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Appello dei giovani medici: “la verità sulla carenza di personale è un’altra”

Appello dei giovani medici: “la verità sulla carenza di personale è un’altra”

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Il Covid-19, come sappiamo, ha comportato un’ulteriore carenza di personale sanitario. Per fronteggiare questa emergenza sono state molte le proposte: tra queste, quella di rimuovere il test d’ingresso alla facoltà di medicina. Soluzione che per molti giovani medici, che si sono mobilitati proprio in queste settimane, risulta essere totalmente assurda. Ho parlato dunque con uno di questi, Nabile Belouafa, facendomi raccontare la loro posizione basata su numeri dei quali, purtroppo, non si parla mai:

“Con la pandemia il problema del sottonumero degli organici è risultato ancora più evidente: mancano specialisti in anestesia, in malattie infettive, in medicina d’urgenza… Viene sempre detto che mancano medici, millantando come soluzione di tutti i mali l’abolizione del numero chiuso, ma la verità è diversa: la formazione specialistica di un medico è finanziata attraverso un contratto di formazione (noi studenti la chiamiamo “borsa di studio”, per semplificare) e ogni anno il numero di queste borse è limitato, ed è molto minore rispetto al numero di laureati.”

Succede così che l’Italia, come raccontano i neolaureati, sforna tanti medici ma pochi di questi riescono a specializzarsi. L’anno scorso, ad esempio, si sono presentati 18.000 medici al concorso per 8.900 contratti circa, mentre quest’anno per lo stesso numero di borse è previsto che si arrivi a 23.000 candidati (ovvero i neolaureati, più quelli rimasti fuori negli anni precedenti). In sostanza, continuano ad accumularsi medici che vorrebbero specializzarsi per offrire il loro aiuto alla comunità, ma non possono. Ma esistono altre strade per specializzarsi? E poi, non può un giovane medico pagarsi da solo la formazione nel caso in cui ne abbia le facoltà economiche?

“Purtroppo no, in termini legislativi il contratto di formazione in Italia è l’unico modo per accedere alla specializzazione (e di poter ottenere il titolo di specialista comunque dopo quattro o cinque anni…). Queste borse vengono erogate dallo Stato: un medico durante la specializzazione lavora in ospedale, e in contemporanea può seguire delle lezioni all’interno del reparto dove lavora, e un esame alla fine di ogni anno. Perciò non è possibile pagarsi la specializzazione, perché è un contratto che permette allo Stato di sottopagare forza lavoro, con però le stesse responsabilità e compiti dei medici strutturati già specialisti.”

Come si accede a questi contratti? E quanto costano allo Stato?

Si accede tramite concorso nazionale, che si espleta una volta all’anno (solitamente a luglio): dopo aver stilato una graduatoria si procede all’assegnazione delle borse fino ad esaurimento delle stesse. Ogni reparto di ciascun ospedale universitario ha diritto, a seconda della mole di lavoro e del bacino di utenza che accede al servizio di un determinato reparto, ad un numero fisso di specializzandi ogni anno (e gli specializzandi di cinque anni sono coloro che tengono in piedi i reparti, perché gli strutturati sono comunque in numero minore. Per quanto riguarda i costi, allo Stato una borsa completa di cinque anni costa 125.000 euro, di cui ne recupera una parte dal fatto che essendo una borsa di studio si risulta sempre iscritti all’Università, quindi i medici devono versare tasse che vanno tra i 2000 e i 3000 euro alle università.”

Di questo passo quindi cosa potrebbe accadere?

“Ogni anno ci sono circa 12.000 laureati in medicina, che accedono poi al concorso, quindi puoi immaginare bene che l’accesso è come un imbuto se aggiungiamo quelli che non sono entrati gli anni precedenti. Sembra assurdo, ma da qui al 2025 il rischio è che scompaia l’intero Sistema Sanitario Nazionale, visto il poco turnover tra gli specialisti. Per formare un medico senza specializzazione lo Stato investe 150.000 euro: soldi poi buttati via se un medico per specializzarsi è costretto ad emigrare.”

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In sostanza, tutte le lunghe liste d’attesa per le visite mediche, la carenza di posti letto, la necessità di richiamare medici dalla pensione o dall’estero, parrebbe essere dovuto a questo problema: la mancanza di specialisti. In Italia, però, è chiaro che non manchino medici come in realtà stanno ripetendo:

“Ce ne sono decine di migliaia che vivono nel precariato e si arrangiano tra sostituzioni dei medici di famiglia e guardie mediche, quando invece vorrebbero specializzarsi ed essere forza lavoro per il Sistema Sanitario. Tra cinque anni inizieremo ad avere un’ulteriore riduzione dell’assistenza sia di urgenza che territoriale, e una virata verso il mondo della sanità privata che purtroppo fa molti danni. Avevamo un fiore all’occhiello, ma da anni è martoriato dai tagli alla spesa pubblica e alla sanità. La pandemia ha messo a dura prova il sistema, e i limiti si sono visti, negli ultimi due mesi soprattutto”.

In conclusione, quale potrebbe essere per voi una soluzione plausibile a questo problema?

“Riformare il sistema in toto, e non aggiungere 3.000 o 4.000 contratti di formazione come dicono, perché gli specializzandi non sono comunque sufficienti e ci si ritroverà sempre con 10.000/15.000 medici che non possono continuare la formazione, e rendere poi il servizio di cui la popolazione ha bisogno. Cosa succede a questi medici, sui quali lo Stato ha investito 150.000 euro cadauno per farli laureare? Molti vanno all’estero dove invece si fa razzia di medici italiani, visto che c’è carenza ovunque ma non riescono a sfornare tanti medici quanti in Italia. È quindi anche uno spreco di risorse.”

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