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C'è chi vuole le barriere architettoniche C'è chi vuole le barriere architettoniche

Caro Iacopo...

“Caro Iacopo… A quanto pare c’è chi, nella cultura, le barriere le vuole.”

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

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Qualche settimana fa sulla mia pagina Facebook ho pubblicato il racconto di un’insegnante che si era trovata, durante una gita scolastica, in una situazione particolarmente “esclusiva” per un suo alunno con disabilità. Eppure, attraverso la bellezza d’animo di un suo compagno, tutto ha acquistato in un solo secondo un altro sapore. Ecco qui la lettera di M. C. :

“Oggi la classe di J, il bambino che seguo, aveva la visita guidata in una biblioteca storica.
Vi risparmierò tutte le madonne che sono volate per far salire la sedia a rotelle sull’autobus di linea, perché prendere un pulmino idoneo era troppo mainstream, vi risparmierò anche tutti i santi che ci sono voluti a fare quei 5 gradini per entrare in questa biblioteca che, a quanto pare, è contraria all’abbattimento delle barriere architettoniche, e cercarne un’altra era troppa fatica. Non vi racconterò nemmeno del fatto che, alla fine della storia, siamo dovuti rimanere giù a leggere qualche libro per conto nostro perché il resto della classe era al piano superiore a fare qualcosa.
Quello che voglio raccontare è il momento della merenda.

“Hai sete?”
“No” (il bambino è in grado di dire solo si e no)
“Hai fame?”
“No”
“Sicuro? Non vuoi nemmeno le patatine?”
“No”
La cosa mi ha abbastanza lasciata stupefatta, lui adora le patatine. Poi l’illuminazione.
“Non vuoi mangiare solo? Vuoi aspettare che scendano i tuoi amici?”
“Si”.

E allora aspettiamo. E aspettiamo. E aspettiamo.
Finalmente dopo tre ore e mezza scendono tutti. Benissimo, facciamo merenda.
“Maestra ma noi abbiamo già fatto merenda”
Delusione infinita negli occhi di J.
Ma non tutti, c’è un piccolo eroe, W: “Maestra, io l’ho conservata la merenda perché sapevo che J era solo quaggggiù e volevo farla con lui”.
W era già il mio eroe, non si è smentito nemmeno sta volta.”

Numerosi sono stati i commenti al post, sia positivi che negativi.
Credo che sia importante, in questi casi, ricordare quanto sia fondamentale il dialogo per poter costruire una rete e un canale tra i vari “attori” in gioco (in questo caso la scuola e biblioteca storica), affinché si possa evitare attraverso una sincera e trasparente collaborazione qualsiasi tipo di imprevisto. Oltretutto, non smetterò mai di ripetere quanto la cultura debba essere accessibile a tutti: una rampa in allumino o un monta-scale non rovinerà mai una parete, per quanto “storica”, perché il valore di quella parete non sta nel suo mattone ma in quello che racchiude.

In secondo luogo, è bene anche tenersi aggrappati il più saldamente possibile alla speranza e alla fiducia verso una società non sempre distratta e insensibile. Se non ci lasciamo di tanto intanto “distrarre” dagli esempi positivi, non solo non avremo mai stimoli per fare meglio attraverso l’imitazione, ma finiremo molto presto con l’essere schiacciati dal pessimistico “tanto non cambierà mai niente”, arrendendoci in partenza.

Ecco allora che vorrei chiudere il racconto di M. C. con uno dei tanti commenti belli che sono arrivati in tutta risposta. Perché, almeno nel mio caso, vedere un esempio simile “a bilanciare” l’amaro in bocca che si può provare solo di fronte alle aspettative disattese di un bambino con disabilità, ha regalato una generosa boccata d’aria.

“Sono una maestra e ho avuto sempre bimbi con diverse abilità. Tutto ciò che programmiamo (insieme alla collega di sostegno e all’educatore) ha come base di partenza le potenzialità del disabile. Da lì si parte.

Trovo che l’atteggiamento descritto da M. C. nel suo racconto sia una triste dimostrazione di quanto non tutti siano degni di fare questo lavoro. Si riempiono la bocca della parola inclusione e nemmeno sanno cos’è.

Nella foto potete vedere il nostro Orto didattico. Lo facciamo con un centro diurno per disabili. C’è un ragazzo in carrozzina che ci insegna tutto delle piante da coltivare… E il suo educatore ha costruito la passerella affinché possa entrare in serra!

Se passate da Bologna, ovviamente, vi invitiamo a venirci a trovare!”

Ho 27 anni, vivo in provincia di Firenze e provo a raccontare le storie degli altri. Studio scienze politiche, lavoro come giornalista freelance (Fanpage.it) e ogni tanto scrivo libri (Mondadori). Attivista e presidente della Onlus #Vorreiprendereiltreno. Parlo di Diritti, Libertà e Uguaglianza. Sorrido alla vita e mi innamoro tutti i giorni.

