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“A quanto pare c’è chi, nella cultura, le barriere le vuole.”

“A quanto pare c’è chi, nella cultura, le barriere le vuole.”

C'è chi vuole le barriere architettoniche

Qualche settimana fa sulla mia pagina Facebook ho pubblicato il racconto di un’insegnante che si era trovata, durante una gita scolastica, in una situazione particolarmente “esclusiva” per un suo alunno con disabilità. Eppure, attraverso la bellezza d’animo di un suo compagno, tutto ha acquistato in un solo secondo un altro sapore. Ecco qui la lettera di M. C. :

“Oggi la classe di J, il bambino che seguo, aveva la visita guidata in una biblioteca storica.
Vi risparmierò tutte le madonne che sono volate per far salire la sedia a rotelle sull’autobus di linea, perché prendere un pulmino idoneo era troppo mainstream, vi risparmierò anche tutti i santi che ci sono voluti a fare quei 5 gradini per entrare in questa biblioteca che, a quanto pare, è contraria all’abbattimento delle barriere architettoniche, e cercarne un’altra era troppa fatica. Non vi racconterò nemmeno del fatto che, alla fine della storia, siamo dovuti rimanere giù a leggere qualche libro per conto nostro perché il resto della classe era al piano superiore a fare qualcosa.
Quello che voglio raccontare è il momento della merenda.

“Hai sete?”
“No” (il bambino è in grado di dire solo si e no)
“Hai fame?”
“No”
“Sicuro? Non vuoi nemmeno le patatine?”
“No”
La cosa mi ha abbastanza lasciata stupefatta, lui adora le patatine. Poi l’illuminazione.
“Non vuoi mangiare solo? Vuoi aspettare che scendano i tuoi amici?”
“Si”.

E allora aspettiamo. E aspettiamo. E aspettiamo.
Finalmente dopo tre ore e mezza scendono tutti. Benissimo, facciamo merenda.
“Maestra ma noi abbiamo già fatto merenda”
Delusione infinita negli occhi di J.
Ma non tutti, c’è un piccolo eroe, W: “Maestra, io l’ho conservata la merenda perché sapevo che J era solo quaggggiù e volevo farla con lui”.
W era già il mio eroe, non si è smentito nemmeno sta volta.”

Numerosi sono stati i commenti al post, sia positivi che negativi.
Credo che sia importante, in questi casi, ricordare quanto sia fondamentale il dialogo per poter costruire una rete e un canale tra i vari “attori” in gioco (in questo caso la scuola e biblioteca storica), affinché si possa evitare attraverso una sincera e trasparente collaborazione qualsiasi tipo di imprevisto. Oltretutto, non smetterò mai di ripetere quanto la cultura debba essere accessibile a tutti: una rampa in allumino o un monta-scale non rovinerà mai una parete, per quanto “storica”, perché il valore di quella parete non sta nel suo mattone ma in quello che racchiude.

In secondo luogo, è bene anche tenersi aggrappati il più saldamente possibile alla speranza e alla fiducia verso una società non sempre distratta e insensibile. Se non ci lasciamo di tanto intanto “distrarre” dagli esempi positivi, non solo non avremo mai stimoli per fare meglio attraverso l’imitazione, ma finiremo molto presto con l’essere schiacciati dal pessimistico “tanto non cambierà mai niente”, arrendendoci in partenza.

Ecco allora che vorrei chiudere il racconto di M. C. con uno dei tanti commenti belli che sono arrivati in tutta risposta. Perché, almeno nel mio caso, vedere un esempio simile “a bilanciare” l’amaro in bocca che si può provare solo di fronte alle aspettative disattese di un bambino con disabilità, ha regalato una generosa boccata d’aria.

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“Sono una maestra e ho avuto sempre bimbi con diverse abilità. Tutto ciò che programmiamo (insieme alla collega di sostegno e all’educatore) ha come base di partenza le potenzialità del disabile. Da lì si parte.

Trovo che l’atteggiamento descritto da M. C. nel suo racconto sia una triste dimostrazione di quanto non tutti siano degni di fare questo lavoro. Si riempiono la bocca della parola inclusione e nemmeno sanno cos’è.

Nella foto potete vedere il nostro Orto didattico. Lo facciamo con un centro diurno per disabili. C’è un ragazzo in carrozzina che ci insegna tutto delle piante da coltivare… E il suo educatore ha costruito la passerella affinché possa entrare in serra!

Se passate da Bologna, ovviamente, vi invitiamo a venirci a trovare!”

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