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Rendere normale la disabilità Rendere normale la disabilità

Caro Iacopo...

Il tempo è la moneta, sì, ma del rispetto

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

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Qualche settimana fa il signor Antonio ha inviato, nella mia pagina Facebook pubblica, un messaggio molto secco con domande ben precise per chiedermi, senza troppi saluti e convenevoli, di rispondere ad un’intervista che avrebbe poi pubblicato sul suo blog. Uno dei tantissimi messaggi, e-mail e commenti che con immenso piacere ricevo ogni giorno (a meno che non pubblichi qualcosa di particolarmente “virale”, in quel caso il valore “tanti” potrebbe tendere all’infinito e, cercando bene, potremmo trovare anche qualcosa di meno simpatico).

Premesso questo, capirete bene che, con una pagina da più di 630.000 like, non sia facile leggere, tantomeno rispondere a tutti, anche se abbraccerei e bacerei chiunque, mi intrufolerei nelle case di ognuno e mi fermerei a cena per vivere cento vite e mille storie diverse. Ma no, non si può, stare al mondo significa vestirsi di necessità, e tra queste c’è il dover lavorare per poter vivere. E rispondere ad un messaggio, salvo far parte di un call-center, un servizio assistenza o di una linea erotica, non fornisce questa opportunità.

Quando però il miracolo accade, non avviene comunque in tempi decenti (e infatti, se ci fate caso, nessun personaggio pubblico che abbia certi numeri risponde personalmente). Eppure di quel che fan gli altri me ne sono sempre infischiato, così ho maturato la convinzione che instaurare un legame diretto con chi ti segue, senza troppi intermediari, sia doveroso non solo per una forma di rispetto verso chi ti “condivide”, nel senso più profondo e non social, ma anche per la qualità della comunicazione stessa, fidelizzando il proprio pubblico che si sente così più vicino e partecipe. Non a caso le aziende che vendono maggiormente sono quelle con un maggior tasso di risposta ai propri clienti, soprattutto sui canali social.

Antonio, però, oltre a non considerare il mio buon tentativo di convertire il filo diretto in “capitale sociale”, ha avuto più sfortuna del solito, e così mi ha scritto di nuovo:

Dopo qualche ora dal primo messaggio blu, che la mia pagina invia ciclicamente in automatico, ho scritto che, purtroppo, non ero riuscito a rispondere nei tempi richiesti. Attenzione, non che non avrei risposto in assoluto, ma che fino a quel punto non l’avevo fatto per motivi precisi: sono a letto con l’influenza, pieno di lavoro, sono umano e in fin dei conti non mi pagano per questo (l’ho anticipato, ma vorrei specificare: non lavoro in un call center e nemmeno, per quanto possa sembrare assurdo, una linea erotica), dunque non ci dovrebbero essere obblighi, no?

Perciò gli rispondo, forse di fretta ma pur sempre in modo cordiale, dispiacendomi. La risposta che segue, però, è quella che trovate lì sopra. Il non essermi liberato da chissà quale impegno mondano, o il più banale non esser stato subito pronto e reattivo, scattante e disponibile alla sua richiesta, ha sistematicamente fatto di me una brutta persona, menefreghista e superficiale, che ha ignorato gli argomenti da lui proposti: ergo, la nuova legge di bilancio in merito alla disabilità (argomento, peraltro, che avevo già trattato in modo approfondito esattamente una settimana prima il suo messaggio… ma sorvoliamo).

Lo so, lo so. Iniziare questa nuova rubrica con quella che pare essere a tutti gli effetti una vera e propria polemica, non è certo il massimo. Eppure, polemico, non voglio mai esserlo, così come non vorrei mancare mai di rispetto agli altri con del silenzio: il silenzio si mangia tutto, sempre e comunque, così come il non voler prendere una posizione. Mi pareva giusto, però, inaugurare questo spazio, che vorrà sollevare riflessioni partendo soprattutto dai messaggi che ricevo ogni giorno, con un primo messaggio emblematico, quello di un esempio ahimè classico di “follower”: il pretenzioso.

Perché se è vero che il tempo è denaro per tutti, dovremmo ricordarci che la forma migliore di moneta resterà sempre il rispetto: e se non si è pronti a scambiarla, mettendola in circolo insieme all’empatia, non riusciremo mai a costruire una società disposta ad accogliere l’altro, perché nessuno sarà più in grado di “aspettare”. Aspettare i tempi, le esigenze, i bisogni, le possibilità degli altri. Coloro che per qualche motivo, magari serio o anche no, restano un po’ indietro.

Si è pronti a chiedere, sempre, costantemente. Quanto ci spetta o più del dovuto. Ma quanto siamo disposti a dare? A comprendere cosa c’è dall’altra parte, a vestire panni nuovi e diversi ogni giorno, immedesimandosi? Tranquilli, vi lascerò tutto il tempo di cui avrete bisogno per rispondere… Nel frattempo, ci leggeremo qui, nelle prossime settimane, con i vostri spunti e le nostre riflessioni.