Caro Iacopo...

“Caro Iacopo… Il mio ragazzo mi ha lasciata dopo una violenza sessuale”

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

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Mi scrivono:

“Caro Iacopo…
Il mio più che un messaggio è uno sfogo. Mesi fa ho subito un tentativo di violenza sessuale. Il mio ragazzo non ha mai accettato questa cosa e infatti, ad un passo dalla convivenza, mi ha lasciato. Avevo accettato un lavoro pessimo per stare con lui, un part time, io che ho sempre fatto la barista, e l’ho fatto per amore, contenta della mia scelta. Oggi rischio anche di perdere questo lavoro, e mi sento il mondo che mi crolla sulle spalle. Amo scrivere, il mio sogno è pubblicare un libro. Che dire, spero che ne venga fuori una buona storia da tutto ciò. E nulla, spero tu mi voglia rispondere, sarebbe una piccola conquista in un momento così buio per me. Grazie ancora per lo sfogo, e sappi che un sorriso riesci sempre a strapparmelo. Un bacione!”

Cara amica, che cosa triste che mi hai raccontato, davvero. Intanto ti mando un forte abbraccio e un sorriso colorato, sperando che adesso tu stia meglio e che tu abbia già provato a voltare pagina, ricominciando da ciò che meriti di più in assoluto: te stessa. Perché è noi stessi che non dobbiamo mai smettere di mettere al primo posto.

Un uomo non dovrebbe mai lasciare sola la donna che gli è accanto mai, figuriamoci in questi momenti, finendo per colpevolizzarla ulteriormente come se subire una violenza sia una scelta quasi paragonabile ad un tradimento. Come si può non comprendere il dolore e l’umiliazione che porta con sé un’esperienza simile? Come si può ignorare le ferite profonde che ti lascia addosso una molestia sessuale? Come non avere cura della fragilità di qualcuno che diventa tutto a un tratto vulnerabile e indifeso?

Mi dispiace molto. Al di là del tentativo di violenza in sé, ovviamente disumano, e che spero sia stato arginato il più possibile, mi dispiace soprattutto perché non hai trovato vicino a te la persona giusta per poter affrontare insieme (come dovrebbe essere) un peso simile. Per questo, l’unica magra consolazione che mi sento di dirti nell’accogliere il tuo sfogo, è l’invito a fruttare quello che è successo per vedere il bicchiere mezzo pieno: hai capito di trovarti accanto alla persona sbagliata, quella che ha preferito lasciarti per l’ultima cosa per la quale avrebbe dovuto farlo. Quella che ha affondato e rigirato il coltello nella ferità anziché afferrarne il manico ed estrarlo per salvarti.

Infine, un piccolo insegnamento, che poi in realtà vale per tutti noi tanto che io stesso ho bisogno di ripetermelo ciclicamente: mai cambiare per gli altri. Mai stravolgere così tanto la propria vita, o quantomeno facciamolo senza mettere da parte quello che siamo davvero. Senza rinunciare a tutte le cose belle che ci fanno sentire felici ed appagati.

Hai un lavoro che ti piace, una vita che ti soddisfa, amicizie irrinunciabili? Tieniti tutto quanto stretto. Gli amori, certi “amori”, vanno e vengono, mentre il resto dovrebbe rimanere per sempre. E poi, diciamolo pure, non abbiamo bisogno di nessuno per sentirci completi. Al massimo, di qualcuno che voglia condividere il resto della sua vita con noi e con ciò che ruota intorno al nostro mondo. Un abbraccio e un sorriso grande, a presto!

 

Aggiornamento dopo la mia risposta alla nostra lettrice:
“Caro Iacopo… Ti scrivo per tenerti aggiornato. Alla fine con il lavoro non è finita bene, ma una mia amica mi ha dato un contatto per un locale e quindi sono di nuovo in carreggiata. Le cose alla fine vanno esattamente come devono andare, ne sono convinta. A presto!”

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Caro Iacopo...

“Caro Iacopo… Ho ventun’anni e sono stata salvata da un porcellino d’India.”

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

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Gli animali possono aiutare a guarire

Ciao Iacopo😊,
mi chiamo Martina, ho 21 anni e vivo in un paesino in provincia di Novara. Da tempo seguo il tuo percorso e devo ammettere che in tutta la mia vita non ho mai incontrato una persona così coraggiosa come te. Leggendo i tuoi libri ho capito un’infinità di cose, ma la prima in assoluto è che ogni ostacolo non è mai troppo grande da non poter essere superato.

