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La psicoterapia online può funzionare: ecco come

La psicoterapia online può funzionare: ecco come

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  • Parlando online si possono perdere dei pezzi importanti di comunicazione
  • Bisogna "frammentare" le informazioni in pacchetti più piccoli e comprensibili
  • Fare domande è un modo di migliorare la comprensione reciproca
psicoterapia online

In questi tempi di limitazione alla mobilità anche in psicoterapia accade che terapeuti e pazienti si ritrovino online. E scoprano che la psicoterapia online funziona.

Non c’è da stupirsi: spesso sono proprio i limiti a far emergere le risorse.

Affinché la psicoterapia funzioni bene è sufficiente concentrarsi su un piccolo dettaglio: quando la vita impone che la comunicazione si impoverisca di dettagli, è sempre possibile arricchirla di passaggi.

La psicoterapia dal vivo è ricca di dettagli

Quando un terapeuta e un paziente possono vedersi dal vivo, sperimentano una comunicazione ricca di dettagli. Si parlano, ma al tempo stesso si guardano, si ascoltano, si toccano (la stretta di mano).

Quando tutti i sensi sono attivati, capirsi non è facile, ma neppure così difficile. Grazie ai neuroni a specchio, ciascuno dei due interlocutori riesce a far risuonare dentro di sé l’altro, al punto che entrambi possono affermare di essersi compresi anche nei momenti di silenzio.

La psicoterapia online è povera di dettagli

Quando invece terapeuta e paziente possono vedersi solo attraverso un monitor, ascoltarsi attraverso un telefono o leggersi via chat o email, la comunicazione risulta impoverita. Si perdono pixel.

E comprendersi è davvero una sfida difficile.

C’è il rischio di interpretarsi prima di essersi ascoltati

Davanti alla difficoltà, può venire la tentazione di interpretarsi ancora prima di esserci compresi. Quando c’è un vuoto di pixel, sembra non rimanere altro da fare che metterci del proprio:

  • “Non vedo te e quindi ci metto me.”
  • “Tu hai un problema che non ho capito esattamente qual è, ma posso sempre darti una mia soluzione”.

A meno che non si arricchisca il dialogo di passaggi

Non c’è nulla di male nel tentare di colmare un vuoto. Soprattutto quando si ha l’impressione che ci sia poco tempo.

Tuttavia, qualora in realtà un po’ di tempo c’è, forse si potrebbe considerare un’alternativa a tutto ciò. Se la comunicazione si impoverisce perché perde dettagli, possiamo sempre arricchirla aggiungendo passaggi.

E i passaggi, in comunicazione, sono le domande e le risposte.

Nella comunicazione dal vivo tutti abbiamo sperimentato che, quando c’è il tempo di fare domande e dare risposte, le cose risultano più chiare, i discorsi più convincenti.
Quando, tuttavia, la comunicazione dal vivo non è accessibile, e dobbiamo limitarci alla comunicazione online, quelle domande e quelle risposte, diventano una necessità.

Come gestire la richiesta di aiuto in un tempo di relazioni rarefatte

Provate ad immaginare cosa può accadere in questi giorni in cui ci sono persone che hanno bisogno di aiuto, ma non possono recarsi di persona da chi può aiutarle. Hanno la necessità di sapere cosa devono fare sia per la propria salute fisica sia per il proprio equilibrio mentale. E l’unica cosa che possono fare è prendere in mano un telefono e videochiamare, chiamare o semplicemente scrivere.

Al tempo stesso provate a mettervi nei panni di coloro che di mestiere prestano aiuto. Sanno cosa si deve fare, tuttavia, non possono né verificare con i propri sensi se la loro indicazione è esatta né se la persona a cui la stanno dando è persuasa di quanto le hanno detto. Possono solo videochiamare, chiamare o semplicemente scrivere.

Stiamo parlando di psicoterapia online, ma più in generale di salute online in tempi, come questi, in cui è richiesto a tutti di stare a casa.

La tentazione da entrambi i lati della cornetta (o del monitor) è limitarsi a dire:

  • “Dimmi cosa devo fare”, il paziente.
  • “Questo è quello che devi fare”, il medico, lo psicologo, l’infermiere.

Ma questa comunicazione è molto povera e il suo destino incerto. È facile che chi chiede aiuto non sia convinto e chi dà aiuto neppure.

L’incertezza di non essersi spiegati bene

Il paziente che domanda aiuto e il terapeuta che lo dà potrebbero essere presi dall’incertezza di non essersi spiegati bene. Sono davanti ad un monitor e non hanno potuto guardarsi negli occhi per bene.
Anche se le risposte date e ricevute sembrano ragionevoli e vale la pena metterle in atto, si fanno strada i dubbi: “Mi avrà veramente capito?”.

La comunicazione impoverita di pixel tende a non convincere, perché incompleta rispetto alla comunicazione dal vivo.

Sciogliere il dubbio con il dialogo

Tuttavia, l’esperienza di questi giorni ci suggerisce che, nonostante la povertà di pixel della comunicazione online, è possibile aprire un varco in questi dubbi, ma solo se ci si adatta ad un setting (ambiente) diverso e ci si impegna a colmarne i vuoti.

