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Il coraggio di essere Te, di andare avanti e sentirsi “abbastanza”

Il coraggio di essere Te, di andare avanti e sentirsi “abbastanza”

Davide Cardile

Non si tratta di storielle motivazionali ma di una storia vera. Ci vuole grande fiducia in se stessi, un pizzico di incoscienza e tanta forza per seguire la propria strada. Soprattutto se la strada è tutta in salita e non si tratta di quella che ti avevano indicato.

Lo so bene.
Con regolarità mi sono trovato a chiedermi se non fosse il caso di fermarmi, come quando prendi una strada ed inizi a dubitare se sia quella giusta. Come quando ti trovi al volante ed i tuoi compagni di viaggio iniziano a dirti “te l’avevo detto”. E lo dicono così spesso, ed in coro, da farti pensare che abbiano ragione.

Ogni tanto è vero, inutile insistere. Spesso l’unica cosa da fare è piantare il piede sul freno e trovare un posticino per invertire direzione. E tornare indietro.
Spesso, non sempre.

Ci sono volte in cui hai ragione tu e basterebbe fare qualche km in più o magari anche cento metri per far vedere a tutti che hai ragione. Solo che anche se la meta è a due minuti non possiamo, e non possono, vederlo.

Nel 2012 ho fatto il mio primo sito web, ci ho messo due mesi. Ho comprato immagini di alta qualità ed impatto, ho scritto migliaia di parole e le ho scelte con cura.
Ho guardato il sito e pensavo fosse finalmente la mia strada, quella giusta.
La prima cosa che ti viene in mente in questi momenti è condividerlo con le persone che ti sono vicine, cercare approvazione o almeno un feedback sincero ma non troppo.
Il problema? Loro non vedono quello che vedi tu.

Quella volta la parola più usata fu “carino”, una parola che dovrebbero vietare per legge.
Come quando guardi un bambino che ancora non è un cigno e l’unica cosa che ti esce è …simpatico.
Ma peggio, mille volte peggio. “Carino” sta per innocuo, cioè senza un fine evidente, senza un motivo evidente.
Insomma è peggio di dire brutto.

Anche perché il punto non è che un’idea debba essere bella o brutta ma dovrebbe avere la forza di apparire concreta, con possibilità di impatto.
Io lo vedevo ma il problema è che loro non vedono quello che vedo io o vedi tu.

Ogni volta che ci penso, e mi ci sono trovato tantissime volte in questa situazione, mi sento il Piccolo Principe.
Lui disegna un boa che ha ingoiato un elefante e gli altri ci vedono un cappello.
Ecchecazzo.

Nel 2015 ho abbandonato il sito che avevo fatto con tanta cura per fare qualcosa di più audace: un blog.
Da quel momento non solo mi sarei presentato on line ma avrei raccontato ogni giorno la mia storia.  Più bello, più pericoloso.
Ogni giorno persone vicine e lontane avrebbero potuto vederci un cappello o il nulla.

La situazione, semplificando parecchio, è la seguente:

  • Tu pensi che stai facendo qualcosa di grande
  • Gli altri non vedono neppure cosa stai facendo
  • Altri, magari stimolati (mail, telefonate, preghiere, ecc.) ci vedono un cappello o ti dicono “carino”
  • Quelli più vicini, pur volendoti bene e senza cattiveria ti consigliano di cambiare strada.

“Trovati un lavoro vero” è stata la frase che mi è stata detta con più frequenza negli ultimi 4 anni.
Altre volte non lo hanno detto ma lo si leggeva in faccia. Ed altre volte ancora…beh la solita storia del “carino”.

La cosa più importante di questa storia, una lezione che ho imparato è innanzitutto non ridere delle idee altrui.
Nel mio lavoro, ogni giorno, mi vengono sottoposte idee strane, o folli, o stupide ma mi ricordo di quei momenti e le analizzo e discuto sempre con la giusta serietà.
Le idee sono una cosa seria.

Si tratta di idee, dannazione, non di lavare la macchina o mettersi l’eyeliner. (semi-cit)

Il percorso per diventare Grandi ed i rischi

Tornando al nostro discorso, in quei momenti ci vuole un pizzico di sana incoscienza e molta, moltissima, fiducia in se stessi. Non bisogna cedere.
Ci sono soprattutto due rischi dietro l’angolo:

1) Abbandonare l’idea. E si sa, alla fine ci si pente più per ciò che non abbiamo fatto che per ciò che abbiamo fatto male o non benissimo.

