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I quattro elementi essenziali della routine mattutina ideale | Purpletude
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I quattro elementi essenziali della routine mattutina ideale

Una routine standard e ideale non esiste, ma si può creare una routine mattutina di base, da variare al bisogno, con i 4 elementi che non dovrebbero mai mancare.

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Ho fatto tanti esperimenti alla ricerca della routine mattutina ideale. Ogni volta che ho pensato di averla trovata, mi sono reso presto conto che era semplicemente quella giusta per quel periodo della mia vita.

È così che mi sono convinto che la routine mattutina ideale definitiva non esiste, ma è cosa saggia avere una routine mattutina ideale di base, a cui aggiungere o togliere di volta in volta quei dettagli che la rendano “adatta” alle esigenze dei diversi momenti della vita.

Il presupposto

Quando al mattino ti svegli, hai nelle tue mani il destino della tua giornata. Puoi spremere forte e avrai una giornata ad alta velocità, ma trafelata; puoi non spremere per niente e avrai una giornata lenta, ma inerte; puoi massaggiare con delicatezza e avrai una giornata dinamica e piacevole. Puoi anche non fare nulla e avrai una giornata a caso.

Routine mattutina ideale

Qual è la routine mattutina ideale?

Le tue giornate dipendono da quello che ti accade, ma anche da come reagisci a quello che ti accade. Non puoi scegliere cosa il mondo ti metterà dinnanzi durante la giornata, ma puoi sempre scegliere come essere nel momento in cui ti affacci al mondo.

  • Sazio o affamato?
  • Idratato o secco?
  • Rilassato o teso?
  • Pettinato o spettinato?

Queste sono decisioni che spettano a te.

Un esempio

Se, entro un’ora da quando ti svegli, mangerai a sazietà, ti sentirai energico tutto il giorno e avrai le forze per affrontare i problemi (che non mancano mai) e prenderti le tue soddisfazioni.
Se non mangerai a sazietà o non mangerai proprio, invece, ti sentirai debole e non avrai le forze né per i problemi né per le soddisfazioni.

Alla ricerca di una routine mattutina ideale di “base”

Se navighi su internet, trovi migliaia di proposte di routine mattutina.
Ci sono routine lunghe, che prevedono 1 ora di corsa o passeggiata, e routine lunghissime, che prevedono 1 ora di meditazione dopo mezz’ora di yoga, a cui aggiungere relative docce, creme, letture, diari e colazioni varie.

Quello su cui io mi sono concentrato è un lasso di tempo relativamente “ristretto”: l’ora che segue la sveglia.

Chi ben inizia è a metà dell’opera

Così recita il proverbio “Chi ben inizia è a metà dell’opera!”. E l’inizio per eccellenza nel corso della tua vita è il primo mattino, l’ora che passa da quando ti svegli a quando esci di casa.

Quando ti prendi cura di quell’ora ed eviti di lasciarla al caso, hai già fatto il 50% della tua giornata.

Tutto ciò, sappilo, non richiede nulla di speciale, solo gesti ordinari.
A volte si tratta di azioni così ovvie che ti distrai e la tua mente comincia a vagare in cerca di qualcosa di speciale e inconsueto, in quanto sei convinto che non saranno le cose semplici a fare la differenza, ma quelle complesse.

Bere,

respirare,

mangiare,

curare il proprio aspetto…

Gesti troppo scontati per essere rilevanti!

Salvo poi trovarti che, nel momento in cui ti è richiesto di fare davvero qualcosa di speciale, non hai le forze per farlo. È in quei momenti che scopri che l’ordinario è il substrato da cui può germogliare l’eccezionale. E non il contrario.

Prendersi cura della prima ora dopo la sveglia è come fare il tagliando all’automobile prima di un lungo viaggio:

  • Chi lo fa, non ha fatto nulla di speciale, ma sa di poter viaggiare verso luoghi speciali.
  • Chi non lo fa, invece, consapevole di non aver fatto ciò che è necessario, non teme di dirigersi dove vorrebbe e rimane semplicemente in zona.

I Quattro Elementi

L’esperienza mi ha insegnato che sono quattro gli ingredienti che rendono una routine mattutina completa ed efficace. Ispirandomi alle tradizioni orientali, ho legato ciascuno ingrediente a un elemento naturale.

