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Caro Iacopo...

“Caro Iacopo… se c’è una speranza per questo Paese, io non riesco a vederla.”

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

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Ci sono racconti che ti lasciano addosso nient’altro che malinconia. Sono quelli in grado di sbatterti in faccia un pezzo considerevole della realtà che ogni giorno provi a combattere. Realtà ingrassata da superficialità e menefreghismo. E per quanto tu possa cercare di ricordare agli altri che “un aiuto di troppo” può essere addirittura controproducente, alle volte, in quanto discriminatorio, ci sono momenti in cui quell’aiuto viene negato proprio da cittadini con diritti e doveri morali, o ancor peggio dalle Istituzioni. Aiuti mancati non al fine di includere, ma per pura negligenza. Ma adesso, mi spiegherò meglio usando le parole di Barbara…

Mi scrivono:

“Caro Iacopo…
Mi permetto di scrivere perché seguo sempre i tuoi post, così voglio raccontarti quello che mi è successo questa mattina.
Alla stazione del treno vedo un anziano signore nella banchina opposta che camminava con l’aiuto di un deambulatore. Oltrepassa con fatica i tornelli per andare a prendere l’ascensore ma lo trova guasto (e guasto lo è da quando lo hanno inaugurato) e a quel punto tenta di tornare indietro ma non riesce più ad oltrepassare i tornelli.
È bloccato, senza via d’uscita, dal suo lato della banchina non passa nessuno. Due signori alla mia sinistra, di cui uno che indossa una divisa ATAC, lo notano e gli dicono che deve fare il giro, ma non può perché non c’è altra via d’uscita se non ripassare dai tornelli. L’uomo non ha abbastanza forza neanche per far arrivare la sua voce fino alla nostra banchina, l’unica cosa che sentiamo è: “sono disabile!”
Faccio presente al signore accanto a me in divisa che non ci sono vie d’uscita, e loro rispondono “eh bisogna andarlo a prendere ma sta arrivando il treno, mica posso fare tardi a lavoro!”, salgono sul treno così come tutti gli altri viaggiatori e se ne vanno. Rimango io, da sola, quasi in lacrime per la rabbia, che arrivo dall’altra parte e libero l’anziano signore dai tornelli usando il mio biglietto.
Non era difficile, ma forse per l’età, forse per il caldo o forse per la fatica fisica non riusciva da solo. Mi chiedo: come è possibile che un essere umano, uno qualsiasi, lasci un anziano disabile bloccato in una stazione senza neanche preoccuparsi di avvisare qualcuno, chiamare aiuto, niente?? E se fossi salita anch’io sul treno quanto avrebbe aspettato il signore prima di essere liberato? E perché riempiono di barriere architettoniche persino il passaggio verso l’ascensore? E perché l’ascensore non può funzionare come in un qualsiasi paese civile? E perché, Iacopo, perché non riusciamo a farlo diventare questo un paese civile?
Scusa lo sfogo Iacopo, non mi occupo di disabilità e sono molto ignorante in materia, mi occupo di rifugiati e sono abituata all’indifferenza e alla cattiveria delle persone, che in questi ultimi mesi mi ha comunque travolto professionalmente e personalmente, ma questa mattina ho pensato che abbiamo toccato il fondo. Che se c’è una speranza di porre rimedio a questa Italia io non la vedo e non so come sia possibile andare avanti. Cosa posso fare? Se ti viene in mente una cosa qualsiasi che posso fare, accetto consigli. Grazie.”

Cara Barbara, vedi, non ho consigli da darti perché credo che alle domande che tu, giustamente, ti sei posta, non ci sia una risposta potente quanto una bacchetta magica. Credo però che se lottiamo è perché ci muove un ideale “giusto”, e in nome di quell’ideale non possiamo mollare la presa. Sarebbe un darla vinta a chi si dimentica di far aggiustare un ascensore appena installato, di piazzare una pedana all’ingresso di un bar, di lasciare libero il parcheggio per disabili vicino casa o di non posteggiare sul marciapiede quando va a fare la spesa.

