatto che il punto di vista maschile non è il migliore e soprattutto, esattamente come succede per il linguaggio, non è neutro.

Gli uomini pensano per gli uomini

Gli uomini non hanno esperienza di ciò che è fuori dal loro contesto. Non hanno esperienza di molti fattori più comuni invece al vissuto femminile: non hanno esperienza di volenza subita – si pensi ad esempio a quanto successo nei gruppi di stupro digitale* [vedi nota dell’editore, a fine articolo] su Telegram oppure alla preoccupante impennata di violenza tra le mura domestiche.

Quello che ho notato è che invece molti tendono subito ad assolversi giustificando l’accaduto con la frase “non siamo tutti così”, “io non l’ho mai fatto” – ignorando che smarcarsi da una situazione non equivale a prendere posizione contro un fatto sbagliato.

Quante mani maschili avete assistito alzarsi in questi giorni a chiedere a gran voce “perché non chiamate più donne?” eppure pare che l’incompetenza (maschile) di alcuni portavoce del governo sia evidente.

Mi riferisco soprattutto alla disastrosa gestione della salute in Lombardia, dove la leadership femminile non è decisamente di casa, con i vergognosi siparietti quotidiani capitanati da un imbarazzante #tuttimaschi.

L’alternativa dell’uomo al comando è sempre e solo un altro uomo al comando?

La task force messa in campo(altra definizione al maschile tanto cara al vocabolario calcistico), per la fase 2 del coronavirus vede solo 4 donne su 17 nomi.

4 su 17 è davvero troppo poco.

E prima che qualcuno mi dica “ma le donne sono competenti?” la mia risposta è “perché, gli uomini lo sono abbastanza?” Stiamo dando per scontato che la professionalità dei maschi sia superiore nonostante non ci siano evidenze che sia così, anzi, ad ora quello che stiamo vedendo in Lombardia è abbastanza drammatico. Personalmente ogni volta che mi viene snocciolata la carriera di qualche maschio di spicco in automatico penso alla quantità spropositata di donne capaci e in gamba che non sono state prese in considerazione e quante hanno dovuto rinunciare.

Un po’ come accadde con Napolitano, che nel 2013 chiamò 10 saggi per mettere a punto le riforme istituzionali. Solo uomini, come se le donne non fossero in grado di decidere e di partecipare alla vita politica.

La fatina dei denti e i bambini

La premier Neo Zelandese Jacinda Ardern in una conferenza stampa ha rassicurato i bambini che la Fatina dei Denti e il Coniglietto Pasquale sono lavoratori e lavoratrici essenziali e pertanto, per quanto possibile nonostante le restrizioni, cercheranno di essere presenti nella vita dei più piccoli. Una dichiarazione non da poco in una situazione dove i piccoli sono spariti dai decreti. Portiamo a spasso i cani ma non i bambini, come se fossero capaci di attutire i colpi di questa chiusura come fossero adulti. Non è così, e a loro la socialità manca tantissimo, e esprimono il disagio secondo modalità spesso criptiche.

Quanti uomini al governo sanno questa cosa e se ne sono accorti? Quanti di loro hanno passato abbastanza tempo coi figli da aver maturato questa sensibilità? Perché Conte non fa una conferenza dedicando parole di cura e attenzione anche ai piccoli che si sentirebbero chiamati in causa in prima persona? Un grande che parla a loro, in TV.

Le donne ci sono, siete voi che non le volete vedere

Le donne (e le leadership femminile) spariscono dalle prime pagine dei giornali, dai tavoli decisionali, spariscono dalle interviste – e se faticate a trovarle sappiate che esiste il sito 100esperte.it con un elenco profilato e dettagliato delle professioniste in settori ritenuti maschili che possono prendere parte senza problemi a tavoli di discussione.

Le donne non vengono nominate e quando accade la loro professione spesso è citata al maschile come se solo quella forma sia meritevole di credibilità, come se la femminilizzazione delle professioni e la citazione di entrambi i generi fosse superflua.

La lingua italiana prevede il genere maschile come dominante ma non è un genere neutro.

Femminilizzare i nomi, le professioni, includere anche il femminile nelle descrizioni allarga lo sguardo oltre lo spazio esclusivamente fallocentrico del maschile.

Le donne ci sono. Lavorano. Producono, Fatturano.

Il maschile parla agli uomini, di idee di uomini relative alle esperienze degli uomini.

Lo sguardo maschile non è neutro, non è comprensivo anche del femminile. Questo è l’errore che si fa maggiormente anche in questo periodo.

