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È vero, ogni tanto si rimane indietro (e va benissimo così)

È vero, ogni tanto si rimane indietro (e va benissimo così)

Emanuela Fato

Sulla cima del Puy de Dome, montagna vulcanica dormiente da 7000 anni che si trova al centro della Francia, mi sono imbattuta in questo gregge di pecore. Brucavano tranquille, assopite.

Il gruppetto di sinistra mi ha incuriosito subito per la particolare formazione con cui si approcciava al pascolo: tutte in fila, ciascuna voltata di 45° verso destra, brucavano allo stesso ritmo e, ogni volta che la capofila faceva un passettino in avanti, ecco che la seconda, e poi la terza, e poi tutta la fila avanzava dello stesso identico passettino, senza nemmeno alzare la testa e soprattutto senza mai perdere l’assetto originario.

Un minuto dopo l’altro. Una danza sonnolenta. Finché…

“E’ rimasta indietro”, ho subito pensato, quando l’ho vista restare immobile all’ennesimo passo in avanti del trenino lanoso. “Ora le raggiungerà”, convinta. Il trenino avanza ancora, un altro passettino. E lei non batte ciglio, continua a brucare lì dov’è, serena. “Possibile?”, ormai aveva tutta la mia attenzione.

Ebbene sì. Si era staccata dal gruppo. Si era fermata. Ha continuato a brucare per conto suo, senza più unirsi a nessuno degli altri. Con la stessa sonnolenza di prima, si intende, che però ora era solo sua, non più una faccenda di gruppo.

È vero, quando si è in vacanza si ha un sacco di tempo libero, tanto da poter stare un’ora buona a osservare una pecora su un prato, ma d’altronde “E’ il tempo che hai dedicato alla tua rosa che ha reso la tua rosa così importante”, per dirla alla Saint-Exupéry. E non è stato tempo perso. Ecco, infatti, cosa mi ha insegnato (o confermato).

Quando rimanere indietro… va bene

Puoi scegliere. Sempre. Non esiste istinto, destino, karma, oroscopo di Paolo Fox o altro che possa renderti un burattino inerme in questo buffo circo. Puoi scegliere ogni giorno, ogni minuto. Banale? Ho già parlato con troppe persone per convincermi che non lo sia.

– Solo perché le cose fino ad ora sono andate in un certo modo, non significa che debba essere così per sempre. Ma solo finché a te sta bene. Se non ti sta più bene, puoi cambiare il ritmo. E iniziare la tua personalissima danza.

– Se l’erba che stai brucando è più buona in quel punto, nessuno ti può costringere a spostarti. Neanche se si sposta il gruppo, neanche se rimani solo. Neanche se tutti pensano che tu debba farlo. Stai dove stai meglio e dove sei più felice. Difendi la tua posizione, le giustificazioni le devi solo a te stesso.

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Rispetta chi fa scelte diverse dalle tue. Se qualcuno preferisce continuare a seguire il gruppo, non criticarlo. Non pretendere di sentirti migliore, hai semplicemente esigenze diverse. Altre priorità, magari. Se un cambiamento è veramente tuo, quello che fanno gli altri non ti riguarda.

Se da fuori sembra che sei rimasto indietro, o che sei lento, o che hai la testa fra le nuvole perché non ti sei accorto che il gruppo sta andando avanti senza di te, va bene così. Nessuna rivoluzione, all’inizio, viene capita e letta come tale. È se piaci a tutti, se vai bene a tutti, se tutti ti dicono continuamente che sei bravo, che ti devi preoccupare.

– Se vuoi cambiare, se quello che vivi non ti piace, se sei infelice o frustrato e hai l’impressione che la tua direzione debba essere un’altra, non perdere tempo a lamentarti. Metti in atto una piccola azione in quella direzione, per vedere come va. Lascia che il trenino vada avanti di un passo, sarai ancora in tempo per recuperare se vedrai che non fa per te. Se invece fa per te, staccati di un altro passo. E quando sarai estremamente convinto che quella sia la tua strada, senza neanche accorgertene inizierai a correre.

“Che le cose siano così, non vuol dire che debbano sempre andare così. Solo che quando si tratta di rimboccarsi le maniche ed incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare. Ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare” – G. Falcone.

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