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Con un gatto a scuola, sarebbe stato tutto più facile (e felice)

Con un gatto a scuola, sarebbe stato tutto più facile (e felice)

“Non ho mai tanto amato la scuola”.
Open che mi guarda sempre con il suo fare da “caxxo me ne frega a me umano”.
Vabbè lascio perdere l’ennesima ed improbabile conversazione.
A volte pare tempo buttato. So che non è così.

E allora penso che forse se in cattedra ci fosse stato un gatto ci sarei andata decisamente più felice a scuola, con più leggerezza e più volontà di uscirne con qualcosa molto più di valore tra le mani, di un diploma o simile.
Già. Un gatto in cattedra.
Immagino la scena.

Tipo studenti che si siedono ai loro posti e… sopra la cattedra tu, Open, in posizioni yoga – che nemmeno uno jogy indiano riuscirebbe a fare – che ti stai dedicando all’ennesimo lavaggio di pelo, zampe, muso, occhi, orecchie ecc.
(“Non vorrei dire, ma è il quarto o quinto da quando ti sei svegliato”.
Non mi calcoli. Sei impegnato nelle tue faccende come al solito).

E penso che non te ne frega un caxxo se gli studenti sono in orario o in ritardo.
Se sono arrivati prima o dopo il suono della campanella.
Già, non te ne frega nulla.
Tu sai bene che ciascuno ha i suoi tempi, i suoi ritmi, il proprio modo di arrivare nella vita.
E così mi immagino tra gli studenti.
Stupore, forse poi un po’ di rabbia ed infine il pensiero di una grande presa per il culo.
Già. Un gatto al posto del prof di turno, che stupidaggine colossale.

Invece Open, se a scuola ci fossi stato tu, mi avresti insegnato molto più di libri e professori.
Avresti girovagato tra i banchi osservando ogni dettaglio, mettendo subito in chiaro che niente si dà mai per niente. No, non quel dare che è un dovere. Quel dare che è spinto dalla gratuità che poi in modalità diverse, sconosciute e tempistiche ignote ritorna sempre indietro… nel bene si spera.
A volte nel male (ma qui la colpa è solo mia, nostra).
Già, noi umani.
“È il karma” mi fai capire.
“Vabbè dai ti do retta”.
E karma sia allora.

Avresti barattato lezioni pseudo serie con ritorno di crocchette e cibi vari.
Questo per dire che condividere è sempre decisamente più importante che dividere.

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Ancora. Avresti fatto lezione giocando. Perché in fondo io umano (noi!) mi sono un po’___0 dimenticato che si impara meglio quando si gioca e ci si diverte. Ancora meglio se insieme ad altri. E mi avresti fatto capire che se ho davanti a me dei mattoncini lego e ci costruisco che so una torre, un castello… bhè ci vuole solo una leggera spinta per far cadere tutto, per distruggere quello che con fatica ho costruito.
E che ci devo pensare bene prima di.
E che le voci fuori campo le devo ascoltare ma solo un po’.
E che poi ad un certo punto devo seguire il mio istinto. Devo agire.
E questo vale sia nel gioco come nella vita.
Un istante per distruggere. Una vita per costruire o ricostruire.
Che poi il difficile, la sfida sta nel costruire.
E che è sempre possibile trovare il come, trovare un modo.
E che insieme si fa meglio. Si fa prima.
E che insieme la vita è molto più leggera.
E che esserci è sempre più importante che dire di esserci.

Dalla cattedra mi avresti fatto capire con il tuo atteggiamento “da sua maestà il gatto” che è importante essere il migliore.
No, non migliore degli altri.
Il migliore per sé stessi.
Il migliore per riuscire a cavarsela sempre in mezzo alle curve della vita e alle sbandate di testa e cuore.
Quella miglior versione che tutti celiamo da qualche parte. Dentro.
Forse nell’anima.
Vale per te. Vale per me. Vale per tutti.
E che essere migliore non significa rendere peggiori gli altri. Mai.

Mi avresti mandato a casa ogni giorno con lo zaino vuoto.
Un po’ perché avresti malridotto libri di testo, pagine e parole.
Un po’ perché sai che a fine giornata lo zaino va sempre svuotato.
Va reso leggero. Va ripulito. Cestinando tutto quello che necessario non è.
Un po’ come i cassetti dei sogni e delle passioni.
Ogni tanto vanno aperti.
Ogni tanto vanno liberati.
Saresti stato un insolito ma efficace maestro zen.
E ci aggiungo anche un maestro purple. Un maestro buono.
Vedi, alla fine della strada arrivi sempre e prima tu.
Al fischio di fine partita vinci sempre tu.
Ma fa nulla. Va bene così.
Allora diciamo che è questione di karma.
Imparare lezioni da un gatto, dalla vita, dagli altri, dalle occasioni.
È tutta questione di karma.

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