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La cassa prioritaria per disabili al supermercato La cassa prioritaria per disabili al supermercato

Caro Iacopo...

“Caro Iacopo… Stamani, al supermercato, mi hanno tutelata dalla prepotenza.”

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

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Mi scrivono:

“Caro Iacopo…
Sono una persona invalida con molte patologie e con difficoltà nella deambulazione. Stamani mi sono recata a fare la spesa all’Esselunga di Arezzo: al momento di pagare mi sono messa in fila alla cassa di priorità dei disabili e delle gestanti, la cassiera che mi ha vista con la stampella ha comunicato alle persone che erano in fila che, dopo aver finito il conto alla persona a cui stava, avrebbe fatto passare me.
Una signora si è arrabbiata tantissimo con la cassiera, che si è vista obbligata a chiamare il responsabile, che con molta educazione ha spiegato alla signora che quella è una cassa con precedenza per disabili e gestanti. La signora per tutta risposta si è arrabbiata molto anche con lui e poi ha lasciato la spesa senza pagare sul nastro ed è andata via arrabbiatissima.
Io ho ringraziato sia il responsabile che è stato chiamato, penso sia il direttore, che la cassiera.
Stamani presso l’Esselunga di Arezzo mi sono sentita tutelata e difesa da persone che non conosco. Visto che non mi succede mai ho voluto scriverlo a te che sei il nostro paladino con la tua associazione dei nostri diritti che quasi sempre ci vengono negati.”

Cara amica, grazie per il tuo racconto e per le splendide parole che hai usato, non solo nei miei confronti ma anche verso chi, giustamente, ci ha ricordato che questa società non è fatta solo di persone che si voltano “dall’altra parte” fingendo di non vedere né ascoltare. “Sentire”, in fin dei conti, dovrebbe essere il punto di partenza, il primo passo per disegnare un Paese più civile.

Purtroppo, Arezzo non è vicino a casa mia, altrimenti non avrei dubbi su dove andare a far la spesa per le prossime volte. Questo episodio però ci aiuta già nel ricordarci quale straordinario potere abbiamo “noi consumatori”: possiamo, esattamente come degli influencer, indirizzare l’etica dell’offerta con le nostre scelte, e di conseguenza anche quella delle domande che verranno. Un mercato socialmente attento è un mercato che aggiunge valore.

Se è vero che il supermercato in questione ha perso una cliente (e che cliente…), è anche vero che tutelando i diritti di uno qualsiasi dei suoi consumatori ha guadagnato una cosa che tutti noi dovremmo riconoscergli: il rispetto. D’altra parte, se esistono specifiche casse per agevolare chi ha un qualche tipo di problema o donne che sono in dolce attesa, significa che esiste anche una regola che deve essere rispettata: con una sceneggiata simile la signora non solo ha dimostrato di essere incapace di attendere dieci minuti, ma si è anche resa agli occhi di tutti egoista e insensibile.

Chissà, forse un giorno anche le casse “con priorità” diventeranno solo il ricordo di un Paese che aveva bisogno di essere indirizzato verso gesti di gentilezza, mentre ognuno sarà spontaneamente portato ad aspettare il proprio turno facendo in modo che “i più deboli” abbiano una via preferenziale, nonché una quotidianità più confortevole.

Nel frattempo, non dimentichiamoci che, oltre alle casse, il grosso problema dei supermercati resta quello del parcheggio per l’handicap, che essendo di proprietà privata può essere occupato abusivamente da chi non ne ha alcun diritto (cioè senza esporre l’apposito tagliando europeo di colore azzurro sul cruscotto del veicolo), evitando che qualcuno possa chiamare i vigili urbani a sanzionarlo.

Quindi insomma, viva l’Esselunga di Arezzo e tutti i centri commerciali che applicano, e fanno applicare, regole di rispetto e umanità al loro interno. Al tempo stesso, però, continuiamo a buttare un occhio fuori, perché di persone “frettolose e impazienti”, come la protagonista di questa vicenda, ne è ancora pieno il mondo.

Scrivimi una lettera, uno spunto o una tua riflessione:
segnalazioni@iacopomelio.it

Ho 27 anni, vivo in provincia di Firenze e provo a raccontare le storie degli altri. Studio scienze politiche, lavoro come giornalista freelance (Fanpage.it) e ogni tanto scrivo libri (Mondadori). Attivista e presidente della Onlus #Vorreiprendereiltreno. Parlo di Diritti, Libertà e Uguaglianza. Sorrido alla vita e mi innamoro tutti i giorni.

Caro Iacopo...

“Caro Iacopo… Ho ventun’anni e sono stata salvata da un porcellino d’India.”

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

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Gli animali possono aiutare a guarire

Ciao Iacopo😊,
mi chiamo Martina, ho 21 anni e vivo in un paesino in provincia di Novara. Da tempo seguo il tuo percorso e devo ammettere che in tutta la mia vita non ho mai incontrato una persona così coraggiosa come te. Leggendo i tuoi libri ho capito un’infinità di cose, ma la prima in assoluto è che ogni ostacolo non è mai troppo grande da non poter essere superato.

