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Gli animali da terapia: uno scambio emozionante Gli animali da terapia: uno scambio emozionante

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Lo sguardo emozionante tra Tommy e Dilan durante il ricovero: una terapia di emozioni

Tommaso è un bimbo di 7 anni con atrofia muscolare spinale ed epilessia mioclonica progressiva; nel suo ultimo ricovero al Buzzi di Milano ha fatto la conoscenza di Dilan, un golden retriever addestrato alla pet-therapy.

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Qualche settimana fa mi ha scritto Federica di Sesto Calende, della provincia di Varese, mamma di due bimbi meravigliosi: Cecilia e Tommaso.

“Sono entrambi parecchio complessi a causa di una malattia neuro muscolare degenerativa, l’atrofia muscolare spinale, con epilessia mioclonica progressiva, malattia rarissima che riguarderebbe cinque o sei casi in tutta Italia, compresi i miei figli.” mi racconta Federica, che solo a pronunciarla fa sembrare il tutto uno scioglilingua. E figuriamoci quanto possa essere complesso conviverci ogni giorno.

Quello in foto è il piccolo Tommy, di 7 anni e mezzo, che in questi giorni è ricoverato al “Buzzi” di Milano per una polmonite:

“Abbiamo tenuto duro tutto l’inverno, ma purtroppo sono bimbi talmente delicati che non si può mai abbassare la guardia e così come ci è capitato spesso, in una giornata qualunque quando tutto pare andare per il verso giusto, il vento cambia direzione. Tutto comincia con una brutta crisi epilettica prolungata generalizzata e Tommaso fatica a riprendersi: passiamo la notte a supportarlo sotto l’aspetto respiratorio, perché purtroppo è sempre la parte più delicata e si ripercuote tutto sempre sulla respirazione, ma neanche il giorno successivo sembra andare meglio e così ‘da rianimatore’ devo prendere la decisione giusta al momento giusto, capire se la situazione è ancora gestibile al domicilio (dove non hai armi e nemmeno aiuti, in quanto si sa che purtroppo di questi piccoli pazienti al domicilio nessuno si prende mai la responsabilità di prenderli in carico…) e quindi decidiamo per il ‘118’. Credo che qualcuno ci abbia regalato l’abbonamento ad una serie di voli in elisoccorso, perché chiaramente come chiamiamo arrivano subito a prenderci in volo!”

Tommaso ha la passione per i mezzi speciali, il suo primo amore sono stati i vigili del fuoco ma anche per carabinieri, poi la polizia, gli arbitri, i bagnini di salvataggio… Insomma, per chiunque porti una divisa o piloti un mezzo speciale.

“Poche settimane fa ad un meraviglioso evento benefico nella nostra zona siamo riusciti persino a farlo volare in mongolfiera grazie ad una cesta apposita per accedervi con le carrozzine! Nel mio delirio nel dovermi dividere e organizzare il tutto, anche un po’ in preda all’ansia vista la sua difficoltà respiratoria, lui in tutto questo è stato super felice di poter volare ancora!”

Arrivati in reparto il caso ha voluto che fosse prevista la visita in pediatria dei vigili del fuoco per consegnare le uova di Pasqua ai bimbi ricoverati, arrivati direttamente con l’autoscala ed entrati con il cestello dalla finestra! Poi è stata la volta della meravigliosa sorpresa della pet-therapy in corsia, e il giorno dopo si è presentato in stanza questo meraviglioso cane di nome Dilan, il quale si è diretto subito verso Tommy ed è saltato quasi sul suo letto come per voler controllare la sua situazione. Uno scambio di sguardi emozionante.

“Tommy adora anche gli animali di ogni dimensione e genere. A casa abbiamo tre cani, un coniglietto e una tartaruga da terra. Credo che gli animali siano un tramite meraviglioso, in particolar modo per questi bimbi: ci aiutano sempre ad uscire da situazioni difficili, a non pensare alle cose brutte distraendoci con amore incondizionato senza chiedere nulla in cambio. Insomma, per me il connubio perfetto! E sono molto felice che queste situazioni si possano creare in diversi ambienti come reparti ospedalieri ma anche scuole.”

Anche in quella dove va Tommy, ad esempio, una volta alla settimana viene svolta la pet-terapy con i cani di un’associazione del territorio. Un’esperienza unica alla quale si dovrebbe aprire più spesso le porte!

“Oggi che ti sto scrivendo siamo in dimissioni, troppo stancante la vita ‘da reparto’. Tommy sta meglio e possiamo proseguire le terapie al domicilio, per non sbagliare per il rientro ho chiamato un’ambulanza così concludiamo in bellezza per lui! Anche a casa siamo sempre super impegnati, tra amici e animali abbiamo fondato anche, insieme ad altri genitori con bimbi con disabilità, una piccola Onlus con la quale cerchiamo di offrire spunti di riflessione riguardanti l’inclusione in ambito scolastico, sportivo, ludico e sociale. Purtroppo, come ben sai, di lavoro in questa direzione ce n’è da fare ancora tanto: noi cerchiamo di dare senza alcuna pretesa il nostro piccolo contributo per cercare di ‘non lasciare indietro nessuno’, per arrivare a veri e propri progetti mirati a tutti i bambini con disabilità e alla loro inclusione.”

