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Le lezioni manageriali suo malgrado di un musicista di mestiere

Le lezioni manageriali suo malgrado di un musicista di mestiere

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musicista di mestiere

Siamo riusciti a multare un musicista professionista mentre andava a prendere i suoi strumenti per tenersi in esercizio e ingaggiare i suoi follower con esibizioni e, magari, qualche lezione sui social.
Il verbale riporta testualmente: “Non si tratta di vera necessità in quanto il musicista lo si può fare per hobby”. Una delle tante stori(acc)e dell’era Covid-19.

Non è un lavoro vero

Questi sono giorni ancora più difficili per i musicisti. Non godono di particolari diritti come professionisti, non hanno nessun sindacato specifico e nessun contratto nazionale. Persino il pubblico, e di riflesso le forze dell’ordine, fatica a posizionarli a pieno titolo nel mondo del lavoro. Sono considerati il più delle volte come persone che scelgono di vivere in modo occasionale e fortuito, grazie ad un hobby in cui riescono bene.

Ma non è tanto ciò che stanno facendo in questo momento che ha colto il mio interesse, quanto il modo in cui affrontano la vita (professionale) in tempi normali, nel loro quotidiano.

Il mondo della musica è un ambiente molto più turbolento rispetto a quello che il lavoratore medio si trova a fronteggiare. Se misuriamo le loro attività con gli strumenti e gli standard del mondo business, rischiamo di ricavarne una visione distorta e, soprattutto, poco utile. Invece c’è molto da imparare da un musicista di mestiere.

Tutto quel jazz… per nulla

Permettetemi di restringere il focus sui musicisti di jazz perché a mio avviso rappresentano il miglior esempio di gestione dell’incertezza.
A differenza degli altri generi musicali, e per motivi storici che non stiamo ad approfondire in questa sede, il jazz è una musica che si basa molto più sull’improvvisazione che sulla ripresentazione pedissequa di uno show standardizzato.

Indipendentemente da quanto la musica “scritta” possa comunque essere bella, questa particolarità ha un impatto notevole sul DNA del musicista che prende parte all’improvvisazione.

Prima di tutto, perché fa sì che anche un musicista jazz con una brillante carriera (quindi un musicista di mestiere) sia sottoposto a livelli d’incertezza altissimi. Sempre e costantemente.

Secondariamente, gli ingaggi sono spesso molto frammentati, per cui si ha la necessità di costruire, mettere a regime e smontare team la cui esistenza a volte copre la durata di una singola giornata.

Ma non solo: c’è la necessità di apprendere in pochi minuti melodie ed armonie scritte da altri per poi suonarle di fronte ad un pubblico qualche ora dopo. Ed è fondamentale possedere la capacità di suonare un pezzo mai provato, insieme a persone sconosciute, di fronte ad un pubblico.

La peculiarità delle competenze di un musicista di mestiere

La musica è stata per qualche anno anche la mia professione e dal contatto con musicisti di vario livello ho notato che, a prescindere dal talento naturale, i migliori erano accomunati da alcune caratteristiche distintive che ho ritrovato raramente tra chi lavora in altri settori.

Qui di seguito ho cercato di associare ad ogni caratteristica una riflessione da trasporre nel mondo delle professionalità più tradizionali per permettere ad ognuno di noi di fare una mini-retrospettiva sulla propria carriera lavorativa.

1. Costante lavoro individuale sui propri skill

Il musicista passa molto tempo col proprio strumento anche quando non sta lavorando.
Riflettiamo alla nostra vita professionale: “quanto tempo passo a studiare cose nuove e a migliorarmi al di fuori della pura operatività, e al di là di quanto io creda di essere già bravo?”

2. Saper apprendere in modo umile da altri professionisti

Il musicista ascolta molta musica di altri, non solo la propria. Anzi: il musicista di mestiere impara da altri professionisti come lui, che a volte sono pure concorrenti, e non disdegna di pagar fior fior di quattrini per frequentarne i corsi.

Possiamo dire lo stesso di noi? Chiediamocelo: “quanto mi lascio coinvolgere o creo occasioni di confronto e apprendimento con professionisti come me?”

3. Etica e senso del “purpose”

In generale, il musicista professionista ha una forte etica professionale rispetto a ciò che è disposto a suonare, e, a meno che non sia assolutamente costretto, tenderà a non farsi coinvolgere in ingaggi di bassa qualità.

Come mai? Perché il musicista sa cosa vuole suonare, ha una missione precisa e quella missione non è intrattenere, divertire o farsi pagare, ma creare qualcosa di bello che non esiste ancora e la cui bellezza – in seguito e di conseguenza – genera intrattenimento divertimento e compensi.

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Quanto di questo è vero anche nella nostra realtà di professionisti? Ci siamo mai posti veramente queste domande? “Quanto ho ragionato su ciò che voglio veramente essere come professionista, su come i miei talenti possano creare una differenza positiva per il mondo che mi circonda? Quanto ho riflettuto veramente su quale sia la mia etica professionale? Esistono dei criteri in base ai quali dico di no quando mi viene proposto di fare qualcosa? Questi criteri sono chiari ai miei interlocutori e al mercato? (oltre che a me stesso)?

4. Ricerca costante del confronto costruttivo

Il musicista di mestiere, e in particolare quello di jazz, sa gestire la variabilità dei tratti di personalità degli altri musicisti con cui si trova a collaborare. Sa distinguere qualità di espressione artistica da professionalità e gestirle entrambe.
In realtà, il musicista vive confrontandosi continuamente con gli altri: sul palco la musica è un dialogo in cui si cerca equilibrio continuo tra struttura imposta (melodia del brano) e libertà espressiva propria e degli altri musicisti.

Qualche elemento di riflessione per noi: “Quanto ho lavorato sulle mie capacità di comunicazione e relazione; quanto tempo passo ad ascoltare e quanto a cercare di avere ragione in una discussione?”

Capo di se stesso

Tutte queste sono caratteristiche su cui si deve poi innestare l’imprenditorialità, perché il musicista professionista non lavora quasi mai per un’azienda: deve creare per sé e per altri ingaggi sempre nuovi, spesso non ripetibili, cercando di incastrarli in una roadmap infinita.

Deve essere in grado di massimizzare la qualità delle relazioni e delle esperienze artistiche, minimizzando i tempi morti e i costi di trasferimento.

Dietro a queste capacità si nascondono chiaramente competenze che possono essere utili al lavoratore di altri settori, noi compresi.
Infatti la complessità crescente, la durata della vita media delle aziende in costante calo, la turbolenza degli ambienti di contesto sono tutti aspetti che richiedono sempre più a tutti noi di sviluppare doti simili a quelle del musicista di mestiere.

Per farlo, facciamo come loro: impariamo dagli altri, cerchiamo il confronto, impegniamoci a definire la nostra etica e il nostro scopo e, soprattutto, non smettiamo mai di lavorare sull’allenamento delle nostre skills.

Possiamo anche comprare un sax o una chittarra. Ma non basta.
Quello, al limite, è solo un hobby.

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