La narrativa maschile riguarda voi, non noi.

Riguarda la vostra sfera.

Tutte le doti femminili di gestione, comprensione, tutta l’alternativa di punti di vista, di nuove attitudini e visione passa dallo sguardo delle donne.

O ci accorgiamo delle qualità della leadership femminile e valorizziamo questa risorsa, o saranno le donne a pagare il conto più alto di una politica che non le vede, non le ascolta e soprattutto non le calcola.

Cure e aborti: cose che non toccano gli uomini

Un primo segnale di allarme è la grande difficoltà nell’effettuare aborti: normalmente è un circo assurdo poter accedere a queste cure, ora è diventato ancora più complesso perché non considerato attività essenziale nonostante ci sia anche l’opportunità dell’aborto farmacologico. E ovviamente questo disservizio cala come un machete sulla testa delle donne.

Siamo meno curate, ma meno studiate.

Le donne reagiscono diversamente alle cure mediche – anche in questa emergenza muoiono meno donne rispetto agli uomini.

Veniamo credute meno, il dolore che proviamo viene ascoltato meno dai medici perché viene dato per scontato che sopportiamo di più.

Tutto rema contro, e se non facciamo qualcosa per alzare la voce e farci sentire c’è il rischio che ci zittiscano per sempre.

Se le donne non ci sono, ci sarà un motivo (spoiler: il motivo è quasi sempre un uomo)

Il motivo è che le donne, con la loro leadership, femminile o meno, non vengono cercate, vengono occultate e vengono accantonate per far spazio a un uomo non necessariamente competente.

E se pensate che possano non essere brave, guardate il vostro politico di riferimento e domandatevi: se fosse una donna, avrei la stessa opinione di lui?

Ve lo dico io: no. No perché in automatico lo considerereste meno.

Magari ti interessa
gentilezza

Io in questa emergenza ho deciso di ascoltare solo le donne. Fate questo sforzo anche voi. Provate a guardare l’effetto che fa.

Un po’ come quando abbiamo seguito i mondiali di calcio femminile.

Ricordate? Tra urla di maschi indignati che pensavano alla morte del calcio, molti si sono dovuti ricredere e hanno visto un gioco fuori dall’ordinario, talentuoso, ricco di spunti e soprattutto scevro di sceneggiate da fallo (sarà la definizione, forse) – poche chiacchiere e molto gioco.

Ecco, non sapete che cosa vi state perdendo a non aprire i tavoli allo sguardo femminile.

Io ascolto solo le voci femminili.

Gli uomini mi riempiono di ansia e mi sanno solo di proclami e arroganza gratuita.

Ho scelto tra le voci femminili due che mi danno serenità e obiettività nonostante questo momento di grande incertezza:

Ilaria Capua, la virologa straordinaria, e Roberta Villa, giornalista scientifica.

Per il resto i vari Burioni, Gallera, Fontana e Conte li lascio a voi.

Preferisco la chiarezza, la pacatezza, i ragionamenti condivisi e la capacità di ascolto delle donne. Insomma, una leadership femminile.

Provate: vedrete che tutto vi apparirà più gestibile. E vivibile.

E se poi siete a corto di come intrattenervi, guadate su twitter i minivideo di Chiara Alessi #Designinpigiama – piccole perle di sapere da 2 minuti e 20 secondi – cultura regalata nel tempo di un tweet, ad opera di una donna che narra, racconta e restituisce una dimensione di vivibilità a questa serrata.

Voi ascoltate le donne? Le promuovete? Le sostenete?


*Nota dell’Editore

L’autrice ha utilizzato il termine “Revenge Porn” (“pornovendetta”, secondo l’Accademia della Crusca) in quanto è una parola ormai chiara al grande pubblico.

Facendo seguito ad alcune riflessioni sollevate da parte di persone che sono state vittime di atti a sfondo sessuale su Telegram, abbiamo deciso di optare nei nostri articoli per il termine “stupro digitale”, in quanto il fenomeno di cui si parla è legato all’esercitare, all’esporre o all’evocare digitalmente atti sessuali non consensuali sul corpo di un’altra persona.

In giurisprudenza si comincia a fare la differenza tra pornovendetta e stupro “virtuale”. Le due cose possono coincidere, ma non sono sempre la stessa cosa. Tuttavia la parola “virtuale” ci sembra relegare l’atto di violenza a una dimensione intangibile, dove non fa danno. Per questo motivo, con l’accordo dell’autrice, abbiamo deciso di utilizzare “stupro digitale”.

(Andrea Trombin Valente, Direttore Editoriale di Purpletude)

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