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Scuola online: l’incubo dei genitori

Scuola online: l’incubo dei genitori

Valentina Maran
  • Gli strumenti messi a disposizione dalla scuola dell'obbligo non funzionano
  • La didattica si limita quasi esclusivamente a tonnellate di compiti
  • Alcune scuole erano pronte e funziona: da cosa dipende?
scuola online

La scuola online, soprattutto quella elementare, sarebbe una cosa fantastica.
Se solo esistesse.

Lo so che lì fuori siamo tanti, siamo uniti e tutti disperati allo stesso modo per la drammatica situazione della scuola italiana in questo momento.

Scuola dell’obbligo, scuola online e l’inutile registro elettronico

La verità nuda e cruda è che la scuola online, soprattutto quella dell’obbligo, non esiste.

Parlo per la mia esperienza diretta da mamma con una figlia in terza elementare nel produttivo e ricco nord, nell’ evoluta provincia di Varese.

Il registro online, quello che dovrebbe essere una fantasmagorica superstruttura dove trovare testi, esercizi, videolezioni, supporti, in realtà non esiste. O meglio: si è rivelata per quello che è – una piattaforma di pessima usabilità, progettata male, complicata, dove è possibile scaricare solo la pagella – quando va bene.

Fino a prima del virus, se qualcuno della classe si ammalava, doveva avere un compagno di riferimento che si faceva portavoce della richiesta compiti e fotocopie delle lezioni fatte.

Il giorno dopo era tutto un giro di “vengo a prendere le fotocopie” , “passo io che sono già in giro”  “No, tranquilla, vengo io”.

Le fotocopie sant’iddio. Nel 2020. Con una piattaforma di scuola online che non performava e non performa.

Il nostro di registro elettronico di fatto è inutilizzabile, tanto che le docenti si sono attivate per trovarsi tutti sulla piattaforma condivisa Classroom di Google.

Bene, eh, per carità – ma probabilmente sarebbe il caso di farsi qualche domanda sul perché una piattaforma che di fatto già esiste e su cui siamo registrati dal momento dell’ingresso a scuola dei nostri figli, implementata in teoria proprio per la scuola a distanza, si stia rivelando così inutile.

La domanda che mi pongo è: chi l’ha scelta? Quanto è costata? Perché non viene usata come dovrebbe?

Se questo supporto per la scuola online non va, era ed è evidente, perché non è stata cambiato?

Compiti, compiti e ancora compiti

Questa è la realtà ad oggi, quarta settimana di reclusione effettiva: la scuola online si riassume a solo compiti.

Il programma prosegue piano e poco, soprattutto per tematiche non complesse come la geografia dove abbiamo fatto la pianura e le colline, la storia, col paleolitico, la grammatica e l’ortografia.

In matematica si va avanti con gli esercizi, chili di esercizi, tonnellate di esercizi.

Ma videolezioni nulla?

Quello che mi lascia sinceramente l’amaro in bocca è la mancanza di videolezioni.

Tutti abbiamo aderito all’attivazione della classe virtuale su Classroom, qualcuno deve studiare la sera quando il computer di mamma o papà può finalmente essere usato per la didattica, ma sta di fatto che tutti hanno un supporto adatto a ricevere le informazioni e i link che vengono visti online.

Perché quindi non si fa lezione? Come in una vera scuola online? Non dico delle dirette, perché magari non tutti potrebbero partecipare allo stesso momento, ma perché non si prova a fare delle videopillole per proseguire almeno un po’?

In modo che siano le maestre a spiegare – anche poco per volta, secondo la loro metodologia – i contenuti ai nostri figli?

Il mio programma da remoto prosegue

Insegno anch’io, ma in un corso post diploma ITS – qui ai ragazzi, all’inizio anno, insieme alla quota di iscrizione viene dato un computer con tutti i programmi che useranno per i due anni a seguire e su cui vertono le lezioni e le prove d’esame. Tutti con lo stesso materiale di base che permette loro di imparare e a noi di avere una classe omogenea dal punto di vista della didattica.

Le lezioni, da quando siamo segregati, vengono fatte su Teams – la piattaforma di videoconferenza di Microsoft. La scuola è online, insomma.

Il mio programma è andato avanti e ormai è quasi terminato. Ora gli alunni stanno affrontando l’ultimo project work della stagione e saranno pronti per l’esame di chiusura corso.

Non ci siamo fermati.

Merito della scuola? Della struttura? Dei device?

Sicuramente di un impianto che ha retto e si è rivelato utile in questo momento.

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Per la scuola dell’obbligo è un anno buttato?

Spero di sbagliarmi, ma vedo una grossa, lacerante voragine con noi genitori appesi a dei PDF mandati dalle maestre il lunedì.

Noi che, oltre al lavoro, ci dobbiamo improvvisare docenti, e convincere i nostri figli a studiare, a seguire una routine anche in questo tempo sospeso dove la performance della scuola ci preoccupa.
Resteranno indietro, e viviamo questo momento come una falla che sarà difficile da riempire. Come una corsa dove sono già rimasti indietro e – diciamolo – non è un’idea confortante.

Come faremo a recuperare il tempo perso?

Questa generazione sarà la generazione del vuoto? Del pezzo che manca? Di qualcosa che non avranno mai? Saranno culturalmente zoppicanti?

Non so.

E alla fine quello che non capisco è cosa è mancato alla scuola pubblica.

Perché non è stata al passo? Perché non c’è una struttura solida e organizzata che permetta di organizzare la scuola online? Perché è tutto così vago e sospeso?

Siamo messi tutti così?

O c’è qualche istituto più avanzato?

E se sì, è dovuto alla buona volontà dei docenti e alla lungimiranza dei direttori scolastici?

Chissà se riuscirò mai a trovare le risposte a tutte queste domande. Intanto vado a scaricare l’ennesimo compito.

Voi come vi state organizzando?

Cosa ne pensi?
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View Comments (2)
  • Viviamo esattamente la stessa situazione con una figlia in terza elementare (idem come sopra), una mamma insegnante alle scuole superiori (idem come sopra), un bambino di 5 che dovrebbe andare alla scuola materna e un papà che deve lavorare parecchio in smart working.
    Un bel caos.

  • Buon giorno Valentina, ho letto con attenzione il suo articolo e mi permetto di inviare qualche impressione da insegnante del primo ciclo e animatore digitale. Partendo dal presupposto che tutto è accaduto molto in fretta e non ha dato tempo di organizzare un idoneo sistema, mi sono resa conto che la risposta delle scuole di primo grado è a macchia di leopardo per una serie di motivi. Innanzitutto gli strumenti a disposizione. Ogni insegnante deve utilizzare i propri dispositivi e se quelli di ruolo hanno potuto beneficiare del bonus docenti per acquistare un discreto PC, i moltissimi insegnanti “precari” hanno dovuto provvedere di tasca propria. Naturalmente, associato al problema dei dispositivi, c’è il problema delle connessioni internet e non tutti possono disporre di una connessione flat. In secondo luogo intervengono le competenze necessarie per la gestione della didattica a distanza. Nelle istruzioni in cui i Dirigenti hanno previsto, negli anni passati, formazione in ambito digitale (come nel mio istituto), dopo un confuso periodo iniziale di organizzazione, le attività procedono seguendo molti canali, comprese le videoconferenze/video lezioni. Per concludere, vorrei dire che la questione è molto articolata e i fattori in gioco sono troppi. Le carenze (e le “pezze”) che il sistema politico ha prodotto, negli anni, sul sistema scolastico ora si sono palesate. Spero che il periodo induca ad un profondo rinnovamento nei settori cruciali come l’istruzione e la sanità

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