Ho 27 anni, vivo in provincia di Firenze e provo a raccontare le storie degli altri. Studio scienze politiche, lavoro come giornalista freelance (Fanpage.it) e ogni tanto scrivo libri (Mondadori). Attivista e presidente della Onlus #Vorreiprendereiltreno. Parlo di Diritti, Libertà e Uguaglianza. Sorrido alla vita e mi innamoro tutti i giorni.

Caro Iacopo...

“Per le mie colleghe maestre, la mia alunna disabile non potrà mai imparare qualcosa”

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

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Mi scrivono:

“Caro Iacopo…

Sono un’insegnante di sostegno, trasferita dalla Puglia al Nord. Ho scelto di essere un’insegnante di sostegno all’età di 11 anni, quando ho conosciuto G., un ragazzo tetraplegico dall’entusiasmo contagioso. Con lui ho i ricordi più belli della mia adolescenza: quanti pomeriggi trascorsi insieme a studiare attendendo di fare merenda, le serate al cinema, i corsi di nuoto, e le lunghissime telefonate anche oltre oceano, quando andava per mesi a New York per sperimentare nuove terapie e fare interventi!

Ricordo il periodo di quando era arrabbiato con Dio e mi domandava il perché lui fosse così e perché gli amici non volessero uscire con lui. Adesso però siamo cresciuti. Ognuno ha le sue vite, non ci sentiamo sempre, ma quando accade ritorniamo indietro di 24 anni e improvvisamente ritorno ad avere 11 anni.

Faccio questa premessa, per sottolineare come l’amicizia con G., i miei studi, la mia specializzazione nel sostegno, il ruolo, il sacrificio di lavorare lontana da cinque anni dalla mia famiglia, il carico di responsabilità come figura strumentale handicap e disagio ricevuto l’anno scorso, e soprattutto i bambini che ho incontrato, hanno forgiato in me sempre più un senso di giustizia e amore.

In questi giovani anni di ruolo ho dovuto scontrarmi più volte per far valere i diritti di questi bambini. Ho lottato per cercare di dare ambienti idonei, progetti, sussidi e soprattutto di creare sempre un clima accogliente e inclusivo, non solo per loro, ma per tutti i bambini e i genitori che sempre più si sentono soli.

È appena iniziato un nuovo anno scolastico. Non vedevo l’ora di rivedere i miei alunni, l’unica gioia e l’unica forza per andare avanti. Parto però con una tristezza nel cuore. Per l’ennesima volta mi sono scontrata con una collega che parla urlandoti in faccia e facendoti pezza da piedi. La discussione nasce dopo una comunicazione che giunge dalla direzione, dove le ore di sostegno sono poche e che per almeno i primi giorni, in attesa di ricevere altre ore dal provveditorato, dobbiamo coprire gli alunni gravi, i quali possono mettersi in situazione di pericolo.
Successivamente questa collega afferma che dare troppe ore di sostegno alla mia alunna è esagerato ‘perché tanto una come S. che porta il pannolone non sarà mai in grado di imparare a leggere e a scrivere… e non fa mica didattica!’.

Hai presente un grandissimo incendio con fiamme alte che divampano ovunque? Ecco, io mi sono sentita così. Sforzandomi di fare sentire il mio urlo di rabbia e dolore, le ho detto che ‘ogni bambino ha i suoi obiettivi da raggiungere con i suoi tempi… Tu non sei nessuno per parlare così… non te lo permetto! Tu Non conosci e non hai visto i successi di S. in seconda, anche imparare a lavarsi le mani o ad aprire la cerniera del giubbino ed essere autonoma è didattica!’.

Le mie colleghe di classe, maestre anche loro di S. (perché S. non è solo l’alunna della maestra di sostegno) non hanno detto una parola. Le altre (parlo di un gruppo di 30 docenti perché eravamo in riunione) sono rimaste in silenzio. Ero io da sola, a lottare contro un mostro di ignoranza e pregiudizi, in nome di tutti i bambini come S.
Improvvisamente l’ho immaginata a 30 anni, quando la scuola dell’obbligo sarà da tempo finita: cosa sarà di lei, figlia unica, con i genitori già oggi molto grandi, in una società brutta e squallida come questa? A me è mancata tanto quest’estate, ma ho il cuore che piange.

Purtroppo è una guerra tra poveri e i tagli all’istruzione e sul sostegno ci sono. Non ritengo meno grave un bambino che ha bisogno di meno ore di sostegno, ma fosse anche che un capitolo di storia non saranno in grado di ricordarlo, potranno sempre essere in grado di stare al mondo. Comunicare, esprimere bisogni, sapersi relazionare con gli altri, acquisire le autonomie di base, sono i primi obiettivi che ogni bambino deve aspirare a raggiungere. Ma per altri non è così… Certi bambini sono destinati al loro crudele destino.