  1. ACQUA: Svegliati e bevi.
  2. ARIA: Alzati e cammina.
  3. TERRA: Siediti e mangia.
  4. FUOCO: Cura il tuo aspetto come se ti stessi recando a fare la cosa che più ti piace

Svegliati e bevi

Acqua

Appena sveglio, afferra una bottiglia d’acqua e bevi. Lascia che il liquido fresco e insapore scorra dentro di te, si insinui nelle tue viscere, le scolli e porti dinamismo. Bevi mezzo litro d’acqua, magari da una bottiglia, tutto di un fiato. Stai bevendo ed è sufficiente: non hai bisogno di pensare che stai bevendo.

Alzati e cammina

Appena hai bevuto, esci di casa.
Se è freddo vestiti, se è caldo svestiti.
Se c’è troppa luce, tieni gli occhi socchiusi; se è buio, chiudili completamente, aspetta un attimo, poi riaprili.

Nessuno ti ha chiesto di correre, devi solo camminare. 20 minuti saranno più che sufficienti. E mentre cammini il tuo corpo respirerà aria. L’aria che c’è va bene. Respirare ti serve per sincronizzarti con il mondo fuori da te per come è.

L’essenza della vita sta nell’adattarsi, non nel resistere.
Gli antichi dicevano che il respiro è sacro e per questo non dovresti cercare di controllarlo con esercizi specifici. Piuttosto, accelera il passo, vedrai che il respiro si farà automaticamente profondo.

Siediti e mangia

Terra

Quando rientri in casa, mangia. Un pasto completo! Cosa ti fa pensare che il tuo corpo durante la mattinata abbia bisogno solo di un caffè o di qualche biscotto striminzito? Non ti stai per recare al lavoro? E il tuo lavoro non è difficile, impegnativo, complesso? Allora… mangia!

Mangia un po’ di tutto:

  • 50% frutta o verdura;
  • 25% zuccheri e carboidrati (pane, pasta, biscotti, grissini, craker, cereali interi, legumi, zucchero, cioccolato al latte, miele);
  • 25% proteine e grassi (carne, pesce, uova, noci, mandorle, nocciole, sesamo e qualsiasi altro seme dovesse passarti per la testa, cioccolato fondente);

E soprattutto mangia quello che ti piace, nella quantità che ti piace.

Se vuoi creare le premesse per una fame da bue (bulimia) serale, con incontrollabile interesse per le schifezze, mangia poco e soprattutto ciò che non ti piace.
Se, invece, vuoi vivere una giornata al pieno delle tue possibilità e alla sera trovarti con il giusto appetito per le cose buone e sane, mangia quello che ti piace nella quantità che ti piace.

Continua così per un po’, ti scoprirai più “sano” di quanto pensi.

Cura il tuo aspetto
come se stessi per andare a fare ciò che più ti piace

Fuoco

Quando sei sazio, dedicati al tuo aspetto. Diventa quello che saresti se stessi per andare a fare ciò che più ti piace.
Lavati, profumati, vestiti con attenzione. Puoi metterci 1 ora o 5 minuti. Decidi tu! Quello che conta è il risultato. Alla fine devi apparire a te stesso come quello che vuoi diventare (o magari già sei! Chissà?!).
Una bella doccia fresca per risvegliare i tessuti. Un sapone profumato per schiudere i tuoi pori e far uscire tutto quello che di migliore c’è in te.

Gli abiti dovranno essere:

  • Comodi, per consentirti di fare in modo confortevole quello che la tua giornata prevede. A nessuno piace avere a che fare con persone che hanno i piedi chiusi in scarpe strette e scomode.
  • Di colori e forme che mettono in risalto i tuoi pregi, piuttosto che celare i tuoi difetti. Nessuno si scandalizzerà se mostri i tuoi limiti, tutti si annoieranno se non mostri i tuoi pregi.
  • Capaci di rispecchiare il tuo stile personale. Solo i fessi non danno importanza alla prima impressione. Ossia solo i fessi pensano che la prima impressione che fanno sugli altri e su se stessi (quando si guardano allo specchio) non sia importante.

In conclusione

A volte domando alle persone: “Partiresti per un viaggio di 100 km con il serbatoio vuoto?”. Non penso proprio. Tuttavia, spesso diamo inizio alla nostra giornata senza bere, senza respirare, senza fare colazione e senza prenderci cura del nostro aspetto.

È vero, arriveremo a pranzo comunque, ma ti chiedo “Come ci arriviamo?”.

Lucido, rilassato, con un sano e piacevole appetito oppure confuso, teso e con una fame come chi se non mangia crolla? Alcuni rispondono che arrivano a cena senza crollare, ma la domanda per costoro è sempre la stessa: “Come ci arrivi?”. Rilassato e soddisfatto o teso e frustrato?

