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Manuale del maschio moderno: 1. La gentilezza consapevole

Manuale del maschio moderno: 1. La gentilezza consapevole

Ivano Porpora
maschio forte

Mi risulta strano parlare di questo argomento durante i giorni del Coronavirus. Siamo tutti asserragliati in casa; in questo momento sul terrazzo di fronte al mio è esposto un largo tappeto che chissà da quanto non lavavano, più in là una bandiera che chissà da quanto non veniva esposta. Io ascolto gli American Music Club e scrivo, da quanto non accadeva.

Giorni fa, parlando con Andrea, gli ho palesato l’idea di voler parlare del maschio. Lui mi ha risposto storcendo il naso, come a dire: Hm.

Che c’è?, gli ho detto.

È che non mi alletta tanto l’idea che i maschi continuino a parlare delle donne.

Non hai capito. Io non voglio parlare delle donne. Io voglio parlare di maschi e femmine a partire dall’idea di maschio. Senza maschio non c’è femmina, e viceversa: viviamo in un mondo in cui si confonde la preferenza sessuale con l’identità di genere col genere e con l’istinto materno e paterno.

Con questo ci siamo accordati. Come sempre vi invito a leggere questo articolo come vuol essere: laterale, e non up/down. Non sto dando teoria, ma pensieri; siete liberi di leggere e dire cosa ne pensate – magari taggandomi.

Una delle prime riflessioni che mi vengono da fare riguarda il disastro dell’immagine maschile. Ho letto recentemente spunti che riguardavano l’idea di quello maschile come di un genere-killer, fino a deliri che supponevano che l’uomo, in sé, fosse violento; quando il genere maschile non è killer in sé, ma in una situazione di supremazia della quale deve essere conscio.

Mi spiego. Il maschio ha, nei confronti della femmina, una serie di vantaggi fisici che lo pongono in condizione di potenziale supremazia. Non fatemi l’esempio di Cris Cyborg, lottatrice di MMA: è chiaro che stenderebbe me, che non seguo un allenamento di MMA, ma è altrettanto chiaro che praticamente in ogni disciplina sportiva gli uomini ottengono performance nettamente superiori rispetto alle donne. Per ogni disciplina sportiva bisogna indicativamente sottrarre il 10% alla prestazione maschile per ottenere quella femminile.

Questo ci pone in una situazione di superiorità? Ni. Questo attesta una superiorità fisica, e ci pone in una condizione di responsabilità: è diverso. La superiorità fisica è indubbia, ma farla valere è modo di falsa detenzione del potere, e anzi, di declinazione delle proprie responsabilità.

Tempo fa ero a Roma, al Pigneto, a bere del vino con una deliziosa amica mia. Ne bevemmo forse tre bicchieri a testa, sufficienti a far appena oscillare me, mandare abbastanza fuori lei.

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Uscimmo dal locale, l’aria era primaverile; si voltò verso di me e mi disse “Per piacere, ho bisogno che mi accompagni a casa, è a un chilometro da qua, ma non abusare di me”.

Qualcuno nel tempo, quando ho raccontato questo aneddoto, mi ha detto: In realtà era un invito a provarci. Può darsi – non credo, ma può darsi. A me parve allora un modo molto delicato per dire: Potresti farlo, sei grosso e non riuscirei a oppormi: sii gentile.

Ecco. Se devo pensare alla prima riflessione che vorrei fare rispetto all’essere maschio, questa credo che sia la prima, dovuta. La prima caratteristica che deve avere il maschio moderno deve essere la gentilezza consapevole. Ciò non ha nulla a che vedere con l’amata rudezza, con la decisione, e metteteci ciò che volete. Ha a che fare con l’essere un signore; e a volte la differenza tra essere un signore e essere un barbone non è poi grande, come la differenza di forza che ci sta tra una carezza e uno schiaffo.

Chiudo guardando il sole fuori, il tappeto che si muove all’aria, i fiori nei vasi, rosa. La radio passa John Grant. Passate bei giorni.

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