A proposito, se c’è una cosa che dovrebbe farci incazzare è lo spreco di risorse pubbliche. Si spendono soldi in strumenti che migliorano la vita dei cittadini con ridotta mobilità e poi, nel giro di qualche mese, si manda tutto in malora: perché? Perché siamo costretti a fare e disfare e rifare più volte, prima che qualcosa funzioni davvero, nell’interesse di tutti? Com’è possibile che ci siano liste d’attesa, tempi burocratici e contrattempi puntualmente infiniti?

È proprio da questi “buoni esempi mancati” che alimentiamo la cultura del voltarsi dall’altra parte. Perché sebbene andare a lavoro sia un diritto, e andarci puntuali sia un dovere (legittimo), è anche vero che se avessimo insegnato di più che il tempo migliore è quello speso per aiutare il prossimo, alzando lo sguardo dalla punta delle proprie scarpe quando c’è necessità di farlo, forse, ci sarebbero anche titolari di lavoro meno rigidi e più comprensivi a fronte di certi episodi. E a quel punto, il “ritardo” non sarebbe più uno scudo giustificabile dietro il quale nascondere la propria insensibilità.

Ricordiamoci di non scoraggiarci, perché non tutti sono così. Fortunatamente c’è chi, come hai dimostrato tu stessa, trova la voglia e il tempo di fermarsi, nel vero senso della parola, per rendersi conto di ciò che lo circonda. Per ascoltare l’altro, andargli incontro, sostenerlo. Non siamo soli, non è tutto un correre. Continua ad avere fiducia, in te stessa e nel prossimo, che ne abbiamo tutti bisogno.

Ho 27 anni, vivo in provincia di Firenze e provo a raccontare le storie degli altri. Studio scienze politiche, lavoro come giornalista freelance (Fanpage.it) e ogni tanto scrivo libri (Mondadori). Attivista e presidente della Onlus #Vorreiprendereiltreno. Parlo di Diritti, Libertà e Uguaglianza. Sorrido alla vita e mi innamoro tutti i giorni.

Caro Iacopo...

“Caro Iacopo… Ho ventun’anni e sono stata salvata da un porcellino d’India.”

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

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Gli animali possono aiutare a guarire

Ciao Iacopo😊,
mi chiamo Martina, ho 21 anni e vivo in un paesino in provincia di Novara. Da tempo seguo il tuo percorso e devo ammettere che in tutta la mia vita non ho mai incontrato una persona così coraggiosa come te. Leggendo i tuoi libri ho capito un’infinità di cose, ma la prima in assoluto è che ogni ostacolo non è mai troppo grande da non poter essere superato.

Appoggio con piacere la tua campagna volta all’abbattimento delle barriere architettoniche e degli stereotipi culturali e ti auguro con tutto il cuore che questo tuo grande sogno possa realizzarsi nel migliore dei modi. Spero che un giorno il mondo abbracci a pieni voti le tue idee e che tu possa prendere il primo treno disponibile per provare forti emozioni.
Sono sicura che ci riuscirai, poiché sei tenace.