La prima ora dopo il risveglio è completamente nelle tue mani.
Se ti prendi cura della tua routine mattutina, stai dando il colore di fondo a tutta la tua giornata.

Medico “bilingue” | Esperto in Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese | Promotore dello stile di vita come farmaco. Mi definisco un amante del corpo umano, delle Persone, meccanismo perfetto. Della natura. Un medico bilingue, capace cioè di parlare tanto la lingua della medicina occidentale (se vogliamo, tradizionale), quanto quella cinese. Ciò mi conferisce la capacità di vedere le cose in modo più profondo, sapere scegliere con coscienza e oggettività. Discorso lunghetto che meriterebbe approfondimento… in genere mi piace sintetizzare che se funziona allora va bene. Anche se spesso le dinamiche, i motivi non sono altrettanto chiari. “Se funziona va bene”. Sono quel genere di persona, e medico, che si chiede “come fare?” e non se si può fare.

Crescere

Vivere con l’orologio al polso

Vivere con l’orologio al polso e sentire il tempo che scorre, perché il primo passo per gestire il tempo è iniziare a misurarlo nei minimi dettagli.

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Orologio da polso

Ho cercato per anni di affrancarmi dal tempo, di liberarmi dal suo carico oppressivo. Finché un giorno mi sono strappato l’orologio dal polso e ho gettato il tempo via da me. Volevo essere libero. Per un po’ ha funzionato. Poi il tempo è tornato alla carica, più permaloso di prima. Mi stava alle calcagna e mi rimproverava per i miei ritardi. Così ho ricominciato a vivere con l’orologio al polso e mi sono reso conto di quanto sia affascinante sentire il tempo che mi corre addosso. E con la fascinazione è giunta inaspettata un sensazione: io ho il potere di cavalcare il tempo.

Come andò che un giorno gettai via l’orologio

Avevo vissuto per anni con l’orologio al polso, senza dargli mai molto peso. Un giorno ho sentito la sua presenza. Mi appesantiva la mano e soprattutto mi faceva fretta. Ero sempre in ritardo e lui me lo ricordava, come un Anacleto portatile. Così mi sono tolto il tempo di dosso e l’ho gettato via.

Con gli anni ho scoperto che togliermi l’orologio dal polso non mi aveva affrancato dal tempo, anzi mi aveva costretto a prestargli più attenzione. Ero diventato bravissimo a guardare l’ora nei bar, nei parchimetri o al polso degli altri. Poi è arrivato il cellulare e senza rendermene conto il tempo mi è ritornato “addosso”.

Cinque anni fa, tutto d’un tratto qualcosa è cambiato e ho ricominciato a vivere con l’orologio al polso. Da allora mi sono reso conto che il tempo non può essere né gestito né trascurato, ma solo misurato e ammirato. Con la sorpresa che quando lo misuri, ti rendi conto che puoi farti trasportare dalla sua “puntualità”.

Come decisi di rimettere l’orologio al polso

Il mio riavvicinamento agli orologi da polso iniziò per caso, mentre sfogliavo una tipica rivista maschile. Mi resi conto che la maggior parte delle pubblicità riguardavano orologi da polso. Alcuni erano veramente splendidi. Così diedi un’occhiata ai prezzi su internet e mi resi conto che potevano arrivare a costare come un appartamento.

A che scopo una persona avrebbe voluto spendere tutti quei soldi per tenersi il tempo addosso, mi chiesi.
Così decisi di ricomprare un orologio e scoprirlo.

Quella sensazione strana di potere e limite al tempo stesso

Lascia che faccia un passo indietro.

Già in passato avevo scritto un articolo su Purpletude in cui raccontavo di quel detto secondo cui “gli africani hanno il tempo in tasca e noi siamo nelle tasche del tempo”. Pensavo a quelle parole il giorno in cui ricominciai a vivere con l’orologio al polso. Era un semplice, SWATCH tutto bianco. Lo comprai a Porto Azzurro, all’Isola d’Elba, in un negozietto da cui si sentiva il rumore del mare.

La prima sensazione fu strana. Era come se mi fossi messo un laccio al polso. Mi sentivo impacciato, bloccato e mi ricordai che era quello il motivo per cui avevo smesso di vivere con l’orologio al polso.

In quel momento però feci anche un’altra considerazione. È un dato di fatto: il tempo mi influenza e io non ci posso fare nulla. Rifiutare che lui avvolga il mio polso non mi affranca dal tempo.

