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La solidarietà al femminile (o quel che ne resta)

La solidarietà al femminile (o quel che ne resta)

Ho pensato tanto prima di scrivere questo post.
Mi sono detta che avrei toccato un tema sensibile che potrebbe dare fastidio a molti.

È stato un pensiero che mi ha fatto irritare con me stessa: alle donne che affianco nel mio lavoro dico sempre che non devono avere paura di esprimersi. Per questo – per coerenza – lo devo fare anch’io, senza paure e senza la pretesa di avere ragione, ma piuttosto per aprire un dibattito su un tema che ritengo importante.

Il maschilismo in Italia

Parlo con decine di donne ogni settimana; alcune prendono un appuntamento per iniziare un percorso ed altre semplicemente mi scrivono dopo aver letto un mio post per esprimere la propria opinione. È uno degli aspetti che preferisco di questo lavoro, anche perché mi dà modo di connettere similarità di pensiero e di vedute e pattern che si susseguono nelle diverse età, fasce sociali e, quando sono fortunata, nelle diverse culture.

Osservando queste donne e quelle che mi gravitano intorno per altre ragioni, mi sono fatta varie idee, molte di queste sulle ragioni per le quali il maschilismo è ancora rampante nel nostro Paese.  Proprio come in una relazione personale in cui non possiamo pretendere che un’altra persona ci renda felici se non lo siamo già, nella nostra relazione come donne italiane con gli uomini italiani c’è bisogno di ricordare lo stesso concetto.

Anche i peggiori maschilisti hanno avuto una madre e, senza voler puntare il dito, c’è stato probabilmente un disturbo da qualche parte nell’educazione di questi individui.

Partendo da queste basi, vedo diversi macro argomenti nei quali stiamo comunicando seguendo delle modalità che hanno la stessa utilità dei bigodini per Vin Diesel.

La nostra sessualità

Quando si parla di sessualità femminile, pare che la parte da sdoganare sia la libertà del corpo piuttosto che il rispetto di esso, tanto che negli ultimi 5 anni ho visto più seni altrui che miei.

È importante accettare che i corpi non sono tutti uguali e perfetti? Si, fondamentale.
È necessario esporsi per dimostrare questo? Credo non necessariamente. Non tutte. Non tutto il tempo.

Anzi mi capita spesso di parlare con persone che si sentono sbagliate e diverse perché non hanno voglia di mostrare il proprio viso (o altro) sui social.

Complice un mercato in cui bisogna “metterci la faccia”, da una parte c’è un’accettazione generale del fatto che un video di Nicki Minaj non sia paragonabile ad un soft porn, mentre dall’altra c’è una certa diffidenza verso chi porta un burkini sulla spiaggia.

Ignorando per un attimo quello che vuol dire per la nostra comunità femminile, dove un lato è stato emarginato al posto dell’altro invece di trovare un equilibrio, che messaggio passiamo agli uomini?

Lascio questa domanda aperta. Non lo so. Ma comunque pare che non stia funzionando.

I nostri bisogni

Un esempio fra tanti, le mestruazioni.

Per quanto sia sacrosanto non vergognarci di quello che siamo, ciclo mestruale incluso, e per quanto io sia d’accordo sul fatto che c’è bisogno di fare informazione in proposito, mi chiedo se siamo partite dalle cose più importanti.

Certe volte mi sembra che abbiamo fatto del nostro ciclo mestruale una bandiera per sottolineare quanto siamo più coraggiose, forti, toste.

Nel frattempo continuiamo a spalmarci sul viso e sul corpo prodotti zeppi di potenziali interferenti endocrini e a bere litri di caffè a stomaco vuoto (perché una donna indipendente e riposata senza nemmeno mezza gastrite fa brutto), auto-provocandoci la maggior parte dei sintomi di quella sindrome pre-mestruale di cui tanto ci lamentiamo. Non sarebbe più importante questo? Insegnare alle bambine che sono fatte anche di questi ormoni che regolano il loro umore e grossa parte del loro benessere?

E per gli uomini, soprattutto quelli che si stanno formando un’opinione (e penso ai giovani prima di tutto,) non sarebbe questo un punto di partenza un po’ più soft?

Ricordiamoci che l’obiettivo finale è far la pace, e se non va bene indietreggiare sul nostro valore e sui nostri diritti, credo sia altrettanto dannoso voler prendere di petto la situazione.

Il supporto alle altre donne

Passano gli anni, si susseguono i cambi di stagione dell’armadio con grande orrore di Marie Kondo e Dior non sa più di che colore fare gli smalti. Ma una cosa non cambia: il mito che quando le donne lavorano insieme si mettono i bastoni fra le ruote.

Solo nell’ultimo mese ho ascoltato storie di coinquiline moleste, suocere urlanti in sala parto, migliori amiche tradite e colleghe che si fanno le scarpe.
E penso di poter affermare con una certa sicurezza che il mito è spesso realtà (per fortuna non sempre. e non sono in grado di tirar fuori una percentuale, quindi ho speranza).

Ora, quello che ognuno fa nella sua vita privata è affar suo, ma perché non trattare gli altri come vorremmo essere trattati, specialmente quando sappiamo di condividere molti degli stessi struggimenti?

Pongo tante domande e do poche risposte, lo so. In fondo sono una Coach, è il mio lavoro. Quello che spero è che ci sia voglia di rispondere. Perché queste risposte servono.

Nota
Per approfondire questi argomenti consiglio i libri: “Woman Code” di Alisa Vitti e “Il Cervello delle Donne” di Luann Brizendine.
A me hanno aperto più di un mondo su me stessa, il mio corpo e la mia mente.

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