In passato sono stata anche io vittima di bullismo, più precisamente durante il mio percorso scolastico alle superiori. Ero la più timida della classe, sempre tranquilla e attenta alle lezioni. La mia personalità non piaceva a tutti i miei compagni, soprattutto a tre ragazzi. Un giorno, quando stavo tornando dalla lezione di educazione fisica, mi accorsi che proprio loro (i 3 ragazzi) stavano infilando delle bustine contenti droga all’interno dello zaino di una mia compagna di classe.
I ragazzi si accorsero della mia presenza e dal giorno seguente la mia vita si trasformò in un inferno. Tutta la classe cominciò ad escludermi deridendomi. I giorni passavano e le azioni negative aumentavano. Continue derisioni, palloni da basket addosso, forti spintoni, minacce di morte. Tutta questa negatività mi aveva abbattuta, portandomi a deprimermi. Contemporaneamente a questi episodi, a seguito di continui dolori alla schiena avvertiti durante le lezioni di educazione fisica a scuola, mi fu diagnosticata la scoliosi. Per curarla dovevo portare un corsetto e, sapendo quello che mi stava capitando con i compagni, avevo il terrore ad indossarlo durante le ore di lezione. Quando mi presentai a scuola in quel modo, la situazione precipitò. Essendo come un uccellino in gabbia, non potevo muovermi facilmente e quel giorno in cui mi fecero cadere dalle scale del distaccamento che conduceva alla palestra ero sola. Continuavo a gridare ma nessuno mi sentiva.

Quel giorno tornai a casa piena di lividi e tagli. Inventai scuse, ma dopo un paio di settimane scoppiai in un pianto unico. I miei genitori vennero a conoscenza della verità e decisero di farmi cambiare scuola, poiché anche il preside aveva ritenuto che il mio fosse solo un comportamento infantile. Ancor oggi mi stupisco di come si possa essere così crudeli e senza cuore. Ammetto di esser sempre stata una ragazza fragile, forse troppo.

A causa di questa e molte altre esperienze toccanti, ho cominciato a non avere più sicurezza in me stessa, perdendo tutta l’autostima che inizialmente avevo. Una svolta però cominciai ad averla nel maggio del 2017 quando nella mia famiglia arrivò un nuovo membro, ovvero un porcellino d’India. Con la sua tenerezza aveva riportato quella gioia che da tempo mancava e che tutti aspettavamo a braccia aperte.

Oltre a lui però, parte integrante della mia serenità sei anche tu. Da quando ho iniziato a leggere i tuoi libri, attraverso le tue parole mi sono rialzata moralmente ed oggi quando esco di casa mi sento più tranquilla. Davanti ad ogni ostacolo, cerco sempre di indossare un grande sorriso e di non abbattermi ed ho fatto delle tue parole come delle regole di vita quotidiana. Grazie infinite di cuore per regalarmi grandi emozioni durante la lettura, ma soprattutto nella mia vita.

Ci tenevo a congratularmi con te per la nomina di Cavaliere dell’ordine. Il nostro presidente Mattarella sarà fiero di avere un “soldato” come te. Nobile nella veste, ma anche nell’animo. Soprattutto in quest’ultimo oserei dire. Sei sempre stato e sei un grande cavaliere, poiché ogni giorno continui a lottare per affermare le tue idee per un bisogno tuo personale, ma anche altrui. Sei umile e prima o poi questa tua grande qualita sarà ricompensata. Sei una bellissima persona. Continua così!😊

Iacopo ti auguro buona fortuna per il tuo progetto e che la vita possa regalarti infinite e piacevoli emozioni.
Buona serata!😊

Cara Martina, grazie per le tue splendide parole ma soprattutto per la tua testimonianza: hai ricordato a tutti che non solo si può uscire dalle difficoltà, anche quelle più ostili dove i cattivi paiono avere la meglio (non a caso voglio sottolineare il “paiono”), ma anche quanto gli animali facciano un gran bene allo spirito.

L’affetto del tuo porcellino d’India, che in qualche modo ti ha salvata, è un dono che tutti dovrebbero imparare a riconoscere. Non a caso, con la Onlus #Vorreiprendereiltreno, finanziamo ogni anno progetti di pet-therapy negli ospedali: perché l’amore sarà sempre la miglior cura possibile!

Grazie, davvero, di cuore. Spero di leggerti ancora presto.

Scrivimi una lettera, uno spunto o una tua riflessione:
segnalazioni@iacopomelio.it

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Caro Iacopo...

“Caro Iacopo… Stamani, al supermercato, mi hanno tutelata dalla prepotenza.”

