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I 5 pilastri del piano d'azione ONU per lo Sviluppo Sostenibile I 5 pilastri del piano d'azione ONU per lo Sviluppo Sostenibile

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Prima che sia troppo tardi: l’Agenda ONU per lo Sviluppo Sostenibile

“Possiamo essere la prima generazione a porre fine alla povertà; così come potremmo essere l’ultima ad avere la possibilità di salvare il pianeta.”

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In questi tempi si parla molto di sostenibilità.
È un tema di moda, per così dire.
Ma quanto ne sappiamo davvero?
Cosa stiamo facendo, e con che consapevolezza?

Quanti di noi hanno letto l’Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile?

Se ne parla tanto, sì, ma la narrazione è incompleta e, per certi aspetti, fuorviante.

Incompleta, perché sembra che la sostenibilità riguardi “solo” la salvaguardia dell’ambiente; fuorviante perché sembra rivolgersi solo alle Nazioni.

In realtà:

  • il Pianeta è solo una delle cinque aree di intervento, insieme a Persone, Prosperità, Pace e Partnership
  • l’Agenda ingaggia ripetutamente, nel perseguimento dei suoi 17 obiettivi, ciascuna persona, anche singolarmente

Al di là dei contenuti, l’Agenda ONU 2030 è un testo molto bello, motivazionale per certi aspetti.
Trentacinque pagine in cui si parla di ambizione, di nuove generazioni, di sforzi consapevoli, di azioni e di “noi popoli”, come già avvenne – esattamente settant’anni prima – nell’atto che sancì la nascita delle Nazioni Unite.

Si impegnano gli Stati e anche tutti noi, come uomini e donne, in atti concreti per la sostenibilità. Vediamo quali:

Pianeta

Anche grazie alle campagne di sensibilizzazione sull’inquinamento marino, sull’uso delle plastiche, delle emissioni inquinanti e – soprattutto – grazie al movimento globale dei giovanissimi, con il loro “sciopero del venerdì”, di ambiente si parla.

Anche nell’Agenda la preoccupazione è talmente alta che il clima e la salvaguardia del Pianeta sono discriminanti per ogni azione.

Personalmente, sono entusiasta nel vedere i ragazzi e le ragazze così impegnati.
In Italia era dal 1991 che non si creava un movimento organizzato di “studenti medi” per un obiettivo (e non contro qualcosa o qualcuno).

Quello che mi dispiace è la parziale inconsapevolezza del loro agire.

La maggior parte di loro è attento nel quotidiano (non usa plastica, si muove in bici o a piedi, ecc.); eppure sono convinti che le loro singole azioni, fuori del movimento, siano praticamente irrilevanti.

È chiaro che senza politiche nazionali e internazionali congiunte su certe situazioni macro è praticamente impossibile agire.
Ma loro sono gli adulti di domani; e perciò i dirigenti, politici, imprenditori e genitori di domani.
Hanno il potere di rendere normali comportamenti virtuosi e gettare nel dimenticatoio noi vecchi usurpatori del Pianeta.

Dovremmo sostenerli nelle loro battaglie, imparare da loro, imitarli, per quanto le nostre pigre routine ce lo permettano.

Persone

Sono i poveri e gli affamati di tutto il mondo a causa dei conflitti e del “caos climatico”. Sono uomini, donne e bambini ridotti in schiavitù; discriminati a causa della loro etnia, lingua, religione, casta, orientamento sessuale.

Sono le vittime delle guerre. Se pensiamo di non essere responsabili, ricordiamoci che l’Italia – insieme a USA, Germania, Gran Bretagna e Francia – è titolare del 60% delle esportazioni di armi nel mondo e, da sola, tra i principali produttori di mine anti-persona. Per capire come ci riguardi, si consideri che dieci importanti istituti di credito italiani investono i nostri risparmi e i nostri fondi pensione nell’industria bellica, perché immune dalle crisi finanziarie.

Sono lavoratori e lavoratrici per i quali, ancora nel 2015, l’Agenda deve impegnare a garantire loro condizioni dignitose (Obj 8). E la dignità include un’equa retribuzione e un ambiente salubre e sicuro. Ma va oltre: si deve ancora lavorare per garantire ambienti di lavoro inter-genere, intergenerazionali e interculturali, in cui le persone si sentano motivate a stare, al di là del bisogno.
In Europa basterebbe liberarci di stereotipi e preconcetti, basterebbe applicare le leggi.

