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Caro Iacopo...

La scuola di Prato che sostiene l’inclusione: una borsa di studio in ricordo di Marco

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

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Mi scrivono:

“Caro Iacopo… Ti scrivo per chiedere il tuo sostegno nel diffondere una notizia che credo meriti ampia visibilità per far sì che non resti all’interno di un ristretto passaparola.

A fine ottobre 2018 ho perso mio fratello Marco Pelagalli, un ragazzino di diciassette anni con una grave tetraparesi. Nell’ultimo anno e mezzo Marco ha frequentato l’istituto ‘Tullio Buzzi’ di Prato. È stato un inserimento inizialmente complesso, con tutte le difficoltà del caso, ma grazie all’impegno di una serie di persone, compreso il preside, si è riusciti a creare un percorso inclusivo valido.

Il 25 maggio scorso, un sabato mattina, grazie al volere di alcuni professori e del preside, è stata organizzata una piccola cerimonia in cui hanno intitolato a Marco, attraverso una targa, l’aula sua e dei suoi compagni. Oltre a questo, e qui arriviamo al punto secondo me fondamentale, la scuola ha deciso di istituire una borsa di studio a nome di mio fratello, da consegnare ad uno studente o studentessa con bisogni particolari che, con le proprie possibilità e capacità, può affrontare un percorso scolastico al pari degli altri studenti.

Per una scuola che premia con borse di studio ogni anno ragazzi con la media del 9 che rappresentano l’élite nel campo della chimica e dell’informatica, istituire una borsa di studio di questo genere esprime a mio avviso un forte messaggio di inclusione, di rispetto e di umanità. Per questo credo che questa scuola, per questa scelta, meriti visibilità: affinché venga applaudita e sia vista come un esempio da seguire.

Un altro motivo per il quale vorrei diffondere la notizia riguarda il preside.
L’attuale preside è una persona molto attenta ai valori umani, intenta a promuovere la coesione e l’integrazione tra i ragazzi e non la competizione in nome del risultato.
Durante la cerimonia di consegna delle borse di studio ha fatto un discorso estremamente profondo e sentito, in cui sosteneva l’importanza di una scuola che non crei disparità e concorrenza tra gli studenti, che non porti uno a fare lo sgambetto al suo vicino per arrivare prima, ma che sia un luogo per creare conoscenza dove crescere tutti insieme, ognuno con i suoi modi e tempi: una scuola che sappia valorizzare le capacità e sostenere le difficoltà dei ragazzi.
Questo preside ha portato innovazione rispetto al passato di questa scuola, dove si è spesso visto accogliere le eccellenze a discapito delle ‘normalità’, dove le bocciature di massa portavano alto il nome di una scuola difficile fatta solo per i ‘geni’.

Purtroppo questo preside andrà in pensione adesso e la paura è che il suo successore potrebbe vanificare molti dei suoi sforzi durante questi anni e, magari, cancellare questa borsa di studio di cui ti accennavo. Il rischio c’è. Quando il preside ha presentato questa nuova borsa di studio ha detto che ‘per quest’anno c’è, si spera anche nei prossimi anni’, facendo chiaramente intendere che molto dipenderà dalla volontà del suo successore.

La mia idea è che più questo viene pubblicizzato, più la scuola verrà applaudita e presa a modello, più difficile sarà per qualunque preside interrompere questa borsa di studio.

Con stima,
Andrea”

Caro Andrea, inutile dire quanto io sia d’accordo con te.
Oggi viviamo in una società che ci vuole tutti come degli automi perfetti: prestanti, belli, intelligenti, sportivi, possibilmente ricchi (e magari, se proprio avanza una botta di culo, anche in salute che non guasta mai, nonostante riusciamo a ricordarcelo soltanto al momento del bisogno). Una società che vive del culto degli “obiettivi”: prima il diploma e poi la laurea, aggiungi la specialistica e iscriviti al master, che non lo fai poi il dottorato di ricerca? Tutto questo per rincorrere chissà quale immaginario di realizzazione.

È bello ricordarci, col tuo racconto, che la spasmodica “richiesta” che facciamo ai nostri ragazzi affinché siano sempre qualcosa “di più”, ogni tanto si fermi per ribadire che, in fin dei conti, i veri traguardi li raggiungiamo nelle cose più piccole e semplici. In quella naturale quotidianità, magari banale e scontata, che dobbiamo riprendere a valorizzare: solo così potremo apprezzare ogni singolo passo avanti compiuto; soltanto in questo modo le conquiste più piccole assumeranno il valore di una insormontabile scalata.

Spero vivamente che la borsa di studio intitolata a tuo fratello Marco trovi presto una speranza di continuazione, perché ognuno di noi ha il diritto di ricordarsi di essere bravo e capace: chiunque, oltre qualsiasi difficoltà, è una risorsa indispensabile. E noi, sugli ingranaggi del futuro, dobbiamo costantemente investire.

