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Fatelo dire alle donne (o lo scrotone della design week)

Fatelo dire alle donne (o lo scrotone della design week)

Valentina Maran
L'arte contro il femminicidio: lasciamola fare alle donne

Quando parlare di femminicidio non è il tuo mestiere

È finito da qualche settimana il salone del mobile di Milano, la famosa design week che ha tentato di portare letteralmente in piazza un tema importante: la violenza sulle donne.

Stando agli ultimi dati curati da EURES – ricerche economiche e sociali – i femminicidi in Italia dal 2000 alla fine del 2018 sono stati 3100, quindi circa 3 la settimana.
Nel 72% sono state vittime di un parente o di partner o di un ex, nella metà dei casi le vittime avevano già segnalato a conoscenti i maltrattamenti e nel 43% dei casi avevano denunciato già alle forze dell’ordine la situazione.

Insomma: un tema non da poco da portare in primo piano in una vetrina internazionale come quella.
E a chi affidano l’argomento? (Troppo facile, vero?)

Fatelo dire alle donne

Ve lo chiedo sinceramente: voi quante volte nella vita siete stati molestati, inseguiti, palpeggiati, messi in imbarazzo o esclusi per motivi derivanti dal vostro sesso?

Forse, per raccontare una violenza, varrebbe la pena far parlare chi quella violenza l’ha subita.
Forse varrebbe la pena farsi da parte una volta tanto e comprendere che certe cose non si ipotizzano per sentito dire, e varrebbe la pena mettersi in ombra per lasciare la narrazione a chi quel male lo vive e lo ha vissuto.
Altrimenti quello che si rischia è di finire in modo ciclico dentro lo stereotipo della solita rappresentazione.

Ma quest’anno si sono superati, e cosa ne è uscito?
Un fantastico esempio mascolino di staticità divanata: lo scrotone.

Lo scrotone: il totem al maschio divanato

Perdonatemi la definizione non esattamente fine, ma questo è: al salone del mobile è stata messa in piazza una poltrona celebre che di solito dovrebbe ricordare le accoglienti forme femminili, in realtà è stata fatta rosa carne con delle frecce nere conficcate. Il risultato è un ridicolo totem alla nullafacenza maschile che si sbatte in poltrona, a gambe spalancate (abbiamo già parlato dell’argomento la scorsa settimana, ricordate?) e sembra grattarsi i gioielli di famiglia.

Lo scrotone è stato posizionato in piazza Duomo e l’effetto è esattamente quello: delle balle giganti e pelose.
Mancava solo il telefonino in mano o, all’occorrenza, il telecomando della tv, ed era fatta.
Tutto ricordava tranne che la violenza sulle donne.

L’ho trovato imbarazzante, brutto, fastidioso e soprattutto superficiale.
Ovviamente progetto maschile del design della poltrona (che per carità, in condizioni normali è pure bellina, eh, io in casa quella rosa me la metterei), ma che di fatto ha sortito un effetto ridicolo e inutile.

Non è che forse forse era il caso di farsi da parte e lasciare la narrazione a una donna?
Non è che  forse forse – si poteva fare qualcosa di meno rosa come la carne nuda (tanto per cambiare perché quando si parla di violenza lo stereotipo è sempre quello un po’ del “ti porto via spogliata”) e delle frecce nere.

Frecce? Per la cronaca, le donne vengono uccise a mani nude, o uccise a colpi di arma da fuoco (questo soprattutto da compagni o ex che fanno parte delle forze dell’ordine), molto spesso accoltellate, bruciate vive cosparse di benzina o acido. Ma le frecce no. A balestrate non mi risulta, ma non dispero: scommetto che nell’ombra qualche “figlio sano del patriarcato” stia già lucidando l’arco pensando “stronza, tu sei mia e fai quello che ti dico io altrimenti ti ammazzo”. Spero ovviamente di sbagliarmi.

Non si poteva trovare niente di meglio?

Ditemelo sinceramente e onestamente… con tutto il rispetto per Gaetano Pesce e la sua “Maestà sofferente”.
E poi: dobbiamo sempre parlare solo delle donne come vittime? Ma quando ci mettiamo a dire agli uomini come ci si comporta?
La prima causa di femminicidio in Italia è la cultura maschile sbagliata.

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Quando mettiamo in piazza questa cosa?
Forse su questo argomento i noti designer che non hanno quasi concorrenza femminile sono più preparati, no?

Ah, e intanto, proprio oggi, si tiene il tradizionale il concertone meneghino del 1° maggio, e sul palco sono previsti 77 artisti.
Di questi solo 4 donne ma nessuna come solista.
Certo, siamo sempre noi le solite noi ci lamentiamo – noi pensiamo male – noi siamo noiose, noi dovremmo fare qualcosa.

Cominciate a farvi da parte e lasciare lo spazio a chi ha altrettanto diritto di dire la propria. Non basta dire “io non faccio male alle donne” o “Io non discrimino”. Servirebbe che anche gli uomini protestassero e chiedessero la parità. Magari scendendo una volta tanto da quel palco e lasciandolo a chi ha altrettanto diritto di esprimersi.

 

Voi vi fate da parte quando notate che mancano le donne o che era un loro diritto parlare? O non ve ne accorgete mai?

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