Ti riporto un pensiero non mio ma di Giuseppe Pontiggia, che condivisi con la Dirigente di Torino, quando superai l’anno di prova: ‘Questi bambini nascono due volte. Devono imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La seconda dipende da voi, da quello che saprete dare. Sono nati due volte e il percorso sarà più tormentato. Ma alla fine anche per voi sarà una rinascita’.”

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Ho abbandonato i social media. Per un po’. Poco.

Più vediamo (l’apparente) felicità degli altri sui social, più aumenta il nostro livello di insoddisfazione: lo hanno dimostrato le ricerche. Cosa fare? Chiudere l’account? Ne siamo in grado?

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I Social network hanno invaso la nostra quotidianità.
Abbiamo sviluppato una ipersensibilità a Like, stelline e cuoricini che ogni giorno riceviamo sulle piattaforme più gettonate dalle persone.

Diventiamo sempre più narcisisti, vogliosi di dimostrare che anche noi abbiamo una nostra esistenza nel mondo digitale, vogliamo il nostro spazio e semplicemente dire “Hey, guardatemi, ci sono anche io”.

Studi e invidia

Diverse ricerche lo dimostrano: i social sono una vera e propria mania per tanti di noi al punto da non riuscire più a staccarsi dal piccolo monitor del nostro telefono.

Due studi, tra i tanti, meritano l’attenzione per aver posto un indicatore chiaro di come i social cambiano la nostra mentalità.

Il primo, riguarda un documento molto importante sulla felicità degli utenti che frequentano maggiormente il più famoso, Facebook, condotto da Helena Wenninger, Peter Buxmann e Hanna Krasnova rispettivamente delle Università di Darmstadt e Berna.

Lo studio in questione dimostra che più si naviga all’interno del social, più viene percepito un senso di insoddisfazione nel vedere le immagini di altre persone che mostrano felicità, un po’ come se ci fosse un senso di invidia che colpisce gli utenti nel vedere emozioni positive dei propri contatti.

Il secondo studio condotto dall’Università di Pittsburg in collaborazione con la Columbia Business School e disponibile per visione sul sito ufficiale, dimostra che più si riceve apprezzamento digitale nei social, pensiamo ad esempio ad Instagram, dove il narcisismo è la parola d’ordine, più viene ridotto il proprio autocontrollo.

Sono colpit* soprattutto chi è molto gettonat* all’interno delle piattaforme, pensate, ad esempio, ai famosi influencer.

In faccia alla realtà

Dopo tutto, è inutile negarlo, il nostro sguardo è sempre pronto a controllare lo schermo, in attesa di ricevere notifiche.

Questo è forse un modo per sentirsi accettat* e richiest* dalla società.

Possiamo stare qui a raccontare quanto sarebbe bella la vita senza social a favore di viaggi, libri, palestra; di come si può, a piccoli passi, ridurre la nostra presenza digitale pensando di fare del bene a noi stessi un po’ per volta.

Ma, alla fine, quanto ci crediamo?

Siamo veramente disposti a ridurre il nostro patrimonio sociale digitale, a rifiutare enormi cerchie di amici conquistati con anni di fatica e poi alla fine chiudere tutto, saluti e baci a tutti?

Non penso proprio.

Abbandonare un social

Quanti di voi hanno detto basta a qualche piattaforma sociale?

Io l’ho fatto diverse volte: nel 2014 disattivai l’account Facebook per diversi mesi, ho eliminato Instagram per ben 2 volte tornando poi con nuovi account e ho disattivato LinkedIn per una settimana.

Perche sono tornato?
Perché ogni social ha le sue caratteristiche e motivazioni ben specifiche a cui volevo rimanere presente.

Sono giunto alla conclusione che, se dovessi scegliere fra tutti i network con le varie modalità di di utilizzo, e con tutti i pro e contro della situazione, penso che non sarei più capace di togliermi da Facebook.

Il motivo di tale scelta è presto detto: tantissime aziende, locali e altre realtà, hanno la propria pagina aggiornata sul social, dove tutti possono controllare in tempo reale eventuali cambiamenti e rimanere “al passo”.

Stesso discorso vale per gestori di siti web o blog che, grazie alla piattaforma di Zuckerberg possono avere una capillarità ed una conoscenza mai immaginata fino ad ora.

Quando le persone mi confessano che si sentono “fuori dal mondo”, intendono proprio questo: non sapere quello che accade nel mondo, perché se prima era compito dei classici media come la tv ed i giornali essere al centro dell’attenzione, ora tutto si concentra nelle varie piattaforme dove diamo il meglio, ed anche il peggio, di noi stessi.

Rimanere quindi senza un supporto come il social network ci fa sentire a disagio, vuoti, proprio come se avessimo fatto un passo di lato lasciando che il mondo continui la sua velocissima vita online.

Ed ecco che, tornando al punto di partenza, iscriversi ai vari servizi ci vuole poco, “È veloce e semplice” scrive la pagina di accesso a Facebook, ma dobbiamo capirne il funzionamento, dosare la nostra presenza online, cosa condividere o meno e soprattutto sapere che abbiamo una vita fuori da questo schermo senza prendere scelte drastiche.

NowPlaying:
Amerika, Rammstein

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