Scrivimi una lettera, uno spunto o una tua riflessione:
segnalazioni@iacopomelio.it

Ho 27 anni, vivo in provincia di Firenze e provo a raccontare le storie degli altri. Studio scienze politiche, lavoro come giornalista freelance (Fanpage.it) e ogni tanto scrivo libri (Mondadori). Attivista e presidente della Onlus #Vorreiprendereiltreno. Parlo di Diritti, Libertà e Uguaglianza. Sorrido alla vita e mi innamoro tutti i giorni.

Caro Iacopo...

“Caro Iacopo… Ho ventun’anni e sono stata salvata da un porcellino d’India.”

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

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Gli animali possono aiutare a guarire

Ciao Iacopo😊,
mi chiamo Martina, ho 21 anni e vivo in un paesino in provincia di Novara. Da tempo seguo il tuo percorso e devo ammettere che in tutta la mia vita non ho mai incontrato una persona così coraggiosa come te. Leggendo i tuoi libri ho capito un’infinità di cose, ma la prima in assoluto è che ogni ostacolo non è mai troppo grande da non poter essere superato.

Appoggio con piacere la tua campagna volta all’abbattimento delle barriere architettoniche e degli stereotipi culturali e ti auguro con tutto il cuore che questo tuo grande sogno possa realizzarsi nel migliore dei modi. Spero che un giorno il mondo abbracci a pieni voti le tue idee e che tu possa prendere il primo treno disponibile per provare forti emozioni.
Sono sicura che ci riuscirai, poiché sei tenace.

In passato sono stata anche io vittima di bullismo, più precisamente durante il mio percorso scolastico alle superiori. Ero la più timida della classe, sempre tranquilla e attenta alle lezioni. La mia personalità non piaceva a tutti i miei compagni, soprattutto a tre ragazzi. Un giorno, quando stavo tornando dalla lezione di educazione fisica, mi accorsi che proprio loro (i 3 ragazzi) stavano infilando delle bustine contenti droga all’interno dello zaino di una mia compagna di classe.
I ragazzi si accorsero della mia presenza e dal giorno seguente la mia vita si trasformò in un inferno. Tutta la classe cominciò ad escludermi deridendomi. I giorni passavano e le azioni negative aumentavano. Continue derisioni, palloni da basket addosso, forti spintoni, minacce di morte. Tutta questa negatività mi aveva abbattuta, portandomi a deprimermi. Contemporaneamente a questi episodi, a seguito di continui dolori alla schiena avvertiti durante le lezioni di educazione fisica a scuola, mi fu diagnosticata la scoliosi. Per curarla dovevo portare un corsetto e, sapendo quello che mi stava capitando con i compagni, avevo il terrore ad indossarlo durante le ore di lezione. Quando mi presentai a scuola in quel modo, la situazione precipitò. Essendo come un uccellino in gabbia, non potevo muovermi facilmente e quel giorno in cui mi fecero cadere dalle scale del distaccamento che conduceva alla palestra ero sola. Continuavo a gridare ma nessuno mi sentiva.

Quel giorno tornai a casa piena di lividi e tagli. Inventai scuse, ma dopo un paio di settimane scoppiai in un pianto unico. I miei genitori vennero a conoscenza della verità e decisero di farmi cambiare scuola, poiché anche il preside aveva ritenuto che il mio fosse solo un comportamento infantile. Ancor oggi mi stupisco di come si possa essere così crudeli e senza cuore. Ammetto di esser sempre stata una ragazza fragile, forse troppo.

A causa di questa e molte altre esperienze toccanti, ho cominciato a non avere più sicurezza in me stessa, perdendo tutta l’autostima che inizialmente avevo. Una svolta però cominciai ad averla nel maggio del 2017 quando nella mia famiglia arrivò un nuovo membro, ovvero un porcellino d’India. Con la sua tenerezza aveva riportato quella gioia che da tempo mancava e che tutti aspettavamo a braccia aperte.

Oltre a lui però, parte integrante della mia serenità sei anche tu. Da quando ho iniziato a leggere i tuoi libri, attraverso le tue parole mi sono rialzata moralmente ed oggi quando esco di casa mi sento più tranquilla. Davanti ad ogni ostacolo, cerco sempre di indossare un grande sorriso e di non abbattermi ed ho fatto delle tue parole come delle regole di vita quotidiana. Grazie infinite di cuore per regalarmi grandi emozioni durante la lettura, ma soprattutto nella mia vita.

Ci tenevo a congratularmi con te per la nomina di Cavaliere dell’ordine. Il nostro presidente Mattarella sarà fiero di avere un “soldato” come te. Nobile nella veste, ma anche nell’animo. Soprattutto in quest’ultimo oserei dire. Sei sempre stato e sei un grande cavaliere, poiché ogni giorno continui a lottare per affermare le tue idee per un bisogno tuo personale, ma anche altrui. Sei umile e prima o poi questa tua grande qualita sarà ricompensata. Sei una bellissima persona. Continua così!😊

Iacopo ti auguro buona fortuna per il tuo progetto e che la vita possa regalarti infinite e piacevoli emozioni.
Buona serata!😊

Cara Martina, grazie per le tue splendide parole ma soprattutto per la tua testimonianza: hai ricordato a tutti che non solo si può uscire dalle difficoltà, anche quelle più ostili dove i cattivi paiono avere la meglio (non a caso voglio sottolineare il “paiono”), ma anche quanto gli animali facciano un gran bene allo spirito.

