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Le donne, il lavoro e la subordinazione: storie di ordinario sessismo

Le donne, il lavoro e la subordinazione: storie di ordinario sessismo

Valentina Maran
Donna ufficio stress molestie

Il sessismo in ufficio è spesso travestito da pura cortesia, da scusa mi faresti un caffè, da piccoli gesti di ordinaria subordinazione che non permettono alle donne di emergere come potrebbero.
”Scusa, mi faresti un caffè?“– nulla di male come domanda. Chissà quante volte ve la siete sentita fare.

A noi donne capita con una certa frequenza. Dubito che nessuna delle mie conoscenti sia stata risparmiata. Ma non so quanti colleghi maschi a loro volta si siano trovati nella medesima situazione.
A noi donne viene chiesto con più frequenza di compiere atti subordinati rispetto al nostro ruolo: sono stereotipi culturali che fanno pensare che il tuo ruolo sia meno, anche se paritario. Sono esempi di sessismo piccoli, apparentemente innocui.

Esempi di sessismo fisico

Il sessismo non si manifesta solo a parole: sono molti i dettagli che ti fanno capire quanto le donne al lavoro vengano riportare a un ruolo di secondo piano. Uomini che con fare paternalistico ti appoggiano la mano sulla spalla durante la riunione, come se tu fossi sotto la loro ala protettrice.
Buffetti sulle guance, mani appoggiate sopra alla testa (cosa purtroppo tipica soprattutto se sei bassa) e relativa presa di posizione da “sei la solita esagerata” quando fai notare che non è piacevole e anzi: è parecchio fastidioso.

O anche più semplicemente se si entra in coppia in una stanza viene dato per scontato che l’uomo sia quello di carica più alta rispetto alla donna.

Mediamente una donna viene interrotta tre volte di più rispetto a un uomo durante le riunioni o i dibattiti. Le discussioni vengono dominate per il 75% dagli uomini:

Uomini che interrompono le donne

A me, nell’ordine, durante la mia vita in ufficio hanno chiesto più volte
– di preparare la stanza delle riunioni
– di portare cibo/ acqua/ caffè
– di cucire un bottone (giuro)
– di andare a prendere cose al centralino
– di fare commissioni
– di darmi una calmata
– di stare zitta e scusarmi perché “avevo risposto male a uno dei capi”
E se c’erano anche uomini nella stanza, la richiesta veniva comunque indirizzata verso me. O verso una collega.
E per la maggior parte delle volte sono stati uomini a chiedermelo.

Una questione di atteggiamento

Ho visto donne rispedite a casa a cambiarsi perché l’abbigliamento era considerato inappropriato – mentre non ho mai visto nessun uomo redarguito per il pessimo dopobarba o l’abbinamento più che discutibile di alcuni outfit.

Non parlo ovviamente di molestie, ma di piccole azioni che ti fanno sentire non alla pari, ma un po’ meno, come se l’altro fosse quello al di sopra, addirittura paterno.

Una volta ho chiesto a una collega senior account a capo di un ufficio con 5 ragazze, per quale motivo avesse solo donne in organico e non assistenti maschi.
Mi ha detto che preferiva così perché c’era vera parità. Un uomo ha sempre l’aspettativa di non dover fare certe cose, come se a lui non competessero – mi disse.
Aveva avuto degli assistenti maschi e li aveva mollati poco dopo.
“Si aspettano di avere un ruolo più alto. È proprio l’atteggiamento che non sopporto. Le ragazze non lo fanno, si livellano, Loro no, loro hanno una sorta di spocchia. Di aspettativa. Non fanno le cose: glielo devi chiedere e lo fanno come se non competesse loro”.

Ho pensato tante volte a quella chiacchierata, e ricordo che mi colpì parecchio.
Lei era una delle poche donne a capo di un gruppo account. Come lei solo un’altra in agenzia. Tutti gli altri erano uomini al vertice.

Avrai le tue cose

Quante volte vi siete sentiti dire che eravate isterici?
Quante volte una vostra uscita di petto, una presa di posizione particolarmente accorata siete stati bollati come emotivi? Fuori dalle righe?
Vi è mai stato detto che il vostro pessimo carattere era dovuto alla vostra vita sessuale?
Vi hanno mai detto più e più volte che dovete darvi una calmata, che esagerate e che probabilmente i fluidi che escono dal vostro corpo o meglio, dal vostro pene sono evidentemente il fulcro della vostra irrequietezza?

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Quando siamo troppo determinate veniamo tacciate d’aver un brutto carattere – un uomo invece è visto come sicuro di sé.
Se ci lamentiamo, o facciamo notare dettagli sbagliati siamo arpie, siamo isteriche, probabilmente abbiamo le nostre cose.

Ho conosciuto persone che mi hanno raccontato, nei momenti di snervo di qualcuno, d’avergli messo un pacco di assorbenti sulla scrivania come a dire “sei mestruato?” questo gesto goliardico in realtà nasconde un sessismo fortissimo, che derubrica il ciclo a disturbo della personalità – una situazione inquinante della professionalità di una persona.

Ma voi donne!

Una volta a una presentazione di un libro sul femminismo ricordo questo signore che si era alzato tra il pubblico dicendo che lui amava le donne e anzi le difendeva.
“Io vi voglio difendere – siete voi che non volete farvi difendere!”

Ecco, no, non voglio essere difesa. Non ho bisogno di essere salvata. La mia priorità è non essere attaccata.
Non mi pare sia una cosa difficile.

Quel signore non se ne rendeva conto ma stava portando avanti il solito disegno in cui lui, maschio salvifico, voleva che noi donne rimanessimo al nostro posto, nel ruolo di inabili a vivere e a fare da sole. Donne da salvare e non capaci di autodeterminarsi.
Il suo non era interesse: era volontà di ristabilire le regole del patriarcato.

Avete notato trattamento sessisti sul posto di lavoro? Anche a voi chiedono di fare cose che non vengono richieste o vengono chieste meno spesso ai colleghi maschi? Vi siete mai resi conto di aver avuto un atteggiamento paternalistico fuori luogo con una collega?

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