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Pubblicità Covid: grazie, ma anche basta

Pubblicità Covid: grazie, ma anche basta

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Non so voi, ma io comincia ad averne abbastanza di questi filmati di brand che si sbattono per farmi sapere quanto ci sono vicini, quanto sono amorevoli e quanto sono attenti dietro le mascherine negli spot Covid, versione moderna delle pubblicità progresso.

Grazie eh, vero, lavorare in questa situazione non è stato facile e non lo è tutt’ora, ma dopo due mesi di lockdown direi che un po’ me lo aspetto che un brand ormai abbia preso le giuste precauzioni e i video lacrimevoli, che tanto mi piacevano all’inizio della pandemia, ora mi suonano un po’ troppo ridondanti.

Abbiamo capito.

Sto citando puramente a memoria rispetto a quello che mi ricordo, ma se non sbaglio tra i primi a comunicare ci sono stati Esselunga, Vodafone, le M di McDonald distanziate e poi non ricordo altro.

Ricordo che un supermercato (Esselunga sempre? Boh) aveva rilasciato un comunicato in cui chiudeva una domenica per permettere al personale di riposare visto il super lavoro e qualcun altro che ha aumentato lo stipendio ai dipendenti viste le difficoltà (potrebbe essere Rana, ma potrei sbagliarmi).

Fatto questo tutto il resto è passato in sordina, perché se lo fai adesso vuol dire che lo stai facendo in ritardo.

Anche in emergenza è importante essere tempestivi

Capisco la necessità di molti brand di stoppare comunicazione e rivedere produzioni, ma a due mesi di lockdown se ancora mi stai a raccontare che fai mettere le mascherine e uniti ce la faremo, francamente mi sai di persona non aggiornata, in ritardo e un po’ anche “ci mancherebbe altro che non lo facessi!”

Se non parli e non comunichi durante il momento caldo, con coraggio, tutto quello che fai dopo è acqua passata.

L’investimento per dire ora cosa si fa per il Covid è assolutamente piallato e livellato come qualsiasi altra pubblicità.

Non diteci ce la faremo

Per favore, basta anche con la retorica del Ce la faremo – uniti si può, ma l’importante è stare distanti.

Grazie ma basta, basta davvero.

Siamo in una fase in cui siamo stati rinchiusi, siamo stati responsabili, ci siamo ammazzati di pane e impasti, di lavoretti per i bambini, ci siamo urlati dalle finestre quanto ci volevamo bene, inno compreso.

Basta.
Abbiamo dato.

Raccontateci qualcosa di diverso che non sia chissà che futuro raggiante abbracciati o felici.

Usciremo, siamo usciti, stiamo uscendo con mascherine e disinfettante.

Questo siamo.

Igienizzante mani al posto dei trucchi e l’impossibilità di metterci il rossetto altrimenti ci conciamo come Joker (e lo stato mentale, ammettiamolo, è un po’ simile).

Non andrà tutto bene, andrà come deve andare.

Ma trovate campagne che siano credibili e non finte. Dateci messaggi sensati. Basta retorica.

Soprattutto non dite cose che non hanno nulla a che fare con il vostro brand.

Ho un complimento da fare, per un brand che si è mosso in ritardo ma a mio avviso si è posizionato correttamente e ha detto la cosa giusta: STAR – che racconta le cucine degli italiani.

Pubblicità da Covid: quella del brand Star, seppur tardiva, ha il pregio di rappresentare una realtà… realistica

Ammette una cosa vera sui suoi prodotti: il fatto che spesso li releghiamo in fondo alle dispense, dimenticandoceli.

E che in cucina gli italiani hanno fatto più che cucinare. In quelle scene c’è anche una ragazza disperata che piange. Grazie per averla messa perché è vero: abbiamo anche pianto.

Di fronte al niente, non per forza per una perdita ma perché il crollo emotivo l’abbiamo provato tutti e non dobbiamo vergognarcene.

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Quello, almeno, è vero.
Ed è vero che ci sono brand che più di altri hanno il diritto di dire c’eravamo e ci siamo.

Gli altri si vedrà.

Le produzioni? Benvenuti nel mondo dei freelance

Spezzo una lancia a favore di noi freelance che da sempre lottiamo e produciamo con costi limitati e facciamo buona creatività.

Il momento del lockdown sta costringendo molte produzioni a immagini di repertorio già esistenti oppure a microfilmati quasi autoprodotti spesso girati con poco più che un telefonino e sempre in luoghi chiusi.

Benvenuti nel fantastico mondo dell’arrangiarsi con quello che si ha, ma facendo buona creatività.

Per noi è la norma produrre in queste condizioni e far quagliare idee anche con le mani legate.

Nulla di strano.

Ma, ribadisco, basta immagini di videochiamate, di allegria per forza, di sorrisi dietro le mascherine con “ricominciamo”.

Ok, sì, stiamo ricominciando, sperando di non finire segregati di nuovo.

Ma cambiate registro.
O state zitti, che magari è pure meglio.

Raccontatemi: c’è una comunicazione che vi ha particolarmente colpito?
Emotivamente quelle che vedete ora hanno su di voi lo stesso effetto?
C’è un brand in cui avete cominciato a credere dopo questo lockdown?

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