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“Ho visitato un paziente positivo al Covid-19: ho paura, ma dell’indifferenza”

“Ho visitato un paziente positivo al Covid-19: ho paura, ma dell’indifferenza”

Leggo in queste ore commenti assurdi riguardo i comportamenti (necessari) per contenere l’incremento dei contagi. Persone sciocche, egoiste, incapaci di comprendere l’importanza dell’auto-isolamento. Sì, ho scritto “sciocche”, per essere educato.

Se da una parte c’è chi, in modo più o meno spontaneo, si barrica in casa evitando contatti con persone delle quali non si conoscono gli spostamenti, dall’altro qualcuno continua a svolgere la propria vita come se nulla fosse, credendo che una lavata di mani in più possa, letteralmente, pulire la loro coscienza.

Non solo: viaggi da nord a sud appena saputo che regioni come la Lombardia verranno totalmente isolate, uscite fuori porta approfittando delle belle giornate di sole, serate nei locali, assenza di smartworking…

In tutto questo le Istituzioni continuano a dare risposte non proprio univoche, per questo motivo ho deciso di diffondere la lettera di Elisa, medico che in questi giorni è entrata a contatto con un paziente risultato positivo al Coronavirus: perché non dobbiamo dimenticarci di chi, in silenzio, sta lavorando per la nostra salute.

“Caro amico,

ti scrivo perché so che in te trovo empatia, come già mi hai dimostrato una volta in un momento di bisogno.

Sono un medico da oggi in quarantena. Un medico di medicina generale e di continuità assistenziale, la cosiddetta ex guardia medica, tanto offesa e odiata dall’utenza che quando chiama in mezzo alla notte per pretendere una domiciliare per 37.3, non pensa a una dottoressa completamente sola in balia di sconosciuti.

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E in questi giorni di emergenza sanitaria, mentre tutti noi stiamo lavorando 12-16 ore il giorno visitando con una mascherina non idonea, io e una collega siamo venute a contatto con un malato di coronavirus al momento della visita paucisintomatico, ma adesso ricoverato per polmonite.

Non è la paura che mi fa soffrire, è la mancanza di senso civico, l’indifferenza delle Istituzioni che ci lasciano soli ad affrontare adesso questo virus, in un recente passato e in un prossimo futuro utenti aggressivi, sconosciuti pericolosi etc…

Non vogliamo medaglie, ma solo lavorare in sicurezza.
Ti prego di diffondere questo appello! Ti abbraccio e ti voglio bene.
Eli.”

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