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Personal branding? Il primo passo è bruciare le navi.

Personal branding? Il primo passo è bruciare le navi.

Davide Cardile

Non basta essere sul web, come non basta avere due gambe per riuscire a correre. Io sono oltre 10 anni che lavoro on line ma per almeno 8 anni ho sbagliato tutto ciò che si poteva sbagliare.

Soprattutto ho fatto uno degli errori più letali (e ricorrenti!) che si possano fare: avere paura e stare sempre vicino alla porta di uscita.
Sono stato nel web come tanti altri professionisti continuano a fare, in un angolo, senza esporsi, senza sbilanciarsi, senza farsi conoscere e riconoscere.

Può sembrare paradossale nell’era del personal branding ma è così: ci sono un sacco di persone che nascondono cosa sono, cosa fanno e soprattutto in cosa credono.
Nel mio caso ho passato ore ed ore davanti al monitor scrutando migliaia di siti web, leggendo tutti gli articoli incontrati, osservando il feed dei vari social e commentandolo in modo silenzioso così che nessuno mi potesse sentire.

Sembra folle ma nutrivo sempre la speranza che prima o poi qualcuno mi facesse capire in modo inequivocabile che avesse bisogno di me; in quel caso io ci sarei stato, lo avrei contattato ed avrei detto “si, il web funziona!”
Sembra ridicolo vero? Potevi dirmelo 8 anni fa o puoi dirlo a quelli che ancora sono in questa situazione.

Dire chi sei e che ci sei

Lo scoglio più arduo da superare è stato quello di affermare pubblicamente cosa facevo per vivere, nel mio caso realizzavo siti web e facevo piccoli lavori di grafica, prima, scrivevo su commissione dopo. Niente di così vergognoso ma ogni volta ero paralizzato da ciò che avrebbero potuto pensare e dire le persone. Anche questo è molto comune.
Oggi tutto ciò è solo un lontano ricordo, un bel giorno ho semplicemente detto basta e mi sono sbloccato ma qualche mese fa ho letto una pensiero che avrebbe potuto aiutarmi e farmi guadagnare tempo.

In un gruppo americano riservato a copywriter e simili si parlava proprio di questo problema. Pare che di migliaia di iscritti solo la metà dichiara apertamente di essere un copywriter, uno scrittore, un ghostwriter. Potrebbe sembrare segno di umiltà ma invece si tratta della stessa paura che bloccava me e blocca ancora oggi tante altre persone.

Parlando di questo, uno dei membri del gruppo, credo si chiamasse Elisabeth ha raccontato la sua storia, di come sia riuscita in meno di 2 anni a vivere del suo lavoro e della sua passione.
Il momento più importante, ha raccontato, è stato quando ha deciso di scrivere sul sito, sui bigliettini, sui social “sono una copywriter”.
L’effetto è stato incredibile ed adesso so che è realmente così.

Il potere di una dichiarazione di questo tipo non sta nella reazione delle persone, non arriveranno clienti solo perché dici ciò che fai, ma in ciò che provoca in te stesso.
Dire, scrivere, condividere ciò che fai crea consapevolezza ed impegno. Un po’ come quando si consiglia a chi vuole smettere di fumare di dirlo alle persone vicine; dicono aiuti per paura di non apparire coerente.
Dire “sono un copywriter” o “un personal trainer” o “il tizio dei gelati” cambia il tuo mondo ed è più importante di qualsiasi altra cosa.
Significa approcciarsi in modo diverso ed avere presente che ogni messaggio, ogni azione avrà un altro significato.

Un’altra cosa stupefacente di questa vicenda è che una volta che dici “sono questo” non arriva nessun ispettore, nessun controllo, nessun giudice. Da una parte potremmo dire che non gliene frega niente a nessuno ma questo è bene. Avrai modo di riempire e dare senso con ciò che comunicherai e ciò che riuscirai a fare. E’ un punto di partenza, sia chiaro, ma una tappa obbligata per riuscire on line.

Un problema diffuso: non siamo soli.

Non sono il solo ad aver perso tutto questo tempo e parlando ogni giorno con le persone so che è un dettaglio che fa la differenza, spesso in negativo. Blocca giovani e “nuovi giovani”, un sacco di over 45 che ormai hanno accettato di mettersi in proprio, in gioco ma non lo fanno mai realmente.

Ci si blocca nel passato, in ciò che è stato e ci si continua a chiedere “ma se io ero, se io ho fatto, se io ho detto…” E’ la trappola più pericolosa nella quale si può cadere. Basta un pizzico di logica, avrei voluto averla prima, per capire quanto sia un pensiero illusorio.

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  • Se credi di non avere il diritto di fare quel lavoro o pensi che non ne sei capace > non lo fare. Hai la mia stima in questo caso.
  • Ma se ci credi, se pensi di essere all’altezza e soprattutto se è davvero ciò che fai > DILLO, raccontalo, raccontati.

Benvenuto nel web. Adesso brucia le navi.

Tutti siamo nel web, sui social ma per avere risultati bisogna partecipare in modo convinto. Non avere paura, non avere scuse ed eliminare ogni alibi che sappiamo potrebbe bloccarci.
Mi viene in mente Guglielmo il conquistatore o, più famoso, Cortes appena sbarcato nel nuovo mondo.

Il modo migliore per riuscire in un’impresa è quello di affrontarla. Coraggio.

Quando Cortes vide che la sfida era dura ed i suoi tentennavano, andò sulla riva e bruciò ogni nave.  In questo modo non c’era più da pensare, bisognava agire. Soprattutto non c’era più da pensare cosa fare in caso di sconfitta. Credo non ci sia nulla di più potente di questo, anche sui social, su LinkedIn bisogna avere il coraggio di partire ed eliminare ogni possibilità di tornare indietro.

Ci sarà tempo per sistemare, migliorare, cambiare ma mai scappare. D’altronde come disse Peter Drucker “Fare la cosa giusta è più importante che farla bene.”

Avere coraggio, eliminare le scuse, fare ciò che piace. Dopo 8 anni di errori, so che è la cosa giusta da fare.

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