Sono i detenuti, il 31% dei quali (anche nel mondo occidentale) è in carcere senza essere stato condannato.

Sono i bambini e le bambine cui è negata un’istruzione adeguata: oltre il 50% di loro non soddisfa gli standard minimi di competenze in lettura e matematica.

Sono gli anziani e i malati che non possono accedere alle cure e all’assistenza.

Sono i disabili e gli inabili cui è negato l’accesso a svariati servizi per l’inadeguatezza delle strutture.

Sono, ovviamente, le donne.
Nel mondo, 650 milioni di spose bambine e 303mila donne morte – in un solo anno – per le conseguenze del parto (per intenderci, l’intera popolazione di Bolzano, Arezzo e Lecce insieme).
In Italia, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni (7 milioni di persone) ha subito almeno una volta nella vita violenze fisiche o sessuali.

C’è molto da fare, nel sollecitare le Istituzioni, certo, e anche individualmente, nel nostro quotidiano. Nel non voltarci per non vedere le situazioni di disagio che abbiamo sotto gli occhi.

Prosperità

Delle Nazioni e individuale.

Eh sì, perché l’Agenda parla espressamente di “assicurare che tutti gli esseri umani possano godere di vite prosperose e soddisfacenti” (Preambolo).

Largo spazio viene dato alle micro e piccole imprese, alla creatività e all’iniziativa di tutti, soprattutto dei giovani.

Finalmente, viene sfatato il mito per cui la sostenibilità è un tema da volontariato, filantropia o brand washing. La sostenibilità è profittevole.

Ed è tanto vero che, in Italia, Confindustria ha presentato il suo Manifesto della Sostenibilità e la CGIL ha aperto una piattaforma condivisa di confronto sui temi della sostenibilità e sugli impegni che i lavoratori e le lavoratrici si assumeranno in questa direzione.

Perciò: niente alibi.

Pace

Non solo nel senso di astensione dalle guerre ma nel senso di società pacifiche e inclusive, in cui ciascuno si senta libero di esprimere la propria personalità e il proprio pensiero (e in epoca di haters vale la pena sottolinearlo).

Con istituzioni forti, oneste ed etiche, libere dalla corruzione e dalla tentazione di abusare del potere (non credo serva ricordare le cronache italiane di questi ultimi mesi).

Partnership

Internazionale e “di tutte le persone” (Preambolo).

Le nuove tecnologie e la nostra natura sociale ci offrono mille opportunità per aggregarci, confrontarci, sostenerci e agire insieme: i giovani, in questo, ci stanno dando una grande lezione.

Insomma, ciascuno di noi può portare il proprio contributo in tutte o parte di queste aree, con piccole azioni concrete che, se singolarmente sembrano insignificanti, sommate possono fare un’enorme differenza.

Ed è esattamente così che l’Agenda è stata pensata, per essere agita “dal basso”, come spinta ai Governi.

“Possiamo essere la prima generazione a porre fine alla povertà;
così come potremmo essere l’ultima ad avere la possibilità di salvare il pianeta.”

(Art 50 – Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile)

 

Risorse utili per approfondire:

https://www.un.org/sustainabledevelopment/development-agenda/

https://sustainabledevelopment.un.org/hlpf/2018

http://asvis.it/rapporto-asvis-2018/

https://www.istat.it/it/files/2018/07/SDGs.pdf

https://ec.europa.eu/eurostat/web/sdi

Appassionata di crescita e condivisione, affamata di conoscenza e confronto, inguaribile ottimista sulla possibilità di ciascuno di contribuire al bene comune, dopo 17 anni nel mondo sales e marketing, nella mia vita attuale sono trainer e facilitatrice supportando lo sviluppo dei singoli e dei team e la gestione costruttiva dei cambiamenti e delle relazioni.

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Come cambiare il passato, cambiando la nostra storia

Il passato è un insieme di fatti accaduti, che non possono essere cambiati. Ma possono essere ritagliati, adattati, rimontati, affinché veicolino una storia diversa, interpretata nella luce del presente.

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“Toc, toc… sono il passato. Ti porto le mie imperfezioni. Sono così faticose da sopportare. Che ne diresti di provare a correggerle? Prova, dai. Cosa ti costa?!”. “S’accomodasse!” rispondiamo noi “Vediamo che si può fare”.

