Connect with us

Innovare

Comportati sempre come se ti stessero osservando (che poi è quello che succede…)

Ci preoccupiamo di fare sempre di più ma spesso si tratta di fare meno. E soprattutto bene.

Pubblicato

il

“Difendi la tua integrità come una cosa sacra. Niente è più sacro dell’integrità della tua stessa mente.” Ralph Waldo Emerson

C’è un gran parlare di leadership, di personal branding, di creare un’immagine forte e riconoscibile.

Di veicolare on line un’immagine in grado di ottenere attenzione, fiducia e farsi acquistare (o scegliere come preferisco dire).

C’è un gran parlare, ed un gran numero di consigli, probabilmente più di quanti ce ne servano. Si tira in ballo la scienza, la legge dell’attrazione, i chakra. Si cerca di inventare sempre nuove soluzioni. Eppure la strada per quanto lunga, dura ed incerta, non è così difficile.

Anche in questo non c’è affatto bisogno di inventare la ruota, un’altra volta. C’è una frase di Emerson che vale ancora oggi. Anzi probabilmente oggi, al tempo dei social, è doppiamente vera.

“Difendi la tua integrità come una cosa sacra. Niente è più sacro dell’integrità della tua stessa mente.”

La leadership, il personal branding, farsi seguire e farsi scegliere riguarda l’integrità

Farsi seguire come leader, farsi seguire nel web, essere un punto di riferimento, farsi scegliere, sono tutte cose che riguardano l’integrità.

Sono d’accordo con Jeffrey Gitomer quando dice di non credere a coloro che comprano da qualcuno perché pensano sia bravo anche se non gli piace.

In realtà ha poco senso, è molto più credibile che compriamo e seguiamo coloro che reputiamo non solo bravi ma anche giusti.

Gli stessi consigli detti da due persone hanno un peso diverso, e scegliamo di seguirli non tanto in base a come ci vengono comunicati ma in base a quanto ci fidiamo.

Parafrasando una pubblicità diventata tormentone alcuni anni fa, anche nell’era dell’apparire, potremmo dire che la fiducia è tutto, l’immagine è zero.

E qui si torna alla regola aurea, che dovrebbe guidarci quando comunichiamo e quando ci promuoviamo (non fare agli altri ciò che non vorresti sia fatto a te).

Che significa anche pensare, ricordare, che le persone sono più uguali a noi di quanto pensiamo.

Vuoi farti scegliere? Pensa come scegli tu le persone. Sii coerente.

Oltre (ciò che dice ) Sinek c’è di più

Da quando, anche in Italia, “start with why” è diventato cool, vado dicendo di andarci con i piedi di piombo, di non credere che sia davvero la soluzione a tutto.

Credere in qualcosa o dire di credere in qualcosa, il perché, non è che un inizio. Ma di strada ce ne è moltissima davanti.

La sfida, la differenza, è rendere palese, tangibile, visibile, il tuo perché.

E non si tratta più di parole ma di parole non dette, di pensieri tra le righe. E soprattutto di azioni.

L’integrità è dunque allineare valori ed obiettivi, come ha giustamente scritto Silvio Gulizia in un articolo a proposito dell’integrità.

I valori non sono buone intenzioni. Sono cose concrete, che definiscono operativamente la tua vita. E che, alle volte, possono anche cambiare e cambiarla. I valori si riconoscono nelle azioni, che a loro volta devono discendere dai valori e incarnarli. (Silvio Gulizia)

Comportati come se ti stessero osservando

La strada per diventare riconoscibili, per ottenere fiducia non è fatta da titoli o promesse ma da comportamenti ed azioni quotidiane.

Anche quando non sei sul palco, anche quando I riflettori sembrano ignorarti.

Comportarsi sempre come se ti stessero osservando non perché ci possa essere davvero qualcuno a guardarti ma per essere integro, allineato.

Se poi ci mettiamo, che sui social, ogni cosa è davvero pubblica, il passo è breve.

Comportati sempre come se ti stessero osservando.

Ogni altro consiglio…beh potrebbe essere valido ma viene dopo di questo.

Alla ricerca dell’integrità (nel web, sui social, nella vita)

Ancora una volta si tratta di farsi domande oneste e rispondere in modo onesto.