Ho 27 anni, vivo in provincia di Firenze e provo a raccontare le storie degli altri. Studio scienze politiche, lavoro come giornalista freelance (Fanpage.it) e ogni tanto scrivo libri (Mondadori). Attivista e presidente della Onlus #Vorreiprendereiltreno. Parlo di Diritti, Libertà e Uguaglianza. Sorrido alla vita e mi innamoro tutti i giorni.

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Caro Iacopo...

“Caro Iacopo… Stiamo crescendo i nostri figli nella più profonda incoerenza.”

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

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Mi scrivono:

“Caro Iacopo…
Ti riporto una mia lettera alla Dirigente della scuola di mio figlio, siamo a Roma.

«Gentilissima Dirigente,

le scrivo con profonda amarezza questa comunicazione.
Le vorrei segnalare una situazione indecorosa della facciata della scuola del ‘Plesso Cicerone’ e della zona antistante.

Persistono ormai da sempre escrementi di cane ovunque che i ragazzi con gli zaini trolley si ritrovano ogni giorno a portare in casa, persiste uno stato di abbandono generale a causa della immondizia e dei cassonetti bruciati, la facciata ha una enorme scritta ‘VIVA LA DROGA’.

Questa situazione di abbandono (che ormai a Roma è diventata un problema generale) è davvero sconfortante in un luogo dove i ragazzi si trovano ogni giorno. Non so quanto potrà fare in merito a questi problemi, ma sento il dovere di segnalarglielo.
Le allego anche una foto che stamattina ho fatto passando davanti la scuola e che ha poi determinato la mia spinta a scriverle.

La ringrazio anticipatamente per il tempo che vorrà dedicarmi. Cordiali saluti»

Risposta della Dirigente Scolastica:

«Per anni ho sollecitato interventi a chi di competenza, che non è il Dirigente scolastico. La scuola non può sistemare i mali del mondo!!
La invito a porre le questioni in oggetto al Municipio VII (proprietario degli edifici scolastici e competente sulla manutenzione degli stessi, per legge) ed AMA per la pulizia delle strade. Se dicessi al mio personale di pitturare le pareti esterne degli edifici potrei anche essere sanzionata per questo. Magari lei sarà più fortunata. Saluti.»

Ho quindi concluso con questa mia risposta:

«Comprendo la sua posizione. Non mi trova però d’accordo su un punto: la scuola deve contribuire a cambiare i mali del mondo. Il futuro è lì e noi li stiamo facendo vivere nella più profonda incoerenza. La ringrazio comunque per il tempo che mi sta dedicando. Grazie, Saluti.»”

Cara amica, non voglio entrare nel merito delle responsabilità perché non ne conosco le dinamiche. Trovo – questo penso mi sia concesso dirlo – abbastanza svilente il continuo scarica-barile che troviamo spesso in buona parte delle nostre Istituzioni (non solo per quanto riguarda le scuole) laddove ci sia di assumersi una qualche responsabilità o, quantomeno, da rimboccarsi le maniche per adoperarsi e risolvere una specifica problematica.

Se è vero che non si può sapere a chi spetterebbe, in questo caso specifico, la prima mossa per dare una “ripulita” all’immagine della scuola, è altrettanto inverosimile che la scuola possa essere sanzionata per aver compiuto un gesto corretto e positivo, cioè quello della pulizia e del mantenimento dell’ordine. La scuola è un bene pubblico e pertanto chiunque si adoperi per renderlo più vivibile e condivisibile possibile non può che compiere un gesto meritorio. Se così non fosse, è indubbio che ci sarebbe qualcosa da rivedere a livello di regole.

Voglio concludere dunque questo post, anziché con un mio commento, raccontando un bell’aneddoto di qualche settimana fa, con la speranza che possa far tornare un po’ di speranza: i ragazzi della scuola media “Cavalieri” di Milano hanno usato centinaia di post-it colorati per ricoprire gli insulti rivolti alla dirigente Rita Bramante apparsi misteriosamente sul muro della loro scuola. Su ciascun bigliettino hanno poi scritto risposte di incoraggiamento e tanti complimenti, realizzando così un vero e proprio mosaico fatto di gentilezza e positività dai mille colori.

«Signora Preside non si scoraggi, non ci faccia caso. Sempre a testa alta!»
«Lei è la preside più brava di Milano»
«Mi dispiace per quello che è successo perché lei mette il cuore per noi e per questa scuola, le vogliamo bene!»
«Noi siamo dalla sua parte»
«Se non fosse presente con noi non sarebbe successo»
«Continui a lavorare siamo una squadra»
«Brava preside, quello che c’è scritto sul muro non è proprio vero»
«Lei viene anche nei week end per la nostra scuola e noi la ringraziamo e basta».

La risposta della preside, salutando i suoi studenti, è stata una citazione di Fabrizio De André: “È proprio vero che dal letame, a volte, se si ara il campo, se ci si lavora sopra, nascono i fior”. Per questo credo sia stato utile sfruttare il tuo racconto, cara lettrice, per ricordare anche questo aneddoto opposto: perché in mezzo a tanta cattiveria c’è anche chi riesce ancora a riconoscere il valore delle persone, del loro lavoro quotidiano e dei luoghi di condivisione dove, piano piano, vengono formati i cittadini di domani. I nostri figli. Che speriamo possano essere persone migliori.

