Stai leggendo
Le derive del capitalismo: perché ci vergogniamo a parlarne

Le derive del capitalismo: perché ci vergogniamo a parlarne

Avatar
capitalismo

Ho notato che noi donne e uomini di azienda abbiamo difficoltà nel parlare in modo critico del capitalismo; io per primo: parlarne male mi mette quasi in imbarazzo.

Recentemente ho condiviso con alcuni colleghi un testo in cui cercavo di esprimere lo scopo della mia attività di divulgatore. Lo faccio abbastanza spesso: credo che mettere le cose per iscritto, e farle leggere ad altri, possa essere utile per chiarirsi le idee e, soprattutto, contribuisca a decespugliare un po’ di fuffa dal proprio personaggio pubblico – chiusa la parentesi.

In quel testo, tra le altre cose, ho scritto: “mi interesso a come il mondo del lavoro potrebbe evolvere, salvandosi (e salvandoci) dalle derive del capitalismo”. Ho usato la parola “capitalismo” perché non mi sembrava corretto usarne un’altra, o una anche molto simile. I sinonimi sono spesso modi di dire le cose senza dirle – e quindi non sono di aiuto, quando si cerca di comunicare in maniera trasparente.

Le reazioni mi hanno sorpreso e hanno gettato le basi per questa riflessione che state leggendo.

Dare un nome alle cose

Un collega ha commentato: “terrei alto il sogno e la voglia di salvare il mondo, lascerei da parte il cenno al capitalismo, suona come nota un po’ stonata”.

Un altro è stato anche più esplicito: “trovo l’accenno alle derive del sistema capitalista un po’ troppo Sandersiano” (immagino che intendesse il senatore americano Bernie Sanders).

Come avrei dovuto nominarlo?
Sistema economico-sociale? Società? Mondo?

La definizione da dizionario di “capitalismo” è molto semplice: “Sistema economico-sociale caratterizzato dalla proprietà privata dei mezzi di produzione e dalla separazione tra la classe dei capitalisti-proprietari e quella dei lavoratori.”

Si tratta quindi di un sistema economico e, per estensione, si applica all’intera società dei Paesi in cui esiste il libero mercato (o una forma di esso); si basa sulla possibilità di accumulare e concentrare ricchezza. E questa ricchezza è solitamente sfruttata come mezzo produttivo: in altre parole, è “reinvestita”. Non mi sembra ci siano parolacce in questi concetti, anzi, sono tutti vicini e comprensibili.

Forse è questo il problema? La loro vicinanza? Il fatto che la nostra vita sia perfettamente integrata a questo sistema? Criticare il capitalismo è come parlare male della propria famiglia?

Le derive ci sono e sono sotto gli occhi di tutti

Una prima osservazione empirica è che il sistema non è che funzioni proprio alla grande. Come ogni famiglia che si rispetti, ha le sue storture e disfunzionalità.
Ci sono almeno cinque problematiche che mi vengono in mente rapidamente, senza ulteriore analisi:

  1. c’è grande disparità nella distribuzione delle ricchezze, e dei guadagni;
  2. ci sono forme di sfruttamento che vanno dall’estremo (bambini in schiavitù) al blando (sottopagare il laureato con un contratto di stage);
  3. il mercato deve essere libero, ma gli stessi sostenitori del sistema istituiscono barriere a questa libertà (ad esempio il Presidente Trump che impone dei dazi sui prodotti europei e cinesi, per favorire il mercato interno statunitense);
  4. il 20% dei lavoratori europei è clinicamente depresso;
  5. il benessere garantito dal sistema capitalista potrebbe non reggere sul medio-lungo termine: non è sostenibile per il pianeta e si è dimostrato poco efficace di fronte alla gestione di una crisi mondiale, come quella della pandemia da Covid-19.

Una seconda osservazione empirica è che, personalmente, non ci vedo molte alternative possibili. Cioè, proprio mi è difficile immaginarle: come potrebbe funzionare una società in cui gli investimenti sono regolamentati in maniera diversa?

Il capitalismo è naturale?

È probabile che chiamiamo “capitalismo” il modo di distribuire le risorse disponibili in una maniera che ci sembra naturale. E questo perché, alla base, l’essere umano ha la tendenza a migliorare le proprie condizioni di vita ad ogni costo. Questo anche a discapito di tutti gli altri – persone, animali, pianeta compresi.

Pensiamoci: cosa fa un genitore, sempre e comunque? Cerca di fornire alla propria famiglia, e ai propri figli in particolare, le migliori condizioni possibili. Non c’è un vero tetto alla sua ambizione, perché l’arricchimento personale o della propria comunità è un’attitudine che fa parte del nostro DNA.

O forse no

Ecco, è questo il mio dubbio – e sono consapevole di aggiungermi a tutta una schiera di sociologi ed economisti che, nel corso dei secoli, sono giunti a conclusioni simili. Non c’è niente di nuovo, neanche i dubbi.

