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Quando la cultura è digitale: le 6 esperienze da non perdere

Libri, musei, monumenti: il digitale ci dà la possibilità di accedere al patrimonio culturale mondiale dal nostro telefonino.

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Se dovessimo dare una definizione di cultura, quale sarebbe?
In realtà ci sono più di 200 teorie che ne danno una descrizione, tra le più citate però, vorrei ricordarne due:

1) La cultura come il meglio che sia mai stato creato, cioè insieme di opere e oggetti d’arte che devono essere preservate in quanto mantengono una loro delicatezza in posti specifici come i musei.

2) La cultura come un tutto complessivo: insieme di pratiche e convenzioni persistenti che sono sempre in completo mutamento.

La normalità della cultura

Al di fuori dei tecnicismi sociologici, nella vita di tutti i giorni, quando pensiamo alla cultura, immaginiamo un qualcosa di noioso, antiquato, adatto a persone mentalmente “vintage” che fanno parte di pubblici specifici e di nicchia.

In realtà la cultura, al giorno d’oggi, è ben diversa dall’essere uno stagno fermo e capace solo di adargiarsi su vecchi allori, ma è un fiume in piena, ricca di idee e di adattamenti alla nuova società ed alla tecnologia che ci accompagna.

I 6 esempi di cultura nel digitale

Sono tanti i casi in cui l’arte, la storia, la letteratura e molti altri aspetti della cultura sono approdati nel mondo della rete, con risultati molto piacevoli e adatti a qualsiasi persona.

Allora vediamo insieme 6 esempi che meritano di essere visti, esplorati, studiati e restituiti ai nostri figli, coloro che più di ogni altra persona di diversa fascia d’età sono a stretto contatto con il mondo internet.

  1. Google Arts & Culture: un vero tuffo nella cultura e nell’arte, come dice il nome stesso in un immenso portale diretto da Google. Un vero connubio di arte e tecnologie all’avanguardia disponibili a chiunque con la possibilità di “camminare” nei musei e nelle gallerie più famose al mondo per guardare i quadri con una risoluzione mai vista prima. Adatto veramente a tutti senza dimenticare le app per i dispositivi mobili.
  2. TwLetteratura: nato principalmente per il social network Twitter, ora ha integrato una propria app chiamata Betwyll; questa piattaforma consiste nel leggere e commentare sul social le opere e la letteratura. Un grande gruppo di persone che si dedica ad una lettura ed insieme si commenta a colpi di cinguettìo. Un’idea molto interessante chiamata anche Social Reading.
  3. New York Public Library: la biblioteca pubblica della Grande Mela ha avuto un’idea interessante, possiamo definirla rivoluzionaria, oltre che seguitissima. Nell’agosto del 2018 migliaia di persone rimasero incollati alle Instagram Stories dell’account ufficiale, per leggere in questa maniera originale  il testo completo di Alice nel Paese delle Meraviglie. Un uso perfetto ed azzeccato della nuova tecnologia, sfruttando Instagram che è allo stato attuale ha un bacino di persone che raggiunge il miliardo di utenti attivi. In questa maniera sono nate le Insta Novels.
  4. Unesco: come dimenticare un portale che racchiude la cultura nel suo essere. Con il sito ufficiale, è possibile avere tutto il patrimonio mondiale sotto mano, con l’elenco completo, linkabile in ogni voce e le novità di questa grande commisione nazionale.
  5. EduOpen: la cultura può essere vista, ascoltata oppure trasmessa, grazie a questo sito che, in collaborazione con diversi atenei italiani e patrocinato dal Ministero dell’Istruzione, permette una vera e propria conoscenza libera, a disposizione di tutti, con corsi liberamente accessibili per qualsiasi argomento.
  6. Woihanble.com: cosa succede quando una cultura rischia di scomparire? Cerca in tutti i modi di farsi conoscere e la rete è lo strumento perfetto. Questo sito è l’unico al mondo scritto in lingua dei nativi americani, nella comunità dei Lakota. Creato proprio da due nativi, la loro piccola community di persone possono leggere il portale scritto appositamente per loro con news, informazioni e tanto altro.

Insomma, la cultura è ben lontana dall’essere presente solo per chi ha la possibilità di accedere o pagare per riceverla e non ci sono scuse sul fatto che possa ancora essere considerata come un qualcosa di vecchio e noioso.

La cultura è qui, in mezzo a noi, e beneficia di quello che mi piace definire come la “tecnologia buona”.
E voi conoscete altri siti o app di questo tipo? Fatemelo sapere nei commenti!

 

NowPlaying:
Slide, Hara Noda.