Appoggio con piacere la tua campagna volta all’abbattimento delle barriere architettoniche e degli stereotipi culturali e ti auguro con tutto il cuore che questo tuo grande sogno possa realizzarsi nel migliore dei modi. Spero che un giorno il mondo abbracci a pieni voti le tue idee e che tu possa prendere il primo treno disponibile per provare forti emozioni.
Sono sicura che ci riuscirai, poiché sei tenace.

In passato sono stata anche io vittima di bullismo, più precisamente durante il mio percorso scolastico alle superiori. Ero la più timida della classe, sempre tranquilla e attenta alle lezioni. La mia personalità non piaceva a tutti i miei compagni, soprattutto a tre ragazzi. Un giorno, quando stavo tornando dalla lezione di educazione fisica, mi accorsi che proprio loro (i 3 ragazzi) stavano infilando delle bustine contenti droga all’interno dello zaino di una mia compagna di classe.
I ragazzi si accorsero della mia presenza e dal giorno seguente la mia vita si trasformò in un inferno. Tutta la classe cominciò ad escludermi deridendomi. I giorni passavano e le azioni negative aumentavano. Continue derisioni, palloni da basket addosso, forti spintoni, minacce di morte. Tutta questa negatività mi aveva abbattuta, portandomi a deprimermi. Contemporaneamente a questi episodi, a seguito di continui dolori alla schiena avvertiti durante le lezioni di educazione fisica a scuola, mi fu diagnosticata la scoliosi. Per curarla dovevo portare un corsetto e, sapendo quello che mi stava capitando con i compagni, avevo il terrore ad indossarlo durante le ore di lezione. Quando mi presentai a scuola in quel modo, la situazione precipitò. Essendo come un uccellino in gabbia, non potevo muovermi facilmente e quel giorno in cui mi fecero cadere dalle scale del distaccamento che conduceva alla palestra ero sola. Continuavo a gridare ma nessuno mi sentiva.

Quel giorno tornai a casa piena di lividi e tagli. Inventai scuse, ma dopo un paio di settimane scoppiai in un pianto unico. I miei genitori vennero a conoscenza della verità e decisero di farmi cambiare scuola, poiché anche il preside aveva ritenuto che il mio fosse solo un comportamento infantile. Ancor oggi mi stupisco di come si possa essere così crudeli e senza cuore. Ammetto di esser sempre stata una ragazza fragile, forse troppo.

A causa di questa e molte altre esperienze toccanti, ho cominciato a non avere più sicurezza in me stessa, perdendo tutta l’autostima che inizialmente avevo. Una svolta però cominciai ad averla nel maggio del 2017 quando nella mia famiglia arrivò un nuovo membro, ovvero un porcellino d’India. Con la sua tenerezza aveva riportato quella gioia che da tempo mancava e che tutti aspettavamo a braccia aperte.

Oltre a lui però, parte integrante della mia serenità sei anche tu. Da quando ho iniziato a leggere i tuoi libri, attraverso le tue parole mi sono rialzata moralmente ed oggi quando esco di casa mi sento più tranquilla. Davanti ad ogni ostacolo, cerco sempre di indossare un grande sorriso e di non abbattermi ed ho fatto delle tue parole come delle regole di vita quotidiana. Grazie infinite di cuore per regalarmi grandi emozioni durante la lettura, ma soprattutto nella mia vita.

Ci tenevo a congratularmi con te per la nomina di Cavaliere dell’ordine. Il nostro presidente Mattarella sarà fiero di avere un “soldato” come te. Nobile nella veste, ma anche nell’animo. Soprattutto in quest’ultimo oserei dire. Sei sempre stato e sei un grande cavaliere, poiché ogni giorno continui a lottare per affermare le tue idee per un bisogno tuo personale, ma anche altrui. Sei umile e prima o poi questa tua grande qualita sarà ricompensata. Sei una bellissima persona. Continua così!😊

Iacopo ti auguro buona fortuna per il tuo progetto e che la vita possa regalarti infinite e piacevoli emozioni.
Buona serata!😊

Cara Martina, grazie per le tue splendide parole ma soprattutto per la tua testimonianza: hai ricordato a tutti che non solo si può uscire dalle difficoltà, anche quelle più ostili dove i cattivi paiono avere la meglio (non a caso voglio sottolineare il “paiono”), ma anche quanto gli animali facciano un gran bene allo spirito.

L’affetto del tuo porcellino d’India, che in qualche modo ti ha salvata, è un dono che tutti dovrebbero imparare a riconoscere. Non a caso, con la Onlus #Vorreiprendereiltreno, finanziamo ogni anno progetti di pet-therapy negli ospedali: perché l’amore sarà sempre la miglior cura possibile!

Grazie, davvero, di cuore. Spero di leggerti ancora presto.