Allora mi ricordai che, quando ero piccolo, mi piaceva avvicinare l’orologio all’orecchio e ascoltare il ticchettio delle lancette. Mi calmavo. Lo feci subito. La sensazione fu splendida. Di nuovo quella calma ancestrale dilagò dentro di me.

In quel momento mi resi conto che mentre ascoltavo il tempo era come se io chiudessi con lui un cerchio. Lui avvolgeva il mio polso e mi influenzava. Io lo ascoltavo e forse lo stavo influenzando anche io. Lo rendevo benevolo! Non era più un antipatico Anacleto, ma un simpatico Taz-mania.

A quel punto ho fatto un’altra cosa. Una di quelle semplici, da bambino. Ho guardato l’orologio e ho pensato agli esseri umani che nei secoli avevano speso la loro vita affinché le persone potessero udire il tempo, vederlo e portarselo addosso. Gli orologiai! Ho provato per la loro opera un grande rispetto.

In quel momento ho capito che il primo passo per chi vuole gestire il tempo è iniziare a guardarlo, ad ascoltarlo, a misurarlo, nei minimi dettagli. Non si tratta più di non perdere neppure un secondo, ma di godersi ogni istante.

Il problema non è gestire il tempo, ma gestire me stesso

Da quando ho ricominciato a vivere con l’orologio al polso, mi sono reso conto che il mio problema non è gestire il tempo, ma gestire me stesso.

Non è forse anche il tuo problema?

L’orologio non lo indosso per mettere le redini al tempo, ma per mettere le redini a me stesso. Così, nel momento in cui mi metto l’orologio al polso, non provo il disagio che prova chi si sente braccato, ma il sollievo che sperimenta chi sa di avere di nuovo le redini in mano.

Tre cose che ho imparato da quando ho iniziato a vivere con l’orologio al polso

Se adesso guardo l’orologio che porto al polso e penso a cosa faccio grazie ad esso, mi rispondo che io essenzialmente gioco con il tempo. E il mio gioco con lui è fatto di 3 fasi ben precise:

  • Dividere il tempo
  • Sfidare il tempo
  • Recuperare il tempo

Dividere il tempo

È la cosa più semplice, ma al tempo stesso essenziale.
L’essere umano da sempre divide il tempo. All’inizio si limitava a distinguere il giorno dalla notte, poi le stagioni calde da quelle fredde, quelle piovose da quelle secche. Nel tempo sono arrivate altre divisioni. Oggi distinguiamo gli anni, le stagioni, i mesi, i giorni, le ore, i minuti, i secondi.

E qui sta il primo gioco: io divido il tempo nel tentativo di fermarlo, ma lui mi sfugge e corre. Non mi basta dire che è primavera per avere il tempo di seminare i fiori. Non mi basta dire che è sera per dire che è ora di smettere di lavorare. Tuttavia, è da qui che comincio il mio gioco con il tempo: gli metto le briglie.

Sfidare il tempo

È la cosa più emozionante.
Come essere umano, grazie ai miei neuroni fusiformi, posso stimare il tempo di cui avrò bisogno per fare qualcosa. “Un’ora per fare i compiti!”, “Due ore per completare un progetto!”, “Dieci minuti per fare una passeggiata!”, “Trenta andare a fare la spesa!”. La prima tentazione che ho è quella di darmi più tempo per fare le cose. Il tempo corre e io finisco per vivere come se lui stesse sempre per sfuggirmi di mano.

In realtà, la cosa che ho imparato è che meno tempo mi do, più apprezzo il tempo che ho.
Se mi do 1 minuto per rispondere ad una email, mi rendo conto che la risposta è più chiara e diretta di quanto me ne do 5 di minuti. Il tempo è strano: è più intenso quando scarseggia.

Recuperare il tempo

È la cosa più tranquillizzante.
Quando sfido il tempo e mi do meno tempo, talvolta fallisco. In quel momento, tuttavia, mi rendo conto con piacere che c’è sempre un po’ di tempo rimasto che io posso recuperare. Se mi do 15 minuti per scrivere una lettera e ne impiego 16, mi rendo conto che 1 minuto in più per recuperare in realtà c’era, proprio perché io mi ero dato un po’ meno tempo. Se sfido il tempo e me ne do un po’ meno, poi scopro che ne ho di più.

Comincio a pensare che sia proprio la dicitura “gestire il tempo” che a volte ci porta fuori strada.
Il tempo è un burlone: se lo vuoi battere, devi giocare.

