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Gli animali possono aiutare a guarire Gli animali possono aiutare a guarire

Caro Iacopo...

“Caro Iacopo… Ho ventun’anni e sono stata salvata da un porcellino d’India.”

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

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Ciao Iacopo😊,
mi chiamo Martina, ho 21 anni e vivo in un paesino in provincia di Novara. Da tempo seguo il tuo percorso e devo ammettere che in tutta la mia vita non ho mai incontrato una persona così coraggiosa come te. Leggendo i tuoi libri ho capito un’infinità di cose, ma la prima in assoluto è che ogni ostacolo non è mai troppo grande da non poter essere superato.

Appoggio con piacere la tua campagna volta all’abbattimento delle barriere architettoniche e degli stereotipi culturali e ti auguro con tutto il cuore che questo tuo grande sogno possa realizzarsi nel migliore dei modi. Spero che un giorno il mondo abbracci a pieni voti le tue idee e che tu possa prendere il primo treno disponibile per provare forti emozioni.
Sono sicura che ci riuscirai, poiché sei tenace.

In passato sono stata anche io vittima di bullismo, più precisamente durante il mio percorso scolastico alle superiori. Ero la più timida della classe, sempre tranquilla e attenta alle lezioni. La mia personalità non piaceva a tutti i miei compagni, soprattutto a tre ragazzi. Un giorno, quando stavo tornando dalla lezione di educazione fisica, mi accorsi che proprio loro (i 3 ragazzi) stavano infilando delle bustine contenti droga all’interno dello zaino di una mia compagna di classe.
I ragazzi si accorsero della mia presenza e dal giorno seguente la mia vita si trasformò in un inferno. Tutta la classe cominciò ad escludermi deridendomi. I giorni passavano e le azioni negative aumentavano. Continue derisioni, palloni da basket addosso, forti spintoni, minacce di morte. Tutta questa negatività mi aveva abbattuta, portandomi a deprimermi. Contemporaneamente a questi episodi, a seguito di continui dolori alla schiena avvertiti durante le lezioni di educazione fisica a scuola, mi fu diagnosticata la scoliosi. Per curarla dovevo portare un corsetto e, sapendo quello che mi stava capitando con i compagni, avevo il terrore ad indossarlo durante le ore di lezione. Quando mi presentai a scuola in quel modo, la situazione precipitò. Essendo come un uccellino in gabbia, non potevo muovermi facilmente e quel giorno in cui mi fecero cadere dalle scale del distaccamento che conduceva alla palestra ero sola. Continuavo a gridare ma nessuno mi sentiva.

Quel giorno tornai a casa piena di lividi e tagli. Inventai scuse, ma dopo un paio di settimane scoppiai in un pianto unico. I miei genitori vennero a conoscenza della verità e decisero di farmi cambiare scuola, poiché anche il preside aveva ritenuto che il mio fosse solo un comportamento infantile. Ancor oggi mi stupisco di come si possa essere così crudeli e senza cuore. Ammetto di esser sempre stata una ragazza fragile, forse troppo.

A causa di questa e molte altre esperienze toccanti, ho cominciato a non avere più sicurezza in me stessa, perdendo tutta l’autostima che inizialmente avevo. Una svolta però cominciai ad averla nel maggio del 2017 quando nella mia famiglia arrivò un nuovo membro, ovvero un porcellino d’India. Con la sua tenerezza aveva riportato quella gioia che da tempo mancava e che tutti aspettavamo a braccia aperte.

Oltre a lui però, parte integrante della mia serenità sei anche tu. Da quando ho iniziato a leggere i tuoi libri, attraverso le tue parole mi sono rialzata moralmente ed oggi quando esco di casa mi sento più tranquilla. Davanti ad ogni ostacolo, cerco sempre di indossare un grande sorriso e di non abbattermi ed ho fatto delle tue parole come delle regole di vita quotidiana. Grazie infinite di cuore per regalarmi grandi emozioni durante la lettura, ma soprattutto nella mia vita.

