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La canzoni in gara a Sanremo: una selezione onirica

La canzoni in gara a Sanremo: una selezione onirica

  • Se sono solo canzonette, che almeno siano belle
  • Una lista di canzoni ideali degli ultimi 20 anni
  • Nessuna è stata a Sanremo (per intenderci)
Sanremo teatro Ariston

Ci sono due, chiamiamole manifestazioni, che scatenano il mio istinto nazional-popolare.

La prima è Masterchef, la seconda Sanremo.
Penso di essere una persona mediamente colta, con quel tocco di radical chic che non guasta – a casa ho tutta la produzione di David Foster Wallace, mi pregio di ricordarlo; ma quando nella seconda edizione di Masterchef l’Avvocato ha messo l’olio sul suo piatto dopo che i giudici avevano dato lo stop ero pronto a fare un’interrogazione parlamentare sulla vicenda. È che Masterchef scatena l’uomo in vestaglia e pattine che è in me, e tiro fuori competenze culinarie che lévati.

Ma Sanremo è Sanremo

Sanremo, invece, lo guardo con distacco esteriore. Nel senso: da anni ho capito che mi devo tenere alla larga dai soliti pezzi dei soliti artisti, e quindi scrivo su Facebook post lagnosi nei quali ci tengo a sottolineare che io, il festival, no.

Ecco però un tema che mi piace affrontare: la musica degli ultimi vent’anni che mi sarebbe piaciuto sentire là, su quel palcoscenico. Non è necessariamente la migliore musica italiana per me, anche se ci si avvicina molto.
Per esempio: non ho incluso canzoni totalmente non sanremesi, oppure canzoni di artisti italiani cantate in inglese; oppure ancora canzoni che magari mi piacciono un filo di più ma che al momento attuale, per motivi vari, non selezionerei per questo evento.
Ho escluso artisti che amo, per esempio Caparezza, perché Vengo dalla Luna è un pezzone ma meno idoneo di questi; ho escluso Malika Ayane perché il suo pezzo che preferisco è in inglese, ho escluso Simona Molinari, i Diaframma, Niccolò Fabi, i Massimo Volume, Ascanio Celestini, eccetera.

Quindi prendete la seguente lista come il divertimento di uno scrittore che ascolta un sacco di musica e che se dovesse prendere dieci brani degli ultimi vent’anni per portarli sul palcoscenico dell’Ariston, porterebbe questi.

Infine. Nell’introduzione al Don Camillo, Guareschi dice che gli si possono contestare la figura di Don Camillo e pure quella di Peppone, ma non quella del Cristo. Dice: quello è il mio, di Cristo, e guai a chi me lo tocca. Lo stesso dirò qui di Sanremo. Non si sta parlando del Sanremo attuale, ma di una ricognizione sulla musica italiana. È il Sanremo che vorrei, e includerà una chicca.

Ma cominciamo.

Morgan, “Altrove”

So che è una delle canzoni italiane più citate degli ultimi vent’anni, ma è anche una delle canzoni italiane più belle degli ultimi vent’anni. Mi piace partire da questa perché è la canzone perfetta nella mia idea di Sanremo: Morgan è un autore che sa di cosa si parla quando si parla di musica, è stato spesso confuso nelle sue figure di autore e uomo, è un’autorità fragile; e poi esce con questi pezzi e spacca.

Il testo è tutto incredibile, a partire da quel primo verso: Però (che cosa vuol dire però?). La voce è di quelle che piacciono a me, non piacione, non perse nella piaggioneria: arriva dove vuole arrivare, dice quello che vuol dire, un ultimo sguardo commosso all’arredamento e chi s’è visto s’è visto.

Offlaga Disco Pax, “Robespierre”

Ho iniziato a scrivere a diciassette anni, nel 1993, testi rap brutti e racconti erotici che andavano sempre benissimo. Oggi scrivo varie robe, tra cui testi rap brutti e racconti erotici che finiscono sempre male. In tutto questo ho imparato che una delle cose che mi fanno stare meglio in questa vita sono scrivere, dormire con una donna che amo, prendere il sole al mare e la vita quando ti fa sentire che la vivi. In questa canzone c’è tutto questo, direi, incluse citazioni che non so se siano citazioni (l’universo in espansione per me sarà sempre Woody Allen) e il divertimento di chi fa le cose sconce da adulto e ritorna bambino.

Questa canzone andrebbe ascoltata una volta a settimana, non di più ché ci si abitua davvero a tutto.

24 grana, “Accireme”

Il Festival sempre parla di amori. Ma l’amore è proibito parlarne se lo fai male, andresti inchiodato a una parete con una sparachiodi. Perché il rischio è il cliché, e il rischio di saltare il cliché è l’anticliché: che si passi, cioè, dai testi in cui si celebra l’amore a testi in cui lo si dileggia. Ci sono quelli che ne sanno parlare, per fortuna; e in questa canzone c’è la gioia dell’amore e c’è anche un verso che in molti, me incluso, hanno frainteso: dall’originale Si’ ‘na sora Rosà (Sei una sorella, Rosaria) a Si’ ‘na sola Rosà (Sei una fregatura, Rosaria). I lapsus, a volte.

Nota a margine: dei 24 grana la mia preferita è indubbiamente Loop, che però è di qualche anno prima del nostro range. Un consiglio: ascoltatevela, e magari, non è una battuta, in loop.

Carmen Consoli, “Questa piccola magia”

E vabbè. Dovete sapere che ho sempre mal sopportato Carmen Consoli, a parte i primissimi tempi dell’amore di plastica. Ma è come quando una non vi piace, o uno, che importa, e dice una cosa totalmente inoffensiva e voi dovete dire qualcosa del tipo: “Vabbè, lo sapevamo tutti, ah ah”. E poi un giorno se ne va, e voi avete assolutamente una cosa da fare, ragazzi, oggi proprio non posso, e quella cosa è andarvene lontano da tutti e dire: Ma l’amo?