Appoggio con piacere la tua campagna volta all’abbattimento delle barriere architettoniche e degli stereotipi culturali e ti auguro con tutto il cuore che questo tuo grande sogno possa realizzarsi nel migliore dei modi. Spero che un giorno il mondo abbracci a pieni voti le tue idee e che tu possa prendere il primo treno disponibile per provare forti emozioni.
Sono sicura che ci riuscirai, poiché sei tenace.

In passato sono stata anche io vittima di bullismo, più precisamente durante il mio percorso scolastico alle superiori. Ero la più timida della classe, sempre tranquilla e attenta alle lezioni. La mia personalità non piaceva a tutti i miei compagni, soprattutto a tre ragazzi. Un giorno, quando stavo tornando dalla lezione di educazione fisica, mi accorsi che proprio loro (i 3 ragazzi) stavano infilando delle bustine contenti droga all’interno dello zaino di una mia compagna di classe.
I ragazzi si accorsero della mia presenza e dal giorno seguente la mia vita si trasformò in un inferno. Tutta la classe cominciò ad escludermi deridendomi. I giorni passavano e le azioni negative aumentavano. Continue derisioni, palloni da basket addosso, forti spintoni, minacce di morte. Tutta questa negatività mi aveva abbattuta, portandomi a deprimermi. Contemporaneamente a questi episodi, a seguito di continui dolori alla schiena avvertiti durante le lezioni di educazione fisica a scuola, mi fu diagnosticata la scoliosi. Per curarla dovevo portare un corsetto e, sapendo quello che mi stava capitando con i compagni, avevo il terrore ad indossarlo durante le ore di lezione. Quando mi presentai a scuola in quel modo, la situazione precipitò. Essendo come un uccellino in gabbia, non potevo muovermi facilmente e quel giorno in cui mi fecero cadere dalle scale del distaccamento che conduceva alla palestra ero sola. Continuavo a gridare ma nessuno mi sentiva.

Quel giorno tornai a casa piena di lividi e tagli. Inventai scuse, ma dopo un paio di settimane scoppiai in un pianto unico. I miei genitori vennero a conoscenza della verità e decisero di farmi cambiare scuola, poiché anche il preside aveva ritenuto che il mio fosse solo un comportamento infantile. Ancor oggi mi stupisco di come si possa essere così crudeli e senza cuore. Ammetto di esser sempre stata una ragazza fragile, forse troppo.

A causa di questa e molte altre esperienze toccanti, ho cominciato a non avere più sicurezza in me stessa, perdendo tutta l’autostima che inizialmente avevo. Una svolta però cominciai ad averla nel maggio del 2017 quando nella mia famiglia arrivò un nuovo membro, ovvero un porcellino d’India. Con la sua tenerezza aveva riportato quella gioia che da tempo mancava e che tutti aspettavamo a braccia aperte.

Oltre a lui però, parte integrante della mia serenità sei anche tu. Da quando ho iniziato a leggere i tuoi libri, attraverso le tue parole mi sono rialzata moralmente ed oggi quando esco di casa mi sento più tranquilla. Davanti ad ogni ostacolo, cerco sempre di indossare un grande sorriso e di non abbattermi ed ho fatto delle tue parole come delle regole di vita quotidiana. Grazie infinite di cuore per regalarmi grandi emozioni durante la lettura, ma soprattutto nella mia vita.

Ci tenevo a congratularmi con te per la nomina di Cavaliere dell’ordine. Il nostro presidente Mattarella sarà fiero di avere un “soldato” come te. Nobile nella veste, ma anche nell’animo. Soprattutto in quest’ultimo oserei dire. Sei sempre stato e sei un grande cavaliere, poiché ogni giorno continui a lottare per affermare le tue idee per un bisogno tuo personale, ma anche altrui. Sei umile e prima o poi questa tua grande qualita sarà ricompensata. Sei una bellissima persona. Continua così!😊

Iacopo ti auguro buona fortuna per il tuo progetto e che la vita possa regalarti infinite e piacevoli emozioni.
Buona serata!😊

Cara Martina, grazie per le tue splendide parole ma soprattutto per la tua testimonianza: hai ricordato a tutti che non solo si può uscire dalle difficoltà, anche quelle più ostili dove i cattivi paiono avere la meglio (non a caso voglio sottolineare il “paiono”), ma anche quanto gli animali facciano un gran bene allo spirito.

L’affetto del tuo porcellino d’India, che in qualche modo ti ha salvata, è un dono che tutti dovrebbero imparare a riconoscere. Non a caso, con la Onlus #Vorreiprendereiltreno, finanziamo ogni anno progetti di pet-therapy negli ospedali: perché l’amore sarà sempre la miglior cura possibile!

Grazie, davvero, di cuore. Spero di leggerti ancora presto.

Scrivimi una lettera, uno spunto o una tua riflessione:
segnalazioni@iacopomelio.it

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