Proprio perché, come ogni altro essere umano, sono spinto dalla voglia di migliorare le condizioni di vita mia e della mia comunità, mi è difficile accettare le conseguenze delle problematiche a cui accennavo brevemente poco fa.

Non mi va bene che ci sia l’1% delle persone che detiene il 99% delle ricchezze mondiali.
Non posso accettare che il mio cellulare sia costruito con minerali scavati a mano da bimbi di otto anni.
E trovo pericoloso che una persona su cinque assuma regolarmente psicofarmaci per tirare avanti.
Per non parlare poi dell’emergenza climatica…

Per questo, mi chiedo se il capitalismo così come lo conosciamo non sia solo una opzione tra le tante; ma come dicevo poco fa, non sono sicuro di riuscire ad immaginarmi alternative possibili (anche perché quelle che abbiamo testato nel secolo scorso, come il comunismo, hanno solo messo in evidenza la tesi della natura dell’uomo). Anche in sistemi basati sull’uguaglianza, siamo riusciti a creare disparità tra gruppi di persone (ci sono i ricchi e i poveri, i potenti e i sottomessi, i privilegiati e chi non ha opportunità).

Magari ti interessa
giovani medici

Riconoscere di avere un problema

In francese, si dice chiamare un gatto: un gatto.
Io proporrei di chiamare il capitalismo: capitalismo. Non vergogniamoci.

E a questo punto possiamo dirlo:
il capitalismo non sta funzionando bene.

Non il mondo. Non la società. Non il sistema lavorativo.
Il capitalismo.

Lo dobbiamo dire per cominciare a trovare una soluzione. È inutile nasconderci dietro al dito delle ideologie. E questo nonostante ci vogliano far credere che o sei una cosa o sei un’altra. Se critichi il capitalismo, sei comunista. Se critichi le leggi sull’immigrazione, sei fascista. A volte sì, a volte no.

Dipende perché lo fai: perché critichi? Per partito preso? O perché ci vedi un problema e vorresti risolverlo?

Le domande sul capitalismo sono semplici

Viviamo in un sistema capitalista. Anche i cinesi sono capitalisti, in questo mondo.
Per questo ci dobbiamo interrogare almeno su quattro aspetti di base – e non è una questione politica, è una questione di come viviamo, lavoriamo, cresciamo, dimostriamo amore. È la nostra vita intera.

  1. Il capitalismo è etico?
  2. Il capitalismo è morale?
  3. Il capitalismo è efficiente?
  4. Il capitalismo è sostenibile?

Io le risposte non le ho.
E proprio perché non so valutare questi aspetti – e ne intravvedo solo dimensioni parziali e relativamente immediate – credo di avere il diritto di non vergognarmi di continuare a cercare. E parlarne.

Di vantaggi. Di svantaggi.
Di conquiste. Ma anche di derive.

Cosa ne pensi?
Bellissimo
2
Interessante
4
Non so
0
Pessimo
0
View Comments (2)
  • Forse va detto che il “capitalismo” come dottrina non esiste. Il concetto fu coniato da chi voleva dare un nome al “nemico” da combattere per poter avere una società equa. Questo vorrebbe dire che il “capitalismo” non esiste senza il “comunismo” che lo ha creato come concetto per poterlo abbattere. Insomma: se vuoi dire che sei “capitalista”, devi ammettere che condividi la filosofia “comunista”, perché è quest’ultima ad averti creato. E così viviamo in una realtà spuria, in cui, come sottolinea molto bene nel suo articolo, nessun “capitalista” è veramente liberale (vedi i dazi di Trump). In realtà credo che l’aberrazione più grande sia la trasmissione per via ereditaria della proprietà privata, che unisce la generazione biologica con quella economica. Se riuscissimo a sciogliere questo vincolo perverso, l’economia di mercato e il concetto di liberalismo in politica potrebbero ancora rivelarsi un grande motore di crescita dell’umanità. Il compito è complesso ma meriterebbe attenzione.

  • Ciao Francesco, è un punto di vista di vista interessante, il tuo. È vero che spesso definiamo le cose in opposizione o per ciò che non sono, piuttosto che per ciò che sono veramente. Grazie per lo spunto. Per quanto riguarda la trasmissione ereditaria, devo dirti che è probabilmente l’idea che più mi è stata rinfacciata come “radicale”, nel corso degli anni. Il patrimonio è una forma di aristocrazia, perché chi lo riceve in eredità non ha nessun merito, a parte quello di essere figlio di. Ma è molto difficile mettere in discussione questa tradizione, perché, temo, dà un senso alla vita di molte persone: “lo faccio per i miei figli”. Se togli questo aspetto, credo che per molti crollerebbe tutto.

Esprimi la tua opinione

Non preoccuparti: il tuo indirizzo email non sarà visibile nella pubblicazione.

Torna in cima