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Panico da 5G: il nuovo standard per i telefonini fa paura

Gli operatori telefonici ci promettono meraviglie ma in ogni parte del mondo ci sono gruppi di cittadini che si organizzano per chiedere una moratoria del 5G per poter accertarne la sicurezza per l’uomo e per l’ambiente.

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L’avvento della quinta generazione di tecnologie e standard comunicativi, meglio nota come 5G, rappresenta una svolta considerevole non solo nel mondo digitale ed informatico, bensì anche nella quotidianità.

La velocità di trasferimento alla quale siamo abituati apparterrà a un passato remoto, in quanto il nuovo standard garantisce delle prestazioni assolutamente superiore che avrà un impatto enorme sulla produttività e l’efficienza di tutti i nostri ecosistema online.

Se da un parte, tutto questo può portare eccitazione e buoni propositi, dall’altra c’è tutta una serie di persone e medici seriamente preoccupati per i rischi che tale tecnologia potrebbe comportare.

Andiamo per gradi, cercando di capire sono per cominciare, essere fattori positivi: in questa pagina della ITU, (International Comunication Union) si trova un documento liberamente scaricabile, dove sono specificate dettagliatamente le caratteristiche di questo nuovo standard innovativo: si sta parlando di una velocità di download massimo a 20 Gbit/s (Gigabit per secondo) mentre un upload di 10 Gbit/s. Valori questi che superano 10 o addirittura 20 volte i limiti del 4G.

Al momento, in Italia, le società che hanno aderito al bando per l’assegnazione delle frequenze per il prossimo 5G sono: Telecom Italia, Iliad, Vodafone Italia, Fastweb e Wind Tre. Le licenze e le concessioni porteranno nelle casse dello stato oltre 6 miliardi di Euro, mentre una prima rete stabile e utilizzabile dovrebbe essere operativa già nel 2020.

L’arrivo del 5G è una rivoluzione nel campo della realtà virtuale e aumentata: strumenti come gli occhiali Oculus diventeranno molto più comuni, portando questa tecnologia nel nostro quotidiano (ne avevamo già parlato qui: “Quando la lezione di storia la dà l’ologramma“).

Sarà interessante notare come film e musica, grazie a piattaforme come Netflix e Spotify, cambieranno il loro repertorio rendendolo più dettagliato e potente, pensiamo, ad esempio ai film in 4K, mentre già sono usciti sul mercato i primi schermi 8K.

Da considerare anche tutto l’insieme di tecnologie che attualmente faticano ad ingranare nella nostra società italiana come l’Internet delle cose (Internet of things) e le case intelligenti (Smart home): in questi ambiti specifici il collegamento tra i dispositivi avrà una accelerazione ed un livello di automazione veramente impressionante, permettendoci di godere a pieno  delle possibilità offerta da queste tecnologie.
Senza considerare tutto ciò che riguarda la medicina e l’industria, aumentando l’efficienza e la produzione, e riducendo quelli che potrebbero essere i costi. Senza dubbio, parallelamente nasceranno nuovi modelli di lavoro che richiederanno conoscenze specifiche e tecniche dove oggi, questi modelli, non ci sono.

Esistono, però, molti fattori negativi che, soprattutto nell’ultimo periodo, vengono presi in seria considerazione da parte di comitati di cittadini e medici: in questa pagina pubblicata nel giugno 2018, ci sono chiari segni di preoccupazione da parte dei medici del ISDE (International Society Of Doctors for Environment) che hanno rinnovato una moratoria contro la delibera per le sperimentazioni del 5G in Italia.

Con le “sperimentazioni” inizialmente 4 milioni di italiani saranno esposti a campi elettromagnetici ad alta frequenza, con densità espositive e frequenze sino ad ora inesplorate su così ampia scala.”, si legge nel loro comunicato stampa. “Dopo settembre l’operazione avrà respiro nazionale. Sottovalutare o ignorare il valore delle evidenze scientifiche disponibili non appare eticamente accettabile”.

Se da una parte quindi abbiamo una certa criticità a livello medico, dall’altra non manca l’aspetto sulla sicurezza, infatti, essendo una nuova tecnologia in fase di sperimentazione, possiamo incorrere in problematiche di tipo cyber con attacchi hacker, accessi non autorizzati e rischi per la stabilità di tale infrastruttura.

