Connect with us

Caro Iacopo...

La politica ci ascolti: lettera degli specializzandi per il sostegno scolastico

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

Pubblicato

il

“Caro Iacopo…

Ti scriviamo per segnalarti quanto sta accadendo nel mondo scolastico.

A settembre, con il suono della prima campanella, cominceranno le lezioni per quasi tutti gli studenti. Quasi, appunto, perché molti dei più fragili (bambini e ragazzi con disabilità), a causa della mancanza di docenti specializzati, finiranno nel consueto vortice di supplenti senza preparazione specifica, o peggio ancora saranno abbandonati a loro stessi.

Una bozza di decreto presentata al Consiglio dei Ministri a inizio agosto, infatti, prevede di bandire un Concorso Straordinario per le scuole secondarie che, nei fatti, esclude dalle procedure di ammissione tutti gli specializzandi per le attività di sostegno scolastico. Considera che, dati alla mano, la quasi totalità degli insegnanti di sostegno specializzati è già stata immessa in ruolo, o lo sarà a breve, avendo potuto partecipare all’ultimo concorso non selettivo dell’anno scorso pur non avendo ancora ottenuto il titolo all’uscita del bando. Pensa: proprio perché non c’è più personale specializzato da immettere in ruolo sono stati tagliati quasi cinquemila posti per il sostegno solo nel nord Italia!

Quindi, nonostante il concorso appena bandito, anche per il prossimo anno scolastico ormai alle porte si profila una situazione di estrema urgenza: migliaia di cattedre destinate a docenti di sostegno resteranno vuote, mentre altre saranno assegnate ad insegnanti non specializzati. Tutto il contrario di quanto è previsto dalla normativa italiana che è universalmente considerata molto avanzata in tema di disabilità. Una situazione che rischia così di svalutare una lunga tradizione di integrazione e inclusione.

Eppure una facile soluzione parrebbe stagliarsi sul cupo scenario descritto: basterebbe consentire a tutti gli attuali specializzandi per le attività di sostegno, docenti già duramente selezionati in ingresso attraverso il vaglio di tre prove e che otterranno il titolo a marzo 2020, di partecipare al prossimo concorso straordinario a prescindere dal supposto vincolo di tre anni di servizio previsto.

La linea ministeriale, in accordo coi sindacati, si muove invece nella direzione opposta. Una prospettiva che, oltre a non favorire la continuità didattica, non permette di andare ad ottenere la posizione che il nuovo decreto sull’inclusione scolastica ci assegna: quello di motori propulsivi di una modifica del contesto scolastico che metta al primo posto gli studenti. E a fronte dell’attuale gravissima carenza di docenti specializzati e del fatto che tutti gli specializzandi abbiano superato il medesimo concorso selettivo, ci si domanda come possa il ministero prevedere delle barriere all’ingresso, che si ribadisce non essere presenti nell’ultimo concorso.

Noi specializzandi per le attività di sostegno ci siamo dunque uniti inviando al ministro Marco Bussetti una proposta di modifica delle condizioni concorsuali chiedendo ‘di aprire con riserva il concorso straordinario a tutti gli attuali corsisti del CSS (Corso di Specializzazione per le attività di Sostegno) eliminando il vincolo dei tre anni di servizio’. Sottolineiamo il gran numero delle cattedre vacanti e evidenziamo come la stabilizzazione, mediante concorso, di tutti gli specializzandi di fatto favorisca l’intera comunità scolastica: gli alunni con disabilità, le famiglie, gli istituti scolastici e anche gli enti locali.

È quindi necessario che questa questione, che a prima vista sembrerebbe meramente di burocrazia scolastica, arrivi alle orecchie di tutti gli interessati: gli studenti con disabilità e le loro famiglie in primis.

Grazie per l’attenzione.
Gli Specializzandi per le attività di Sostegno didattico.”

FIRMATARI:
Specializzandi del Corso di Specializzazione per le attività di Sostegno
dell’Università di Bergamo;
dell’Università della Calabria;
dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria;
dell’Università Suor Orsola Benincasa;
dell’Università di Europea di Roma;
dell’Università di Roma “Foro Italico”;
dell’Università di Tor Vergata;
dell’Università di Genova;
dell’Università di Milano Bicocca;
dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Brescia;
dell’Università di Torino;
dell’Università di Bari;
dell’Università di Foggia;
dell’Università del Salento;
dell’Università di Cagliari;
dell’Università di Sassari;
dell’Università di Firenze;
dell’Università di Pisa;
dell’Università di Verona.