Ci tenevo a congratularmi con te per la nomina di Cavaliere dell’ordine. Il nostro presidente Mattarella sarà fiero di avere un “soldato” come te. Nobile nella veste, ma anche nell’animo. Soprattutto in quest’ultimo oserei dire. Sei sempre stato e sei un grande cavaliere, poiché ogni giorno continui a lottare per affermare le tue idee per un bisogno tuo personale, ma anche altrui. Sei umile e prima o poi questa tua grande qualita sarà ricompensata. Sei una bellissima persona. Continua così!😊

Iacopo ti auguro buona fortuna per il tuo progetto e che la vita possa regalarti infinite e piacevoli emozioni.
Buona serata!😊

Cara Martina, grazie per le tue splendide parole ma soprattutto per la tua testimonianza: hai ricordato a tutti che non solo si può uscire dalle difficoltà, anche quelle più ostili dove i cattivi paiono avere la meglio (non a caso voglio sottolineare il “paiono”), ma anche quanto gli animali facciano un gran bene allo spirito.

L’affetto del tuo porcellino d’India, che in qualche modo ti ha salvata, è un dono che tutti dovrebbero imparare a riconoscere. Non a caso, con la Onlus #Vorreiprendereiltreno, finanziamo ogni anno progetti di pet-therapy negli ospedali: perché l’amore sarà sempre la miglior cura possibile!

Grazie, davvero, di cuore. Spero di leggerti ancora presto.

Scrivimi una lettera, uno spunto o una tua riflessione:
segnalazioni@iacopomelio.it

Ho 27 anni, vivo in provincia di Firenze e provo a raccontare le storie degli altri. Studio scienze politiche, lavoro come giornalista freelance (Fanpage.it) e ogni tanto scrivo libri (Mondadori). Attivista e presidente della Onlus #Vorreiprendereiltreno. Parlo di Diritti, Libertà e Uguaglianza. Sorrido alla vita e mi innamoro tutti i giorni.

Caro Iacopo...

“Caro Iacopo… Stiamo crescendo i nostri figli nella più profonda incoerenza.”

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

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Mi scrivono:

“Caro Iacopo…
Ti riporto una mia lettera alla Dirigente della scuola di mio figlio, siamo a Roma.

«Gentilissima Dirigente,

le scrivo con profonda amarezza questa comunicazione.
Le vorrei segnalare una situazione indecorosa della facciata della scuola del ‘Plesso Cicerone’ e della zona antistante.

Persistono ormai da sempre escrementi di cane ovunque che i ragazzi con gli zaini trolley si ritrovano ogni giorno a portare in casa, persiste uno stato di abbandono generale a causa della immondizia e dei cassonetti bruciati, la facciata ha una enorme scritta ‘VIVA LA DROGA’.

Questa situazione di abbandono (che ormai a Roma è diventata un problema generale) è davvero sconfortante in un luogo dove i ragazzi si trovano ogni giorno. Non so quanto potrà fare in merito a questi problemi, ma sento il dovere di segnalarglielo.
Le allego anche una foto che stamattina ho fatto passando davanti la scuola e che ha poi determinato la mia spinta a scriverle.

La ringrazio anticipatamente per il tempo che vorrà dedicarmi. Cordiali saluti»

Risposta della Dirigente Scolastica:

«Per anni ho sollecitato interventi a chi di competenza, che non è il Dirigente scolastico. La scuola non può sistemare i mali del mondo!!
La invito a porre le questioni in oggetto al Municipio VII (proprietario degli edifici scolastici e competente sulla manutenzione degli stessi, per legge) ed AMA per la pulizia delle strade. Se dicessi al mio personale di pitturare le pareti esterne degli edifici potrei anche essere sanzionata per questo. Magari lei sarà più fortunata. Saluti.»

