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Chiara Ferragni: c’è ancora chi la giudica

Chiara Ferragni: c’è ancora chi la giudica

  • Figura idolatrata o odiata, Chiara Ferragni incarna la sua epoca
  • Siamo sicuri che chi la critica non lo fa solo perché è donna?
  • Ci sono almeno due cose che si possono imparare da lei
Chiara Ferragni

Qualche settimana fa mi è stato chiesto un commento al film-documentario su Chiara Ferragni, disponibile ora su PrimeVideo.
Devo essere sincera: a parte il nome, di lei non sapevo niente. L’ho anche cominciata a seguire su Instagram. Vuoto totale nella mia testa.

Si, perché io e la Chiara abbiamo poco in comune come persone.
La rispetto come rispetto ogni singola donna nel Mondo finché non dà prova di essere contro i diritti umani e delle altre donne.
L’assenza di giudizio e le poche cose in comune facevano si che non trovassi molto da scrivere su di lei.

Il successo dà fastidio?

Poi sono arrivate due notizie, nella stessa manciata di giorni.
La prima è quella dell’inqualificabile condotta di tale Salvo del Grande Fratello.
La seconda è un commento veramente tanto maschilista di Amadeus nel contesto del festival di Sanremo.

E ho trovato qualcosa da dire.

In Italia, a molti la Ferragni dà fastidio.
E non per semplice invidia, ma perché si è messa in una condizione di potersene fregare di tutti i Salvo e gli Amadeus del Mondo.
Ci ricorda costantemente che una donna può essere milionaria, e piacersi, e fare quello che vuole, e pure continuare a vestirsi di rosa.

Il marchio Chiara Ferragni, di proprietà della società Serendipity (di cui Chiara è proprietaria unica) vale 36 milioni di euro.
Chiara è inoltre azionista di maggioranza di Tbs Crew Srl, la società che gestisce il suo blog, l’e-commerce e una talent agency, con un giro d’affari più modesto, di 3 milioni di euro, ma in costante crescita.

Cosa possiamo imparare dal suo percorso?

Il fatto che molte persone, soprattutto donne, ci tengano a sottolineare che il suo accento inglese non vada bene (fatto opinabile: è perfettamente fluent) e che non ha tanto sale in zucca (però le battutine sagaci al suo rapper di marito Fedez le riescono particolarmente bene), sembra essere sintomo di un malessere più profondo: quello del voler arrivare ad un certo livello senza avere il coraggio di arrivarci insieme.

Per facilitare questo processo, inizio io: anche se non la scelgo come modello di vita, ci sono due cose importanti che si possono imparare da Chiara Ferragni:

  1. L’importante è scegliere: quando Chiara decise di mostrare suo figlio sui social, in molti furono indignati. Molte donne saltarono su dicendole di essere una pessima madre. Non so se Chiara ne abbia sofferto, ma sicuramente non lo ha dato a vedere. E poi, onestamente, se dovessimo iniziare a mettere le mani nei metodi di allevamento della prole altrui non ne usciremmo più.
    Di nuovo, Chiara ha fatto sapere a tutti che non gliene poteva fregare di meno, e anzi nel documentario Unposted mette i puntini sulle “i”, spiegando le motivazioni dietro alla loro decisione di genitori. Check.
  2. Piacersi è un pregio, non un difetto: scorrendo fra i post e le stories di Chiara, ho notato il modo in cui si guarda e descrive se stessa: come una principessa.
    Per molte di noi questo può sembrare strano. O persino fastidioso. Magari non siamo state trattate come principesse da bambine. O abbiamo incontrato ostacoli in questo campo molto presto nella vita.
    Di nuovo, vi invito ad osservare invece di giudicare: per il beneficio di chi, esattamente, devi sottolineare che oggi hai le occhiaie? Potresti mettere in evidenza invece che ti stanno bene i capelli.
    Quali meccanismi alimentano il fatto di volere che gli altri ti facciano i complimenti senza che tu creda di meritarteli? Tutte domande importanti, a mio avviso.

Prima di tutto una donna

Tutto questo rende Chiara Ferragni una guru del femminismo, una paladina di tutte noi? Mi viene da dire: chi se ne frega. Lei non di certo. Forse questa è la lezione numero 3. 

Una cosa però è… chiara: nel percorso che l’ha portata dal non terminare la laurea in giurisprudenza (alla Bocconi) al lancio del suo blog The Blonde Salad nel 2009 (quando i blogger, in Italia, erano ancora mosche bianche, figuriamoci le influencer), di tutti i post che ho trovato su di lei, fotografata e commentata per tutto, non ne ho trovato uno in cui parla male di un’altra donna. Nel frattempo abbiamo la Meloni che voleva il contraddittorio per Rula Jebreal.

Io metto tutto nel piatto, ditemi anche voi cosa ne pensate.


Per questo articolo, ci sono dei contenuti supplementari “dietro alle quinte”.
Continua la lettura nel Backstage di Purpletude

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