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Credere di essere una generazione sfigata è da sfigati!

Credere di essere una generazione sfigata è da sfigati!

Enrico Chiari

Dal mazzo di carte del mago del villaggio oggi è uscita una carta. È per quelli che hanno 30 anni (poco più o poco meno) ed è parecchio impegnativa.

Leggendola, non si trova alcun consiglio. Non c’è alcuna regola da seguire né alcuna rivelazione. Eppure è una carta davvero impegnativa. C’è scritto ‘Ricordati che la storia non è finita’.

Tutto qui.

Scetticismo e sciamanismo a parte, i trentenni di oggi sono i costruttori del nuovo mondo. Non è un’invenzione sociale o un bel modo per raccontare il futuro.

Dati alla mano, i trentenni:

  • hanno un’aspettativa di vita di almeno 60 anni (poi bisogna vedere quanti granelli ci sono nella clessidra).
  • non sono esattamente dei nativi digitali (sono riusciti a esperire cosa c’era prima della rivoluzione internet).
  • sul piano biologico, hanno energie psicofisiche che un settantenne ormai vede col binocolo.
  • hanno accesso a informazioni e forme di ‘conoscenza divulgata’ che fino a 20 anni fa erano impensabili.
  • vivono in un’epoca che sta destrutturando legami soffocanti con l’educazione formale, con l’appartenenza a movimenti politici e con religioni dogmatiche.

Come si fa un mondo nuovo?

“I trentenni sono i costruttori del nuovo mondo” è una frase che mi piace molto e che ho sfacciatamente rubato a questo signore…

Bene. Che caratteristiche ci vogliono per costruire un mondo nuovo?

Di solito:

  • una vocazione: proviene da una vocina interiore che parla al nostro cuore.
  • un’interminabile ricerca di conoscenza (conoscenza trasversale per limitare la nostra ignoranza fisiologica).
  • un’enorme forza di volontà combinata a tenacia e integrità (tradotto: tenere botta).
  • una capacità di pensiero libero da ideologie (imparare a conoscersi e pensare pensieri propri).
  • l’abilità di abbracciare l’incertezza (fa parte integrante della vita. Da 4 miliardi di anni).
  • Il senso del movimento nel tempo oltre che nello spazio (l’avevamo già detto qui).
  • L’attitudine a restare in equilibrio, dentro quello che è un cambiamento epocale (sì, ci siamo dentro).
  • Immaginazione, empatia e gratitudine a tonnellate (come se non ci fosse un domani).

Una generazione sfigata. O forse no?

Ecco, il più grande harakiri psicologico che i trentenni di oggi possono commettere è credere di essere una generazione sfigata. Certo, è impegnativo staccarsi da questo pensiero. Perché la narrazione mainstream lo diffonde continuamente, ponendo come base solo la ricchezza monetaria (e i trentenni di oggi, salvo alcune eccezioni, sono ‘monetariamente’ più poveri dei trentenni degli anni ’80).

Il più grande suicidio mentale che possiamo fare è quello di aver paura di essere ‘dettati’ dal futuro. Di doverne subire le conseguenze. Di non poterlo plasmare.

Come se il futuro fosse scritto.

Ecco, la Terra non è piatta. E il futuro non è scritto.

Chi sostiene il contrario, probabilmente è già all’ottavo Jack Daniels della serata.

La differenza abissale tra noi

Per mia fortuna, mi trovo ad avere amici con caratteristiche diverse. Con background diversi, stili di vita diversi. E anche desideri diversi.

Nel loro quotidiano, hanno anche qualcosa in comune. Per esempio, hanno apparecchi tecnologici a portata di mano (smartphone e pc) e solitamente non fanno cose straordinarie: dormono, mangiano, parlano, leggono, osservano.

Tra loro, però, c’è una differenza abissale.

Alcuni miei amici ritengono di essere persone fortunate. Altri ritengono di essere l’esatto contrario.

Alcuni tendono a ragionare sul lungo periodo. Altri, di settimana in settimana.

Alcuni hanno imparato a scrivere su un foglio i propri obiettivi e conoscono l’importanza di raccontarli a se stessi. Altri, di fronte alla parola ‘obiettivi’, cominciano già ad andare in ansia.

Alcuni investono spesso energie per apprendere e sperimentare. Altri credono alla legge del ‘duro lavoro massacrante’, a cui obbediscono diligentemente senza cercare alternative.

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Alcuni scelgono di trascorrere tempo di qualità. Altri hanno la sensazione di perderlo per strada.

Un’epoca bellissima in cui vivere

Io non lo so. Non so mica se i trentenni saranno in grado di costruire davvero un nuovo mondo.

Ma dovrebbero sforzarsi di ricordare un dettaglio: vivono in un’epoca straordinaria.

Perché era peggio morire al fronte, in guerre decise da clown con la corona.

O finire internati o segregati o bruciati vivi per aver espresso anche una sola propria idea.

O avere trent’anni quando la speranza di vita era di quaranta.

O spezzarsi la schiena, con un colore di pelle considerato antropologicamente inferiore.

E quindi?

Ai trentenni non rimangono solo i bruscolini della ‘storia grassa’.

C’è ancora enorme abbondanza, per chi sceglie di avere fortuna.

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