2) Fare esattamente come fanno gli altri. In certi momenti si è portati a credere di essere sulla strada sbagliata e si inizia a dubitare della propria capacità di giudizio, o delle proprie capacità.
La cosa più frequente è guardare coloro che sembra ci siano riusciti (in qualcosa di analogo) ed iniziare ad essere e fare esattamente le stesse cose.
Questa fase è quella dove ci si fa piccoli, piccoli; dove muoiono le idee ed una parte di te.

Per qualche mese ho provato a fare le stesse cose dei cosiddetti influencers e l’ho fatto non tanto perché credevo di ottenere risultati ma solo per sentirmi meno a disagio.
L’alternativa (il primo punto) è cedere. Fare altro, cercarsi un lavoro vero, o un lavoro più basso o diverso da ciò che credevamo. Accontentarsi. Non fare quei metri in più che forse bastavano per arrivare a destinazione.

So di non raccontare nulla di nuovo ma è proprio questo il punto:

Siamo troppo grandi per credere alle favole. Ma anche al fatto che le favole non esistano.

Cool Runnings (fare pace con noi stessi)

Proprio ieri ho rivisto un vecchio film, uno di quelli fatti per ridere e pensare.
Cool Runnings racconta l’avventura della Nazionale di bob della Giamaica che partecipò ai Giochi olimpici invernali di Calgary del 1988.  La storia di quattro ragazzi che si cimentano con uno sport non tradizionale (strano) e per il quale non erano affatto preparati e portati.

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Ci sono alcune idee che fanno riflettere.

1) Qualsiasi sogno sarà ridicolo sino a quando non ci riesci
E questo mi fa pensare non al fatto che se vuoi puoi o di inseguire tutte le idee folli. Solo sapere che comunque buone o cattive idee sono ugualmente accompagnate da scetticismo, ilarità e “carino”.

2) Senza fiducia in se stessi, avranno sempre ragione loro.
Cerchiamo sempre l’approvazione degli altri ma la cosa importante è convincere noi stessi e ricordarcelo costantemente. Altrimenti alla prima avversità molliamo ed avranno ragione loro. La cosa brutta è che avranno ragione perché non ci hai creduto e non perché non si poteva fare o non potevi farcela.

3) Ci vuole coraggio ad essere Te
La maggior parte delle idee, dei sogni, delle aspirazioni non hanno nulla di speciale, molte sono abbastanza comuni. La differenza sei tu. Nel film, gli svizzeri, la squadra favorita, sembrerebbe il massimo. Però non ridono, non sono buffi come i jamaicani e non hanno i loro problemi, la loro storia.
Se non trovi la tua identità e se non metti dentro la tua storia non potrai mai fare qualcosa di diverso e che ne valga la pena.

4) Sei già abbastanza
Questa è una frase che nel film ha un ruolo cruciale. L’allenatore dice “Se non sei abbastanza senza la medaglia d’oro, non sarai mai abbastanza.”
Come si fa ad essere abbastanza? Probabilmente semplicemente credendo e rispettando se stessi, lottando senza scorciatoie, apprezzando il lavoro e le tue idee più che il grande risultato. E portando a termine ciò che hai iniziato.

Sentirsi abbastanza. Andare avanti.

Quando gli altri la smetteranno di ridere ed inizieranno ad applaudire?

Sin qui sembra che bisogna fare di testa propria ed ignorare gli altri. Non è completamente vero, gli altri sono molto importanti.
Il punto è che gli altri non vedranno mai ciò che vedi tu sino a quando non sarà evidente.

Siamo come un uovo.
Le persone si stupiscono quando esce un pulcino, e per quanto ogni secondo all’interno ci sono reazioni miracolose e cambiamenti, nessuno ci fa caso e se ne accorge.
Il momento in cui il cambiamento è evidente arriva all’improvviso. Non possiamo cambiare il mondo, come le persone pensano, quando le persone iniziano a battere le mani.

Arrivare a quel momento invece spetta a noi. Fa la differenza. È la differenza.
E molte volte non si tratta di vincere per come pensavamo. Spesso è semplicemente una persona che va avanti, in modo unico e con coraggio.

Insomma quando la smetti di ridere di te stesso, ed accetterai davvero tutte le difficoltà intorno…quando avrai il coraggio di andare avanti e sentirti abbastanza a prescindere da una medaglia d’oro o di un applauso…ecco allora che gli altri la smetteranno di riderti dietro. Ti prenderanno seriamente e forse ci sarà un vero applauso.

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