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“La vera disabilità è nella testa degli ignoranti.”

“La vera disabilità è nella testa degli ignoranti.”

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atleta paraolimpico

Mi scrivono:

“Caro Iacopo…

Ora a nome di mia mamma dico a queste ‘teste a pinolo’ che la vera disabilità risiede nella testa degli ignoranti. E che le malattie non ce le scegliamo. Vengono, ci capitano e basta. Oggi chi aiuta me un giorno avrà una mano da qualcun altro, forse. Ma chi mi ha umiliata, con sguardi di riprovazione o anche con un rifiuto, bhe, quelli io non lo so che fine faranno, nel mondo… Ti abbraccio.”

Cara amica… Gli sguardi. Ah, gli sguardi! Quanto male possono fare alle volte: una semplice carità o compassione può ferire più di una scalinata alta quanto la Torre di Pisa. Quest’ultima, infatti, non sempre è dovuta all’ignoranza delle persone e alla loro mancata preparazione al riguardo: alle volte ci sono, piacciano o meno, degli obblighi e dei limiti tecnici o dovuti alle risorse indisponibili che non dipendono da noi. Una carezzina pietistica sulla testa, invece, è a ben vedere evitabile se si avesse un minimo di giudizio o di coscienza delle cose. Se si conoscesse davvero la realtà alla quale ci si sta approcciando.

Certo, sia chiaro, questi comportamenti non sono sempre intenzionali. Può darsi che non siano fatti con cattiveria. Fanno parte della nostra cultura fin troppo conservatrice e, permettetemi, retrograda. Quella cultura radicata che ogni giorno provo e proviamo a cambiare “raccontando” una disabilità diversa, una disabilità che è condizione comune è quasi sempre imprescindibile dall’uomo. Inoltre, se mi è concesso, vorrei ricordare quanto la nostra base fortemente cattolica non aiuti: viviamo ancora in quella bolla di semi-ipocrisia dove un ragazzo in carrozzina viene percepito come un “poverino” senza molte speranze o opportunità, un disperato da soccorrere (e quindi “salvare”) a tutti gli effetti, come se fosse l’ultimo della catena sociale. Prendete, ovviamente, le mie parole con le pinze. Sto estremizzando, sperando di non generalizzare, un pensiero che troppe volte ho incontrato nel mio percorso e in quello di tanti altri.

Proprio come ricordi tu, dunque, riusciremo a cambiare tutto questo quando faremo capire alle “Teste a Pinolo” (grazie per la citazione!) non solo che una malattia non si sceglie, e così non si può evitare, ma anche che la disabilità è, come ripeto sempre, una condizione di svantaggio dovuta prettamente ad un contesto sfavorevole. Quel contesto che di certo non aiuta, oltre ad una persona con disabilità, nemmeno mamme con il passeggino, anziani con il bastone o ragazzi sanissimi ma che per qualunque motivo sono momentaneamente infortunati, e perciò devono spostarsi con le stampelle per qualche tempo. Assurdo, vero, come ognuno di noi possa aver bisogno di aiuto e strumenti per essere un giorno liberi?

Solo così riusciremo ad avere nelle Istituzioni persone pronte a vedere il mondo e la società con occhi diversi. Solo così riusciremo a disegnare un ambiente accogliente e non esclusivo, grazie a persone competenti che sapranno cosa spostare, cambiare, ideare, progettare, costruire. A livello architettonico e materiale, ma soprattutto sociale e culturale. Solo così daremo una passata di spugna a tutti quegli sguardi che tu, per chissà quale storia alle tue spalle, denunci con questo breve e preciso messaggio.

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Credo fortemente che ognuno di noi possa avere un ruolo importante nel mondo. Basta realizzarlo prima che sia troppo tardi: il nostro potere più grande è quello di poter fare la differenza mettendosi in gioco. Perciò, adesso, uscite fuori e agite. Basta poco per cambiare il futuro.

 

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