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Gli sconti per disabili vanno eliminati (ma non per tutti)

Gli sconti per disabili vanno eliminati (ma non per tutti)

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Ripassiamo un concetto basilare: le discriminazioni saranno eliminate quando smetteremo di ragionare per categorie e standardizzazioni.

Ognuno di noi, infatti, è diverso in qualcosa rispetto agli altri: non ha senso trattare tutti allo stesso modo, così come non ha senso attaccare dietro al collo di qualcuno un’etichetta per classificarlo. Per questo motivo ogni cosa che facciamo dev’essere misurata su quella specifica persona, sempre diversa.

Ora che abbiamo fatto il ripassino, affrontiamo un tema che spesso mi viene proposto: gli sconti e le riduzioni per persone con disabilità. Io, da sempre, sono il primo a sostenere che le riduzioni per disabili sono un concetto discriminatorio che andrebbe abolito, ma c’è un “ma”…

Partiamo da un punto basilare: ognuno dovrebbe poter fare le stesse cose che fanno gli altri, perciò ognuno dovrebbe avere gli stessi strumenti degli altri, o comunque quelli in più o in meno che gli permettano di per poter essere come gli altri. Io ad esempio preferirei, anziché pagare un biglietto con riduzione (o averlo gratis) e poter visitare solo il piano terra di un monumento perché sprovvisto di ascensore, pagare il biglietto a prezzo pieno (come tutti quindi) e riuscire a visitare il museo interamente, alla pari degli altri, trovando un servizio accessibile e senza barriere. Quel biglietto pagato è una risorsa per mantenere efficiente il servizio offerto.

Lo stesso vale per il cinema, giusto per fare un altro esempio pratico: i miei sette euro di biglietto li pagherei ben volentieri se contribuissero a pagare la luce elettrica per far funzionare un monta-scale in grado di farmi scegliere la fila che preferisco (come tutti, di nuovo), anziché avere il cinema gratuito ma dover “guardare” il film in prima fila perché è l’unica senza gradini, rischiando di tornare a casa con un torcicollo mostruoso.

In questo senso sarò sempre a favore dell’abolizione degli sconti e delle riduzioni per persone con disabilità: perché in qualche modo “deresponsabilizzano” chi offre un servizio nel suo compito di renderlo accessibile a tutti. “Organizzo concerti e dovrei adibire un’area per le persone con disabilità, comoda e sicura, magari tra le prime file per poter veder bene lo spettacolo ma… costerebbe troppo tempo e troppi soldi? Vabeh, li mettiamo in fondo in fondo, vicino alle vie di fuga già presenti, però almeno non gli facciamo pagare il biglietto…”. Eh no, non dovrebbe funzionare così. Semmai fatemi pagare 100 euro come tutti ma garantitemi una postazione dalla quale possa godermi lo show alla pari di chi ha pagato la stessa mia cifra!

Come avevo precisato, però, c’è un “ma” grande come una barriera mentale dal momento che non siamo tutti uguali e quindi non abbiamo tutti le stesse esigenze. Per una persona con una disabilità sensoriale o mentale, ad esempio, va da sé che un certo servizio non possa essere sfruttato al 100%. Una persona cieca non potrà godersi un concerto come me che ci vedo bene, così come un ragazzo con sindrome di Down potrebbe non comprendere del tutto la visita guidata in un museo. Ecco perché in quel caso le riduzioni per disabili sono necessarie: perché il servizio che si va a richiedere non viene sfruttato totalmente!

Vi lascio con un esempio pratico capitato proprio in questi giorni alla mia amica Fleur, giovane mamma con un figlio autistico:

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Come spiega Fleur dopo aver chiesto informazioni all’Acquario di Genova (il quale non prevede biglietti gratuiti per ragazzi con disabilità, ma una riduzione più che minima…), non è detto che suo figlio possa compiere tutto il giro del luogo nei tempi previsti. E se volesse uscire dall’acquario prima del tempo, cosa succederebbe? Se si stancasse, avesse paura o arrivassero le consuete crisi: sarebbe giusto fargli pagare quanto chi questi imprevisti (non voluti) non corre il rischio di averli? Assolutamente no.

Qui non stiamo parlando di una pizza, che siccome uno ha poca fame e ne lascia metà nel piatto pretende di pagarne esattamente la metà: qui stiamo parlando di capacità e problemi, di abilità e ostacoli, di possibilità e privazioni sempre diverse. Stiamo parlando di diritti, insomma, che devono essere tutelati nel rispetto del figlio di Fleur che ha esigenze uniche e diverse dalle mie, che a loro volta sono uniche e diverse da quelle di voi che state leggendo.

Perciò no, non è questione di voler risparmiare, ma di voler pagare un servizio in proporzione a quanto possiamo usufruirne. Con la speranza, che deve restare primaria, che di sconti e omaggi ce ne sia sempre meno bisogno: perché significherebbe avere una soluzione all’altezza di ciò che meritiamo.

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