Ho quindi concluso con questa mia risposta:

«Comprendo la sua posizione. Non mi trova però d’accordo su un punto: la scuola deve contribuire a cambiare i mali del mondo. Il futuro è lì e noi li stiamo facendo vivere nella più profonda incoerenza. La ringrazio comunque per il tempo che mi sta dedicando. Grazie, Saluti.»”

Cara amica, non voglio entrare nel merito delle responsabilità perché non ne conosco le dinamiche. Trovo – questo penso mi sia concesso dirlo – abbastanza svilente il continuo scarica-barile che troviamo spesso in buona parte delle nostre Istituzioni (non solo per quanto riguarda le scuole) laddove ci sia di assumersi una qualche responsabilità o, quantomeno, da rimboccarsi le maniche per adoperarsi e risolvere una specifica problematica.

Se è vero che non si può sapere a chi spetterebbe, in questo caso specifico, la prima mossa per dare una “ripulita” all’immagine della scuola, è altrettanto inverosimile che la scuola possa essere sanzionata per aver compiuto un gesto corretto e positivo, cioè quello della pulizia e del mantenimento dell’ordine. La scuola è un bene pubblico e pertanto chiunque si adoperi per renderlo più vivibile e condivisibile possibile non può che compiere un gesto meritorio. Se così non fosse, è indubbio che ci sarebbe qualcosa da rivedere a livello di regole.

Voglio concludere dunque questo post, anziché con un mio commento, raccontando un bell’aneddoto di qualche settimana fa, con la speranza che possa far tornare un po’ di speranza: i ragazzi della scuola media “Cavalieri” di Milano hanno usato centinaia di post-it colorati per ricoprire gli insulti rivolti alla dirigente Rita Bramante apparsi misteriosamente sul muro della loro scuola. Su ciascun bigliettino hanno poi scritto risposte di incoraggiamento e tanti complimenti, realizzando così un vero e proprio mosaico fatto di gentilezza e positività dai mille colori.

«Signora Preside non si scoraggi, non ci faccia caso. Sempre a testa alta!»
«Lei è la preside più brava di Milano»
«Mi dispiace per quello che è successo perché lei mette il cuore per noi e per questa scuola, le vogliamo bene!»
«Noi siamo dalla sua parte»
«Se non fosse presente con noi non sarebbe successo»
«Continui a lavorare siamo una squadra»
«Brava preside, quello che c’è scritto sul muro non è proprio vero»
«Lei viene anche nei week end per la nostra scuola e noi la ringraziamo e basta».

La risposta della preside, salutando i suoi studenti, è stata una citazione di Fabrizio De André: “È proprio vero che dal letame, a volte, se si ara il campo, se ci si lavora sopra, nascono i fior”. Per questo credo sia stato utile sfruttare il tuo racconto, cara lettrice, per ricordare anche questo aneddoto opposto: perché in mezzo a tanta cattiveria c’è anche chi riesce ancora a riconoscere il valore delle persone, del loro lavoro quotidiano e dei luoghi di condivisione dove, piano piano, vengono formati i cittadini di domani. I nostri figli. Che speriamo possano essere persone migliori.

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Caro Iacopo...

La scuola di Prato che sostiene l’inclusione: una borsa di studio in ricordo di Marco

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

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Mi scrivono:

“Caro Iacopo… Ti scrivo per chiedere il tuo sostegno nel diffondere una notizia che credo meriti ampia visibilità per far sì che non resti all’interno di un ristretto passaparola.

A fine ottobre 2018 ho perso mio fratello Marco Pelagalli, un ragazzino di diciassette anni con una grave tetraparesi. Nell’ultimo anno e mezzo Marco ha frequentato l’istituto ‘Tullio Buzzi’ di Prato. È stato un inserimento inizialmente complesso, con tutte le difficoltà del caso, ma grazie all’impegno di una serie di persone, compreso il preside, si è riusciti a creare un percorso inclusivo valido.

