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LinkedIn non è un posto per vecchi. Fattene una ragione.

LinkedIn non è un posto per vecchi. Fattene una ragione.

Davide Cardile

In questi giorni mi hanno suggerito di essere più riflessivo, di pensare attentamente a cosa dico e scrivo. Ma niente, non ci riesco.
Oggi voglio dire una cosa che mi porto dentro da tempo, da troppo tempo: i vecchi hanno rotto le palle.

Attenzione non dico che non ci sia niente di buono in loro, che anche loro non debbano avere i loro spazi. Anzi.
Però ci sono posti dove devono stare ed altri dove non ha senso.

Ad esempio qui,  nel web, sui social, nell’epoca CAMBIAMENTO, no. Su LinkedIn? Non c’è posto per loro.
Sei vecchio? Fuori dalle palle. 

5 motivi per cui non ne posso più

Oggi è una giornata strana e non ho voglia di tirare su un pippone. Sarò molto sintetico. Ecco una brevissima lista (a proposito i vecchi odiano le liste a prescindere da cosa dici).

1) I vecchi sono vecchi
Lo dice la parola stessa. Non amano ciò che è nuovo e cercano di vederci sempre qualcosa di pericoloso. Sono i promotori del “si è sempre fatto così” e “lo diceva Garibaldi”. Ma basta.

2) Hanno paura e vogliono che ce l’abbia anche tu
Il vecchio ha l’avversione al rischio più di ogni altro. Predica calma, ponderazione oltre ogni limite, quasi immobilismo. Ha paura di cadere e non salta mai anche quando è palese che se non salti vai in fuoco con tutto il palazzo.
Soprattutto ti fa notare che tu rischi troppo, che potresti pentirtene ed anche se non ho le prove, alla fine penso che ‘sta cosa porti anche sfiga.

3) Il vecchio ce l’ha con le gif divertenti e con le emoticons
Puoi stare due ore a spiegare che ci sono studi, ricerche comportamentali, teorie o che semplicemente a te piace così. Ma lui niente. Colpo di bastone e bacchetta senza pietà.

4) Il vecchio ha sempre ragione. O ce l’hanno i suoi amici.
O i propri insegnanti delle elementari. Non c’è verso di discutere con un vecchio ed arrivare ad un punto comune. Quasi sempre non è come dici tu. Non è come il libro che hai letto tu. E’ come dicono loro.

5) Il vecchio giudica con un colpo d’occhio.
Questa è la cosa che mi fa incazzare più di tutto.
Colpa dell’analfabetismo digitale, della presunzione e della mentalità retrograda.
Giudica da un titolo, giudica da come ti vesti, giudica che sei uno stronzo se dici una parolaccia.

Sei arrivato?

Sei arrivato sin qui. Fatti un grande applauso. Sei un tipo giovanissimo.

[clickToTweet tweet=”‘Vecchi vs giovani non è un fattore anagrafico. E’ questione di come pensi e di come ti relazioni.'” quote=”‘Vecchi vs giovani è una definizione che trae in inganno. Non è un fattore anagrafico. E’ questione di come pensi e di come ti relazioni.'” theme=”style2″]

L’età non c’entra niente. Porta vantaggi e svantaggi in misura uguale. Uno scambio di battute in Skyfall dice tutto:

Q: L’età non è una garanzia di efficienza.

Bond: E la giovinezza non garanzia di innovazione.

L’età è un problema solo quando ce lo poniamo.

Ti criticheranno sempre.
Quando sei giovane ti rimproverano per non avere abbastanza esperienza, quando sei vecchio ti rimproverano per averne troppa (e non del genere che serve).

La verità è che chiunque giudica in base all’età non dovrebbe importarti. Le persone delle quali tenere conto non giudicano dagli anni ma dalle tue idee.

Dietro questo post: l’età non deve fermarti. Anzi.

Ho scritto questo post dopo aver ricevuto un messaggio molto bello da un nuovo contatto su LinkedIn. Non è il primo di questo tipo che ricevo e so che è un problema sentito.

Se ti trovi in questa situazione, se hai superato gli anta ed ancora gli anta basta guardarsi in giro per trovare fiducia.
L’età media delle persone davvero seguite sui social non è affatto verso il basso, anzi.

Il caso più eclatante di “corretta” gestione dei social, degli ultimi anni e forse di sempre, non spetta ad un ragazzino ma ad un singolare signore che a colpi di tweet si è preso la guida del paese più potente del mondo.

Ma soprattutto non bisogna pensare che sia tutta una questione di tecnologia, di bravura nel cliccare più tasti contemporaneamente o rigirare il web come un calzino.
Si anche ma i social hanno più della comunicazione old school di quanto si possa pensare.

Per quale motivo sennò il libro più citato e lungimirante sulle relazioni è stato scritto nel 1936?

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C’è una scena di un film che ritengo dovrebbe essere presa a monito.

In 21, un film del 2008 basato sulle vicende del MIT Blackjack Team, le riprese si aprono sul protagonista, uno studente modello che svolge un colloquio alla Harvard Medical School.

La sua candidatura è in bilico nonostante il curriculum di tutto rispetto e le ottime referenze; a quanto pare è altro ad essere determinante. Ben, secondo il professore non riesce a stregare.

Dopo varie vicissitudini, il finale del film è emblematico, con il professore di Harvard che ascoltando il racconto rimane senza parole.

“mi ero fatto la ragazza più bella della scuola; mi ero beccato un sacco di botte da un gorilla di Las Vegas che aveva difficoltà ad andarsene in pensione, ma feci con lui un accordo che gli fruttò una bella liquidazione e avevo mentito a mia madre, ma ho confessato la bugia e beh, mi vuole ancora bene. All’ultimo anno dell’ MIT entrai in quella squadra e imparai un nuovo mestiere. Andai a Las vegas 17 volte per esercitarmi, vinsi centinaia di migliaia di dollari con il conteggio delle carte, denaro che in seguito mi venne rubato per ben due volte.

Che gliene pare come esperienza di vita, professore? L’ho stregata? Salto subito agli occhi?”

Allo stesso modo nel web, sui social, su LinkedIn

Ci vogliono poche ore per riuscire a padroneggiare gli strumenti, in modo più o meno accettabile, ci vuole una vita intera per fare esperienze e vivere storie come questa.

Per cui possiamo vederla anche così: più anni hai > più storie hai da raccontare.

Dunque racconta la tua storia. Non essere vecchio.

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