Padre di Violante e marito di Tania. Divido la mia vita tra l’insegnamento di informatica e lo studio universitario. Amo follemente la tecnologia di cui ne seguo quotidianamente le nuove uscite, le novità ma sopratutto l’impatto che questa ha nella società. Non mi parlate di motori e gioco del pallone, vi guarderei senza capire una virgola del vostro discorso. Infine mi piace fotografare il caffè, in tutte le sue versioni e situazioni, oltre che a berlo ovviamente.

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La lettura: un atto di ribellione

Quanto si legge in Italia? Cosa si legge? E su quale supporto? I dati ISTAT descrivono una realtà in cambiamento, dove il libro sta diventando uno strumento di ribellione.

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I ribelli leggono i libri

Si sa, la lettura è una di quelle azioni che, all’inizio della nostra storia, viene insegnata prevalentemente a scuola, con i grossi e noiosi libri di storia, italiano, arte e tante altre materie.

Rimane così impressa nella nostra mente l’idea che lettura sia solo per scopi professionali ed accademici; di conseguenza, se prendo in mano un libro, è solo per un esame o una reale necessità.

Oltre a questo, fortunatamente, la lettura da semplice attività di insegnamento,potrebbe divenire una vera passione, un modo per continuare, detta in maniera semplicistica, ad allenare la mente.

Secondo l’ISTAT

Secondo dati ISTAT nel 2017 il 41% della popolazione italiana, dai 6 anni in su, ha letto almeno un libro per motivi che non derivano per forza dal sistema scolastico e lavorativo.

Gli stessi dati dimostrano quanto sia maggiormente interessata, e quindi lettrice, la popolazione femminile (47,1%) rispetto a quella maschile (34,5%).

La prima vera istituzione che insegna l’arte della lettura è proprio la famiglia: laddove ci sono entrambi i genitori che amano i libri e perseguono nella lettura anche i/le propri* figli* continuano questa tradizione con una percentuale dell’80% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni; se non si hanno entrambe le figure che dedicano del tempo a leggere la percentuale si dimezza del 39,8%.

Libro cartaceo o eBook?

In tempi di rivoluzione digitale, gli italiani preferiscono un libro cartaceo o un eBook?

Prima di passare alle statistiche, fermiamoci a capire cos’è e cosa significa avere un libro elettronico: un eBook è un libro in formato digitale e permette di essere letto in tutti quei dispositivi che ne supportano quella tipologia di file.

Per fare un esempio pratico: un eBook, per poter essere letto in un dispositivo Kindle di Amazon, deve essere nel formato mobi, a differenza di altri competitor che possono leggere gli eBook in formato epub.

Ci sono quindi diverse possibilità di leggere in maniera “paperless”, ovvero senza carta.

Sempre secondo i dati ISTAT, un/una ragazz* su 5 con età varia dai 15 e 24 anni, legge questa tipologia di libri, dovuta proprio al fatto di essere un “nativo digitale” e quindi considerare più immediato e comodo il fattore libro elettronico.

Libri contro social

I dati dimostrano un risultato certo: gli/le italian* leggono poco e lo fanno sempre meno.

Non si tratta più della questione formato del libro, cartaceo o digitale che sia, ma da qualcos’altro che ha catturato la nostra attenzione e ci ha letteralmente rapit*, sto parlando della tecnologia e dei social.

Infatti, i dati di wearesocial.com, in collaborazione con Hootsuite, dimostrano statistiche nettamente diverse rispetto alla lettura citata nelle righe precedenti.

Quasi 55 milioni di italiani hanno la connessione ad Internet, quindi 9 persone su 10 accedono alla rete.
35 milioni sono le persone del Bel Paese registrate ad un social network e attive tramite le stesse piattaforme.
E i social sono la fonte d’informazione primaria dei più giovani (il 43% della generazione Z si informa esclusivamente sui social contro il 35% che legge le notizie sui siti di informazione).

Fotti il sistema, leggi

I numeri parlano chiaro, più persone accedono alla rete e meno si dedicano alla lettura; d’altronde leggere è un qualcosa che conviene fare in posizione ferma, comoda e rilassata mentre i social sono l’antitesi dell’immobilismo, rappresentano la velocità, l’immediatezza con una validità dei post che può realmente “scadere” dopo pochi minuti.

Sono una enorme macchina “mangia dati” che ne richiede sempre di più; io la immagino simile alla grande struttura che sfrutta i lavoratori presenti nel fim Metropolis del 1927.

Tutto questo discorso mi fa scattare in mente una scritta su un muro per me molto rappresentativa, per quanto questo genere di street art, se così vogliamo chiamarla, a me proprio non piaccia: “fotti il sistema, studia”.
Una frase così, scritta su un muro, cioè l’immagine opposta a quella che può essere la rappresentazione collettiva dello studio in una biblioteca o dentro una classe, mi ha rapito e l’ho fatta mia.

