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Coronavirus e altre catastrofi: come gestire l’angoscia, oggi

Coronavirus e altre catastrofi: come gestire l’angoscia, oggi

  • Quando ci "informiamo", in realtà cerchiamo di farci un'idea di ciò che ci attende
  • L'angoscia nasce dalla sensazione di non essere in grado di prevedere il futuro
  • Lo studio del presente ci può aiutare a stemperare l'angoscia
L'angoscia

In questi giorni, per molte persone sconfiggere la paura non è il solo problema da risolvere. Ce n’è un’altro: gestire l’angoscia. Forse vi sembrerà una sottigliezza, ma vi garantisco che paura e angoscia sono due cose completamente diverse.

Come dice Robert M. Sapolsky: quando il corpo ha paura, si preoccupa di armare i propri fucili per reagire a quello che percepisce nel presente; quando è preso dall’angoscia inizia a costruire i fucili per gestire quello che teme accadrà nel futuro.

È legato all’angoscia, il motivo per cui noi esseri umani arriviamo nel futuro spesso armati fino ai denti di un sacco di cose e di idee inutili.

La paura e l’angoscia non sono solo due realtà psicologiche differenti, ma anche due vere e proprie reazioni corporee distinte. Adrenalina da una parte e glucocorticoidi dall’altra. La paura mobilizza ciò che già c’è nel corpo, l’angoscia sconvolge il metabolismo e lo fa passare da un assetto di pace ad uno di guerra.

Reazioni simili, ma completamente diverse. E diverso deve essere il modo di gestirle.

Un po’ di paura può anche avere senso

Come molti hanno suggerito, oggi avere un po’ di paura è sensato. La paura è naturale e sana dinnanzi a qualcosa che non conosciamo, non sappiamo ancora gestire e che ci dicono può portare via la nostra vita o quella di un nostro caro da un momento all’altro.
È normale che la nostra adrenalina salga a mille e che noi ci sentiamo sicuri ad avere un fucile carico in mano o una mascherina davanti al viso.

Non si sa mai. Hanno detto che il leone è dietro l’angolo.

Anche un po’ di angoscia è inevitabile

Diverso, invece, è il caso dell’angoscia. Una necessità costante di darsi da fare per essere pronti a gestire qualcosa che non c’è ancora. Apparentemente è una follia. Nessuno può dire come andrà. Il futuro non si prevede, dice il detto, ma si costruisce.

Chi perde troppo tempo a prevedere finisce spesso per lavorare per nulla.

Tuttavia, dal momento che come Homo Sapiens lo facciamo da decine di migliaia di anni, forse il problema vero dell’angoscia non è tanto evitare di pensare il futuro, ma imparare a farlo bene.

Cerchiamo di nutrirci di un passato che non ci parla

Per gestire l’angoscia davanti ad un futuro che ci appare imprevedibile, la prima tentazione che ci prende è cercare nel passato risposte ai quesiti posti dal presente. “Come andò l’altra volta?” ci domandiamo.
Il problema è che sono pochi quelli che oggi possono trovare conforto nei ricordi, perché quasi nessuno può dire di aver sperimentato nel passato una situazione analoga a quella che stiamo vivendo nel presente.

Così, con alle spalle un passato che non può sciogliere i dubbi sul futuro, siamo come alberi sradicati, sospesi a qualche centimetro da terra, che attendono di rimettere le radici nell’humus da cui sono stati strappati.

Nell’attesa di sapere, mangiamo, dormiamo e non possiamo che farci domande sul futuro. Come dice Sapolsky: costruiamo fucili, ma non sappiamo se saranno adeguati ad abbattere un nemico che ancora non conosciamo.

Pensare al futuro è una tentazione irresistibile

Quando il passato non ci parla, gli occhi sono rivolti inevitabilmente al futuro. La mente, angosciata, guarda avanti e scruta il futuro. Non può fare altrimenti.

I guru ci suggeriscono di vivere nel qui ed ora, ma noi non siamo più gli animali spensierati di un tempo! Chi conosce bene la storia del corpo umano sa che il nostro cervello e il nostro metabolismo non contempla più il qui ed ora da almeno 13.000 anni. Forse anche prima.

Un tempo scrutavamo le stelle, il volo degli uccelli, il carapace delle tartarughe. Oggi, invece, scrutiamo i giornali, i blog, i social network. Ma sappiate che le cose non sono cambiate. Quando leggiamo notizie e commenti non ci stiamo informando, stiamo sempre e solo cercando spunti per ipotizzare un futuro. E, dal momento che guardiamo il futuro con gli occhi di un passato muto e con i piedi in un presente impensato, non possiamo che vedere catastrofi.

Lo ripeto, non possiamo non farlo.

Chi volesse imparare come gestire l’angoscia, potrebbe tuttavia decidere di scrutare il futuro, facendolo bene. Siamo gli unici esseri viventi capaci di scrutare il futuro, gli altri vivono nel qui ed ora. E se accettiamo di farlo bene, potremmo anche trarne qualche vantaggio.

