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Il caso Junior Cally: vittime, carnefici e intenzionalità

Il caso Junior Cally: vittime, carnefici e intenzionalità

Ivano Porpora
  • Una questione complessa: la morale nell'arte
  • L'artista ha la libertà di riconfigurare le categorie estetiche
  • Il lettore è veramente sprovvisto di strumenti critici?
Junior Cally

Partiamo da un po’ di contesto, nel caso leggeste questo articolo, o lo legga io, tra venti giorni, e non ricordaste più di cosa si parlasse.

A Sanremo, nella categoria Big, è stato invitato il rapper Junior Cally. Scrivo questo articolo il 21 gennaio 2020; il rapper è stato annunciato a dicembre 2019, ma fino al 20 gennaio non si è levata voce (forse perché si era intenti a ragionare sull’altra polemica, l’invito a Rita Pavone, per intenderci). Dicevo: nessuno se n’è accorto. Finché qualcuno deve aver ascoltato qualche sua canzone, in particolare la citatissima Strega, con release date il 5 dicembre 2017, e deve aver detto: No, non si può.

A tre anni di distanza.

Il Non si può per un artista è una sorta di chiamata a nozze; e quindi ecco che, chiamato a nozze, ho scelto di parlarne.

La prima cosa che ho fatto è stata chiedere su un post su Facebook, lunedì 20 gennaio, in base a quale principio non si potesse. Mi sembra una domanda lecita. Nel senso: io accetto assolutamente che mi si dica che un’opinione non è condivisibile sul palco dell’Ariston, a patto che tu mi spieghi perché.
Mi sembra molto offensiva, da anni, la presenza di un presentatore uomo e di varie vallette donne; e mi sembra tanto più offensiva in quanto silente, laterale. Ma vuoi che parliamo di musica.
Se mi spieghi per quale motivo secondo te un brano non può essere condivisibile, bene, stiamo traendo da un problema un’indicazione; se non me lo spieghi, stiamo facendo censura.

Mi è stato risposto: perché sono parole becere. E la controrisposta non l’ho data io, ma un mio contatto: e American Psycho?
Nel senso: l’arte non pesca dall’orizzonte morale, l’arte pesca dalla vita. Stendhal mi pare dicesse che l’artista è un uomo che trascina uno specchio, e chi critica l’artista per gli argomenti di cui tratta non si accorge che critica il fango che il suo specchio riflette.
Che arte è quella che può prendere spunto solo da un orizzonte morale favorevole? Rispondo io: la stessa che è pronta a soffocare l’arte non inquadrata chiamandola degenerata. Fate un salto nel Novecento, troverete esempi a bizzeffe.

Mi è stato risposto: perché sono testi brutti. Mi viene da dire: e allora perché no a Junior Cally e sì, per dire, a Biagio Antonacci? L’arte riconfigura le categorie estetiche, e su questo punto non intendo proseguire oltre: perché, per esempio, un quadro come Les demoiselles d’Avignon di Picasso è un capolavoro del 1907 mentre non avrebbe avuto né senso né bellezza né, probabilmente, possibilità di essere concepito nel 1600?

L’arte è figlia del tempo; e se non capisci il tempo, o non rifletti sul tempo, non puoi pensare di poterti esprimere sull’espressione artistica che da quello trae spunto. Sennò corriamo il rischio di chiamare musicaccia quella di Junior Cally al pari dei nostri padri che trovavano musicaccia Vasco, al pari dei loro padri che trovavano orripilante Chubby Checker, eccetera.

Obiezione: “Sì, ma siamo su un altro livello”. La mia domanda è: Perché? Per chi?

Arrivo infine all’obiezione principale: incita alla violenza sulle donne in un momento storico in cui il clima è esasperato.