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Caro Iacopo...

A chi mi ha ferito con frasi stupide dico: sceglierei mio figlio ancora

Oggi la rubrica dell’attivista per i diritti umani Iacopo Melio lascia spazio alle lettera di una mamma con una vita complicata e splendida.

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Oggi lascio spazio alle parole vostre, pubblicando la lettera di Diletta, mamma di Ethan:

“Quest’ultimo anno è stato e lo è tuttora pesante: avere un bimbo disabile porta a stravolgere l’equilibrio di un’intera famiglia e non è facile trovarne un altro nell’immediato: senza considerare poi i ritardi clinici, gli imprevisti quotidiani e altro. Certo è che ad oggi mi è molto chiaro quanta ignoranza c’è in giro.

Non che prima di diventare una caregiver fossi una persona preparata ad affrontare la disabilità, ma neanche ho mai ignorato l’esistenza di questa situazione. Forse perché sono stata spesso a contatto con persone non ‘normodotate’, o forse proprio perché per me l’ignoranza sta in quelle persone che aprono bocca tanto per far qualcosa senza prima averlo azionato! Ecco, io credo che sia veramente inopportuno dire ad una mamma che vive 24 ore su 24 accanto ad un bambino che non ha la cognizione di ciò che accade intorno a sé frasi senza senso.

Quando non conosco una situazione preferisco tacere piuttosto che parlare a vanvera! Non si dice ad una madre: ‘Stai tranquilla che passerà…’, ‘Mamma mia com’è bello! Però poverino, com’è stato sfortunato…’, ‘Quando sarà grande chi si occuperà di lui?’ e poi ancora ‘Oddio, speriamo che l’intervento vada bene…’. L’ultima che mi è stata detta è stata: ‘Dai, in questo modo (ritardo neurocognitivo) ti levi la voglia di un bambino piccolo…’.

Premetto che sono sempre stata una persona senza peli sulla lingua, nel bene e nel male, e per me la coerenza e la sincerità sono alla base di tutto, però giuro sui miei figli che se non ho commesso ancora qualche follia è perché il mio cervello funziona e ragiona! Avere un bambino disabile è un gran sacrificio soprattutto quando hai altri figli ‘normodotati’ da accudire: ti alzi quando fuori ancora è buio perché cerchi di soddisfare le necessità di tutti, durante la settimana cerchi di incastrare le terapie quotidiane di tuo figlio con gli impegni del resto della famiglia, spesso ti scordi le cose (anche le più banali) e vivi con il calendario scarabocchiato dai tremila impegni oltre a bigliettini volanti sparsi per la casa… Poi arriva quel dottore che per urgenza ti dà appuntamento quando non hai un giorno libero neanche a pregare in arabo ma devi assolutamente dire di sì perché altrimenti passeranno altrettanti mesi! Poi arrivano le giornate assolutamente NO del bimbo in questione e allora si sprogramma tutto e di conseguenza si ricomincia da capo.

La tua vita cambia. È una mutazione costante. Perdi di vista molte cose, per prima cosa te stessa: non sai più cos’è lo specchio, il dormire, lo stare a tavola, il passeggiare, fare la spesa con calma, andare in qualsiasi luogo, leggere un libro, sentire un’amica… Perdi, per acquistare però il sorriso di un bambino che ce la sta mettendo tutta, che sta muovendo piccoli ma significativi passi. Un bimbo che dona a suo modo tante cose, quasi impercettibili ma di grande valore. Un bambino con una forza interiore straordinaria che se sai percepirla ti arricchisce l’anima.

A quelle persone che apparentemente hanno la vita perfetta vorrei semplicemente dire che se tornassi indietro sceglierei Ethan un miliardo di volte perché ciò che mi dona lui non me lo dona nessuno. Il suo sguardo quando è presente è solo per me: penetrante, sincero e pieno di amore. Quando prova ad accarezzarmi è perché lo vuole, non importa se capita una volta ogni quindici giorni ma lo sforzo che fa è lodevole perché supera il suo mondo, i suoi ostacoli… E per me quella manina goffa sul mio viso vale più di qualsiasi cosa.

Anche riuscire a organizzare un gioco è emozionante per lui che trascorreva ore e ore seduto a guardare nel vuoto. Non importa se dura cinque minuti, l’importante è che accada: nessuno può capire cosa significhi per un bambino autistico restare cinque minuti sullo stesso gioco e lo sforzo intellettivo necessario.

Pertanto, a voi che avete una vita ordinaria dove un imprevisto, anche banale, potrebbe stravolgervi l’esistenza, chiedo di non parlare senza avere la consapevolezza di ciò che dite. Ferire una mamma è molto facile, godere di una vita STRAORDINARIA come la nostra non è da tutti!”

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