Tutto questo è espresso in un rapporto completo del gruppo 5G PPP commissionato dall’Unione Europea.

In questo documento di Ericsson, invece, si evidenziano le criticità di quello che sarà il sostituto del nostro attuale LTE, in considerazione del fatto che questa struttura non sarà solo a livello di società e persone ma anche di trasporti, intelligenza artificiale e connessione delle industrie:

Innanzitutto, le reti 5G saranno progettate per servire non solo nuove funzioni per le persone e la società, ma anche per collegare le varie attività (come la produzione e la trasformazione, il trasporto intelligente, la smart grid e l’e-health). Con il 5G è possibile prevedere nuovi modelli di come vengono forniti i servizi di rete e di comunicazione.” (nostra traduzione).

Dal punto di vista strategico, c’è molto interesse anche politico intorno al 5G: tipicamente, gli Stati Uniti hanno messo al bando le soluzioni hardware per le reti 5G prodotte da uno dei leader del settore, la cinese Huawei: la preoccupazione dell’amministrazione Trump è che la Cina possa utilizzare l’infrastruttura mondiale del 5G per fini di spionaggio e/o sabotaggio. E il Presidente Trump non perde un’occasione per fare pressione sui suoi alleati, affinché escludano il gigante di Shenzen dai bandi di concorso delle infrastrutture nazionali.

Insomma, tutto ciò che porta innovazione è accompagnato da una buona dose di incognite. Essa deve poter garantire una certa sicurezza e stabilità; allo stato attuale non ci rimane altro che aspettare quelli che saranno gli sviluppi di questa tecnologia che, una cosa è certa, porterà cambiamenti enormi nella nostra società.

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The End Of The Line, The Offspring

Padre di Violante e marito di Tania. Divido la mia vita tra l’insegnamento di informatica e lo studio universitario. Amo follemente la tecnologia di cui ne seguo quotidianamente le nuove uscite, le novità ma sopratutto l’impatto che questa ha nella società. Non mi parlate di motori e gioco del pallone, vi guarderei senza capire una virgola del vostro discorso. Infine mi piace fotografare il caffè, in tutte le sue versioni e situazioni, oltre che a berlo ovviamente.

Caro Iacopo...

“Caro Iacopo… Stiamo crescendo i nostri figli nella più profonda incoerenza.”

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

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Mi scrivono:

“Caro Iacopo…
Ti riporto una mia lettera alla Dirigente della scuola di mio figlio, siamo a Roma.

«Gentilissima Dirigente,

le scrivo con profonda amarezza questa comunicazione.
Le vorrei segnalare una situazione indecorosa della facciata della scuola del ‘Plesso Cicerone’ e della zona antistante.

Persistono ormai da sempre escrementi di cane ovunque che i ragazzi con gli zaini trolley si ritrovano ogni giorno a portare in casa, persiste uno stato di abbandono generale a causa della immondizia e dei cassonetti bruciati, la facciata ha una enorme scritta ‘VIVA LA DROGA’.

Questa situazione di abbandono (che ormai a Roma è diventata un problema generale) è davvero sconfortante in un luogo dove i ragazzi si trovano ogni giorno. Non so quanto potrà fare in merito a questi problemi, ma sento il dovere di segnalarglielo.
Le allego anche una foto che stamattina ho fatto passando davanti la scuola e che ha poi determinato la mia spinta a scriverle.

La ringrazio anticipatamente per il tempo che vorrà dedicarmi. Cordiali saluti»

Risposta della Dirigente Scolastica:

«Per anni ho sollecitato interventi a chi di competenza, che non è il Dirigente scolastico. La scuola non può sistemare i mali del mondo!!
La invito a porre le questioni in oggetto al Municipio VII (proprietario degli edifici scolastici e competente sulla manutenzione degli stessi, per legge) ed AMA per la pulizia delle strade. Se dicessi al mio personale di pitturare le pareti esterne degli edifici potrei anche essere sanzionata per questo. Magari lei sarà più fortunata. Saluti.»

