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“Hanno scambiato mio zio per un malintenzionato, ma in realtà ha soltanto una disabilità”

“Hanno scambiato mio zio per un malintenzionato, ma in realtà ha soltanto una disabilità”

malintenzionato

Mi scrivono:

“Caro Iacopo…

Mi piacerebbe raccontarti un episodio che ha avuto luogo ieri sotto casa mia (zona residenziale di Firenze).

In questi giorni io e i miei genitori abbiamo dovuto aiutare mio zio, in assenza dei badanti, che ha una invalidità riconosciutagli del 100%. Mio zio A. è una persona buona, che ama camminare da solo e osservare il mondo che lo circonda (purtroppo, per molti, è addirittura troppo gentile).

Ieri pomeriggio però una mamma era intenzionata a chiamare i carabinieri poiché ‘le bambine lo hanno incontrato più volte qui sotto, vicino al forno, alla farmacia, al parco, chiedendo loro come si chiamassero e se stessero qui in questi palazzi’…

Fino a qui posso sforzarmi anche di capire questa preoccupazione della mamma, se non fosse che alla stessa era stato spiegato sia dalla fornaia che dalla figlia dodicenne quale fosse la reale situazione di una persona che non ha mai fatto male ad una mosca e che ha l’unica ‘colpa’ di vivere nel suo mondo.

Sono molto amareggiata e dispiaciuta della cattiveria e della mancanza di comprensione che si trova in questo genere di situazioni, soprattutto perché non c’è stata alcuna intenzione di chiedere ulteriori informazioni o di accettare la verità una volta spiegata.

Ah, vorrei ovviamente precisare che mio zio è abituato a camminare, facendo sempre gli stessi percorsi per tanto tempo: il fatto che abbia magari incontrato le stesse persone si spiega così, facendo sempre lo stesso giro intorno ai punti che riconosce per non allontanarsi mai da casa, essendo il suo modo di svagarsi e rilassarsi un po’.”

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Cara amica,
purtroppo non è mai facile rapportarsi con la disabilità, soprattutto quando non si ha mai fatto esperienza diretta con essa. La disabilità mentale, inoltre, porta ostacoli e difficoltà ulteriori, con annessi disagi e imbarazzi per chi si ritrova ad interagire con qualcuno senza sapere quanto e come potrà farlo. Senza sapere a quale livello porsi e in che modo “sintonizzarsi”.

Se poi aggiungiamo, come tu stessa hai comprensibilmente ricordato, il fatto che stiamo vivendo in tempi non facili soprattutto per le donne (adulte o giovani che siano), con conseguente clima di paura e diffidenza, senza dubbio il quadro si complica ulteriormente. Ecco allora che dimostrare la buonafede, per chiunque, non è mai facile senza alcuna garanzia.

In un primo momento, dunque, non mi sento di condannare la madre a prescindere. Donna che, pur avendo magari intuito del (passami il termine) “disagio” dall’altra parte, ha comunque voluto proteggere le proprie figlie avvertendo e chiedendo aiuto. Quando però più di una persona ti rassicura dandoti le risposte che cercavi (o provando a farlo), beh, a quel punto trovo controproducente continuare ad alimentare quella stessa paura e diffidenza che invece dovrebbero essere stemperate, magari proprio raccontando storie positive come questa nelle quali certi pregiudizi vengono abbattuti.

Non posso far altro che mandare un abbraccio a tuo zio, augurandogli di trovare sempre persone gentili disposte ad accoglierlo, magari scambiando qualche sana chiacchiera: significherebbe renderlo partecipe di quel mondo che tanto adora osservare e nel quale non smetterà, spero, di immergersi con stupore.

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  • Un tempo il disabile mentale viveva nella comunità e nessuno si sognava di averne paura. Capitava che venisse deriso dai più giovani, ma gli anziani erano pronti a difenderlo. Oggi non è così. Il disabile è considerato un corpo estraneo tanto più se disabile mentale. La gentilezza viene distribuita da chi la possiede, non ci sono regole ed è ammessa la paura “visto ciò che succede”. Anche se ciò che succede, mai succede per colpa di un disabile mentale. Bisognerebbe rivedere tutto e cominciare a fare pulizia di certi modi di pendare e comportarsi

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