Usare le stupende biblioteche che abbiamo nelle nostre città, fermarsi e perdersi nell’universo delle parole e delle frasi è la forma più scomoda e discostante che possiamo adottare nella nostra vita.

Ecco quindi che nell’era della globalizzazione, un atto molto più ribelle che uscire da tutti social, è proprio leggere.

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Lavorare per vivere (e non il contrario)

Scegliere la vita che si vuole significa prima di tutto decidere che spazio dare al lavoro e con che modalità affrontarlo. I consigli della Identity Coach.

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Donna al lavoro

Ogni giorno una freelance si sveglia e si fa in quattro per sbarcare il lunario.
Per molte persone l’azienda è uno one (wo)man show: non ci si può permettere di perdere neanche un colpo, neanche una deadline, neanche un cliente. Per lo meno, se si ha l’intenzione di chiudere l’anno in attivo.

Mi rivolgo soprattutto a queste persone che hanno fatto del lavoro indipendente la loro unica fonte di sostentamento, ma credo che anche molte altre possano ritrovarsi: infatti, vorrei riflettere con voi sul fatto che lavoriamo “perché bisogna farlo”.

Le mie clienti mi dicono spesso frasi come:
Lavoro un paio d’ore dopo cena e poi sono troppo stanca per fare altro e vado a letto” oppure “Sì, lo so, avevamo deciso che mi sarei svegliata prima per fare colazione con calma ma ne ho approfittato per rispondere a qualche e-mail”.

Come coach, io tendo a rispondere con un moderato “Parliamone…” che però, nella mia testa, era partito come un “No, no, no e poi no”.

La fregatura più grande: il lavoro nobilita l’uomo

Ah, perché? Mandare avanti una vita di coppia sana ed armoniosa non ci nobilita?
Passare del tempo a studiare, crescere, viaggiare, fare esperienze… non ci nobilita?

E di contro, se trasformiamo il lavoro che abbiamo scelto nella nostra arma letale, questo cosa fa di noi?
Personaggi del Cluedo, alla meglio. La signorina Giulia, in ufficio, con il Modello 730.

Questo vuol dire che il più bel lavoro del mondo non stufa mai? Certo che sì. Normalizziamo questo fatto: ogni attività comporta delle cose fastidiose da fare, ed è normale trovarsi a voler mandare a quel paese una decina di persone alla volta, ogni tanto. Enfatizziamo: ogni tanto.

In quale scenario vogliamo essere?

Bisogna trovare la quadra e capire in che scenario siamo o, per lo meno, vorremmo essere.

Scenario A:
Il lavoro è organico alla vita, e quindi include e facilita le cose che sono importanti per noi.

Un esempio di questo scenario può essere quello della mia cliente L, che ha lasciato un lavoro che detestava per dedicarsi ad un altro che sa fare bene, che le piace e che può fare da casa, facendo vedere ai suoi tre pargoli che si può scegliere!

Quando è venuta da me, L voleva un po’ di aiuto nel reintegrare le altre parti della vita che erano rimaste indietro: la vita di coppia con il marito, il tempo libero, i momenti di studio per migliorarsi nella sua attività. Insomma, un po’ tutto a parte il lavoro. E così abbiamo fatto.

Ci siamo riuscite non perché io l’abbia ipnotizzata con magici incantesimi, ma semplicemente perché L aveva capito la parte più importante: la vita è il nostro parco giochi, e sta a noi darle la forma che desideriamo.
Con i nostri giochi e insieme alle persone che scegliamo noi, e se qualcosa o qualcuno va bene per i parchi degli altri non è detto che debba andare bene per il nostro.

Scenario B:
Il lavoro è la nostra principale fonte di gioia e preoccupazione.

In questa situazione, spesso lasciamo che i risultati lavorativi ci definiscano come persone, facendo sì che la nostra immagine di noi stesse sia trascinata a destra e a manca da fattori sui quali non abbiamo il controllo.

Attenzione: in questo scenario si può anche avere successo. Talvolta molto, visto l’impegno e la mole di lavoro che si è disposte ad affrontare.
Peccato che il prezzo sia un’anima stracciata, che non ha posto per quelle cose che rendono la vita degna di essere vissuta e che il denaro potrebbe anche rendere più facili.

La buona notizia qui è: si può sempre scegliere.
La cattiva notizia invece è che si può sempre cambiare scenario, e se non stiamo attente il rischio e di ricascare sempre nel secondo.

E tu, in che scenario sei?

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