Punto uno: Dichiarare le nostre previsioni catastrofiche

Quando guardi al futuro, sappi che la prima cosa che ti passa per la mente è il passato, travestito da futuro. Ti chiedi “Il passato ci sarà ancora nel futuro?”.

Davanti ad un presente così “imprevedibile”, mentireste a voi stessi se vi diceste “Se guardo il futuro vedo… che non cambierà nulla e andrà tutto bene!”.
Dovete avere il coraggio di scrivere quello che il confronto con il passato vi suggerisce davvero: ossia che il futuro sarà diverso.

Quindi, prendete un bel foglio di carta, mettete la data di oggi e scrivete tutte le vostre previsioni sul futuro, così come il passato che è in voi ve le suggerisce. “Non ci sarà più… Non avremo più… Non andremo più…!”.

Non vi stupite se vengono fuori solo catastrofi. Anzi dovete proprio sforzarvi di scrivere il peggio! Enfatizzate, date spazio anche a quello sparuto gruppo di neuroni che hanno una paura tremenda che tutti gli esseri umani siano spazzati via dalla superficie terrestre e che il globo sia arso vivo dal sole.

Dovete farlo tutti i giorni, al mattino. Prima che l’angoscia vi assalga, dovete andare voi a cercarla. Metterla per iscritto vi servirà a dominarla.

Datele uno spazio e sarete in grado di gestire l’angoscia. Fate finta di nulla e vi ritroverete avvolti nella sue spire.

Se la vostra angoscia è patologica, fermatevi qui

Se la vostra angoscia è patologica, scrivere vi servirà a trovare un po’ di pace, ma dovete fermarvi qui e chiedere aiuto a chi sappia come guidarvi davvero fuori dalla palude di disperazione in cui siete immersi.

Qualora, invece, la vostra angoscia sia solo una reazione inevitabile ad un momento complesso e imprevedibile, e sentiate in cuor vostro di voler trasformare questa crisi in un’opportunità, allora vi do altri due spunti per gestire l’angoscia.

Punto due: Studiate il presente in modo sistematico

Studiare il presente è una cosa seria. Non potete farlo se l’angoscia vi offusca la mente, ma non potete neppure delegare a qualcuno questo compito.

Basta cercare il giornalista che dice esattamente quello che voi pensate! Abbiate il coraggio di farvi un’idea.

Il presente è un fatto soggettivo, non oggettivo.

Compratevi un bel quaderno e cominciate ad annotare. Numeri, nomi e cognomi, luoghi, date. Se non sapete cosa vogliano dire i termini tecnici, informatevi. L’ignoranza è terreno fertile per l’angoscia. Dovete diventare degli esperti! E gli esperti non si limitano a leggere i titoli sensazionalistici dei giornali o a scrollare i feed dei social. Vanno in profondità, approfondiscono e prendono nota.

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Emmanuel Macron ha detto che siamo in guerra.

Bene. Ci sto.

Il presente è il nemico?

Ok, mi va bene.

Ma a questo punto sappiate che l’Arte della Guerra prevede che il primo passo di ogni conflitto sia quello di studiare il nemico e imparare a pensare come pensa, a vedere la realtà come lui la vede.

Se crollerete perché non avete studiato adeguatamente il presente, sarà solo per vostra negligenza e non per la forza del nemico.

Punto tre: Rappresentate la vostra idea in modo olistico

Adesso che avete dei dati, delle note, delle idee, dovete farle interagire.
Se vi limitate ad annotare i vostri appunti su un quaderno a righe (o a pagine bianche), quello che avete annotato rimarrà frammentato e inutile.

Quando cominciamo ad accumulare dati, dobbiamo rappresentarli in modo interattivo. Siamo davanti ad un presente e ad un futuro sempre più globali, non possiamo continuare a rappresentarli in modo analitico.

Lo strumento ideale sono le mappe mentali (che non sono le mappe concettuali). Sono una tecnica che si impara velocemente. Qui trovate il materiale per apprenderle.

Nel frattempo vi do tre spunti da seguire alla lettera:

  • Prendete un foglio bianco. Mettetelo in orizzontale.
  • Al centro fate un cerchio di 3-4 cm di diametro e al centro del cerchio scrivete SITUAZIONE PRESENTE.
  • Fate partire dal cerchio 4 rami a ore 2, ore 4, ore 8, ore 10. Sopra questi rami scrivete una parola chiave.

Il futuro non si prevede, si crea

Come vedete, se volete descrivere il presente in modo olistico e quindi globale non potete ricondurre tutto al COVID-19 e alla crisi economica.

Da come gestire l’angoscia siamo arrivati a come creare il futuro, ma non può essere altrimenti.

L’angoscia è la sensazione di essere incapaci di prevedere il futuro e la sua terapia consiste nello smettere di tentare di prevedere il futuro e iniziare a costruirlo.

E prima ancora: iniziare ad idearlo.

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