  • Chi sono? >>> Chi dico di essere?
  • Cosa predico? >>> Cosa faccio?
  • Cosa vendo? >>> Funziona?
  • …(continua tu)

Si tratta di dire No a ciò che non è coerente con i tuoi valori e con te stesso

Ne ho parlato più volte in questi anni. Il personal branding, la riconoscibilità (ed anche l’integrità) è caratterizzata soprattutto da rinunce.

Periodicamente mi capita ad esempio di sentirmi ignorato. Poco traffico sul sito, poco engagement, poche richieste dei clienti. Viene forte la voglia di spammare come se non ci fosse un domani, di buttare 50 euro in ads e portare un po’ di gente per sentirmi meno solo. Di mettere su una landing veloce e metterci una bella promessa del tipo “Clienti sicuri e veloci…”

Non lo faccio. Non perché sia così buono o integro. Non tanto per amore del prossimo. Ma per amore di me stesso.

Sarebbe tradire ciò nel quale credo, ciò che sono. Ed integrità è anche questo: non tradire ciò che sei.

[clickToTweet tweet=”Integrità è anche questo: non tradire ciò che sei.” quote=”Integrità è anche questo: non tradire ciò che sei.” theme=”style2″]

Di contro è facile vedere una serie di omini ed aziende che predicano bene e razzolano male.

Penso ad esempio ai vari guru dell’inbound marketing che ti perseguitano con le loro mail non richieste. O alle aziende che vendono digitale, glorificando il potere del digitale, e lo fanno tempestando le città con chiamate e freddo e porta a porta.

Guardo spesso queste cose e mi incoraggiano. Solo l’integrità porta a veri risultati, anche se oggi sembra sia tutto in salita.

Scrittore semplice | Co-Founder Purple&People | Papà di Nicolò, Giorgia, Quattro (Schnauzer) e Pixel in crisi (libro) Aiuto le persone a trovare-raccontare-vivere il proprio scopo. Qualcuno parlerebbe di Personal Branding ma preferisco dire “Posizionamento personale”. (Perché non riguarda affatto solo il tuo lavoro e perché l’obiettivo è vivere pienamente e non essere scelti da uno scaffale.)

In primo piano

Coltivare la bellezza dentro e fuori

Coltivare la bellezza richiede una quotidiana cura di sé, del proprio corpo, della propria mente. Al tempo stesso alimentare la bontà significa impegnarsi altrettanto quotidianamente nella cura degli altri e del mondo.

Pubblicato

il

coltivare la bellezza

Come coltivare la bellezza dentro e fuori da noi?
A questo tema secoli fa i greci dedicarono un’espressione che da allora ha ispirato e guidato un gran numero tra uomini e donne: kalos kai agathos.

Kalos potrebbe essere tradotto con bello e Agathos con buono. Kalos kai agathos starebbe dunque per bello e buono.
Tuttavia, questa traduzione non rende! Nelle parole bello e buono infatti c’è tutto, ma al tempo stesso manca ancora qualcosa.
la Grecia classica, con tutta la sua mortalità e immortalità, universalità e località.

Essere kalos kai agathos significa essere di una bellezza umana, razionale e finita, e al tempo stesso di una bontà divina, folle e infinita. E soprattutto essere belli e buoni al tempo stesso!

Lo suggeriscono le parole stesse: la k di kalos, esteriore e ordinata; la g di agathos, interiore e passionale.

Coltivare la bellezza interiore ed esteriore come ambivalenza

Chi coltiva la bellezza secondo il principio kalos kai agathos si pone in una condizione di ambivalenza costante. Vive tra controllo e perdita di controllo, tra ordine e caos, tra comprendere e contemplare, tra fare e cercare, tra pensiero e passione.

Il controllo e il rigore che alimentano la bellezza. La perdita di controllo e la dedizione che alimentano la bontà.

Chi persegue questa via si alza al mattino di buon ora e si domanda “Cosa dà valore alla mia vita?”. Prende un foglio di carta e scrive, non quello che pensa, ma quello che sente.

Poi si domanda “Di cosa il mio corpo ha bisogno per vivere al meglio?”.  A quel punto osserva e pensa e, se serve, studia.
Quindi beve un bel bicchiere d’acqua, magari due, perché sa che siamo fatti per il 70% di acqua. Mette il corpo in movimento, affinché questo respiri aria. Mangia un po’ di tutto, dal momento che sa che il suo corpo è fatto un po’ di tutto (ho parlato della colazione come atto coraggioso qualche giorno fa).