Tutti ormai abbiamo avuto esperienza di videochiamate e sappiamo cosa accade nel momento in cui l’altro si distrae un attimo. Viene spontaneo fare una domanda per riallacciare il dialogo. Ed è qui forse il segreto della psicoterapia online che funziona: deve assume la forma del dialogo.

I due interlocutori si alternano, si pongono domande e si danno risposte. La parola passa dall’uno all’altro e si arricchisce di dettagli. Un po’ come una palla di argilla che passa di mano in mano e assume una forma condivisa.
Ognuno accentua i dettagli che lo interpretano e cancella quelli che non lo convincono. E tanto più i passaggi sono numerosi tanto più si arriva ad un contenuto condiviso.

La psicoterapia online come dialogo

Certo, nella psicoterapia online il paziente e il terapeuta non sono allo stesso livello. Uno alla fine avrà ricevuto aiuto e l’altro lo avrà dato. Tuttavia, questo non significa che uno dei due possa avere un ruolo passivo e l’altro attivo.

Ognuno deve dare il suo contributo, altrimenti il dialogo diventa ammaestramento o puro sfogo e l’effetto sarà un passeggero rilassamento.

Le fasi di una psicoterapia online

Così in una psicoterapia online che funziona (ma forse anche nella psicoterapia dal vivo) all’inizio è il paziente che racconta e il terapeuta che domanda. Il terapeuta deve capire e il paziente spiegarsi.

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Poi, piano piano, le cose cambiano.
Il terapeuta ha compreso grazie alle domande come funziona il problema e adesso comincia a sollecitare il paziente sulla via della risposta. Il paziente se ne accorge e adesso è lui che, incuriosito dalle suggestioni del terapeuta, inizia a fare domande.

La palla passa da un lato all’altro del monitor.

Il supporto tecnologico è un ponte un po’ stretto

Il supporto tecnologico diventa un ponte lungo cui far scorrere avanti e indietro la comunicazione. Il ponte è stretto e non è possibile far scorrere messaggi troppo grandi.

È necessario concentrarsi su piccoli dettagli:

  • Chi?
  • Cosa?
  • Come?
  • Dove?
  • Quando?

I perché sono troppo grandi e rischiano di rimanere incagliati e bloccare tutta la comunicazione.

Anche i messaggi grossi possono passare: basta frammentarli

Se si ci si mantiene su una comunicazione semplice, piccola, si riesce a far passare anche un messaggio grosso. Basta frammentarlo.

Quando, durante la psicoterapia online, il paziente cerca di infilare nel monitor tutto il suo dolore in un colpo, a volte accade che se lo veda respingere dal monitor. È difficile far passare la disperazione attraverso uno schermo!

In quel momento il terapeuta può comprendere cosa accade e invitare il paziente a raccontare quello che sente come se fosse una storia, soffermandosi sui piccoli dettagli.

Le domande diventano dei riduttori di complessità: “Fammi capire, raccontami! Chi…? Cosa…? Dove…? Quando…? Come…?”. Così la sofferenza che prima era un macigno, diventa una fila di sassolini che possono passare anche per un ponte stretto come quello del monitor.

Sembra proprio che ancora una volta nella storia di Homo Sapiens la tecnologia rappresenti per l’umanità una sfida e un’opportunità al tempo stesso.

Impoverirsi o arricchirsi?

Fermarsi o andare oltre?

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  • Da psicologo che si confronta con i colleghi psicoterapeuti, dissento sui contenuti. Funziona il sostegno non la psicoterapia che non è solo comunicazione ma si compone di strumenti di interazione terapeuta-paziente. Comprendo comunque che si possa incorrere in un errore così grossolano, personalmente li evito limitandomi a parlare di quello che conosco. Cordialità

  • Da psicologo che si confronta con i colleghi psicoterapeuti, dissento sui contenuti. Funziona il sostegno non la psicoterapia che si compone di strumenti di interazione paziente-terapeuta che non si limitano alla comunicazione. Comunque comprendo che si possa incorrere in un errore così grossolano, personalmente li evito limitandomi a parlare di quello che conosco. Cordialità.

  • Gentile Piero, le ringrazio per aver commentato l’articolo. Mi presento, sono Gabriele Bovina, autore dell’articolo, nonché medico e psicoterapeuta ad indirizzo breve strategico. Ho scritto questo articolo per formalizzare quelli che sono stati gli esiti delle esperienze fatte nel corso di 1 anno circa di pratica clinica nella quale già avevo sperimentato la psicoterapia online. Non su grandi numeri, questo lo riconosco. E quello che ho notato è che funziona, a patto di adeguare il proprio stile comunicativo. Ed è su questo tema che ho voluto incentrare l’articolo. Come sappiamo, il modo della psicoterapia è un mondo in cui le differenze tra gli orientamenti sono molto spiccate. E il risultato è che uno psicoterapeuta che appartiene ad un orientamento spesso stenta a credere che uno psicoterapeuta appartenente ad un orientamento diverso dal suo possa ottenere risultati. Se vuole articolare più approfonditamente il suo punto di vista e la sua esperienza, potrebbe essere motivo di arricchimento per tutti.
    Le auguro una buona giornata!

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