È così che inizia la scena e sappiamo bene come finisce. Ci siamo noi che viviamo nel presente con gli occhi rivolti verso il passato. Pensiamo di tutto e facciamo di tutto qui nel presente, ma le cose là nel passato non cambiano.

Procediamo letteralmente “a rotoli”. Ci rotoliamo su noi stessi per cercare di affrancarci da rimorsi e rimpianti. Tuttavia, non funziona. Le imperfezioni rimangono e noi siamo sempre più frustrati. Se il passato è imperfetto, allora il presente, che in quel passato affonda le radici, comincia ad apparirci sempre più imperfetto anch’esso.

Ma… si può modificare il passato nel presente?

Nel momento in cui il passato bussa alla porta del presente siamo come presi da un’irresistibile tentazione: aprirgli la porta e farlo accomodare.

“Ci sarà un modo per ripulire quelle macchie!”, ci diciamo.

Il resto è andato bene, ma quelle tre o quattro imperfezioni, le macchie, ci stanno proprio male.
Il tentativo di ripulire il passato per poi riporlo in ordine nella bacheca dei trofei può diventare una vera e propria compulsione. Difficile resistere.

Aprire le porte al passato per cercare di cambiarlo è un’azione così semplice e naturale, che si dà per scontato abbia un senso. Tuttavia la domanda rimane: il passato si può modificare nel presente?

La contemplazione del passato

Ritornare con la mente al passato e contemplarlo è un’abitudine che io ritengo sana per tutti. Riguardo a me poi… è un meraviglioso passatempo. Osservare ieri a partire da oggi.

Se ci pensi, è un po’ come passeggiare lungo un viale e vedere sui tronchi degli alberi cresciuti le incisioni prodotte dal nostro passaggio. Parole, disegni, graffi, levigature, incisioni, abbellimenti, macchie di sangue o di lacrime, briciole.

Su quelle cortecce si trova di tutto, perché di tutto è accaduto.
Su quel viale siamo caduti e ci siamo rialzati, abbiamo riso e abbiamo pianto, abbiamo cantato e abbiamo urlato. E qualche volta abbiamo dormito lunghi sonni.

Il passato non può essere modificato nei fatti, ma nel senso

Il passato è per ciascuno di noi un insieme di fatti accaduti. E i fatti accaduti, come dice la parola, non possono essere disfatti. Tuttavia, il passato è anche l’interpretazione di quegli stessi fatti.

L’ultima carezza ricevuta è triste, la prima gioiosa. Un pugno dato fa male, ma a volte fa anche bene.
I fatti non possiamo cambiarli, ma il senso che gli abbiamo attribuito, si. Anzi, lo facciamo spesso, tutti.

Le ferite non si cancellano, ma possono cicatrizzare. E le cicatrici ogni tanto fanno male, ma almeno non sanguinano più.
Quindi, non si può cambiare il passato, ma si può cambiare l’effetto che, tramite il ricordo, il passato ha sul presente.

Come cambiare il passato

Penso che ognuno di noi in pratica sappia cambiare il passato, ma temo non sappia come farlo di proposito. Così, quando vogliamo dare una lucidata a quello che è stato, non sempre imbocchiamo una strada “utile”.

Qual è dunque una ricetta per cambiare il passato?
Accettare i fatti e modificare le interpretazioni.

Ossia, piuttosto che cancellare le macchie, modificare luci e ombre.

Immagina…

Prendi un album di foto del tuo passato. Guardalo.
Adesso torna da capo e comincia a cambiare l’ordine delle foto. È lo stesso passato quello che vedi?

Adesso prendi un paio di forbici, comincia a ritagliare le foto e sposta le persone all’interno delle stesse foto o muovile da una foto all’altra. È ancora lo stesso passato quello che hai di fronte?

Concediti adesso la possibilità di realizzare spostamenti da una pagina all’altra. Viaggia nel tempo. Da un anno all’altro, da una famiglia all’altra, da un’epoca all’altra. È ancora lo stesso passato?

Adesso prendi queste strane “foto” che hai realizzato e disponile davanti a te.

…e incornicia

Nessuna foto ritrae fatti realmente accaduti, eppure adesso che le guardi ti sembrano il ritratto perfetto di ciò che vuoi ricordare in questo momento.

