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Io non mi spiego, però tu non mi capisci (nelle peggiori conversazioni, da migliaia di anni)

Io non mi spiego, però tu non mi capisci (nelle peggiori conversazioni, da migliaia di anni)

Enrico Chiari

“Anche io mi interesso di comunicazione!”, mi dice all’inizio della nostra chiacchierata.

Sorrido per il suo entusiasmo e per il fatto che c’è un tema d’interesse comune, su cui possiamo conversare da lì in avanti. Sorrido anche perché è curioso che noi ci interessiamo di comunicazione, quando è lei che si sta interessando a noi da migliaia di anni.

Dicono che – come Homo Sapiens – nel tempo siamo riusciti a comprendere come:

  • procacciare cibo.
  • accendere il fuoco.
  • proteggerci dalle belve feroci.
  • escogitare soluzioni.
  • comandare gli altri.
  • uccidere gli altri.
  • comunicare con gli altri.
  • riprodurci (no…questo in realtà va all’inizio).

I famosi ampi margini di miglioramento

Per quanto riguarda la nostra abilità comunicativa, dopo circa 200.000 anni, abbiamo ancora ampi margini di miglioramento. Possiamo affinare sensibilmente la nostra capacità di esprimere concetti, come anche quella di interpretarli, di saperli contestualizzare e di riconoscerne la veridicità.

Quello che invece non possiamo permetterci di fare è pensare di essere già ‘imparati a sufficienza’, per il fatto che ci comprendiamo a livello basilare. È sorprendente il fatto che ci consideriamo all’ultimo stadio evoluzionistico della specie, ma allo stesso tempo sottovalutiamo ancora le nostre lacune di conoscenza comunicativa. O meglio, non ci rendiamo conto di come queste danneggino l’efficacia del nostro – inevitabile – comunicare.

Oltre a ciò, quando comunichiamo nell’ottica di divulgare, ispirare o renderci attraenti, non siamo consapevoli degli strumenti che ci mancano e dei pregiudizi che ci ingannano.

Io non mi spiego, però tu non mi capisci

Le nostre conversazioni, discussioni, presentazioni mostrano delle debolezze croniche, che si basano su alcune ragioni evidenti.

  1. Non siamo sempre consapevoli della qualità dei messaggi che emettiamo.
  2. Pensiamo che la gente che ci ascolta, ci ascolti ogni volta per davvero.
  3. Quando abbiamo l’attenzione delle persone, crediamo di mantenerla per un arco di tempo che possiamo gestire.
  4. Non siamo sempre in grado di andare al benedetto succo del discorso (perché apriamo parentesi senza chiuderle, citiamo dettagli poco importanti, ecc.).
  5. Siamo ancora tremendamente affetti da daltonismo vocale, cioè usiamo un ‘colore di voce’ che non corrisponde all’emozione che vorremmo trasmettere.

Io ti invio un Excel e tu apri un Powerpoint

Nel suo libro, Pitch Anything, Oren Klaff svela il segreto di Pulcinella, che purtroppo continua a rimanere sconosciuto quasi quanto un vero segreto.

Una piccola premessa biologica: il nostro cervello si è formato in tre fasi separate.

  • Prima è ‘nato’ il cervello primordiale, che cura il filtraggio iniziale di tutti i messaggi e genera le reazioni istintive.
  • Poi si è sviluppato il cervello medio, che determina il significato delle cose e delle situazioni sociali.
  • Infine è arrivata la neocorteccia, che ha capacità di problem-solving ed è in grado di riflettere su temi complessi oltre che produrre risposte razionali.

Quando ci capita di presentare agli altri un’idea, un prodotto, un progetto, questo compito spetta alla neocorteccia, che è la parte più raffinata del cervello.

Solo che i messaggi non arrivano alla neocorteccia del cervello delle altre persone, ma al loro cervello primordiale! Spesso questo è un problema grosso come una montagna, perché il caro cervello primordiale è come un vecchio signore burbero, che non sopporta di essere disturbato. Senza tanti scrupoli, scarta il 90% del nostro messaggio prima ancora che arrivi a cervello medio e neocorteccia. A meno che non gli venga presentato un messaggio che lui percepisce come pericoloso, nuovo, oppure eccitante. Ovviamente con sintesi massima, please.

Quindi rimanendo inconsapevoli di queste informazioni cruciali, è come se ogni volta inviassimo un file in Excel che ha un’altissima possibilità di essere aperto in Powerpoint. Tradotto: un casino incredibile.

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Come avvicinarci gli altri (anche se non ce lo chiedono)

Quando comunichiamo qualcosa gli altri, se il nostro intento è veramente quello di essere efficaci, dobbiamo essere intelligentemente gentili con la loro parte più ancestrale.

Lei non cambierà la sua natura per farci un favore e continuerà a concentrarsi sul quadro complessivo del tema, a lasciarsi condizionare dall’emotività, a focalizzarsi esclusivamente sul qui e ora, ad avere bisogno di fatti concreti e non concetti astratti.

Ora, senza dover inventare teorie complicate, esiste anche qualche rimedio.

  1. Ricordarci quanto detto in questo post, senza dimenticarcelo dopodomani.
  2. Migliorare la nostra capacità espositiva.
  3. Migliorare la nostra abilità di ascolto autentico e di osservazione slegata dai pregiudizi limitanti (sì, è una grande sfida).
  4. Dare informazioni sintetiche, chiare, visuali, innovative, originali. Oppure, trasmetterle in modo originale.

Questo rimane un primo passo fondamentale per poterci avvicinare agli altri, anche se ‘rimaniamo al nostro posto’.

Dopo 200.000 anni, possiamo esserne abbastanza sicuri!

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