Ho quindi concluso con questa mia risposta:

«Comprendo la sua posizione. Non mi trova però d’accordo su un punto: la scuola deve contribuire a cambiare i mali del mondo. Il futuro è lì e noi li stiamo facendo vivere nella più profonda incoerenza. La ringrazio comunque per il tempo che mi sta dedicando. Grazie, Saluti.»”

Cara amica, non voglio entrare nel merito delle responsabilità perché non ne conosco le dinamiche. Trovo – questo penso mi sia concesso dirlo – abbastanza svilente il continuo scarica-barile che troviamo spesso in buona parte delle nostre Istituzioni (non solo per quanto riguarda le scuole) laddove ci sia di assumersi una qualche responsabilità o, quantomeno, da rimboccarsi le maniche per adoperarsi e risolvere una specifica problematica.

Se è vero che non si può sapere a chi spetterebbe, in questo caso specifico, la prima mossa per dare una “ripulita” all’immagine della scuola, è altrettanto inverosimile che la scuola possa essere sanzionata per aver compiuto un gesto corretto e positivo, cioè quello della pulizia e del mantenimento dell’ordine. La scuola è un bene pubblico e pertanto chiunque si adoperi per renderlo più vivibile e condivisibile possibile non può che compiere un gesto meritorio. Se così non fosse, è indubbio che ci sarebbe qualcosa da rivedere a livello di regole.

Voglio concludere dunque questo post, anziché con un mio commento, raccontando un bell’aneddoto di qualche settimana fa, con la speranza che possa far tornare un po’ di speranza: i ragazzi della scuola media “Cavalieri” di Milano hanno usato centinaia di post-it colorati per ricoprire gli insulti rivolti alla dirigente Rita Bramante apparsi misteriosamente sul muro della loro scuola. Su ciascun bigliettino hanno poi scritto risposte di incoraggiamento e tanti complimenti, realizzando così un vero e proprio mosaico fatto di gentilezza e positività dai mille colori.

«Signora Preside non si scoraggi, non ci faccia caso. Sempre a testa alta!»
«Lei è la preside più brava di Milano»
«Mi dispiace per quello che è successo perché lei mette il cuore per noi e per questa scuola, le vogliamo bene!»
«Noi siamo dalla sua parte»
«Se non fosse presente con noi non sarebbe successo»
«Continui a lavorare siamo una squadra»
«Brava preside, quello che c’è scritto sul muro non è proprio vero»
«Lei viene anche nei week end per la nostra scuola e noi la ringraziamo e basta».

La risposta della preside, salutando i suoi studenti, è stata una citazione di Fabrizio De André: “È proprio vero che dal letame, a volte, se si ara il campo, se ci si lavora sopra, nascono i fior”. Per questo credo sia stato utile sfruttare il tuo racconto, cara lettrice, per ricordare anche questo aneddoto opposto: perché in mezzo a tanta cattiveria c’è anche chi riesce ancora a riconoscere il valore delle persone, del loro lavoro quotidiano e dei luoghi di condivisione dove, piano piano, vengono formati i cittadini di domani. I nostri figli. Che speriamo possano essere persone migliori.

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Crescere

Tempo per vivere o tempo per esistere?

Una persona per vivere deve anche esistere, ma non è detto che una persona che esiste scelga anche di vivere.

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Il periodo storico in cui viviamo è ancora una continua transizione tra innovazione e tradizione.

Siamo circondati da una tecnologia che, fino a qualche anno fa, era inimmaginabile.
La respiriamo un po’ ovunque, la portiamo con noi, la troviamo sia a casa che sul posto di lavoro.

Eppure tutta questa tecnologia non risparmia di dover uscire di casa, prendere l’auto – o qualunque altro mezzo di trasporto, andare all’ufficio di competenza e armarci di tanta, tanta pazienta, perché il sito internet ufficiale non offre lo stesso tipo di servizio che si può ricevere solo “dal vivo”.

L’ho fatto anch’io, qualche giorno fa, come tantissime altre persone che, quotidianamente, perdono tempo.

Incubo di una mattina di mezza estate

Ed eccomi qui, alla vigilia di un caldo Ferragosto, dentro un ufficio pubblico, proprio io che scrivo di digitale e di innovazione.

Dopo aver aspettato per un tempo accettabile (è pur sempre metà agosto), è arrivato il mio turno allo sportello.
Una signora visibilmente stanca (è pur sempre una mattina di metà agosto) mi accoglie per svolgere il lavoro per cui è pagata.