Il contatto con il nostro tormento interiore alimenta la bontà d’animo.
La cura del nostro involucro esteriore crea la bellezza.

Kalos kai aghatos: attraverso le epoche

L’espressione kalos kai agathos si ritrova in diverse epoche della storia greca. Con essa furono descritti gli eroi dell’epoca omerica e al tempo stesso i grandi uomini politici dell’epoca delle città stato (Atene, Sparta).

Come si spiega che gli uni e gli altri fossero kalos kai agathos? Se kalos kai agathos è un guerriero vigoroso che ha cosparso di sangue il campo di battaglia, come può esserlo anche un politico esile che si impegna tutti i giorni per evitare il conflitto tra i cittadini e per alimentare la democrazia?

C’è una sola spiegazione: kalos kai agathos significa essere al tempo stesso di una bellezza divina e di una bontà mortale, in armonia con l’eternità e in sintonia con il momento presente. Parafrasando umilmente Immanuel Kant, belli in quanto in armonia con il cielo stellato sopra di noi e buoni in quanto in armonia con la legge morale dentro di noi.

Immortali e mortali.

Il guerriero combatte per la giusta causa e il politico prende le parti della giustizia: così entrambi sono buoni. Il guerriero e il politico, tengono entrambi la testa alta, lo sguardo rivolto all’orrizzonte, il petto aperto e la pancia leggermente retratta, quando si gettano l’uno nel campo di battaglia e l’altro nell’agora (la piazza dove si animava il dibattito tra i cittadini). Così entrambi sono belli.

Bontà e Bellezza: non si contraddicono pur contraddicendosi

I concetti di bellezza e bontà, non si contraddicano in teoria, tuttavia bisticciano spesso nella pratica! Ed è questo che rende la via del kalos kai agathos non priva di difficoltà.

Coltivare la bellezza richiede una quotidiana cura di sé, del proprio corpo, della propria mente. Al tempo stesso alimentare la bontà significa impegnarsi altrettanto quotidianamente nella cura degli altri e del mondo.

Quando si è giovani e ci si può ancora concedere di vivere la vita un pezzo alla volta, la soluzione sembra semplice: trovare un tempo per sé, in cui coltivare la bellezza, e un tempo per gli altri, in cui coltivare la bontà.

Con il passare del tempo, tuttavia, la vita si fa complessa e non è più così generosa. Da adulti lo sappiamo bene. Le giornate diventano un ring in cui ci sembra spesso di dover scegliere tra noi e gli altri, tra bellezza e bontà. Tuttavia, se scegliamo e scomponiamo la vita in noi e gli altri, stiamo rompendo il binomio kalos kai agathos, ci stiamo arrendendo.

Coltivare la bellezza interiore ed esteriore non significa crearsi due vite in cui essere nell’una belli e nell’altra buoni. Significa coltivare una sola vita in cui bellezza e bontà si alimentino l’un l’altra. Perché nessuno è bello come chi è profondamente buono e nessuno è buono come chi è veramente bello.

Coltivare la bellezza interiore ed esteriore non significa distinguere, ma confondere.

La via del kalos kai agathos è la terza via, in cui l’armonia con il cielo stellato sopra di me, non contraddice quella con la legge morale dentro di me.

Continua a leggere

In primo piano

Fare una buona colazione è un rischio

Fare una buona colazione è come mettere un ottimo carburante in circolazione. Muscoli, cervello, azioni e idee sono tutti più attivi.

Pubblicato

il

Buona colazione

Ci vuole una certa dose di coraggio per fare una “buona” colazione. Mettere in bocca sostanze nutritive, significa ritrovarsi con muscoli e cervello pieni di energia. E chi ha energia in circolazione finisce per agire molto più di quanto reagisca.
Al tempo stesso, mettere in bocca cibi gustosi, saporiti, stimolanti, significa alimentare una sensazione come di “piacere di vivere”. E chi avverte che la vita può essere anche un piacere, finisce per mettersi in gioco più di quanto si faccia mettere in buca.

Quando fai una buona colazione, corri un rischio. È inevitabile!

La colazione è un tema scottante

Quando parlo di colazione con i pazienti ricevo sempre occhiate come di gatto che si sveglia dal sonno! Capisco di aver toccato un tema scottante. Mi rendo conto che le persone non trascurano la colazione per noncuranza. Dietro una colazione minima o assente, c’è sempre un proposito. O forse una speranza.

