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La differenza tra avere un pubblico ed essere un jukebox

La differenza tra avere un pubblico ed essere un jukebox

Davide Cardile

Nel nuovo mercato, parlare ancora di target non ha molto senso. Parlare di pubblico, crearne ed averne uno è l’unica cosa che conta. Il vero vantaggio competitivo e la cifra della competizione.

Qui, come spesso accade, ci sono due considerazioni da fare: buone e cattive notizie.

Le cattive notizie sono quelle di sempre: non è facile, richiede tempo, prevede errori e momenti di sconforto, continui aggiustamenti, fallimenti, cambi di rotta.

Di buono c’è invece il premio in palio: un pubblico è per sempre. Valido e “redditizio” in quasi ogni condizioni. Ed in un mondo che cambia con questa velocità è davvero una grande notizia.

Il rischio? Illudersi di avere un pubblico ed essere un jukebox.

Cosa insegna la storia di Winner Taco

“Poi è successo che un’estate dell’anno 2014 la multinazionale Unilever ha rimesso sul mercato un prodotto che aveva tolto dalla distribuzione ben 13 anni prima. Sono in molti a conoscere la storia del gelato Winner Taco, reclamato a gran voce da migliaia dilike sulla pagina Facebook creata da due giovani studenti in un impeto di nostalgia. Dopo oltre ventimila commenti, quasi dodicimila condivisioni e quarantatremila like, i responsabili marketing dell’azienda, pungolata anche sulla pagina ufficiale del popolare social network, hanno deciso di rimettere in produzione il prodotto la cui uscita di scena aveva sollevato le proteste in rete di migliaia di affezionati.

È successo a Gap, celebre marchio di abbigliamento americano, che nel 2010 in soli quattro giorni ha dovuto rinunciare al nuovo logo appena ridisegnato per le proteste in rete dei suoi clienti. È successo ad Adidas, costretta a rimettere in circolazione la celebre scarpetta da tennis Stan Smith dopo soli due anni dal ritiro.”

Ed è successo, di recente, anche con Netflix che a furor di popolo ha dovuto richiamare tutti e fare un giusto finale per la serie Sense8 che per molti era finita male o nell’aria.

Cosa è successo dunque?

“È come se internet avesse completamente ribaltato le vecchie logiche di marketing: quello che una volta era il bersaglio (target) delle nostre comunicazioni, oggi se ne sta – pacificamente o meno – dall’altra parte del mirino, come un cecchino pronto a fare fuoco su tutto ciò che vede, all’interno dei propri canali social o direttamente dentro gli spazi digitali messi a disposizione dall’azienda.”

(il virgolettato è tratto da  Scripta volant: Un nuovo alfabeto per scrivere (e leggere) la pubblicità oggi – Paolo Iabichino)

Desideri, input e capricci

Ok il mondo è cambiato, i ruoli si sono mischiati ed invertiti. è una buona notizia ma con alcuni rischi. Il rischio è quello di diventare schiavi del pubblico.

Ascoltare ed eseguire mi sembra un rischio ben più grande di quando non ci sentivamo affatto.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: libri indecenti che vendono milioni di copie, libri che vengono pubblicati solo quando è sicuro che si vendono milioni di copie, programmi tv demenziali, un’esplosione di tv spazzatura che il primo grande fratello sembra decente, un continuo uniformarsi verso il basso per farsi comprare.

Ancora più preoccupante e concreto c’è il comunicare e fare tutto ciò che sembra voglia il pubblico.

Semplificando, per non perderci nel nostro discorso: farsi condizionare dal like e consenso, comportarci e comunicare nel modo che sembra ci stia suggerendo il pubblico. E ripeto, potrebbe sembrare sensibilità ed un passo avanti ma come in ogni cosa l’eccesso porta sempre guai.

Poveri artisti

Mi vengono in mente quei poveri artisti ridotti a cantare in coro ai matrimoni, seguire una scaletta preimpostata, ripetersi non una, non due volte ma sino a quando il pubblico chiede e vuole.

Mi vengono in mente ragazzi di talento che mettono da parte tutto, le proprie ambizioni e la propria unicità, per diventare famosi su instagram. Quelli che avevano cose interessanti da dire, e li seguivo con piacere, e sono saltati sul carrozzone dei selfie e del #celafamo.

Quelli che, siccome ci vuole tempo per rendersi riconoscibile e farsi ascoltare, si sono messi a postare roba da social: frasi, aforismi, tettine e tante polemiche.

E quelli che lavorando fanno esattamente ciò che sembra chiedere il pubblico: cose semplici, o strane, alla moda, in quantità e velocità.