A questo punto chiedo, visto che non ho ricevuto risposte: In che senso, il clima è esasperato? Me lo spieghi? Perché se mi parli di femminicidi – atto abominevole e sul quale è indispensabile interrogarsi – mi viene da dire che secondo l’Istat i dati degli atti di violenza sulle donne negli ultimi vent’anni sono sostanzialmente inalterati; e quindi è giusto interrogarsi perché è cambiata la sensibilità, non perché viviamo tempi peggiori.
Al pari, per dire, del fatto che i dati riguardanti gli atti di violenza contro le persone di colore nel Tennessee negli anni ’40 magari erano anche migliori di quelli di trent’anni prima, ma che una sensibilità differente rendeva giustamente intollerabile ciò che prima era più tollerato.

Seconda domanda: perché il testo incita alla violenza sulle donne? Un testo che cita un argomento, incita anche? Prima di tutto il testo va letto nella sua integrità (e il testo di quella canzone è un testo totalmente diverso dai suoi excerpta che abbiamo letto un po’ tutti). Secondariamente: il testo di Colpa d’Alfredo di Vasco Rossi incita a qualcosa? Fight club incita alla creazione di club clandestini di lotta libera? American Beauty incita alla pedofilia?

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La mia impressione è che si stia portando avanti l’idea di un lettore deprivato di capacità critiche, che quindi toglie possibilità espressive all’artista – essendo il lettore una potenziale vittima, l’artista è un potenziale carnefice. Questo punto di vista è quello che osservo, ed è pericoloso.

Infine, tratto un punto che ho a cuore. Mi è stato detto: e se il testo avesse parlato di violenza contro un immigrato? Ho sentito tutte le mie difese istintive levarsi, e ho pensato: un testo contro un immigrato non lo tollererei. E mi sono chiesto il perché.

Credo di aver trovato la risposta stamattina in un pezzo su Doppiozero che riguarda la comicità. E il pezzo parla di intenzionalità della battuta. È un terreno scottante, questo, su cui ancora non ho idee definite, ma iniziamo a trattarlo in questo modo: se un artista affronta un tema, lo incornicia all’interno di un dominio morale. E ci arricchisce tanto più quanto più questo dominio morale è lontano dal nostro: perché le caratteristiche intrinseche della narrazione, inclusa la necessità che ha il lettore di identificarsi con un punto di vista interno alla storia per capirla, fanno sì che entriamo in un’ottica che non capivamo, e iniziamo a ragionarci su.

Per dire di un film che non ho apprezzato particolarmente: Jojo Rabbit tratta di un bambino che ha come amico immaginario Adolf Hitler. Noi amiamo il bambino in ciò che è, compresi i suoi difetti; e cerchiamo di capire la lotta che vive interiormente per arrivare a amare Hitler e odiare gli ebrei. Se sapessimo della storia dall’esterno, odieremmo il bambino. Ancora: il Diario di un picchiatore fascista ci può aiutare tanto quanto un libro di un partigiano: perché ci aiuta a capire cosa c’è di là.

Diversa è l’apologia.
Se parli di mafia facendo apologia della mafia, per dire, siamo in un contesto che sfrutta un fenomeno artistico per convogliare elementi criminosi. Per quale motivo questo non si può fare? Perché – oltre che essere un crimine – è contrario allo spirito dell’arte, che si oppone alla didascalia.

La didascalia consiste nell’utilizzare il mezzo artistico per esprimere un concetto, e non interrogarsi su un concetto. Ne parla benissimo Javier Cercas ne Il punto cieco (Guanda, 2016); a occhio la didascalia è ciò che vorrebbero le persone che hanno criticato Junior Cally, addirittura più che il rapper stesso.


Per questo articolo, ci sono dei contenuti supplementari “dietro alle quinte”.
Continua la lettura nel Backstage di Purpletude

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  • Il tuo ragionamento mi sembra perfetto, almeno dal punto di vista “analitico” e “filosofico” della questione.
    Ma proprio in funzione di queste precisazioni, allora la questione specifica diventa se questo artista faccia veramente arte o faccia didascalia.

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