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

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La cassa prioritaria per disabili al supermercato

Mi scrivono:

“Caro Iacopo…
Sono una persona invalida con molte patologie e con difficoltà nella deambulazione. Stamani mi sono recata a fare la spesa all’Esselunga di Arezzo: al momento di pagare mi sono messa in fila alla cassa di priorità dei disabili e delle gestanti, la cassiera che mi ha vista con la stampella ha comunicato alle persone che erano in fila che, dopo aver finito il conto alla persona a cui stava, avrebbe fatto passare me.
Una signora si è arrabbiata tantissimo con la cassiera, che si è vista obbligata a chiamare il responsabile, che con molta educazione ha spiegato alla signora che quella è una cassa con precedenza per disabili e gestanti. La signora per tutta risposta si è arrabbiata molto anche con lui e poi ha lasciato la spesa senza pagare sul nastro ed è andata via arrabbiatissima.
Io ho ringraziato sia il responsabile che è stato chiamato, penso sia il direttore, che la cassiera.
Stamani presso l’Esselunga di Arezzo mi sono sentita tutelata e difesa da persone che non conosco. Visto che non mi succede mai ho voluto scriverlo a te che sei il nostro paladino con la tua associazione dei nostri diritti che quasi sempre ci vengono negati.”

Cara amica, grazie per il tuo racconto e per le splendide parole che hai usato, non solo nei miei confronti ma anche verso chi, giustamente, ci ha ricordato che questa società non è fatta solo di persone che si voltano “dall’altra parte” fingendo di non vedere né ascoltare. “Sentire”, in fin dei conti, dovrebbe essere il punto di partenza, il primo passo per disegnare un Paese più civile.

Purtroppo, Arezzo non è vicino a casa mia, altrimenti non avrei dubbi su dove andare a far la spesa per le prossime volte. Questo episodio però ci aiuta già nel ricordarci quale straordinario potere abbiamo “noi consumatori”: possiamo, esattamente come degli influencer, indirizzare l’etica dell’offerta con le nostre scelte, e di conseguenza anche quella delle domande che verranno. Un mercato socialmente attento è un mercato che aggiunge valore.

Se è vero che il supermercato in questione ha perso una cliente (e che cliente…), è anche vero che tutelando i diritti di uno qualsiasi dei suoi consumatori ha guadagnato una cosa che tutti noi dovremmo riconoscergli: il rispetto. D’altra parte, se esistono specifiche casse per agevolare chi ha un qualche tipo di problema o donne che sono in dolce attesa, significa che esiste anche una regola che deve essere rispettata: con una sceneggiata simile la signora non solo ha dimostrato di essere incapace di attendere dieci minuti, ma si è anche resa agli occhi di tutti egoista e insensibile.

Chissà, forse un giorno anche le casse “con priorità” diventeranno solo il ricordo di un Paese che aveva bisogno di essere indirizzato verso gesti di gentilezza, mentre ognuno sarà spontaneamente portato ad aspettare il proprio turno facendo in modo che “i più deboli” abbiano una via preferenziale, nonché una quotidianità più confortevole.

Nel frattempo, non dimentichiamoci che, oltre alle casse, il grosso problema dei supermercati resta quello del parcheggio per l’handicap, che essendo di proprietà privata può essere occupato abusivamente da chi non ne ha alcun diritto (cioè senza esporre l’apposito tagliando europeo di colore azzurro sul cruscotto del veicolo), evitando che qualcuno possa chiamare i vigili urbani a sanzionarlo.

Quindi insomma, viva l’Esselunga di Arezzo e tutti i centri commerciali che applicano, e fanno applicare, regole di rispetto e umanità al loro interno. Al tempo stesso, però, continuiamo a buttare un occhio fuori, perché di persone “frettolose e impazienti”, come la protagonista di questa vicenda, ne è ancora pieno il mondo.

Scrivimi una lettera, uno spunto o una tua riflessione:
segnalazioni@iacopomelio.it

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