Noto che le pareti plastificate attorno a lei sono guarnite di cartoline, poster di cuccioli, santini e qualche citazioni tipiche da ufficio.Tra le tante immagini, una mi ha colpito in special modo:
– Vivo la vita aspettando qualcosa che non arriverà mai
– L’amore?
– No, la pensione.

Non ci ho messo molto per rendermi conto che quella frase, effettivamente, era fatta apposta per la signora allo sportello della vigilia di Ferragosto.

Emozioni per una frase

Questa frase non mi ha fatto sorridere per niente.
Anzi, mi ha colpito con due emozioni distinte e terribili nei confronti di questa persona: tristezza e disprezzo.

Perché tristezza? 

Per due ragioni: punto primo, perché la vita che si sta conducendo adesso, in questo preciso momento, ti piace talmente poco da sottovalutarla talmente tanto che, punto secondo, saresti dispost* a fare un “avanti veloce” nel tempo, fino ad arrivare al momento di meritata (?) e agognata pensione.

Perché disprezzo? 

Perché, se effettivamente questa vita non ti piace, significa che la stai bruciando nell’attesa di un qualcosa che non sai quando, e se, arriverà.
Quindi vivi in un perenne senso di attesa che crea solamente un gran quantitativo di ansia ed insoddisfazione nei confronti di ciò che ti passa davanti agli occhi. Di fatto, buttando via tempo.

Questione di numeri

Buttiamo giù due numeri: ipotizziamo che si ha la fortuna di vivere i canonici 83 anni, che è la speranza di vita media in Italia (tra l’altro una delle più alte al mondo.

Tra scuola, studi, tirocini, lavoro e carriera si potrebbe arrivare alla pensione all’età di 67 anni, proprio come prevede l’attuale decreto legislativo in vigore dal 1° gennaio 2019.

Ciò significa che l’81% della nostra vita è riempita da qualcosa che ci tiene occupat*, tra studio e lavoro, nell’attesa di raggiungere con grande ambizione lo stato sociale del/della pensionat*.

A 67 anni non sei più giovane e spensierat*.
Eppure in quel 19% rimanente della vita, dovremmo, o vorremmo, avere le forze necessarie, ed il tempo sufficiente, per goderci appieno l’esistenza attesa da decenni.

Vivere o esistere

Ecco che vengono alla luce una serie di riflessioni che mi porto dietro da tempo: questa lunga, infinita e triste attesa non significa vivere, bensì esistere. Che non è la stessa cosa.

Vivere è questo: aprire la mente, tenerla sempre attiva pronta ai cambiamenti e godersi dell’attimo che può cambiare la tua giornata, in meglio o in peggio. Vivere ha quindi un significato più completo perché racchiude in sé tutti i momenti belli, brutti, speciali che spesso tralasciamo e sottovalutiamo.

Come scrisse il saggio Krishnamurti, vivere può paradossalmente significare morire ogni giorno:
Quanto è necessario morire ogni giorno, ogni minuto! Morire a tutto, ai molti ieri e al momento appena trascorso. Senza la morte non può esserci rinnovamento, senza la morte non può esserci creazione.

Esistere, d’altro canto, è l’insieme di tutte quelle componenti che servono a farci vivere: respirare, mangiare, bere, e si sa, per vivere dignitosamente dobbiamo, anche lavorare.
L’esistenza è quando siamo all’interno della nostra “zona comfort”, ripercorrendo per anni la stessa routine senza un briciolo di sapore nuovo che può derivare da scelte diverse dalle solite a cui siamo abituati; scegliere una strada che sia nostra e non percorsa da altri.

Passare l’intera esperienza lavorativa che, ricordiamocelo, comporta una buona parte della nostra vita, aspettando il momento della pensione, significa buttare via i nostri momenti più preziosi, limitandoci ad esistere solamente

Ma cosa fa la differenza tra vivere ed esistere?
Il tempo, che dà valore aggiunto alle cose che dovremmo ricordare, valorizzare e non sprecare in sterili attese.
Un valore che sta proprio nella sua natura sfuggente: perché quando il tempo passa, non torna più.

 

NowPlaying:
The Quiet Life, Dirty Gold 

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