Negli anni mi sono fatto l’idea che le grandi speranze che dissuadono dal fare una buona colazione sono principalmente due:

  • La speranza di “non avere l’energia per battermi”
  • La speranza di “non farmi prendere dal piacere di vivere”

A volte le due speranze si combinano l’una con l’altra e creano una super-speranza, che porta a consumare una colazione super-minima.

Quelli che “Non ho fame”

Ci sono alcune persone che quando gli parli di colazione abbondante ti rispondono in modo molto deciso. “Non ho fame!”, dicono alcuni, “Un caffè e una brioche mi bastano!”, aggiungono altri.

Entrambi non sentono un istinto verso il cibo e prendono questo dato di fatto come un segno del corpo che dice loro “Sto bene così”.

La prima obiezione che si potrebbe fare loro è che se non offri mai al tuo corpo una buona colazione, il tuo corpo si abitua a non chiedertela. Quindi se il corpo non ha fame, non è perché non ha bisogno di nutrimento al mattino, ma perché si è abituato a non riceverlo.

La seconda obiezione è che chi non dà da mangiare al proprio corpo di mattina, lo sta autorizzando a mangiare se stesso. Purtroppo, infatti, il corpo non è un’automobile, che quando finisce la benzina si ferma. Il corpo ha un piano B: se non ha carburante, usa se stesso come combustibile.

Contrariamente a quanto molti pensano, quando non facciamo colazione, il nostro corpo non si mette a mangiare il nostro grasso, ma i nostri muscoli. Ecco perché non fare colazione, in senso stretto, non fa dimagrire (ridurre la massa grassa), ma ingrassare (ridurre la massa magra).

Quelli che “Proprio non ci riesco”

E poi ci sono gli altri, quelli per cui non fare una buona colazione è una questione etica. In vacanza una buona colazione la fanno. Vorrebbero farla anche a casa, ma proprio non riescono a mandare giù le amarezze della vita che occupano la loro gola.

Costoro preferiscono vivere negandosi il piacere, nella speranza che un giorno potranno liberarsi definitivamente delle amarezze della vita. Allora sì, che si concederanno una buona colazione. Peccato che la vita a volte è amara proprio perché non ci concediamo occasioni per addolcirla.

Costoro, infatti, dicono che al mattino, con tutti i pensieri che frullano per la testa, non riescono a mettersi a tavola a godersi il pasto. Rischiano di perdere la “tensione” che li anima. Preferiscono rimanere focalizzati su quello che la giornata propone: arrivare in ufficio e verificare che tutto sia a posto, tuffarsi in tangenziale e non rischiare di arrivare troppo tardi per sfuggire al traffico, portare prima i bambini a scuola e solo dopo concedersi un cappuccino e una bustina di zucchero al bar.

La maggior parte di coloro che sono animati dalla speranza di non cedere al piacere, tirano la corda fino a dopo cena. Solo allora, dopo aver ingurgitato una pietanza e un contorno, lasciata alle spalle la giornata, si concedono un gelatino o un biscottino prima di crollare sul divano.

Come rettili che cercano di sfuggire al predatore

A pensarci bene, coloro che non si concedono una buona colazione ricordano i rettili che davanti ad un predatore optano per l’immobilità. Se ne stanno fermi, come se fossero morti. Nessun movimento, nessun suono. Respiri lenti, impercettibili. Frequenza cardiaca ridotta ai minimi termini. Riducono il loro metabolismo allo stretto indispensabile. Evitano di consumare per non dover neppure evacuare. Nel mondo animale se non evacui ti rendi invisibile ai tuoi predatori. Con arte, conducono se stessi sul confine tra la vita le morte e si fermano lì ad attendere un segnale che gli dica che possono uscire dal letargo. E quel segnale è che il predatore si è allontanato. Il problema è che stare sul confine tra la vita e la morte è un’arte rischiosa. Soprattutto per chi ci sta costantemente.

Proiettarsi oltre il momento e estendere lo sguardo all’intera giornata che ci aspetta e agire come se volessimo avere tutto il carburante necessario per affrontare le avversità che inevitabilmente la vita ci metterà davanti. Questo significa fare una buona colazione.

Continua a leggere

Treding