Ho 27 anni, vivo in provincia di Firenze e provo a raccontare le storie degli altri. Studio scienze politiche, lavoro come giornalista freelance (Fanpage.it) e ogni tanto scrivo libri (Mondadori). Attivista e presidente della Onlus #Vorreiprendereiltreno. Parlo di Diritti, Libertà e Uguaglianza. Sorrido alla vita e mi innamoro tutti i giorni.

Caro Iacopo...

“Per le mie colleghe maestre, la mia alunna disabile non potrà mai imparare qualcosa”

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

Pubblicato

il

Mi scrivono:

“Caro Iacopo…

Sono un’insegnante di sostegno, trasferita dalla Puglia al Nord. Ho scelto di essere un’insegnante di sostegno all’età di 11 anni, quando ho conosciuto G., un ragazzo tetraplegico dall’entusiasmo contagioso. Con lui ho i ricordi più belli della mia adolescenza: quanti pomeriggi trascorsi insieme a studiare attendendo di fare merenda, le serate al cinema, i corsi di nuoto, e le lunghissime telefonate anche oltre oceano, quando andava per mesi a New York per sperimentare nuove terapie e fare interventi!

Ricordo il periodo di quando era arrabbiato con Dio e mi domandava il perché lui fosse così e perché gli amici non volessero uscire con lui. Adesso però siamo cresciuti. Ognuno ha le sue vite, non ci sentiamo sempre, ma quando accade ritorniamo indietro di 24 anni e improvvisamente ritorno ad avere 11 anni.

Faccio questa premessa, per sottolineare come l’amicizia con G., i miei studi, la mia specializzazione nel sostegno, il ruolo, il sacrificio di lavorare lontana da cinque anni dalla mia famiglia, il carico di responsabilità come figura strumentale handicap e disagio ricevuto l’anno scorso, e soprattutto i bambini che ho incontrato, hanno forgiato in me sempre più un senso di giustizia e amore.

In questi giovani anni di ruolo ho dovuto scontrarmi più volte per far valere i diritti di questi bambini. Ho lottato per cercare di dare ambienti idonei, progetti, sussidi e soprattutto di creare sempre un clima accogliente e inclusivo, non solo per loro, ma per tutti i bambini e i genitori che sempre più si sentono soli.

È appena iniziato un nuovo anno scolastico. Non vedevo l’ora di rivedere i miei alunni, l’unica gioia e l’unica forza per andare avanti. Parto però con una tristezza nel cuore. Per l’ennesima volta mi sono scontrata con una collega che parla urlandoti in faccia e facendoti pezza da piedi. La discussione nasce dopo una comunicazione che giunge dalla direzione, dove le ore di sostegno sono poche e che per almeno i primi giorni, in attesa di ricevere altre ore dal provveditorato, dobbiamo coprire gli alunni gravi, i quali possono mettersi in situazione di pericolo.
Successivamente questa collega afferma che dare troppe ore di sostegno alla mia alunna è esagerato ‘perché tanto una come S. che porta il pannolone non sarà mai in grado di imparare a leggere e a scrivere… e non fa mica didattica!’.

Hai presente un grandissimo incendio con fiamme alte che divampano ovunque? Ecco, io mi sono sentita così. Sforzandomi di fare sentire il mio urlo di rabbia e dolore, le ho detto che ‘ogni bambino ha i suoi obiettivi da raggiungere con i suoi tempi… Tu non sei nessuno per parlare così… non te lo permetto! Tu Non conosci e non hai visto i successi di S. in seconda, anche imparare a lavarsi le mani o ad aprire la cerniera del giubbino ed essere autonoma è didattica!’.

Le mie colleghe di classe, maestre anche loro di S. (perché S. non è solo l’alunna della maestra di sostegno) non hanno detto una parola. Le altre (parlo di un gruppo di 30 docenti perché eravamo in riunione) sono rimaste in silenzio. Ero io da sola, a lottare contro un mostro di ignoranza e pregiudizi, in nome di tutti i bambini come S.
Improvvisamente l’ho immaginata a 30 anni, quando la scuola dell’obbligo sarà da tempo finita: cosa sarà di lei, figlia unica, con i genitori già oggi molto grandi, in una società brutta e squallida come questa? A me è mancata tanto quest’estate, ma ho il cuore che piange.