Scrivimi una lettera, uno spunto o una tua riflessione:
segnalazioni@iacopomelio.it

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Caro Iacopo...

“Caro Iacopo… I bagni dei disabili non sono proprio per tutti i disabili.”

L’attivista per i diritti umani Iacopo Melio risponde alle domande e alla segnalazioni ricevute dalle lettrici e dai lettori.

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Le parole per dirlo: i bagni per disabili
Qualche settimana fa Simona mi ha inviato questa foto direttamente da Torino, per la precisione dalla stazione di Porta Susa:

La fotografia in questione immortala la porta di un bagno per disabili, riconoscibile dall’apposito cartello affisso che ritrae una carrozzina bianca su sfondo blu, con attaccato sotto un foglio di carta stropicciato e una scritta fatta a mano blu, in tono con l’insegna:

“Per l’apertura del wc
disabile recarsi
all’addetto del bagno
al settore C
lato
Italo”

Ho scelto di utilizzare questa segnalazione per ricordare quanto, alle volte, anche una cosa che potrebbe essere semplice viene complicata inutilmente, rendendo ancor più avventurosa la quotidianità di chi ostacoli ne incontra già abbastanza. Facciamo dunque una rapida analisi a questa situazione, ma prima occorre fare una premessa.
Il bagno riservato alle persone con disabilità dovrebbe essere ad uso esclusivo loro. Ci sono tipi di disabilità, come ad esempio le persone paraplegiche che hanno dei cateteri, che non possono permettersi di attendere nemmeno trenta secondi in caso di bisogno (ma pensiamo anche alle donne con le mestruazioni che hanno la necessità di cambiarsi un assorbente): immaginatevi cosa succederebbe se anche i così detti “normodotati” andassero in quei bagni, creando un’inutile fila e quindi facendo attendere chi ha una vera urgenza!
È proprio per evitare questo, essendo i bagni per disabili notoriamente più puliti di quelli pubblici (dato il minor numero di utenti) che vengono tenuti chiusi a chiave: perché se lasciati aperti verrebbero ridotti ad uno schifo nel giro di qualche ora e la persona con disabilità non li potrebbe utilizzare (non certo perché schizzinosa ma, anche, per prevenire contagi e infezioni). Se il bagno viene chiuso, e quindi realmente riservato, qualche speranza di trovarlo pulito resterebbe. Ma ora torniamo al cartello…
La prima cosa che salta all’occhio e che viene da chiedersi è: “WC disabile” oppure “disabile recarsi”? Da come è scritto il testo, privo di punteggiatura, non si può capire con certezza assoluta. Una cosa però è certa: in entrambi i casi le espressioni sono sbagliate e irrispettose nei confronti dell’utente! Nel primo caso, si dovrebbe infatti dire “WC per persone con disabilità”, nel secondo invece sarebbe opportuno “la persona con disabilità dovrebbe recarsi”… Insomma, ricordiamo che il termine “persona” dovrebbe venire prima di tutto, dato che nessuno è di per sé “un disabile”: evitiamo di usare le categorizzazioni.
Seconda cosa, è chiaro dal messaggio che ci sia un “addetto del bagno”: perché dunque non lo si trova sul posto, nei pressi del bagno stesso? Perché, in caso di necessità, una persona con disabilità dovrebbe cercare il personale perdendo tempo e facendo strada in più (in questo caso percorrendo più di 150 metri) che per qualcuno può rappresentare una difficoltà ulteriore, specie se non ha un accompagnatore con sé? Un aiuto concreto sarebbe quello di avere un addetto a disposizione ma nei paraggi.
Terzo e ultimo punto, apparentemente pretenzioso ma, in realtà, stiamo parlando della base dell’accessibilità: anziché attaccare alla porta un foglio di carta (rimovibile) sarebbe stato più giusto mettere, se necessario, un cartello fisso, stampato in modo leggibile, magari con la scritta anche in Braille. Non so, forse chiedo troppo…
Detto questo, per chi non lo sapesse, ricordo anche l’esistenza dell’Eurokey, una chiave universale che permettere di accedere a tutti i bagni riservati alle persone con disabilità. A quando, per una vera autonomia, sarà disponibile anche in Italia? O, ancora meglio, se proprio vogliamo far le cose perbene: perché non facciamo in modo che tutti i bagni siano accessibili, sia quelli da uomo che quelli da donna, senza distinzione e senza chiusure, eliminando del tutto il bagno “per disabili”? Solo così, stracciando le etichette, potremo raggiungere una piena inclusione.

Ah, dimenticavo, quanto scritto adesso non è propriamente una “polemica pretenziosa”. In questi casi si potrebbe fare ricorso per violazione della Legge n.67 del 2006, che sancisce il “principio di parità di trattamento e delle pari opportunità nei confronti delle persone con disabilità”. Insomma, prevenire è sempre meglio che curare!

Scrivimi una lettera, uno spunto o una tua riflessione:
segnalazioni@iacopomelio.it

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