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Cosa significa essere Viola oggi?

Cosa significa essere Viola oggi?

  • "La Mucca Viola" ha 18 anni
  • Tanto è passato dall'uscita del testo di Seth Godin
  • Abbiamo ancora bisogno di Mucche Viola?

Sono passati 18 anni dalla pubblicazione del testo di Seth Godin “La Mucca Viola” (titolo originale: Purple Cow); rileggendolo alla luce di ciò che è successo nel frattempo, in un mondo di Mucche Viola, di proposte appariscenti, come facciamo a distinguerci? Ha ancora senso cercare di essere una Mucca Viola?

Forse il primo passo è spostarsi al sottotitolo: Farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone; il sottotitolo della traduzione italiana è molto più esplicito di quello originale: Transform Your Business by Being Remarkable, Trasforma la tua Impresa facendoti notare.

Se partiamo da lì, potremmo rovesciare la strategia iniziale:

IN UN MONDO DI MUCCHE VIOLA,

fatti notare tornando marrone.

Naturalmente è solo una provocazione: non possiamo progredire tornando indietro (anche se il Vintage è talvolta un segmento vincente).

Purple? Meglio Remarkable

E sì: anche il titolo di Godin impersona il principio sottostante: renditi distinguibile; è rimasta questa immagine della Mucca Viola, perché il titolo e la grafica di copertina si facevano notare, ma la chiave del libro non è la Mucca Viola, ma è in quell’essere DIFFERENTI.

Difficile rinunciare a quel Purple per chi scrive di e in Purpletude, e allora vale la pena di interrogarci sul nostro essere Viola.

Cosa significa essere Viola oggi?

Qualche tempo fa ho interpretato a mio modo:

Per me essere Purple significa essere anche:

▪️Perseverante
▪️Umile
▪️Resistente
▪️Paziente
▪️Lieve ed un poco
▪️Eccentrico

In un periodo, per esempio, in cui sembra che l’elemento vincente nel business sia la velocità e la capacità di trovare scorciatoie, il mio modo di essere differente è riscoprire vecchi Valori, con Lentezza.

Credo, infatti, che nella furia iconoclasta che dal ’68 ha messo in discussione le “regole” di un mondo ipocrita e patriarcale, ci siamo persi anche insegnamenti utili: la Pazienza dell’Agricoltore che semina e che, stagione dopo stagione, aspetta con Pazienza e Perseveranza il raccolto.

Certo, non si può solo aspettare né continuare a “fare quello che abbiamo sempre fatto”: in un mondo che cambia in fretta, dobbiamo essere capaci di Osservare, Sperimentare, Correggere, ma anche questo richiede Pazienza, Perseveranza e Metodo.

Cosa è cambiato?

Pur avendo notato per primo alcune tendenze, Godin non comprese fino in fondo le loro conseguenze.

Per esempio nel testo sottolineava l’importanza di raggiungere gli “sneezers”, coloro che avrebbero diffuso le idee virus nella massa dei consumatori, coloro che grazie al loro “otaku”, la loro passione/ossessione, non avrebbero rinunciato a possedere per primi la Mucca Viola.

Ebbene, oggi possiamo dire che, invece di diventare il target delle campagne di marketing, i più svegli degli “sneezer” hanno compreso il proprio vantaggio di posizione ed hanno preso in mano in prima persona il gioco: sono quelli che chiamiamo oggi “influencer”.

E in Italia?

In Italia abbiamo una Cultura risk-averse, avversa al rischio: avremmo potuto seguire un “profeta” il cui motto era “essere sicuri è rischioso”? Avremmo potuto abbracciare una Cultura centrata sul rischio, sull’accettare il fallimento come naturale selezione delle idee invece che come marchio indelebile?

No, naturalmente no, perché il 99,9% delle imprese sono troppo piccole per non essere già preda del rischio o per abbracciare le mode, ed il restante 0,01% troppo grandi per dover prendere qualche rischio.

In fondo anche a livello internazionale non è accaduto quello sbilanciamento verso i pesci piccoli e veloci previsti da Godin. O meglio: i pesci piccoli e veloci hanno esplorato, testato e selezionato le varie possibilità, alla ricerca della nuova Mucca Viola, e i pesci grandi se li sono mangiati quando era ora di mungerla, quella Mucca Viola (qualche esempio? penso a pesci piccoli come WhatsApp e Waze e a pesci grandi come Facebook e Alphabet).

Dove siamo oggi? Ha ancora senso cercare di essere una Mucca Viola?

No, secondo me non ha più senso cercare di essere una Mucca Viola, almeno non con la stessa strategia illustrata nel libro.

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Oggi secondo me ci stiamo avviando ad un altro passaggio.

Sia in mercati più maturi, dove il Marketing è passato a tirare il carro, sia in mercati immaturi, nei quali ancora si fatica a dare personalità al Marketing, le dinamiche si stanno modificando:

  • la Mucca Viola è destinata ad essere promossa o bocciata da Comunità di utenti
  • in tali Comunità è fondamentale il ruolo di influencer sempre più micro
  • è interesse delle Imprese far sì che siano i propri collaboratori, con la loro passione, a diventare influencer che aggreghino comunità di utenti felici ed affezionati.

Dopo la perdita di presa della pubblicità nei media tradizionali, ora anche la pubblicità sui media innovativi ha un tempo di vita sempre più breve.

Diventa più semplice riprodursi all’interno di Comunità che condividano un otaku, una ossessione.

Ed il punto critico, oggi, è la Fiducia: possiamo fidarci di ciò che ci consiglia l’influencer di turno? o preferiamo distribuire la nostra Fiducia su un numero più ampio di persone, che siano apparentemente meno corruttibili, meno interessate?

Voglio credere che, stufi di prendere fregature, svilupperemo la capacità di veicolare in prima persona, nelle nostre cerchie di contatti, nelle nostre reti sociali (sempre nel senso più   antico del termine), le “recensioni”, le esperienze vissute in prima persona, senza bisogno di un intermediario interessato, come talvolta accade con i gestori di recensioni “consolidati”.

L’alternativa, almeno in Italia, sarebbe quella di continuare a vegetare in un mercato fatto di prodotti e servizi “noiosi” o di finire in balia di “influencer” sempre più discutibili.

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