Nessuno di noi può modificare i fatti, ma tutti noi possiamo prenderci cura di incorniciare ciò che è accaduto ieri alla luce di ciò che siamo oggi e stiamo per essere domani.

L’arte di cambiare il passato ha a che fare con la cornice, molto più che con il dipinto.

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Una biblioteca di spunti

I libri sono il contributo che le persone, nel corso dei secoli, hanno portato al discorso comune sulla realtà, a un dialogo tra punti di vista.

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La biblioteca. Ci sono un sacco di libri sugli scaffali di una biblioteca oggi. Molti di loro sono coperti da un velo di polvere. Qualcuno ha scritto parole che nessuno leggerà più.

A quei libri non rimane altro che starsene lì, sugli scaffali, un po’ come gli alberi nei boschi.
Aspettano che qualcuno cammini alla loro ombra.

Quando cammino lungo i corridoi di una biblioteca mi sento profondamente calmo, come mi capita quando cammino tra gli alberi di un bosco. Avvolto dalle parole del passato mi sento calmo e a mio agio. Non ho bisogno di sapere nulla più di quello che posso osservare dal dorso dei libri: titoli, autori, talvolta date di pubblicazione e case editrici.

I miei occhi scorrono sul dorso dei libri ed è come se leggessi una pagina di appunti. Idee non ancora approfondite e al tempo stesso perfetti riassunti di idee già sviluppate.
È come se su quegli scaffali centinaia di persone avessero lasciato il loro piccolo contributo ad un tentativo di discorso comune sulla realtà, ad un dialogo tra punti di vista.

Se anche volessi approfondire il contributo di ogni autore, mi rimarrebbero sempre troppi scrittori non letti.
Così decido di non scegliere, di non approfondire. Rimango in superficie e spazio.

Lascio che nel mio campo visivo si accostino idee differenti e che il mio cervello venga impregnato di spunti. Ci pensi lui, se vuole, a trovare un filo conduttore. Del resto sono sempre parole di esseri umani. Il legante non manca.

Ai titoli si mescolano altri spunti.
I talloncini che indicano il settore: Fantasy, Storia, Geografia, Scienza, Narrativa, Medicina, Geologia, Zoologia, Musica, Arte.
I nomi degli autori: Mark Twain, Keri Smith, Austin Kleon, Paul Watzlawick, Gegory Bateson, Arthur Conan Doyle, Kafka, Italo Calvino, Paulo Coehlo, Hermann Hesse, Chip Chace, Miki Shima, Thomas Moore, Omero, Alessandro Manzoni.
Tavolta si aggiungono anche gli anni di pubblicazione. 1899, 1900, 1950, 1953, 1978, 2006, 2009, 2018.

E il mio cervello come all’ombra degli alberi di quel bosco che è la storia dell’essere umano continua a incamerare spunti, come punti su una pagina bianca. Sembrano le stelle nel cielo scuro. Noi vediamo punti luminosi, ma in realtà quello che abbiamo davanti è la storia dell’universo. Molto di quello che vediamo è già accaduto o deve ancora accadere. Una mappa in cui è compreso tutto quello che è stato, è e sarà.

E io mi sento tranquillo. Ero entrato spinto dal desiderio di prendere in prestito un libro, ma in questo momento non ne sento più il bisogno. Tanti sono gli stimoli che mi vengono quando non scelgo e mi limito a scorrere i titoli dei libri.

Poi giungo ad un reparto che si distingue dal resto perché pieno di colori.
È il reparto dei bambini o quello dei fumetti. In quel momento mi piace prendere un libro in mano. Aprirlo e osservare questi appunti diversi. Disegni, colori, forme e rare parole. Spesso sono libri di grande formato, con pagine grandi, da abbracciare. E il mio cervello continua a incamerare spunti come punti su una pagina bianca.

Alla fine non ho preso nessun libro. Eppure sono soddisfatto.

Adesso cammino per le strade della città in cui mi trovo. Non ci sono più mensole piene di titoli, ma case piene di persone.
Il mio cervello continua a ricevere spunti, come fossero punti su quella pagina bianca.

Tutti i libri alla fine parlano dello stesso mondo, ma da un punto di vista diverso. Così tutte le persone che incontro guardano e reagiscono allo stesso mondo, ma dal loro punto di vista. Sono tutti spunti che come punti popolano la mia mappa della realtà.

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