Quelli che insomma da piccoli sognavano di fare l’artista ed ora sono lì come quei vecchi jukebox aspettando una monetina per iniziare a cantare.

Come si guida un bus?

Il punto non è ascoltare o non ascoltare, ma la capacità ed il coraggio di decidere.

Decidere quando è una grande idea, quando davvero si tratta di un compromesso tollerabile e quando invece non se ne dovrebbe parlare proprio.

Ognuno di noi per diventare davvero grande dovrebbe farsi una paginetta tagliata in due con una bella linea. Da una parte ciò che siamo disposti a fare Dall’altra ciò che non possiamo permetterci di fare. La strategia per decidere cosa mettere dall’una e dall’altra parte si chiama dignità, integrità, e fiducia in se stessi.

E molte volte, quasi sempre, richiede coraggio.

Mi viene in mente il bus del quale parlava Collins nel 2001 in Good to Great; l’importanza del Chi più che del Cosa.

Sei l’autista dell’autobus. L’autobus, la tua azienda (il tuo lavoro, la tua vita), è fermo ed il tuo compito è partire. Devi decidere dove stai andando, come arriverai a destinazione, e chi c’è sul bus insieme a te. La maggior parte delle persone presume che i grandi autisti (i leader, le persone di successo) inizino il viaggio annunciando alle persone sul bus dove stanno andando – impostando una direzione o una visione. (…) ma questo è un approccio sbagliato.”

La domanda corretta è chi. Chi ci sarà sul bus insieme a te?

Se le persone ti seguono perché stai andando in una direzione o perché ci arriverai in un certo modo, è facile che si inizino a lamentare alle prime difficoltà, dopo i primi km.

Ma se invece fai un discorso onesto e dici chi ci deve essere sul quel bus e chi lo sta guidando, allora il tempo che impiegherai per arrivare, le curve e gli intoppi non saranno un problema. Avere le persone giuste sul bus è il segreto di ogni grande impresa.

Mi sono preso la libertà di parafrasare il pensiero di Collins, ed anche se ci sono alcune forzature, penso funzioni abbastanza bene.

  • Se le persone ti scelgono per chi sei e tu scegli le persone per chi sono > funziona sempre.
  • Se le persone ti scelgono per ciò che fai (o perché oggi stai facendo ciò che vogliono) > funzionerà per poco e male.

Mi viene in mente anche un altro esempio, molto più concreto.

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Un giorno avevo organizzato una serata a casa con degli amici, prendere del pesce e farlo alla griglia fuori in veranda. Quel giorno però fu una giornata complicata e quando mi resi conto di non poterlo fare, chiamai gli invitati per annunciare il nuovo piano.

Quattro di loro vennero senza fare storie, anzi senza alcun problema. Due invece dissero che allora ci vedevamo un’altra volta. Che proprio in quel momento anche loro avevano avuto un imprevisto…e dunque niente. Non li ho più visti. E ne sono felice.

Puoi fare anche tu qualche esempio > quando hai dovuto alzare i prezzi, quando hai iniziato a parlare seriamente, quando hai iniziato a chiedere, quando hai alzato la mano e ti sei detto contrario…immagino anche la tua storia sia piena di “queste rivelazioni”.

Finale con speranza

Oggi avere un pubblico, persone che credono in te e che ti seguono, è il più grande vantaggio competitivo, la cifra di questo mondo così veloce e complicato.

Non è neanche una storia nuova come si potrebbe pensare. I commerciali hanno da sempre giocato sul parco clienti (quelli veri) e si sono sempre sentiti sicuri di passare da un’azienda all’altra o persino in altri settori.

La differenza è data dal fatto di non dover girare tanto, di poterne creare uno rimanendo a casa o in ufficio.

Basta un pc ed una connessione, come aveva detto Bill nel 1996 (in Content is King).

Un pc, una connessione ed una storia.

Ma una storia vera. La tua.

Una di quelle dove racconti persino le cose brutte e meno sexy in modo da allontanare le persone che non fanno per te ed attrarre invece coloro che ti seguiranno e sosterranno sempre.

Fai salire sul bus chi ti pare, evita che salgano mendicanti ed accattoni.

Non sentirti solo. Vai avanti e di sicuro incontrerai qualcuno che vale la pena far salire, qualcuno con il quale condividere il tuo viaggio.

Ed in ogni caso meglio soli che male accompagnati, come dice il proverbio.

Il lavoro è il tuo, la vita è tua. Il bus è il tuo.

Buon viaggio.

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