Stai leggendo
4 modelli di uomo sui social (e come reagiscono a un decolté)

4 modelli di uomo sui social (e come reagiscono a un decolté)

  • In sintesi: Un conto è fare i complimenti, un conto è essere un rattuso

Da un po’ di tempo ci stiamo accorgendo che esiste un nuovo mondo con il quale confrontarci.

Ieri sera, per esempio, sono andato a un seminario sulla digital reputation, e il relatore ha detto una cosa niente affatto scontata: anni fa, quando ti fossi presentato a un colloquio, il tuo referente avrebbe avuto la sola possibilità di leggere il curriculum, confrontarsi con te, basarsi sulle proprie strette impressioni. Niente altro.

Oggi, ben prima che il colloquio avvenga, possiederebbe una mole di dati con cui confrontarsi, alcuni dei quali ragionevolmente datati.

Non solo, aggiungo: abbiamo una comunicazione totalmente diversa da quella con la quale bene o male siamo cresciuti. Noi tutti: un bambino di dieci anni è nato nel 2010, e quindi il web esisteva eccome, ma i suoi referenti sono nati in un contesto in cui prima la comunicazione era solo in presenza o one-to-one, nel famoso bar; e poi no.

Ieri, al momento in cui scrivo, una ragazza che non conoscevo (colpa mia: ha pubblicato due libri e svolto diverse attività) ha pubblicato una sua foto che chiameremo particolare. In questa foto, la ragazza indossa un meraviglioso abito scollato, rosso, che mostra la sua presenza a figura intera, incluse le rotondità del seno.

La scrittrice Fiore Manni (dal suo conto Instagram: @fioremmani)

Il mio pensiero, quando ho visto la foto, è stato: che bella, e che bel seno.

Però vengo da una generazione che ha vissuto la comunicazione one-to-one, e quella che ha vissuto il travaso dalla comunicazione one-to-one al social.

La ragazza in questione ha ricevuto una serie di insulti indicibili, nonché quelli che ai commentatori parevano complimenti e che sono risultati totalmente fuori luogo. Non parlo di: bel seno. Parlo di: cosa ci farei con quel seno.

Ho letto, da altre parti, commenti di risposta che dicevano: io il seno non lo vedo.

La risposta è che dire che non si vede il seno è tanto sciocco quanto dire: Che belle tette.

Il seno c’è, si vede ed è davvero molto bello.

Ma il punto è: non si dice. Non si dice perché la comunicazione social è una comunicazione di gruppo che viene confusa con una comunicazione one-to-one. Io scrivo a tutti, tu rispondi sentendoti tirato in causa e a volte non ti rendi conto che nello scrivere non stai più parlando a me solo, ma a tutti. Sei leggibile. Sei emulabile. Puoi mettere un like, puoi ribattere. A casa qualcuno può leggere ciò che mi rispondi.

Se fossi uscito con quella ragazza, per il mio modo di fare, credo che glielo avrei detto, bel seno. Ma mai allo stadio, mai in pubblico, mai dove possano sentirci. Perché è una comunicazione nella quale la persona può permettersi di rispondermi, e anche di dirmi: Come ti permetti.

Aggiungo una considerazione. In uno dei post che hanno tirato fuori l’argomento, stamattina, spicca un commento che dice “Ci potrebbe esplicitare quindi il suo intento nel postare la foto? Voleva ricevere commenti sul trucco, sul vestito? O forse desiderava che il mondo si accorgesse della sua profonda conoscenza dell’opera di Céline? No, perché, nel qual caso, lei ha sbagliato foto, mi permetta”.

Magari ti interessa

Il punto è esattamente questo, e si inserisce in una considerazione allargata che voglio affidare a voi di Purpletude.

Ne faccio un succo, utile qui, ma che mi piacerebbe allargare.

Il maschio in questo momento storico è diviso in quattro ideali categorie.
La prima è il narcisista, nelle sue declinazioni cliniche.
La seconda, la vittima.
La terza, l’uomo patriarcale.

Hanno declinazioni chiarissime nei modelli comunicativi social. Il narcisista dice: Non sarai mai come me, ma resta. E quindi il suo commento ideale è l’attacco e poi l’avvicinamento. La vittima si metterà in posizione difensiva. L’uomo che ha incorporato il modello patriarcale, a una persona che – ragionevolmente, aggiungo – dice: Chi vi autorizza a esprimere commenti di questo tipo, risponde: Te la sei andata a cercare.

L’abbiamo già sentita, questa battuta. Aggiungo: fa anche poco ridere.

La quarta categoria?, chiederete.

Non l’ho ancora definita. Credo che sia di quelli che pensano: Che belle tette, e non lo dicono necessariamente. Perché di fronte ai modelli del narcisista, della vittima e al modello patriarcale, stanno provando a inventarsene uno nuovo.

Cosa ne pensi?
Bellissimo
5
Interessante
9
Non so
3
Pessimo
0
Leggi i commenti

Esprimi la tua opinione

Non preoccuparti: il tuo indirizzo email non sarà visibile nella pubblicazione.

Torna in cima