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Un giorno senza cellulare

Un giorno senza cellulare

Matteo Maini

Il 2 marzo 2019 è stato indetto il NoPhoneDay, spesso condiviso sulle pagine social con il tag #nophoneday.

24 ore dove, in teoria, bisognava spegnere il proprio telefono cellulare e vivere una giornata di pura vita offline.

L’iniziativa, definibile come puro marketing, è partita proprio da un’azienda che vende smartphone, ed è conosciuta in tutto il mondo per il rapporto prezzo/qualità molto elevata dei propri prodotti: OnePlus. Trovate qualche “residuo” di quella giornata nella loro community.

Stessa azienda che, proprio in quella giornata, non ha twittato o postato nulla sulle proprie pagine social.

Disintossicarsi: davvero?

Partendo dal presupposto che, seppur condivisibile, potrebbe sembrare molto strana un’iniziativa specifica sull’evitare i cellulari sia partita proprio da una compagnia che, in realtà, li crea; un po’ come se il McDonald’s decidesse di indire una giornata dove consiglia di evitare i fast food.

Quindi una vera e propria “detox” dal nostro amato smartphone che ogni giorno ci fa compagnia in senso professionale ma soprattutto personale.

La mia domanda, sperando sia venuta anche a tanti di voi, sorge molto spontanea: abbiamo bisogno di una giornata intera senza telefono?

Con questo non sto dicendo di vivere sempre, costantemente, collegati sia ad internet che al telefono, con tutti i guai e i rischi che possono derivare dall’uso costante di questa abitudine, ma imparare a “dosare” i propri cellulari quotidianamente.

Capire quando è il momento di tirarli fuori dalla tasca e quando possono tranquillamente rimanerci.

Indovina con cosa vengo a cena?

Abbiamo già parlato di cosa potrebbe portare un uso intenso del telefono nei confronti dei bambini nell’articolo Bambini e smartphone, come uscirne indenni; ciò non toglie che, nei confronti degli adulti la situazione non è poi così diversa, senza necessariamente mettere in primo piano studi di scienziati e ricercatori universitari.

Lo vedete voi stessi camminando per strada o vivendo il mondo esterno, quanto il device per eccellenza sia effettivamente diventato un compagno giornaliero in tutto e per tutto.

Un esempio classico, che cito frequentemente, di uso inappropriato dello smartphone, è quando siamo in compagnia di amici.

Quanti di voi hanno visto le classiche tavolate di amici al ristorante, dove l’unico filo conduttore della serata è il silenzio, sia quando c’è il cibo in tavola ma soprattutto quando si attendono le pietanze?

Poche chiacchiere, pochi scherzi, scomparsi ormai del tutto i cari e vecchi giochi da tavolo che univano, distraevano e rilassavano le persone in quelle ore passate insieme.

Noi italiani eravamo conosciuti come il “popolo che parla di cibo anche mentre mangia” eppure siamo diventati il “popolo che parla di cellulari anche mentre chatta”.

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Quindi ben vengano giornate di “digital detox”, ben venga la consapevolezza di ciò che può portare un uso smisurato di questi oggetti infernali ma ci deve essere una continuità in queste filosofie di pensiero.

Un NoPhoneDay, se seguito, serve solo a recuperare il giorno dopo tutto quello che si è perso nella giornata, quindi l’after NoPhoneDay sarà una totale full immersion nel nostro dispositivo.

Come rimediare allora?

Il mio consiglio è: iniziamo con poco.

Prendetevi un momento della giornata per voi stessi o per la vostra famiglia.

Fate in modo che quel momento non sia del mondo intero, non sia di Instagram e del vostro ultimo follower, degli amici sul gruppo di WhatsApp, ma solo ed esclusivamente vostro.

Questo piccolo obbiettivo l’ho già raggiunto, senza troppe difficoltà: quando arrivo a casa alla sera, non ci sono notifiche che tengano, il mondo rimane fuori, mentre per me esistono solo mia moglie e mia figlia.

Difficile? Sei mi stai leggendo, è perché sono ancora vivo e vegeto.

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