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Comunicare

Le carte per inventare storie sono di due italiani e si chiamano “Fabula”

Una piccola start-up italiana, un primo finanziamento su Kickstarter, poi 10’000 copie vendute e l’interesse delle major hollywoodiane per il prodotto.

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Le carte Fabula

Si chiamano Andrea Binasco e Matteo Pascale i giovani 32enni che, da Alessandria, hanno ideato un modo divertente per raccontare storie e strutturare discorsi in pubblico per ogni occasione. È sufficiente un mazzo di carte e il gioco è fatto!

I due si conoscono al liceo, poi vivono insieme per tre anni a Genova durante i tempi dell’università. Andrea prosegue gli studi a Padova, Matteo al politecnico di Milano. Il primo ha studiato lettere ed è appassionato di linguistica e narratologia, il secondo è un designer specializzato in UX design. 

“Condividiamo la passione per la letteratura e la scrittura, Matteo ha scritto e pubblicato alcuni libri con piccole case editrici.” racconta Andrea. “Avevamo spesso fantasticato su di uno strumento per scrittori che aiutasse nella gestione del progetto e permettesse di avere uno sguardo d’insieme su quella materia ingarbugliata che è un libro in gestazione.”

Andrea Binasco e Matteo Pascale

I due hanno allora pensato di unire le loro conoscenze creando uno strumento completo, scalabile e semplice da usare. È così che nasce “Fabula”, dalla convinzione che ci siano aspetti universali della narrazione, ai quali si possono applicare i principi del visual design. Le carte servono quindi ad avere una struttura definita, ma al tempo stesso personalizzabile che possa essere abbracciata con lo sguardo e renda una visione completa.

“I riferimenti fondamentali per Fabula sono gli studi di Campbell (la ricorsività nei miti nel libro L’eroe dai mille volti) e Il viaggio dell’eroe di Vogler, che ha applicato queste idee alle sceneggiature Hollywoodiane. Per quanto riguarda la narratologia, fondamentalmente Genette. Inoltre abbiamo introdotto e variato carte grazie a feedback di scrittori e sceneggiatori.”

Ma come funziona di preciso? Fabula è suddivisa in tre fasi: gli ingredienti, ovvero tutto ciò che costituisce la storia in una sorta di brainstorming (personaggi, spazio, narratore, ecc), Il viaggio dell’eroe (la Fabula) e il montaggio (l’intreccio, ovvero come disporre la Fabula e in che ordine raccontare gli eventi).

Le carte Fabula

“Dopo aver realizzato dei prototipi e averli validati, abbiamo lanciato la campagna Kickstarter, con il solo obiettivo di finanziare la prima produzione. Abbiamo raggiunto il goal in 24 ore! Dopo aver visitato alcune fabbriche in Cina di persona (Matteo infatti lavorava in Cina in quel periodo), abbiamo lanciato la produzione. Solo dal 2018, però, abbiamo deciso di rendere il progetto centrale nelle nostre vite, fondando la casa editrice Sefirot. Abbiamo visitato alcune fabbriche in Europa e deciso di spostare in Polonia la produzione, riorganizzato la comunicazione e il sistema di sponsorizzazione, e da allora abbiamo venduto più di 10’000 copie. La cosa che ci soddisfa di più è che non è mai capitato che qualcuno si lamentasse di Fabula dopo averlo usato.”

Andrea e Matteo, infatti, stanno ricevendo soltanto feedback positivi, ogni giorno, e spesso si trovano a presentare Fabula in giro per il mondo. Matteo ha presentato il prodotto a Los Angeles in Dreamworks e Paramount, dopo che alcuni sceneggiatori delle due case lo avevano acquistato, quindi c’è un po’ di Fabula anche nei loro film!

Presentazione di Fabula da parte di Andrea Binasco e Matteo Pascale

“Io ho usato spesso Fabula nelle scuole con i ragazzi e ci siamo divertiti a analizzare film e libri, oltre che a produrre in modo collaborativo delle storie, attività che ha sicuramente aiutato i ragazzi a comprendere i meccanismi della narrazione.” Prosegue Andrea. “Per il futuro stiamo progettando alcune novità, sia legate a Fabula che agli altri prodotti, oltre che nuovi prodotti piuttosto diversi. Il nostro obiettivo è comunque realizzare strumenti originali con lo scopo di aiutare le persone a creare qualcosa di bello. idee creative, studiate con attenzione e divertenti!”

TROVI FABULA QUI

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