Ecco. Questa è lei per me. Questa canzone è totale. “Amo l’odore dell’acqua sopra la terra bruciata, tu che sorridi e non parli”. Quello che canta la Consoli per me sa di Sicilia e terre bruciate, appunto, e di Emma Dante, cagne incinte, matrimoni in mezzo al nulla, ringhiere arrugginite, galline che scappano; tutto quello che ci dimentichiamo, lei ce lo ricorda.

Iosonouncane, “Stormi”

Una delle canzoni più belle in giro, fissa nella mia playlist da quando è uscita. Fine. Un testo che ascolti e ogni volta pensi: non capisco esattamente cosa dica, ma è bellissimo. Bambini che cantano in lontananza, l’idea di esserti perduto vicino al Po o in quelle località che non sai bene dove siano, ma il sole filtra dai rami, ti sei perso ma stai bene.

Afterhours, “Quello che non c’è”

“In questa foto di pura gioia e di un bambino con la sua pistola”. Scrivere un testo non è necessariamente colpire, ma costruire. Colpire ci può stare, ci mancherebbe, ma è una dinamica adolescenziale tipica di chi cerca sempre nuovi modi per farti male: a volte una botta di adolescenza ci sta, ma la frenesia a me è sempre parsa come la voglia di creare una tempesta intorno a sé semplicemente scuotendo la propria barchetta. Ed ecco che emerge da questo scenario la vera tempesta, perfettamente ricreata dalla voce di Agnelli: Curo le foglie, saranno forti/Se riesco a ignorare che gli alberi son morti…

Capolavoro. Rolling Stone l’ha messa tra le venti canzoni più belle del millennio, al secondo posto dopo – appunto – Altrove di Morgan.

Poi vedi che al sesto posto ci sono i Thegiornalisti, e ecco, un filo ti interroghi. Su Rolling Stone.

Cristina Donà, “Universo”

La musica leggera può essere leggera e non leggera insieme. La Donà qui ce lo ricorda: il testo è cantato con una leggerezza invidiabile, e il verso “Perché niente è cambiato anche se tutto è diverso” è uno di quei qualcosa che tutti conosciamo e proviamo a dire con testi lunghi cento volte tanto.

Ci sta proprio bene, qui. Della Donà preferisco la versione di Labbra blu, dei Diaframma; ma qua c’è solo lei, lasciamo questa.

Francesco De Gregori, “Ti leggo nel pensiero”

Questa canzone è del 2003, e ogni volta mi sorprende quanto De Gregori sia un gigante. Ci sono canzoni che ti colpiscono, poi s’ammorbidiscono e muoiono dopo due anni, canzoni che ancora le ascolto e mi fanno morire; questa la sento e racconta di amori che ti fanno deporre le armi, come solo lui sa fare. È come se dicesse che l’amore è tutto una sconfitta, qui su questa terra: una sconfitta quando c’è, perché vinci solo se accetti di aver perso tutto; e una sconfitta quando finisce, perché siamo pronti a rinunciare a tutto, nulla ha più valore.

Una critica testuale a volte deve accettare il fatto che certe battute hanno senso solo se recitate, certi versi diventano quel che sono solo nella musica. “Sarà quel che sarà se sarà vero”, provate a recitarvelo in bocca, e poi cantatelo. Si spara fuori e va dove deve andare, che lo sa.

Brunori sas, “Lei, lui, Firenze”

Diciamocelo: Fellini può molto, ma non tutto. E non può ricucire un amore, ma può farci sentire che dolore può fare, di quel dolore bianco, incontrare un amore lontano, rimpiangerlo sapendo che è finito, e dire: ci prendiamo qualcosa qui, insieme, a Firenze?

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“Che bella Firenze, e come è invecchiata dall’ultima volta che l’ho salutata”.

A Sanremo 2002 Benigni portò fuori concorso “Quanto t’ho amato”, canzone molto delicata scritta da Nicola Piovani, e in molti dissero: la canzone più bella del festival.

Ecco: se ci fosse stata accanto questa, credo che non sarebbe stato così scontato.

(Per la cronaca, vinsero i Matia Bazar con un testo che mi ha fatto prenotare una sessione dal dentista, e grazie che quella di Benigni era meglio).

Baustelle, “Amanda Lear”

Lo so anche io che ne hanno cantate di meglio; ma forse non vi ricordate la masnada di perbenisti che abbaiarono per due settimane quando il brano uscì, perché nel testo c’era “Abbracciato a una troietta qualunque”. L’arte non è fatta per scandalizzare i benpensanti, ma una delle funzioni dell’arte è anche quella di svegliare le coscienze grazie allo scuotimento dello spirito critico; e allora fanculo, I wanna be Amanda Lear, il tempo di un LP.

Ecco la chicca finale.

Nell’edizione 1997 del festival di Sanremo, conduzione di Mike Bongiorno, viene invitata Loredana Bertè.

Bongiorno nell’introdurla dice, testualmente, “Un personaggio che contesta, che tanto è contestato, e invece è tanto buona e tanto simpatica”.

Anche se sul palco c’è stata, e non è di questi vent’anni, in questa classifica ci sta tutta, perché quel palco lo ha crepato col primo verso. Lei, tanto buona e tanto simpatica.

La canzone è Luna di Loredana Bertè, il primo verso le viene censurato in Occhiali neri Luna, ma diceva: Vaffanculo Luna.

Chi conosce la Bertè, qualche perché di quel verso lo sa.

Ascolta tutti i brani
nella nostra playlist di Sanremo su YouTube.

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