Purtroppo è una guerra tra poveri e i tagli all’istruzione e sul sostegno ci sono. Non ritengo meno grave un bambino che ha bisogno di meno ore di sostegno, ma fosse anche che un capitolo di storia non saranno in grado di ricordarlo, potranno sempre essere in grado di stare al mondo. Comunicare, esprimere bisogni, sapersi relazionare con gli altri, acquisire le autonomie di base, sono i primi obiettivi che ogni bambino deve aspirare a raggiungere. Ma per altri non è così… Certi bambini sono destinati al loro crudele destino.

Ti riporto un pensiero non mio ma di Giuseppe Pontiggia, che condivisi con la Dirigente di Torino, quando superai l’anno di prova: ‘Questi bambini nascono due volte. Devono imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La seconda dipende da voi, da quello che saprete dare. Sono nati due volte e il percorso sarà più tormentato. Ma alla fine anche per voi sarà una rinascita’.”

Continua a leggere

Caro Iacopo...

Molestie per strada: “Ogni uomo, per me, è un potenziale stupratore”

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

Pubblicato

il

“Quando pubblicai online la mia esperienza come vittima di molestie subite per strada, un ragazzo mi scrisse: «Mi ritrovo ad aver timore di avvicinarmi ad una ragazza che non conosco, perché lei potrebbe considerarmi già da subito un malcapitato».

Volete la verità?

Sì: io considero chiunque un potenziale malcapitato. So bene che si tratta di un pregiudizio e che sicuramente sarà pieno di donne che non la pensano come me, ma io purtroppo soffro d’ansia e più volte mi hanno molestata per strada.

Se un uomo si avvicina la sera, io ho paura. Se mi chiede informazioni e si avvicina quel tanto di più, io ho paura: paura che mi derubi, che mi tocchi, che si fermi a parlare con me in modo viscido e sgradevole. A volte rispondo a tono, ma se sono sola con nessuno intorno mi sento bloccata e generalmente afferro le chiavi e mi allontano rapidamente.

Le molestie per strada sono un problema di genere. Nessuna vi sta negando di salutarci e fare due chiacchiere alla fermata del bus, ma il modo, il tono con cui vi avvicinate ad una persona è il vostro biglietto da visita.

Nessuna vi ha dato il diritto di fischiare, nessuna vi ha dato il diritto di suonare il clacson e nessuna dovrebbe essere fermata in mezzo alla strada e sentirsi fare quelli che voi chiamate complimenti. Non ci fanno piacere, perché sono molestie a sconosciute che vorrebbero per una sola volta tornare a casa senza cuore in gola.

Quando vi facciamo notare che non è educato ed è imbarazzante ricevere commenti inopportuni sul proprio fisico da sconosciuti, magicamente diventiamo puttane maleducate. Quindi sì: continuerò ad essere una puttana maleducata che avrà paura. Se voi uomini volete darci una mano a non avere più paura, cominciate a dire due parole al vostro amichetto di zona che gira in auto suonando il clacson o che fa commenti ad alta voce sul culo di quella che gli passa a fianco.

Invece di sghignazzare, cominciate a rompere i coglioni anche voi. Strappatevi l’etichetta di Vero Macho per fare qualcosa che possa rendervi ancora più veri, ma come persone: prenderci la mano, e combattere le molestie al nostro fianco.”

Lettera inviateci da: www.instagram.com/polycarenze

Nota dell’editore:
Per un caso fortuito, la lettera di questa ragazza è giunta in redazione tramite Iacopo Melio proprio lo stesso giorno in cui l’autrice Valentina Maran usciva con un articolo sul fatto che, come donna, ha paura di viaggiare da sola.
Sono due testimonianze molto simili, drammaticamente simili; e andrebbero lette insieme, perché sebbene non ci piaccia generalizzare, la paura di essere approcciate da un uomo malintenzionato è un sentimento comune a molte donne. E di questo, dobbiamo parlarne. /atv

Continua a leggere

Treding