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Cosa c’entra la gavetta nella società del tutto e subito?

“Io prometto di insegnarti Karate e questa è la mia parte.

Tu prometti di imparare.

Io dico, tu fai. Nessuna domanda.

Questa è la tua parte.”

Dopo poco però il giovane Daniel Larusso si ritrovava impegnato nel lavaggio di centinaia di auto, in quella scena che è ancora scolpita a cavallo di due generazioni… “dai la cera, togli la cera”.

Una scena che ritorna in mente parlando di gavetta e professioni. Pensando a come ancora oggi ci sia la necessità di impegnarsi in attività monotone e apparentemente slegate dai nostri obiettivi.

Ma perché? Ma che c’entra?

Di certo viene da sorridere calandola in questa società del tutto e subito. (Viene in mente Simon Sinek a proposito dei millennial)

Ho bisogno di acquistare un prodotto? Mi arriva nel giro di poche ore da Amazon. Ho bisogno di un’informazione? Prendo il mio cellulare e digito su Google la parola ricercata. E via dicendo.

Tuttavia la Formazione fa ancora eccezione. Imparare a fare qualcosa, dedicarsi e migliorare in un’arte, in una competenza, rimane sempre qualcosa di personale che segue i nostri ritmi e la nostra predisposizione.

E imparare un lavoro è ugualmente un momento di formazione sia che avvenga tramite uno stage o un contratto di apprendistato, sia in altro modo, l’importante è capire che siamo nella condizione in cui dobbiamo imparare a svolgere qualcosa che prima non facevamo e di cui non conoscevamo le tecniche.

È il magico periodo della “gavetta”. Niente ci deve rubare quel delicato momento storico della nostra vita in cui apprendiamo come si lavora formandoci come uomini e donne.

Non un momento in cui si ha l’opportunità di imparare il lavoro dei nostri sogni, ma il momento in cui dare la cera e togliere la cera, ovvero attività che (apparentemente) non c’entrano niente con i nostri obiettivi.

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È il nostro approccio al lavoro che deve formarsi, è il momento in cui veniamo a conoscenza delle dinamiche relazionali tra colleghi, capi e vertici, di come perseguire gli obiettivi aziendali che possono non essere i nostri o di accettare rimbrotti e riconoscimenti in egual misura.

Gavetta

È un periodo duro, insomma. Che può mettere a dura prova i nostri punti deboli e farli emergere pur non volendo.

E non a caso il termine gavetta deriva dal mondo militare. Per esempio quando si parla di contesti lavorativi “tosti” si usa descriverli come “regimi militari” per la forte presenza di facili soprusi e difficili compiti da svolgere, pensiamo alla cucina o alla bottega dove il rapporto chef/mastro e subordinato/discepolo tende ad assumere il valore di un rapporto filiale per il senso formativo che va ben oltre la semplice conoscenza del mestiere.

La gavetta è il recipiente dove i militari conservano il rancio nelle situazioni in cui devono mangiare all’aperto e lontano dalla caserma, come in trincea, sul campo, ecc. È divenuta metafora dei momenti difficili e dei sacrifici messi in atto per imparare un lavoro iniziando dal basso.

Fare la gavetta è formarsi in un’arte, imparare un lavoro e portare con sé un bagaglio molto importante per le attività che svolgiamo e per la nostra persona. È la delicata fase dell’adolescenza della nostra carriera.

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