L’affetto del tuo porcellino d’India, che in qualche modo ti ha salvata, è un dono che tutti dovrebbero imparare a riconoscere. Non a caso, con la Onlus #Vorreiprendereiltreno, finanziamo ogni anno progetti di pet-therapy negli ospedali: perché l’amore sarà sempre la miglior cura possibile!

Grazie, davvero, di cuore. Spero di leggerti ancora presto.

Scrivimi una lettera, uno spunto o una tua riflessione:
segnalazioni@iacopomelio.it

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Caro Iacopo...

“Caro Iacopo… Stamani, al supermercato, mi hanno tutelata dalla prepotenza.”

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

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La cassa prioritaria per disabili al supermercato

Mi scrivono:

“Caro Iacopo…
Sono una persona invalida con molte patologie e con difficoltà nella deambulazione. Stamani mi sono recata a fare la spesa all’Esselunga di Arezzo: al momento di pagare mi sono messa in fila alla cassa di priorità dei disabili e delle gestanti, la cassiera che mi ha vista con la stampella ha comunicato alle persone che erano in fila che, dopo aver finito il conto alla persona a cui stava, avrebbe fatto passare me.
Una signora si è arrabbiata tantissimo con la cassiera, che si è vista obbligata a chiamare il responsabile, che con molta educazione ha spiegato alla signora che quella è una cassa con precedenza per disabili e gestanti. La signora per tutta risposta si è arrabbiata molto anche con lui e poi ha lasciato la spesa senza pagare sul nastro ed è andata via arrabbiatissima.
Io ho ringraziato sia il responsabile che è stato chiamato, penso sia il direttore, che la cassiera.
Stamani presso l’Esselunga di Arezzo mi sono sentita tutelata e difesa da persone che non conosco. Visto che non mi succede mai ho voluto scriverlo a te che sei il nostro paladino con la tua associazione dei nostri diritti che quasi sempre ci vengono negati.”

Cara amica, grazie per il tuo racconto e per le splendide parole che hai usato, non solo nei miei confronti ma anche verso chi, giustamente, ci ha ricordato che questa società non è fatta solo di persone che si voltano “dall’altra parte” fingendo di non vedere né ascoltare. “Sentire”, in fin dei conti, dovrebbe essere il punto di partenza, il primo passo per disegnare un Paese più civile.

Purtroppo, Arezzo non è vicino a casa mia, altrimenti non avrei dubbi su dove andare a far la spesa per le prossime volte. Questo episodio però ci aiuta già nel ricordarci quale straordinario potere abbiamo “noi consumatori”: possiamo, esattamente come degli influencer, indirizzare l’etica dell’offerta con le nostre scelte, e di conseguenza anche quella delle domande che verranno. Un mercato socialmente attento è un mercato che aggiunge valore.

Se è vero che il supermercato in questione ha perso una cliente (e che cliente…), è anche vero che tutelando i diritti di uno qualsiasi dei suoi consumatori ha guadagnato una cosa che tutti noi dovremmo riconoscergli: il rispetto. D’altra parte, se esistono specifiche casse per agevolare chi ha un qualche tipo di problema o donne che sono in dolce attesa, significa che esiste anche una regola che deve essere rispettata: con una sceneggiata simile la signora non solo ha dimostrato di essere incapace di attendere dieci minuti, ma si è anche resa agli occhi di tutti egoista e insensibile.

Chissà, forse un giorno anche le casse “con priorità” diventeranno solo il ricordo di un Paese che aveva bisogno di essere indirizzato verso gesti di gentilezza, mentre ognuno sarà spontaneamente portato ad aspettare il proprio turno facendo in modo che “i più deboli” abbiano una via preferenziale, nonché una quotidianità più confortevole.

Nel frattempo, non dimentichiamoci che, oltre alle casse, il grosso problema dei supermercati resta quello del parcheggio per l’handicap, che essendo di proprietà privata può essere occupato abusivamente da chi non ne ha alcun diritto (cioè senza esporre l’apposito tagliando europeo di colore azzurro sul cruscotto del veicolo), evitando che qualcuno possa chiamare i vigili urbani a sanzionarlo.

Quindi insomma, viva l’Esselunga di Arezzo e tutti i centri commerciali che applicano, e fanno applicare, regole di rispetto e umanità al loro interno. Al tempo stesso, però, continuiamo a buttare un occhio fuori, perché di persone “frettolose e impazienti”, come la protagonista di questa vicenda, ne è ancora pieno il mondo.

Scrivimi una lettera, uno spunto o una tua riflessione:
segnalazioni@iacopomelio.it

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