Il 25 maggio scorso, un sabato mattina, grazie al volere di alcuni professori e del preside, è stata organizzata una piccola cerimonia in cui hanno intitolato a Marco, attraverso una targa, l’aula sua e dei suoi compagni. Oltre a questo, e qui arriviamo al punto secondo me fondamentale, la scuola ha deciso di istituire una borsa di studio a nome di mio fratello, da consegnare ad uno studente o studentessa con bisogni particolari che, con le proprie possibilità e capacità, può affrontare un percorso scolastico al pari degli altri studenti.

Per una scuola che premia con borse di studio ogni anno ragazzi con la media del 9 che rappresentano l’élite nel campo della chimica e dell’informatica, istituire una borsa di studio di questo genere esprime a mio avviso un forte messaggio di inclusione, di rispetto e di umanità. Per questo credo che questa scuola, per questa scelta, meriti visibilità: affinché venga applaudita e sia vista come un esempio da seguire.

Un altro motivo per il quale vorrei diffondere la notizia riguarda il preside.
L’attuale preside è una persona molto attenta ai valori umani, intenta a promuovere la coesione e l’integrazione tra i ragazzi e non la competizione in nome del risultato.
Durante la cerimonia di consegna delle borse di studio ha fatto un discorso estremamente profondo e sentito, in cui sosteneva l’importanza di una scuola che non crei disparità e concorrenza tra gli studenti, che non porti uno a fare lo sgambetto al suo vicino per arrivare prima, ma che sia un luogo per creare conoscenza dove crescere tutti insieme, ognuno con i suoi modi e tempi: una scuola che sappia valorizzare le capacità e sostenere le difficoltà dei ragazzi.
Questo preside ha portato innovazione rispetto al passato di questa scuola, dove si è spesso visto accogliere le eccellenze a discapito delle ‘normalità’, dove le bocciature di massa portavano alto il nome di una scuola difficile fatta solo per i ‘geni’.

Purtroppo questo preside andrà in pensione adesso e la paura è che il suo successore potrebbe vanificare molti dei suoi sforzi durante questi anni e, magari, cancellare questa borsa di studio di cui ti accennavo. Il rischio c’è. Quando il preside ha presentato questa nuova borsa di studio ha detto che ‘per quest’anno c’è, si spera anche nei prossimi anni’, facendo chiaramente intendere che molto dipenderà dalla volontà del suo successore.

La mia idea è che più questo viene pubblicizzato, più la scuola verrà applaudita e presa a modello, più difficile sarà per qualunque preside interrompere questa borsa di studio.

Con stima,
Andrea”

Caro Andrea, inutile dire quanto io sia d’accordo con te.
Oggi viviamo in una società che ci vuole tutti come degli automi perfetti: prestanti, belli, intelligenti, sportivi, possibilmente ricchi (e magari, se proprio avanza una botta di culo, anche in salute che non guasta mai, nonostante riusciamo a ricordarcelo soltanto al momento del bisogno). Una società che vive del culto degli “obiettivi”: prima il diploma e poi la laurea, aggiungi la specialistica e iscriviti al master, che non lo fai poi il dottorato di ricerca? Tutto questo per rincorrere chissà quale immaginario di realizzazione.

È bello ricordarci, col tuo racconto, che la spasmodica “richiesta” che facciamo ai nostri ragazzi affinché siano sempre qualcosa “di più”, ogni tanto si fermi per ribadire che, in fin dei conti, i veri traguardi li raggiungiamo nelle cose più piccole e semplici. In quella naturale quotidianità, magari banale e scontata, che dobbiamo riprendere a valorizzare: solo così potremo apprezzare ogni singolo passo avanti compiuto; soltanto in questo modo le conquiste più piccole assumeranno il valore di una insormontabile scalata.

Spero vivamente che la borsa di studio intitolata a tuo fratello Marco trovi presto una speranza di continuazione, perché ognuno di noi ha il diritto di ricordarsi di essere bravo e capace: chiunque, oltre qualsiasi difficoltà, è una risorsa indispensabile. E noi, sugli ingranaggi del futuro, dobbiamo costantemente investire.

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