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Questa fotografa scatta ritratti incredibili via Skype

Questa fotografa scatta ritratti incredibili via Skype

Giulia Zennaro
(c) Marta Pilotto

Quanto dista Barcellona da Padova? L’ho googlato per curiosità: Google Maps mi dà un viaggio in macchina approssimativo di 12 ore e 37 minuti, coprendo 1’200km; la tratta aerea Venezia-Barcellona copre più di 950km, che sommati ai circa 25 di distanza tra Venezia e Padova mi danno circa 975 km. Come si racchiude tutto questo in una foto?

Per cercare la risposta a questa domanda mi sono fatta spiegare da Marta Pilotto, padovana di nascita e barcellonese per scelta, come si può comprimere una distanza così abissale (in tempi di pandemia) eppure così irrisoria nella nostra indimenticata normalità.
Marta, fotografa professionista al Camp Nou di Barcellona, stanca di fotografare qualsiasi natura morta la quarantena la obbligasse a immortalare nel suo appartamento, ha tentato un’impresa folle: scattare ritratti alle sue amiche in sessioni Skype.

Skype mantiene vivi gli affetti, ma anche l’arte

Se penso alle mie chiamate via Skype, un po’ mi veniva da ridere a pensare che un fotografo potesse cogliere qualcosa di buono da quella caciara pixelata, che si muove a scatti e che spesso rimane congelata in una posizione innaturale, ma sempre buffa, da screenshottare per prendere poi in giro il malcapitato.

Ed è proprio così che a Marta è nata l’idea di avvicinare l’obiettivo allo schermo e provare invece a fare arte: “Durante le migliaia di ore passate tra Skype e videochiamate WhatsApp, ho sempre fatto screenshots per prendere poi in giro l’interlocutore di turno, cercando di coglierlo nelle sue espressioni più buffe. Mai avrei pensato che questo gesto così spontaneo, figlio degli anni Dieci e dei suoi smartphone, potesse ora essere applicato al mio lavoro.”

Da sette anni Marta vive e lavora a Barcellona e per mantenere vivi i suoi affetti ha fatto di necessità virtù grazie alla tecnologia. “Questa è “l’altra faccia della medaglia” della vita da expat: non esserci fisicamente. Accettare che potresti non riuscire ad andare alla laurea della tua migliore amica, perderti i primi passi del nipotino o i 30 anni di matrimonio dei genitori. Ho sempre fatto del mio meglio per tornare in Italia e perdermi il meno possibile, ma per tutto il resto ringrazio Skype e ogni qualsivoglia forma di tecnologia che mi ha permesso di non sentirla poi così tanto, questa dannata distanza”.

Fotografia di (c) Marta Pilotto

“Ferma lì, che scatto”, a 900km di distanza

Lo stop al lavoro e la reclusione forzata hanno portato Marta a cercare comunque di esprimere la sua creatività al massimo, fotografando tutto ciò che era possibile immortalare in un appartamento senza giardino, dalla still art ai ritratti al suo ragazzo, il suo genere preferito. Ed è proprio durante una videochiamata con un’amica che nasce l’idea. “Mi è venuto spontaneo dirle “Stai ferma così che hai una luce meravigliosa sul volto, ferma che scatto”. Quel gesto, che prima scherzosamente rubavo, era appena diventato, sotto mia richiesta, calcolato, posato. Esattamente come le sessioni di foto, con l’unica differenza che la modella si trovava addirittura in un altro Stato. Ho successivamente aperto quegli scatti su Photoshop, accorgendomi che, nonostante la qualità non fosse la stessa di una foto vera, funzionavano.”

L’esperimento prosegue, coinvolgendo altre amiche e modelle professioniste, sempre separate dalla distanza. E diventa sempre più chiaro che scattare a 900km di distanza non è come avere la modella in studio. Il soggetto deve infatti inquadrarsi, seguendo le indicazioni di Marta, utilizzando la fotocamera posteriore dello smartphone, quella con una più alta risoluzione. Se pensate sia facile, provate a farvi un selfie col telefono girato.

Per questo Marta ci tiene a sottolineare che non si tratta di selfie che poi il fotografo modifica, ma di veri e propri scatti. “È complicato perché io non sono presente e lei deve seguire le mie indicazioni al millimetro, posizionando il suo dispositivo secondo un’inquadratura che solo io vedo dallo schermo del mio pc.”

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Fotografia di (c) Marta Pilotto

La bellezza dell’imperfezione

Una volta seguite le indicazioni di Marta al millimetro e trovata l’inquadratura perfetta, non resta che scattare: l’obiettivo è puntato direttamente sullo schermo, per ottenere il file raw dello scatto, di qualità superiore rispetto a uno screenshot.

Le foto di Marta sono belle perché imperfette: non vi aspettate una definizione ottimale, ingrandendo le sue foto: vedrete i pixel, è vero, uno per ogni chilometro che separa i due soggetti. “Da fotografa, sono la prima a dire che la qualità è più bassa, che in post produzione bisogna lavorare per attenuare il disturbo generato dal monitor, ma forse proprio questo è il bello: che si percepisca la distanza tra fotografo e soggetto, la difficoltà della lontananza così come io la percepisco nella mia vita da italiana all’estero”.

Marta ha promesso di stupirmi facendomi un ritratto a distanza: mi armerò di pazienza, sperando che la mia connessione non collassi, metterò da parte la mia avversione per la tecnologia e mi farò usare come cavia.
Chissà che questa esperienza non mi faccia guardare con un occhio diverso le mie disastrose e spesso imbarazzanti chiamate Skype. Perché questa pandemia, che ci ha messo tutti ridicolmente sullo stesso piano, mi fa essere grata per una sghangherata call col mio ragazzo tanto quanto un italiano all’estero che ha solo quello strumento per accorciare le distanze con chi ama.

Fotografia di (c) Marta Pilotto
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